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Didattica@edscuola.com
a cura di Umberto Tenuta


 

FAQ/2
Domande e Risposte su Metodologia e Didattica


 

CONCORSO SCUOLA MATERNA: BIBLIOGRAFIA

Sono una giovanissima diplomata che ha superato la prova scritta del concorso della scuola materna. Alla metà di maggio dovrò affrontare la prova orale e sono in grave difficoltà in quanto, abitando in un paesino dell'entroterra pugliese, non posso mettermi in contatto con centri o esperti che possano aiutarmi a formulare una bibliografia adeguata, né ho la necessaria esperienza per scegliere tra centinaia di titoli. Vorrei approfondire i seguenti argomenti:
- i bambini portatori di handicap e il processo di integrazione scolastica e sociale
-la continuità orizzontale e verticale
-strategie di intervento  e di lavoro per i bambini portatori di handicap, organizzazione scolastica e attività individuale

RISPONDE: UMBERTO TENUTA

Per l’handicap (per tutt’e due i paragrafi) potrebbe utilizzare:

PIERA CATTANEO, Handicap e scuola elementare-progettare l’integrazione, La scuola, Brescia
oppure
VIANELLO, BOLZONELLA, Il bambino portatore di handicap e la sua integrazione scolastica, Ed. Juvenilia, Bergamo

Per la continuità educativa:

CALIDONI M.E P., Continuità educativa, Editrice La Scuola, Brescia
oppure
MELINO M., Continuità educativa e formazione di base, ETHEL EDITORIALE GIORGIO MONDADORI, MILANO

Legga anche gli articoli su www.provveditorato.starnet.it e su http://www.edscuola.com/dida.shtml

POESIA

Vorrei, se è possibile, che voi mi chiariste il concetto di cosa sia realmente una parafrasi e cosa significhi commentare un testo poetico. Chiedo questa informazione perché le mie colleghe sostengono ,contrariamente a quanto io credo, che parafrasare un testo significhi farne il riassunto, mentre io sostengo che fare la parafrasi consista nel tradurre in prosa un testo poetico cercando di mantenerne inalterato il contenuto. Poiché le loro insistenze sono state molte, vorrei da voi qualche chiarificazione in proposito.

RISPONDE: UMBERTO TENUTA

L’ultima cosa che bisogna fare è fare il riassunto o la traduzione in prosa delle poesie.
La poesia è poesia: si può cercare di capirla, analizzandola, ma non traducendola in prosa o riassumendola.
Per l’approfondimento della problematica:

Della Casa Maurizio, Leggere e scrivere poesia nella scuola, Editrice La Scuola, Brescia
TANZI G., Il laboratorio di poesia, Editrice La Scuola, Brescia
LAGEDER-ZUCCHINI, I modi e le forme della poesia, Editrice La Scuola, Brescia

SAPERI ESSENZIALI

Esistono dei documenti in cui si tratta dei saperi essenziali per le discipline di scienze matematica e di educazione tecnica per la scuola di base?
Sono stati già individuati i contenuti essenziali  per entrambi le discipline? 

RISPONDE: UMBERTO TENUTA

Sui saperi essenziali esistono solo, come documenti ufficiali, il testo del comitato ristretto dei saggi ed il testo complessivo dei lavori della Commissione, che può reperire su Educazione&Scuola o nel sito del Ministro della Pubblica Istruzione e della BDP.
Occorre attendere il Syllabus nazionale per conoscere quali saranno gli obiettivi nazionali.
Per ora, occorre far riferimento ai vigenti Programmi didattici, individuando gli off essenziali, intesi come atteggiamenti, capacità e conoscenze fondamentali, che attengono alla formazione dell’uomo e del cittadino.

TESTI ALTERNATIVI

Insegno nel III Circolo Elementare di Sassari. Le mie colleghe ed io fra non molto saremo chiamati ad effettuare la scelta del libro di testo poiché l'anno prossimo avremo una prima. Alla luce dell'esperienza di lavoro insieme maturata in questi ultimi cinque anni, ci siamo resi conto che, in fondo in fondo, avremmo potuto benissimo fare a meno del libro di testo adottato.
Pensiamo perciò di non adottare alcun libro per il prossimo anno scolastico e di far ricorso a testi alternativi. Vi scrivo per chiedervi se siete a conoscenza di recenti esperienze di questo tipo o se potreste inviarci documentazione relativa.

