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Pensieri di settembre

Luciano Corradini, Università di Roma Tre, presidente nazionale dell’UCIIM

 

Tornare a scuola, dopo Beslan. Il 3 settembre ero a Gela, invitato da uno dei comuni che avevano accolto l’invito dell’ANCI a promuovere iniziative d’incontro fra mondo della scuola ed enti locali, secondo la formula del “Settembre pedagogico”. La proposta, accolta da diversi comuni, è servita per combattere l’ombra funesta del settembre nero della distruzione delle Torri gemelle (2001) e della strage di Madrid (2003). Il tema che mi era stato affidato diceva: “La scuola fra trincea e frontiera”. Cominciai commentando il senso e il contenuto delle due metafore, per dire che forse era meglio parlare di laboratorio e di cantiere. Non immaginavo che frattanto a Beslan si vivesse l’esperienza della scuola inferno.

 

Non si tratta di amplificazione retorica. Neanche la medievale fantasia di Dante è riuscita a rappresentare l’orrore vissuto da quei bambini, da quegli insegnanti e da quei genitori, prede, vittime e trastullo dei carnefici terroristi ceceni. Questi erano entrati, con evidenti complicità, durante il periodo estivo, dedicato ai lavori di restauro, per trasformare la scuola in una trappola mortale. Hanno minato l’edificio, hanno costretto i piccoli a collaborare alla collocazione dell’esplosivo, hanno ucciso padri e madri davanti ai figli, hanno tenuto alla fame e alla sete centinaia di bambini e di ragazzi. Alcuni di loro si ridussero a bere le loro urine. E gli aguzzini ridevano.

 

Non è questo l’inferno? E’ sofferenza fisica e psichica, di fronte alla diabolica  contraffazione di  un volto umano, fatto ad immagine e somiglianza di Dio, suprema intelligenza e sommo amore, insieme padre e madre: un volto che comunica lo stravolgimento dell’umano in disumano e in antiumano. Cioè in odio puro. Perfino le madri, le cosiddette vedove nere, rese tali dalle violenze subite in Cecenia e dall’odio da cui si sono fatte contagiare, hanno minacciato, deriso, terrorizzato giorno e notte bambini innocenti, trattati da puri strumenti di una politica ormai senza bussola, e infine si sono fatte saltare in aria, provocando il crollo e l’incendio che ha carbonizzato ben più di un centinaio delle loro vittime.

 

Tutto nella scuola. Una scuola lontana qualche ora di aereo di qui. Una scuola che, secondo la nostra legge, deve educare ai “fondamenti della convivenza civile”. E che dunque dovrà non solo non dimenticare l’inferno di Beslan, ma cercare di ricondurlo in qualche modo nel tenue cono di luce di un’intelligenza che cerca di capire, anche se non può e non deve comprendere e giustificare.

 

Il primo compito dell’Ossezia di oggi, ha detto il vescovo russo ortodosso che ha assistito ad alcune scene di bambini straziati, è quello di evitare l’esplosione della rabbia e dell’odio, che potrebbero indurre le vittime sopravvissute a cadere nell’illusione da cui si sono fatti travolgere i terroristi: quella di combattere il male col male. Da lontano è più facile evitare questa terribile tentazione di vendetta.

 

Così da noi si reagisce con gli aerei inviati a Beslan, carichi di medicine e di ospedali da campo per le centinaia di feriti nel corpo e nella mente; ma anche con la preghiera del Papa e dei trecentomila dell’Azione cattolica a Loreto; con la preghiera unitaria delle centinaia di rappresentanti delle religioni del mondo, convocati a Milano, dal Cardinal Tettamanzi e dalla Comunità di Sant’Egidio; con i lumini esposti da molti alla finestra, in occasione degli strazianti funerali delle vittime; col digiuno dei musulmani di Siena; col documento dei musulmani “moderati”, che rifiutano e denunciano la follia terroristica, inducendo le autorità politiche italiane a tirare un respiro di sollievo; con la manifestazione voluta dal Sindaco di Roma, cui hanno partecipato tutte le forze religiose e politiche. Si reagisce anche col settembre pedagogico e con la giornata ormai tradizionale, voluta in sede europea, dei rapporti fra scuola e famiglia, prevista per il 12 ottobre.

 

Noi ricordiamo, con lo slogan europeo di due anni fa, che “ogni giorno gli insegnanti creano il dialogo”. Per alimentare questo dialogo, intanto fra noi colleghi, ricordiamo, quasi fossimo in una sala insegnanti, dove si trova qualche momento per parlare delle vacanze appena trascorse, le immagini della natura e dell’arte, i volti, le idee, le discussioni, i giochi, i sogni che hanno caratterizzato le occasioni di vita associativa organizzate fra luglio e agosto dall’UCIIM: anzitutto il 50°convegno del SIESC a Maribor (Slovenia), celebrato in modo insieme commovente, simpatico e sontuoso, da colleghi generosi di un Paese contento d’essere fra i dieci entrati la scorsa primavera nell’Unione Europea. I soci e gli assistenti della loro associazione professionale d’insegnanti cattolici, cui aderiscono docenti che vanno dalla scuola materna all’università, ci hanno colpito per la loro preparazione, la loro organizzazione, la loro accogliente simpatia. Il tema centrale era: “Gli studenti fuori norma: una sfida per gli insegnanti”.

