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Reg. Tribunale Lecce n. 662 del 01.07.1997
- ISSN 1973-252X
Direttore responsabile: Dario Cillo


 

LEGGERE, QUALE GIOIA!

di Umberto Tenuta

 

La  scuola è elementare è nata come scuola delle leggere, scrivere a far di conto, come scuola del popolo che la formazione riceveva nel contesto della famiglia allargata, nella chiesa, nel vicinato (antesignano del sistema formativo integrato), perché alla scuola chiedeva solo la capacità di leggere, di scrivere e di far di conto ai fini pratici. 

La situazione durò fino agli anni ‘50, quando la rivoluzione industriale cominciò a farsi sentire anche in Italia ed esplose poi negli anni ‘60, per cui arrivarono i Programmi del 1985, ancora insuperati, malgrado tutte le Indicazioni partorite negli ospedali di periferia. 

Si giustifica così che nei Programmi del 1955 si affermi che il leggere va  inteso come << aver imparato a misurare i limiti del proprio sapere e ad esercitare l'arte di documentarsi>>.

Occorre però arrivare in ai Programmi del 1985 perché il saper leggere, scrivere e far di conto si trasformi nella scuola << il cui intervento è  intenzionale e sistematico>> e << promuove l'acquisizione di tutti i fondamentali tipi di linguaggio e un primo livello di padronanza dei quadri concet­tuali, delle abilità , delle modalità  di indagine essenziali alla com­prensione del mondo umano, naturale e artificiale>>.

Si vive ormai in una civiltà in rapida trasformazione, in cui la persona umana[1] acquista la sua dignità che già il Maritain le aveva riconosciuto e deve far fronte ad una realtà che assume sempre più i connotati del villaggio globale. Non c'è più spazio per gli elementi del sapere (Scuola elementare), ma occorrono i linguaggi, i metodi di indagine ed i quadri concettuali delle diverse discipline, nessuna esclusa, come base di una scuola che ormai, a cominciare dall’istituzione della scuola media dell'obbligo con la Legge 1958 del 1962 si estende fino alla scuola secondaria ed oltre, a livello universitario. 

In tal nuovo contesto, il saper leggere non serve più ai figli del popolo ma diventa base dell'imparare ad imparare, come strumento dell’educazione permanente (lifelonglearning). Il leggere si fa strumento della formazione dell'uomo in una società che si fa sempre più globale, non solo in termini geografici, ma soprattutto in termini culturali e quindi formativi.

Leggere per l'educazione permanente, ma leggere per comprendere il mondo nella sua complessità  (McLuan). 

Da ciò scaturisce il ruolo fondamentale che i Programmi del 1985 assegnano alla Lingua italiana ed alla lettura in particolare. Forse le pagine più belle dei Programmi del 1985 sono quelle dedicate al nuovo significato del leggere e della biblioteca scolastica, ma soprattutto all'amore della lettura, come precisano alcuni passi estremamente significativi che in essi si ritrovano, soprattutto laddove affermano che <<L'insegnante, anche testimoniando la sua consuetudine alla lettura, stimola e accresce la motivazione del fanciulla a leggere e dedica par­ticolare attenzione alla scelta di testi validi per le loro qualità  in­trinseche>>. 

Intanto, se la prospettiva dell’educazione permanente aveva reso suo strumento fondamentale il leggere, questo può diventare strumento anche per allargare i propri orizzonti culturali in un mondo che lascia sempre più spazio al tempo libero, in un contesto in cui il lavoro non occupa più l'intera giornata, ma  lascia spazio anche al godimento, alla gioia, al piacere di leggere.

Il leggere per apprendere, ma non solo. Il leggere diventa un modo di essere della persona umana che il villaggio globale vuole conoscere nelle sue infinite sfaccettature e soprattutto la sua giornata può riempire con mille attività che sono proprie degli uomini di tutti i tempi e di tutti i luoghi del globo terrestre, ma soprattutto quelli della fantasia creatrice di nuovi mondi, che non sono più quelli reali, ambientali, storici, scientifici ecc. ma anche quelli che il leggere offre.