RISPONDE: UMBERTO TENUTA

Certamente esistono scuole nelle quali si utilizzano testi alternativi. Provi a fare delle ricerche su INTERNET. Comunque, può chiedere al MCE.
La norma di riferimento è contenuta nell'allegato A del DM 547 del 7 dicembre 1999:
7. In rapporto a specifiche esigenze didattiche nella scuola elementare o a specifiche esigenze di alcune discipline negli altri gradi di scuola il libro di testo può essere sostituito dall'adozione di idonei strumenti alternativi.

PERCENTUALE AREA INTEGRATIVA

Le sarei grato se mi indicasse, magari con il riferimento legislativo del caso, qual'è l'esatta percentuale del tempo orario curricolare da destinare all'area integrativa.(15% oppure 30% o magari tra queste due possibilità vi è libertà di scelta internedia)
Per quanto concerne i progetti obbligatori, dunque aderenti e coerenti con l'area di indirizzo e/o comunque curricolare di ogni scuola, il tempo orario necessario allo svolgimento degli stessi, deve essere prelevato all'interno dell'area curricolare, escludendo quella dell'integrazione oppure anche questa deve essere depurata, magari in percentuale paritaria alla rimanente per fornire i tempi orari alla realizzazione dei progetti. Ed infine, le ore di religione e quelle di educazione fisica, certamente appartenenti all'area di equivalenza, devono considerarsi immuni da qualsiasi prelievo orario oppure possono essere chiamate a contribuire in qualche misura?

RISPONDE: UMBERTO TENUTA

Massimo 15 %, come stabilito dal D.M. 179/1999, relativamente all’orario obbligatorio delle singole discipline.
Non dovrebbe essere compresa la Religione, ma l’educazione fisica è una normale attività curricolare.

CLASSI APERTE

Cari amici, vi sottopongo un problema personale, per il quale attendo da voi risposta certa e conforto morale.
Capita a mio figlio (III elementare con sperimentazione in atto "Europea") di avere dovuto cambiare,circa un mese fa, i compagni di classe in base ad un "miglioramento" dell'offerta formativa.
Il fatto è che mio figlio, e molti altri suoi compagni, non hanno gradito il "miglioramento", ed io personalmente credo che questo provvedimento sia un errore educativo, anche perchè è stato attuato all'insaputa delle famiglie (è stata poi convocata una riunione dal Direttore Didattico, a cose fatte!!!).
Si parla di "classi aperte", citando il POF e il documento di sperimentazione approvato dal Ministero come garanzia di legittimità del provvedimento.
Mi chiedo:
- quale legge parla di "Classi aperte"?
- che cosa si intende per "Classi aperte"?
- nell'era dell'autonomia scolastica, questi "provvedimenti" non andrebbero concertati con l'utenza stessa, per consentire un EFFETTIVO miglioramento dell'offerta formativa?

PS.: riporto brani del POF:

 "OBIETTIVI GENERALI  della Scuola Materna ed Elementare
1 - ORIENTARE E COMUNICARE
Presupposto comune a tutti i Docenti è di creare un clima di classe sano e sereno che costi-tuisca la piattaforma per lo sviluppo dell'apprendimento e per una buona comunicazione in-terpersonale.
Si intende costruire una scuola autonoma, attiva e aperta:
- AUTONOMA dove i percorsi di socializzazione e di apprendimento sono l'espressione dei valori e delle conoscenze appartenenti alla cultura dell'alunno, aderenti e in sintonia con i suoi bisogni, le sue aspirazioni
- ATTIVA in quanto nei percorsi formativi si utilizzano molteplici codici di comunicazione (gestuali, motori, orali, sonori, iconici, scritti ),ossia più piste di apprendimento.
- APERTA significa che le offerte del territorio culturale e sociale sono valorizzate dalla Scuola in modi e forme diversificati."
  ... e brani del documento di sperimentazione:
"Ferma restante l’unità della classe, il rispetto delle norme relative alla sicurezza dei locali ed al numero massimo di alunni previsto per la singola aula o locale scolastico, l’attività didattica potrà essere attuata modificando l’assetto del contesto - classe che dovrà corrispondere alle esigenze di metodo improntato sulla motivazione. Nell’ambito del medesimo si potranno costituire varie tipologie di gruppi di lavoro (piccoli - grandi e medi gruppi) che potranno offrire una varietà di compiti di apprendimento e di metodi di valutazione garantendo però a tutti gli alunni, anche con livelli di abilità diverse, la possibilità di dimostrare le loro competenze in relazione agli obiettivi prefissati.