 

Abbiamo insieme sottolineato la gioia di appartenere ad una costruzione politica di stati che mettono al centro libertà, giustizia, diritti umani e pace, secondo la Carta di Nizza del 2000. E abbiamo capito, anche per le sottolineature di noi italiani, relativamente numerosi e apprezzati, anche se in manifesta inferiorità quando loro suonavano le loro fisarmoniche, che non possiamo giocare le carte dell’educazione alla cittadinanza europea e della formazione religiosa solo pretendendo il pur giusto e ragionevole ricordo delle radici cristiane dell’Europa, nel preambolo della nuova Costituzione, che verrà approvata in ottobre.

 

E’ dai frutti che ci riconosceranno. E questi frutti non maturano se d’estate noi andiamo solo al mare, se i giovani non s’incontrano, non solo per imparare le lingue altrui, ma anche per imparare il linguaggio della cultura, della politica, delle professioni, della fede vissuta per illuminare il nostro cammino, in incontri qualificati, frutto di cooperazione associativa e premessa della costruzione di reti telematiche, utili a sviluppare relazioni di amicizia e scambi culturali e didattici.

 

La seconda esperienza estiva da ricordare riguarda il corso convegno di Arabba (Belluno), organizzato in collaborazione con l’AIMC Veneto e col Comando Forze Alpine. Il tema “Dai luoghi della Grande guerra: prospettive per una cultura di pace” non è solo uno slogan fortunato. Chi ha partecipato per la seconda volta a questa esperienza non aveva ancora raggiunto la sua casa, che già ringraziava l’UCIIM e chiedeva di poter ripetere l’esperienza. Ne riferirà Nicoletta Marotti, in un suo articolo.

A persone desiderose di godersi la montagna a quote meno elevate, il “nutrimento” estivo è venuto dalla settimana teologica di Mendola-Ruffrè, organizzata dal Meic in collaborazione con l’UCIIM. In quegli alberghi asburgici, resi più accoglienti dalla gestione dell’Università Cattolica, qualcuno di noi ricordava i suoi verdi anni, quando ai convegni della GIAC partecipavano Mario Rossi, Umberto Eco e Gianni Vattimo.

Il tema delle professioni, esplorato da diversi punti di vista, col contributo di diversi professionisti, ha costituito l’oggetto di una riflessione che ha consentito di riannodare i fili di una ricerca che si svolge nell’ambito del Movimento Laureati di AC, poi divenuto MEIC, fin dalle origini, settant’anni fa.

 

Mentre noi sperimentavamo, attraverso la riflessione storico-critica, la meditazione teologica e la preghiera, ma anche con amichevoli conversazioni e con serate di allegria comunitaria, il legame fra AC e Unioni professionali, nate negli anni ’40 per impulso di Montini, di Righetti, di Guano, di Nosengo, a Rimini si assisteva, durante il Meeting, ad uno spettacolare ricupero di terreno ecclesiale e prepolitico da parte di Ciellini che, superando passate chiusure polemiche, accoglievano con applausi e con ragionamenti inediti Paola Bignardi, presidente nazionale di Azione Cattolica.

 

Lo scambio di cortesie è continuato in occasione del grande raduno di Loreto: si farebbe torto agli uni e agli altri interpretando in chiave retorica o opportunistica un incontro che ha presentato motivazioni serie e profonde. D’altronde con l’iniziativa detta Retinopera, le Acli avevano già promosso aggregazioni significative del mondo cattolico, al di là di contrapposizioni politiche e di convenienze tattiche. E la CNAL, Congregazione delle aggregazioni laicali, nella cui presidenza è stata eletta Maria Vittoria Cavallari, vicepresidente UCIIM, sta cercando di superare antiche diffidenze e rituali richiami ai principi, per promuovere occasioni di lavoro comune in settori omogenei.

 

Al ghigno dell’odio, frutto del dia-ballos che divide, noi cerchiamo di rispondere con la prassi del dialogo, teso alla cooperazione, utile a rendere testimonianza di solidarietà e servizio efficace agli altri. Dialogo fra cattolici, per sviluppare insieme il necessario dialogo con tutti, a partire dai più vicini. Né ingenui, né furbi: attenti a non rendere vana la preghiera di Cristo sull’unità dei suoi, perché si possa “andare e portare buon frutto”.


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