Prima Pagina
Reg. Tribunale Lecce n. 662 del 01.07.1997
Direttore responsabile: Dario Cillo


 

Pasolini… un uomo e la storia

di Antonio Stanca

Ne “I Meridiani” della Mondadori sono comparsi da tempo inediti teatrali di Pier Paolo Pasolini (Bologna 1922- Roma 1975). Risalgono agli anni  ’60 e sono la versione completa di  “Affabulazione” ed altri cinque drammi, “I fanciulli e gli elfi”, “Edipo all’alba”, “Un pesciolino”, “La poesia e la gioia”, “Nel ‘46”. Uno dei lavori tratta della pedofilia, tema che attirò l’attenzione di Pasolini intorno al 1960 quando fu più volte processato per la sua pedofilia. Un argomento particolare, una vicenda personale lo avrebbero mosso verso il teatro, avrebbero fatto cercare un nuovo tipo d’espressione ad un autore inesauribile, instancabile di sperimentare. La sua produzione  teatrale continuerà con “Calderòn”, “Orgia”, “Bestia da stile”, “Pilade”, “Porcile” ed anche queste opere  diranno di motivi insoliti ed avranno la  forma  delle precedenti poiché quello di Pasolini voleva essere un “teatro di parola” diverso dal teatro “di gesto”, d’immagine, che negli stessi anni si perseguiva in Italia. Nei drammi come nei versi, nei romanzi, nei film e nei saggi Pasolini vorrà andare contro corrente, distinguersi dal contesto, creare il caso.

Nel 1968 aveva esposto le sue idee sul teatro nel “Manifesto per un nuovo teatro” ma già nel 1960 aveva cominciato a produrre drammi inseguendo per questa via, come per l’altra contemporanea del cinema, il proposito di giungere al pubblico in maniera più immediata e diretta rispetto a quella della poesia e prosa, di coinvolgerlo più facilmente nelle proprie convinzioni e aspirazioni. Un autore, Pasolini, sempre impegnato a “indicare programmi e definire tendenze”, preparare, avviare nuovi corsi, provare nuovi modi espressivi. Quest’aspirazione diverrà per lui una tensione continua, non gli farà trascurare nessuna possibilità, nessun momento della vita ed opera, le identificherà. Pasolini vivrà ed opererà per correggere il mondo, combattere i guasti apportati dalla massificazione dei costumi, dall’imborghesimento delle masse popolari, dal consumismo, dal capitalismo, dal fallimento di ogni principio o valore di carattere morale, religioso, ideale in seguito alla sempre più estesa affermazione e diffusione di bisogni ed interessi contingenti, materiali. In simile impresa di recupero e restaurazione di una vita, una società, un mondo semplificati, scaricati da quanto i tempi, il progresso vi avevano aggiunto e riportati a misura d’uomo, del suo sentimento e spirito, Pasolini avrebbe profuso ogni energia fisica e morale, avrebbe ampliato la sfera del proprio operato dovendosi questo confrontare con un contesto composto da una quantità e varietà indeterminate di aspetti, situazioni, condizioni. Consapevole che si trattava del confronto tra un uomo e la storia egli si sarebbe disposto ad ogni tipo d’esperimento fosse di pensiero o d’azione. Sarà promotore o collaboratore di numerose iniziative culturali, svolgerà attività politica, frequenterà ambienti tra i più umili poiché da lui ritenuti depositari di un sapere e sentire precedenti a quelli degli ultimi tempi e, perciò, più veri, più autentici, più umani, si adopererà per la salvaguardia delle lingue dialettali  ritenendole la testimonianza  di  ambienti non ancora alterati dalla modernità, sarà poeta, scrittore, regista, drammaturgo, critico letterario, saggista sempre teso verso obiettivi di carattere umano e sociale pur nella diversità dei percorsi seguiti. Respingerà ogni attrazione per l’arte pura, compiaciuta di se stessa, frutto di esperienze solitarie o di elaborazioni intellettuali o formali  e si cimenterà in tante espressioni d’autore da far apparire ogni opera una manifestazione momentanea della multiforme articolazione del suo impegno, dell’estensione delle sue aspirazioni, dell’inarrestabile movimento del suo pensiero. Pasolini scriverà versi in dialetto friulano, lingua della madre e dei suoi luoghi d’infanzia, e in italiano in uno stile che sarà colloquiale, narrativo ed anche sostenuto, scriverà romanzi dove l’italiano si alternerà ad un dialetto diverso da quello delle poesie e l’esterno, la realtà, gli altri prevarranno sull’ “io” poetico, sarà sceneggiatore, autore dei dialoghi, regista in tanti film che, più dei romanzi, intenderanno riflettere la realtà quando non si trasferiranno nel mito o non inneggeranno alla vita tramite l’esaltazione della bellezza e dell’amore, produrrà drammi diretti a realizzare, s’è detto, un “teatro di parola”, non astratto e di difficile comprensione ma disposto a dire, parlare, giungere a tutti e ovunque, sarà critico letterario impegnato ad individuare nella nostra poesia del ‘900, soprattutto mediante l’analisi linguistica, una corrente diversa dall’ermetica, dalle sue complicazioni di contenuto e forma, una corrente più vicina al lettore che egli faceva risalire al Pascoli e vedeva continuata da autori quali Saba, Penna, Bertolucci, Caproni ed altri dialettali, sarà l’acceso polemista di tanti saggi nei quali indagherà sulle cause dell’attuale crisi di valori e ne indicherà i responsabili, non completerà opere come la “riscrittura” dell’ Inferno dantesco,  un film su San Paolo ed altre. Causa di ciò potrebbe essere stata la morte prematura ma è più facile pensare che Pasolini non le avrebbe comunque ultimate poiché ritenute secondarie  e per immettersi in nuove, più importanti, più sentite direzioni ed operazioni, per seguire altri impulsi, altri richiami provenienti dall’interminabile attività del suo spirito. Pur essendo possibile rintracciare in tale immensità d’interessi ed impegni dei temi ricorrenti quali la condanna del presente e il riferimento ad una precedente, più vera condizione esistenziale, l’abbandono estatico e l’esplosione passionale, quella di Pasolini era una costruzione destinata a non concludersi mai ed a mostrarsi, in ogni nuova opera, come di fronte ad un nuovo inizio.

Un caso sempre aperto rimarrà il suo dal momento che riuscirà sempre difficile spiegare  tanta insistenza e quasi ossessione in un confronto così impari come quello tra un uomo e il suo tempo e sarà sempre possibile dubitare tra quanto, di Pasolini, sia da attribuire ad effettive convinzioni, quanto alla sua “diversità” e quanto alla ricerca del sensazionale, dell’unico.


La pagina
- Educazione&Scuola©