 Il gruppo classe diventerà così un’occasione di crescita delle competenze sociali ed una risorsa educativa ed operativa..

 Si desidera a tale scopo evidenziare l’importanza che ha in una siffatta organizzazione ben modulata, la contemporaneità degli insegnanti, che possono meglio creare le opportunità didattiche corrispondenti agli stili individuali degli allievi e positive transazioni ( si parla naturalmente di contemporaneità compatibilmente alla complessità organizzativa della struttura scolastica

RISPONDE: UMBERTO TENUTA

>Le classi aperte sono previste dall’articolo 2 (per la scuola elementare) e dall’art.7 (per la scuola media) della Legge 517/1977 e, ora, dal Regolamento dell’autonomia scolastica.

LEGGE 517, ART. 7

Al fine di agevolare l’attuazione del diritto allo studio e la piena formazione della personalità degli alunni, la programmazione educativa può comprendere attività scolastiche di integrazione anche a carattere interdisciplinare, organizzate per gruppi di alunni della stessa classe o di classi diverse, ed iniziative di sostegno, anche allo scopo di realizzare interventi individualizzati in relazione alle esigenze dei singoli alunni….
Le attività di cui al primo comma dei presente articolo si svolgono periodicamente in sostituzione delle normali attività didattiche e fino ad un massimo di 160 ore nel corso dell'anno scolastico, con particolare riguardo al tempo iniziale e finale dei periodo delle lezioni, secondo un programma di iniziative di integrazione e di sostegno che dovrà essere elaborato dal collegio dei docenti sulla base di criteri generali indicati dal consiglio di istituto e delle proposte dei consigli di classe.
Esse sono attuate dai docenti delle classi nell'ambito dell'orario complessivo settimanale degli insegnamenti stabiliti per ciascuna classe.

Regolamento dell’autonomia scolastica

Art. 4
2. Nell'esercizio dell'autonomia didattica le istituzioni scolastiche regolano i tempi dell'insegnamento e dello svolgimento delle singole discipline e attività nel modo più adeguato al tipo di studi e ai ritmi di apprendimento degli alunni. A tal fine le istituzioni scolastiche possono adottare tutte le forme di flessibilità che ritengono opportune e tra l'altro:

d) l'articolazione modulare di gruppi di alunni provenienti dalla stessa o da diverse classi o da diversi anni di corso;

Per l’anno scolastico 1979/2000, il Decreto Ministeriale 19 luglio 1999, n. D.M. 179/1999 prevede che

Art. 1 ter

1. Le istituzioni scolastiche sono autorizzate a sperimentare, in particolare:

c) articolazione flessibile del gruppo classe, delle classi o sezioni, anche nel rispetto del principio dell’integrazione scolastica degli alunni con handicap (normativa di riferimento: Legge n. 517/1977, Legge n. 148/1990, art. 14 Legge n. 104/1992; artt. 5, 7, 10, 126, 128, 167, 491 del D. Lgs, 297/1994; art. 2 Legge. n. 352/1995).

Dalla predetta normativa si evince che le classi aperte sono "classi" che di tanto in tanto, con frequenza più o meno assidua, vengono aperte per costituire gruppi di alunni provenienti da classi parallele oppure da classi verticali, ciascuno dei quali:

a) persegue particolari obiettivi (diversi da quelli che debbono perseguire tutti gli alunni della classe)

oppure

b) segue percorsi apprenditivi diversificati in base ai livelli, ai ritmi ed agli stili di apprendimento degli alunni che fanno parte del gruppo.

Ne consegue che le classi aperte non prevedono la definitiva abolizione delle classi per tutte le attività oppure che si proceda ad un nuovo raggruppamento degli alunni in classi diverse da quelle di provenienza.

Peraltro, nella formazione delle classi, anche iniziali, appare opportuno che vengano rispettati i criteri della continuità educativa, tenendo presenti i precedenti raggruppamenti degli alunni, al fine di salvaguardare la continuità dei rapporti sociali degli alunni.

CALENDARIO SCOLASTICO: VARIAZIONI

>Nel nostro collegio docenti di qualche giorno fa è stata presentata una mozione : aggiungere due giorni di vacanza in più a quelle di Pasqua, e precisamente i giorni 18 e 19 aprile (pur così facendo ci resterebbero sempre 201 giorni di lezione, escludendo anche i due giorni di sospensione che ci saranno in maggio in occasione dei referendum).
La motivazione addotta è questa: a causa delle elezioni regionali, le scuole sedi di seggio (come la nostra) saranno chiuse nei giorni 15,16 e 17 aprile e probabilmente molte famiglie approfitteranno di questo per "allungare" le vacanze di Pasqua.
La proposta è stata approvata a maggioranza, col parere contrario della Preside, che la ritiene illegittima, nella convinzione che si tratti di "interruzione arbitraria di pubblico servizio".
Se il Consiglio di Istituto, che si riunirà fra alcuni giorni, approvasse la mozione, saremmo nella legalità o ha ragione la nostra Preside?

