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Reg. Tribunale Lecce n. 662 del 01.07.1997
- ISSN 1973-252X
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Springer, in nome dell’uomo

di Antonio Stanca

“Quali nella tristizia di Licurgo
  si fer due figli a riveder la madre,
  tal mi fec’io, …”(Dante, Purgatorio, XXVI)

Sessantatre anni fa, il 27 gennaio 1945, ad Auschwitz giungevano le armate sovietiche della seconda guerra mondiale e ponevano fine ad un massacro che durava da tempo. Durante la guerra e già prima Auschwitz era stato per i tedeschi il principale campo di sterminio, vi erano morti, tramite camere a gas e forni crematori, migliaia di prigionieri, soprattutto ebrei, compresi bambini e donne. I russi fermarono la strage mentre le sorti della guerra erano ormai divenute decisamente contrarie ai tedeschi. “Giornata della memoria” sarebbe stato chiamato in seguito il giorno della liberazione perché avrebbe dovuto far pensare ai tormenti patiti in quello e in altri lager. Tra coloro che, grazie alla liberazione, sarebbero sfuggiti alla morte alcuni avrebbero scritto come erano giunti nei campi d’internamento e come erano stati trattati. La loro sarebbe stata la testimonianza maggiore, la più autentica di un fenomeno di ferocia che non aveva precedenti nella storia e del quale, tuttavia, col tempo si sarebbe cercato di nascondere o almeno ridurre la gravità. Quei reduci, però, quei sopravvissuti che dalle pene sofferte erano stati mossi a scrivere, per esse erano divenuti scrittori non avrebbero esitato a far conoscere la verità anche se tra loro qualcuno avrebbe tardato a tradurla in scrittura temendo di non essere creduto o di cadere nell’indifferenza. Così è stato per Elisa Springer, nata a Vienna nel 1918 e morta nell’ospedale lucano di Matera nel 2004, a ottantasei anni, dopo essere vissuta per molto tempo, col marito e il figlio, in Puglia a Manduria, provincia di Taranto. Solo a settantanove anni e dietro sollecitazione del figlio e col suo aiuto si decide a scrivere della sua tragica esperienza. Lo fa ne “Il silenzio dei vivi” comparso presso Marsilio nel 1997. Il successo dell’opera le farà concepire e scrivere, nel 2003, la seconda dal titolo “L’eco del silenzio” pure pubblicata da Marsilio. Morirà l’anno dopo quando, come un’altra pena, aveva già assistito alla morte prematura del figlio.

“Il silenzio dei vivi” ha fatto della Springer un personaggio di primo piano, le ha procurato la notorietà. E’ un libro di memorie, di ricordi, dice delle sue origini, della sua famiglia nella Vienna precedente la seconda guerra mondiale. Figlia unica di genitori ebrei e con molti parenti, zii paterni e materni, Elisa cresce tra gli affetti dei suoi e degli altri famigliari. Sa a chi di essi riferirsi con maggiore sicurezza, da chi è più apprezzata: ha il suo ambiente, è una bambina e poi una ragazza felice. In seguito, però, alla fine degli anni Trenta l’Austria sarà annessa alla Germania ed anche lì si  comincerà a perseguitare gli ebrei: rapidi saranno l’arresto e la fine del padre, più lento e sconosciuto rimarrà il destino della madre mentre Elisa sarà arrestata a Milano nel 1944 dopo essere stata in fuga per l’Europa. Circa gli altri parenti, cosa succederà, come finiranno, saprà solo di qualcuno e lei, dopo l’arresto e fino alla liberazione, nel 1945, passerà dal campo di Auschwitz a quelli di Bergen Belsen e di Theresienstädt. Sarà un anno durante il quale vedrà, sentirà, patirà sofferenze di ogni genere ma la più grave le risulterà quella di doversi arrendere all’idea che la famiglia dove era nata e cresciuta, comprese le persone degli zii e dei cugini, non potrà più essere ricostituita. Assurdo le riuscirà questo pensiero e ancor più assurdo doverlo accettare come una realtà definitiva. E non aver mai potuto sapere dove, come era finita la madre aggraverà il suo dramma. Questo stato di smarrimento seguito alla perdita di riferimenti così importanti sarà la sua tortura e costituirà l’argomento principale dei suoi interventi nei convegni ai quali sarà invitata dopo la pubblicazione de “Il silenzio dei vivi”. In nome dell’uomo la Springer parlerà sempre e ovunque, in nome del rapporto, dello scambio, della collaborazione che tra gli uomini devono avvenire perché azioni necessarie, richieste dal loro spirito sia in ambito privato, nella famiglia, sia in ambito pubblico, nella società, tra i popoli. Dirà della pace, dell’amore, del bene come di altri bisogni dell’uomo, della sua anima come della migliore possibilità a lui concessa per tenere lontane l’offesa, la violenza, la guerra. Era diventata scrittrice la Springer, era cercata per conferenze, convegni, aveva raggiunto la fama ma era rimasta la ragazza semplice impressionata, spaventata per la perdita dei genitori, la donna comune che soffriva di non potersi ritrovare nel suo ambiente d’origine. E quel che a lei non era stato possibile cercava per gli altri, voleva convincerli che non era difficile ottenerlo, che altro da quello che avevano mostrato i tedeschi poteva essere l’uomo.


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