RISPONDE: UMBERTO TENUTA

>Il D.M. 179/1999 prevede che

Art. 1 ter

1. Le istituzioni scolastiche sono autorizzate a sperimentare, in particolare:

a) adattamento del calendario scolastico (normativa di riferimento: artt. 7, 10 e 74 del D. Lgs. 16 aprile 1994, n. 297; art. 1 Legge 8 agosto 1995, n. 352 e O..M. n. 262 del 19 aprile 1997);

b) flessibilità dell’orario e diversa articolazione della durata della lezione, nel rispetto del monte annuale orario complessivo previsto per ciascun curricolo e per ciascuna delle discipline ed attività comprese nei piani di studio, fermi restando la distribuzione dell’attività didattica in non meno di cinque giorni settimanali e il rispetto dei complessivi obblighi di servizio dei docenti previsti dai contratti collettivi (normativa di riferimento: artt. 7, 10, 129, 167 D. Lgs. n. 297/1994; Legge 8 agosto 1995, n. 352; C.C.N.L. del 1995 e O.M. n. 266 del 21 aprile 1997);

Art. 1 quater

1. Ai fini della sperimentazione prevista dal presente decreto, e in particolare della flessibilità dell’orario, il monte ore annuale minimo delle singole discipline e attività è calcolato sulla base di trentatré settimane. Esso pertanto non può essere inferiore al numero di ore settimanali di lezione previsto dal vigente ordinamento per ciascuna disciplina moltiplicato per trentatré, salvi restando gli effetti delle eventuali compensazioni tra le discipline di cui all’art. 1 bis, lettera b), del presente decreto."

Il che significa che, fermo restando il numero annuale dei giorni di lezione, che non può essere modificato, si possono fare tutte le variazioni, compresa quella di aggiungere due giorni alle vacanze pasquali, salvo il corrispondente recupero.

MUSICA

Sono una insegnante di musica. Da poco tempo organizzo laboratori musicali nelle scuole materne e non avendo molta esperienza con bambini di questa età trovo difficoltà a realizzare una programmazione che possa essere efficace. Mi rivolgo a Voi con la speranza di poter ricevere dei consigli anche su testi e corsi di aggiornamento che mi possano aiutare a svolgere al meglio il mio lavoro.

RISPONDE: VINCENZO PETROSINO

Le attività sonore e musicali occupano uno spazio rilevante nella vita del b. Si è ben consapevoli quanto il mondo circostante – caratterizzato da una consistente,caotica e prevaricante presenza di stimolo sonori – interpelli il b. che, a sua volta, tende a dare risposte più o meno adeguate.

L’intervento formativo, perciò, già a cominciare dalla scuola materna, deve creare molteplici opportunità di concreto incontro con la dimensione sonora e con il linguaggio musicale con lo scopo di “comprenderlo”, “fruirne”, “usarlo”, “organizzarlo”.

1.      Una prima preoccupazione del docente incaricato dell’educazione musicale, dovrà essere rivolta ad organizzare uno spazio fisico, sufficientemente ampio, come contesto significativo di apprendimento capace di offrire ai b. alcuni punti di riferimenti per l’esplorazione ,la manipolazione, l’invenzione, l’organizzazione, diretta e concreta, di suoni e rumori, la fruizione attiva, con il corpo, il movimento della musica.

2.     I materiali sonori montessoriani, lo strumentario monotonale ORFF (cembali, sonagli, legnetti sonori, triangoli, tamburi con battenti…), ma anche, ed inizialmente, barattoli di latta, di diversa forma e dimensione, vuoti o riempiti di sabbia, sassolini, semi e quant’altro capace di produrre “eventi sonori” possono costituire la dotazione di base, da arricchire gradualmente. Si dovrebbe evitare, inizialmente, di inflazionare l’attenzione dei bambini con troppi, diversi strumenti.

3.     L’ambiente e le proposte didattiche  potrebbero prevedere due o più punti di riferimento, anche fisici, in cui far condurre esperienze, spontanee e guidate, di incontro con i suoni e la musica. Un primo punto di riferimento, un angolo o una parte dell’aula, che si potrebbe chiamare l’albero dei suoni oppure la casa dei suoni (qui la fantasia non conosce vincoli), deve caratterizzarsi per la più ampia possibilità di manipolare oggetti sonori semplici (scatole di latta, trombette giocattolo, scatoloni del detersivo).Tutto deve essere alla portata del bambino, lasciandogli la possibilità di inventare e costruire altri strumenti sonori,di creare liberamente “composizioni”, di sperimentare altre sonorità con strumenti che gradualmente andranno ad arricchire l’angolo (gusci di noci di cocco,campanelli, coperchi di metallo di diverso diametro, tubi di cartone,tubi di plastica…) Un modo questo per lasciare libero spazio all’interesse dei b. verso determinati strumenti, per poi integrarli, sostituirli, arricchirli, modificarli. Una occasione per cominciare ad organizzare in famiglie gli strumenti, per tentare prime forme spontanee di invenzione musicale,di riproduzione del mondo sonoro… Un secondo  punto di riferimento potrebbe essere costituito dalla casa della musica, una sorta di grande cartone, a forma di casetta, dove accedere per ascoltare, magari da un riproduttore di cassette, liberamente o su proposta degli insegnanti, musica ed eventi sonori: suoni naturali, versi di animali, rumori della strada, le voci degli stessi bambini, frammenti musicali… Insomma un ambiente “favoloso” in cui entrare, sbirciare, da cui uscire… Questo movimentare dentro, intorno e fuori della scatola, con la regia dell’insegnante, può creare interessanti situazioni di gioco sotto l’aspetto acustico ed evocativo, come stimolanti attività motorio-musicali (interpretare frammenti musicali con il corpo, imitare suoni, rumori, voci), suggestive attività di invenzione scenica (favole, storie, racconti). Un  terzo spazio di riferimento va sicuramente costituito dal carrello della musica sui cui sistemare veri e propri strumenti musicali integrati ed arricchiti da quegli strumenti “inventati e costruiti” che si sono rivelati interessanti. Una ipotesi questa che si muove su uno sfondo integratore da costruire, modificare, arricchire e che consente di ampliare, gradualmente, la presenza della musica in relazione agli interessi dei b. e all’accorta regia didattica dell’insegnante intesa a far vivere e rivivere esperienze musicali che accompagnino, ad esempio, la visione di un video sugli animali, una messinscena, un “racconto raccontato”, un esercizio ritmico, il momento della merenda, la recita di una poesia, la rappresentazione di paesaggi sonori… Un essenziale spunto di lavoro che, per motivi di spazio, è ovviamente sintetico e non esaustivo. Non è inutile ribadire, comunque, che le esperienze musicali vanno fatte vivere concretamente, manipolando, producendo, esplorando, inventando eventi e materiali sonori, piuttosto che farle subire.

4.     Spunti operativi più organici possono essere rinvenuti in :

  • Betti-Dragoni, Crescendo in musica, Juvenilia

  • Neulichedl, Obiettivo suono, Juvenilia

  • Pescetopococcodrillo, Tre favole in musica, Teatro Giocovita, 1986

  • Zucchini, Suoni e musica nella scuola dell’infanzia, La Nuova Italia

5.     Circa le iniziative di formazione, sarebbe utile conoscere la Sua provenienza per poter offrire un adeguato orientamento. In ogni caso qualche informazione è possibile passarla. Sebbene pensato per la scuola elementare, il Progetto MUSE, a cura del CEDE di Frascati, diffuso su supporto multimediale, costituisce un adeguato ed efficace strumento di formazione, oltre ad offrire una ricca messe di spunti operativi. Il centro studi “M. Di Benedetto” di Lecco, poi, promuove stimolanti iniziative oltre a curare un ricco sito internet (http://www.csmdb.it/musicheria) che potrà consultare direttamente. Interessante l’iniziativa di formazione per insegnanti della scuola di base, promossa nel prossimo giugno dall’Accademia musicale “J. Napoli” di Cava dei Tirreni (SA) (Corso Umberto 1° Cava dei T. - tel 089/349878). Sono previsti laboratori: °strumentario ORFF, °musica d’insieme,° direzione di coro).

DIDATTICA BREVE

Potrei avere una risposta chiara, esemplificata e concisa su cosa si intende per "didattica breve". Sono una docente precaria, molte volte si sente parlare di questa nuova metodologia, ma non sempre le idee a riguardo sono corrette e concordanti.

RISPONDE: UMBERTO TENUTA

È estremamente difficile "definire", soprattutto per gli altri.
È preferibile "ricercare" e "costruirsi una definizione".
Perciò La invito a fare una ricerca su INTERNET, con qualsiasi motore di ricerca (ad esempio; Virgilio), utilizzando l’opzione Ricerca avanzata "Frase esatta", indicando appunto la frase "didattica breve".
Troverà abbondantissimi materiali che Le consentiranno di farsi un’idea adeguata della DB.
Comunque, Le indico il seguente sito: http://kidslink.bo.cnr.it/irrsaeer/db/db0.html

ESPERTO MULTIMEDIALITA'

Avrei bisogno di sapere se negli ultimi concorsi svolti per tutti i gradi di scuola, dalle materne alle superiori, è stata prevista una prova, seppur facoltativa, di Informatica, finalizzata a verificare la competenza dell'aspirante insegnante a padroneggiare il linguaggio della multimedialità .

RISPONDE: UMBERTO TENUTA

Mi pervengono diverse richieste del genere.
È stata sperimentata la figura dell’operatore tecnologico. Il Piano della multimedialità prevede la valorizzazione dei docenti competenti nelle tecnologie multimediali.
Nella scuola si avrà sempre bisogno di tali esperti, ma è lasciato alle singole scuole individuare le modalità di utilizzazione dei docenti in tale prospettiva.
Comunque, nelle prove dei concorsi ancora non è prevista una prova specifica, come, ad esempio, per le lingue straniere nella scuola elementare.

DIDATTICA MODULARE E MODULI DIDATTICI

Sono un'insegnante di Ed.Tecnica. Mi saprebbe dire cosa si intende per "didattica modulare" e farmi un esempio per favore nel campo della mia disciplina?

Vorrei ricevere esempi o materiale di percorsi modulari pluri-multidisciplinari per il triennio finale del liceo scientifico con l'indicazione di finalità e obiettivi intermedi e finali.

RISPONDE: UMBERTO TENUTA

È una terminologia nuova, spesso equivoca, comunque imprecisa, indefinita.
Didattica modulare potrebbe significare tante cose: una didattica flessibile, e quindi un’organizzazione didattica flessibile, quale quella prevista dal Regolamento dell’autonomia scolastica.
Ma credo che i due insegnanti vogliano riferirsi ai moduli didattici.
Ci si riferisce, non all’organizzazione modulare della scuola elementare prevista dalla L. 148/1990, ma alla articolazione della programmazione in moduli didattici.
La descrizione dei moduli didattici la può trovare nel saggio di Gaetano Domenici "Modularità e didattica" (CERINI G., CRISTANINI D., A scuola di autonomia, Tecnodid, Napoli, 1999, pagg. 127-134) oppure alla voce moduli didattici del prezioso DIZIONARIO DI SCIENZE DELL’EDUCAZIONE, edito da ELLE DI CI- L.A.S.- S.E.I., di cui si riporta l’incipit:

Il termine modulo (dal lat. modulus, diminutivo di modus, misura, regola, modello) nell’ambito didattico viene utilizzato di recente per indicare un insieme di esperienze di apprendimento (costruite generalmente in forma di unità didattica), riferite ad una disciplina o ad alcune discipline di studio, con l’indicazione precisa degli obiettivi da raggiungere, dei prerequisiti e della durata complessiva di svolgimento. A volte viene usato come sinonimo di unità didattica.
Ogni m.d. è un micro-curricolo, quindi include, in rapporto ai soggetti alunni a cui è destinato, gli elementi essenziali costitutivi quali: obiettivi - contenuti - procedimenti/attività - mezzi - momenti e modalità della verifica.
La caratteristica di un m. è la possibilità di combinarlo variamente con altri, in relazione con le competenze o qualificazioni previste: la durata dello svolgimento di un m. spesso viene a coincidere con la periodicità interna assunta (trimestre, o quadrimestre e più), si parla così di corsi o insegnamenti modulari, o di organizzazione per m.
Data la diversa componibilità dei m. la modularità viene utilizzata soprattutto nell’ambito della formazione professionale ove gli utenti possono essere, in partenza, di livello diverso di preparazione e aver bisogno di uscire al termine di un m. e di rientrare per proseguire la qualificazione più elevata attraverso altri m. La realizzazione di ogni m. avviene secondo una Procedura ritenuta ormai indispensabile che si chiama algoritmo didattico la cui sequenza risulta in grandi linee: 
a) assicurazione dei prerequisiti (con pre-test/analisi della situazione/prove d’ingresso); 
b) realizzazione; 
c) verifica (post-test) il cui risultato determina la scelta didattica successiva, cioè o passare al successivo m., o integrare e correggere con un’unità didattica di sostegno
.

Altre indicazioni bibliografiche:

- DOMENICI G., Manuale dell’orientamento e della didattica modulare, Laterza, Roma, 1998

- I Programmi didattici della scuola media del 1979

- STUDI E DOCUMENTI DEGLI ANNALI DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE, LE MONNIER, FIRENZE:

N. 22- L’EDUCAZIONE TECNICA NELLA SCUOLA MEDIA;
N. 23 L’EDUCAZIONE TECNICA NELLA SCUOLA MEDIA;
N. 85 L’ISTRUZIONE TECNICA TRA VECCHIA NUOVA AUTONOMIA

Per la scansione degli obiettivi formativi, cfr. Umberto Tenuta, Obiettivi: come districarsi, in http://www.edscuola.com/dida.html
Per maggiori precisazioni sugli obiettivi formativi, cfr UMBERTO TENUTA, I contenuti essenziali per la formazione di base: homo patiens, habilis, sapiens, in RIVISTA DELL’ISTRUZIONE, MAGGIOLI, RIMINI, 1998, N. 5
Fra poco uscirà su Metodologia&Didattica un articolo specifico dal titolo:

Moduli e unità didattiche (Umberto Tenuta)

Nell’articolo saranno specificamente presentati i significati delle unità didattiche e dei moduli didattici anche in prospettiva interdisciplinare.
Comunque, si possono fare delle ricerche sul WEB sotto le voci Moduli didattic, unità didattiche.

CONCORSO MAGISTRALE: BIBLIOGRAFIA

Sono un aspirante maestro di scuola elementare che, dopo aver sostenuto la prova scritta del concorso magistrale, spera (non costa nulla) di essere ammesso all'orale.
Volendo approfondire i punti 
1.2.2."Centralità del bambino nel processo di apprendimento. Diversità e uguaglianza. Valorizzazione delle diversità personali, socio-ambientali, culturali ed etniche e convivenza democratica", 2.2.1. "Didattica delle discipline. Specificità e collegamenti. Gli ambiti disciplinari e l'unitarietà dell'insegnamento"
3.3. "Organizzazione e funzionamento della scuola elementare italiana nel vigente ordinamento; conoscenza della 148/90 e successive disposizioni applicative. Organico funzionale di circolo",
gradirei alcuni utili suggerimenti bibliografici.
Per quanto riguarda lo studio dei problemi didattici relativi ad una o più discipline, mi piacerebbe focalizzare l'attenzione sulla lingua italiana e sull'educazione al suono e alla musica. E' possibile inserire quest'ultima, essendo un'educazione e non una disciplina, nel programma per l'orale? Se sì, potrebbe segnalarmi, anche in questo caso, per entrambe le materie da me scelte, preziosi testi da consultare?
Vorrei che mi fugasse un ultimo dubbio. Ho sentito parlare di una prova che accerti competenze sul PC. Le risulta?
Potrebbe segnalarmi alcuni utili links didattici e preziosi indirizzi e-mail?

RISPONDE: UMBERTO TENUTA

Per ora solo alcune indicazioni:
LINGUA ITALIANA: Serafino Ghiselli, La lingua italiana nella scuola elementare, La Scuola, Brescia
EDUCAZIONE AL SUONO E ALLA MUSICA (va bene!): Franco Vaccaroni e Antonio Giacometti, L’educazione al suono e alla musica nella scuola elementare, La Scuola, Brescia, 
I PROBLEMI DELLO SVILUPPO: Renzo Vinello; Professione insegnante – Psicologia, sociologia e didattica, Edizioni Junior, Bergamo
LE PROBLEMATICHE DIDATTICHE DEI PROGRAMMI DEL 1985: 
Umberto Tenuta, L'attività educativa e didattica nella scuola elementare - Come organizzare l'ambiente educativo e di apprendimento, La Scuola, Brescia.
Umberto Tenuta, Individualizzazione – Autonomia e flessibilità dell’azione educativa e didattica, La Scuola, Brescia, 1998.
Non mi risulta ancora pubblicato un testo aggiornato di legislazione.
Non è ancora prevista la prova PC.
Da Metodologia&Didattica (www.edscuola.com/dida.html) può collegarsi a Spazio Didattica (www.provveditorato.starnet.it).
Veda inoltre
http://www.freeweb.org/scuole/didatticamente/didmente.htm

CALCOLATORE SCIENTIFICO NELLA SCUOLA

Spero possiate aiutarmi nella mia ricerca.
Ho appreso che in Europa esistono delle chiare normative sull'argomento inoggetto: In Francia, Germania a Norvegia  l'utilizzo del calcolatore scientifico grafico è parte essenziale di un approccio nuovo all'insegnamento, in altre nazioni, quali il Portogallo, l'utilizzo non è obbligatorio ma suggerito e consigliato dall'autorità competente.
La ricerca che sto conducendo invano è trovare quali riferimenti giuridici, leggi DM norme circolari..., sono state prodotte in Italia in relazione all'argomento per le scuole Medie Inferiori e Superiori.
Potete aiutarmi ?

RISPONDE: UMBERTO TENUTA

Non so se esiste in Italia una normativa in materia, ma penso di no, perché i nostri Programmi didattici per le scuola secondaria sono ancora quelli del 1923, tranne i Programmi didattici sperimentali che le varie scuole hanno adottato e nei quali hanno potuto fare riferimento alle tecnologie educative, quali appunto il calcolatore scientifico.
Nella rivista L’INSEGNAMENTO DELLA MATEMATICA E DELLE SCIENZE INTEGRATE (E-MAIL: frosi@filippin.it), vol. 22° -n. 6 novembre-dicembre 1999, si trova un resoconto del Prof. Luigi Tomasi del Liceo Scientifico Statale "G. Galilei" di Adria (Rovigo) (e-mail: Iscienti@hatria.it) su un’esperienza di Cabri e CabriJava in cui si fa riferimento al TI-92. Al predetto professore potrà richiedere più precise informazioni.
Se Le può interessare, io ha prodotto un Calcolatore lineare TENUTA presso la casa editrice NUOVA DIDATTICA, che forse ancora circola (si tratta di un calcolatore che utilizza i numeri in colore, per la scuola elementare, che quindi non ha nulla a che fare con il calcolatore scientifico, se non come suo progenitore a livello di scuola elementare).
In conclusione, credo che in Italia non esista una disciplina giuridica.
Veda comunque anche i Piani di studio Brocca.

Concorsone e insegnanti di religione

Sono un'insegnante di religione nella scuola superiore, vorrei sapere se il concorso per l'incremento stipendiale coinvolge anche la nostra categoria.

RISPONDE: UMBERTO TENUTA

Il requisito per partecipare al "Concorsone" è quello di essere insegnanti di ruolo da almeno 10 anni.
Gli insegnanti di religione non sono insegnanti di ruolo e quindi non possono partecipare. Ma il problema andrebbe affrontato, per il futuro.

E' un diritto imparare?

Mio figlio frequenta la terza elementare,purtroppo ha un'insegnante che non e' in grado di fare il suo mestiere.
Noi genitori,dopo aver seguito tutta la trafila non siamo arrivati a nessun risultato.
Possiamo fare uno sciopero perche' qualcosa si smuova? Grazie

RISPONDE: UMBERTO TENUTA

Sì, imparare è un diritto.
Lo garantisce anche il Regolamento dell’autonomia scolastica di cui al DPR 275/1999, nel momento in cui stabilisce che la scuola dell’autonomia è funzionale al successo formativo di tutti gli alunni.
Peraltro, la Legge di riforma dei cicli scolastici approvata di recente sancisce, all’articolo 1, che la scuola coopera con i genitori.
Che fare, quindi, nel suo caso?
Innanzitutto, parlare con il docente interessato.
Nel caso non si ottenga un risultato positivo, parlare con gli altri docenti, corresponsabili del modulo, magari assieme rappresentanti dei genitori nei consigli di interclasse.
Ove, anche questi colloqui non sortiscano gli effetti desiderati, parlare con il Dirigente scolastico, il quale sicuramente si farà carico del problema.

VALUTAZIONE Dirigenti scolastici

Gradirei sapere se ci sono pagine sul web che possono aiutare alla compilazione della scheda di autovalutazione dei presidi (o che comunque ne parlino). Inoltre vorrei sapere se c'è la possibilità di scaricare dal web il modulo per il concorso che si doveva tenere il 4 aprile.

RISPONDE: UMBERTO TENUTA

I Sindacati e le Associazione di categoria forniscono opportuna consulenza, anche attraverso il web.

 


 

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