Si pensi al mondo della fantasia che crea nuovi spazi, nuovi orizzonti, nuovo spessore nella televisione, nelle lavoro, nel teatro,nel cinema ecc.

 Una  nuova categoria si aggiunge a quelle che avevano caratterizzato il lavoratore contrapposto all'uomo dell’otium ed è la categoria della fantasia creatrice che crea nuovi mondi, pur restando coi piedi per terra, ma una terra che non è più quella scientifica, baconiana, galileiana, ma anche quella che l'umanesimo classico aveva esaltato. 

Le due culture, quella dell’otium e quella del negotium, si unificano nell'uomo integrale[2], nell'uomo che la mobilità sociale non colloca più sin dalla nascita in una situazione sociale dalla quale gli è impedito uscire, come affermava il Bottai, nel 1939, quando affermava che non si dovevano creare degli spostati, a proposito delle estensione alla scuola successiva dell'obbligo di formazione che era limitato alla scuola elementare. 

Intanto, alla domanda di lettura che si amplia, si accresce, si moltiplica, rispondono nuovi strumenti.

Se i Programmi del 1985 parlano di biblioteca scolastica ed extra scolastica, oggi siamo all'epoca delle e-book, che dilaga, che si perfeziona, che pervade la vita in ogni suo momento.

Il leggere conserva un posto centrale nella scuola ma assume un significato più ampio, più comprensivo, più alto. 

È il piacere del leggere!

È il leggere del quale il Pennac detta il decalogo:

Lo scrittore Daniel Pennac[3] ha riassunto in un decalogo i diritti "imprescrittibili" del lettore bambino e adulto:

I. il diritto di non leggere;

II. di saltare le pagine;

III. di non finire un libro;

IV. di rileggere;

V. di leggere qualsiasi cosa;

VI. di leggere senza regole;

VII. di leggere ovunque;

VIII. di spizzicare;

IX. di leggere a voce alta;

X. di tacere.

Peraltro, lo psicologo americano Bruno Bettelheim suggerisce di offrire ai bambini, fin dai primi giorni di scuola, tanti libri stimolanti (e non solo quello scolastico!) per far incantare i piccoli lettori e, di conseguenza, creare l'innamoramento verso la lettura per tutta la vita!!!

Con il piacere del leggere è tutta la scuola che acquista nuovo significato, come, del resto, tutta l'attività umana, anche quella del negotium, se il Goleman scrive di lavorare con intelligenza emotiva[4].

L'illuminismo della ragione cartesiana si fa l’umanesimo dell'uomo integrale[5], in cui non solo la ragione ma anche il corpo e soprattutto i sentimenti assurgono a pari dignità. In tale prospettiva, forse ancora imperanti restano le pagine dei Programmi del 1985, nei quali si afferma che il docente deve testimoniare la sua consuetudine con la lettura: << L'insegnante, anche testimoniando la sua consuetudine alla lettura, stimola e accresce la motivazione del fanciullo a leggere e dedica par­ticolare attenzione alla scelta di testi validi per le loro qualità in­trinseche>>.

E ciò spiega perché nella lettura non esiste l'abilità strumentale del leggere ma occorre realizzare sin dall’inizio l’educazione alla lettura, nel riconoscimento che ogni essere umano è destinato ad essere un successo, come affermava il Rapporto Faure[6], come riaffermano i Programmi del 1985, come riafferma l’art. 1 del D.P.R. 275//1999: << L'autonomia delle istituzioni scolastiche è garanzia di libertà di insegnamento e di pluralismo culturale e si sostanzia nella progettazione e nella realizzazione di interventi di educazione, formazione e istruzione mirati allo sviluppo della persona umana, adeguati ai diversi contesti, alla domanda delle famiglie e alle caratteristiche specifiche dei soggetti coinvolti, al fine di garantire loro il successo formativo, coerentemente con le finalità e gli obiettivi generali del sistema di istruzione e con l'esigenza di migliorare l'efficacia del processo di insegnamento e di apprendimento>>.

Leggere per apprendere, per apprendere, non solo gli elementi del sapere, ma le profondità dell’essere umano nelle sue mille sfaccettature, dalla corporeità alla sua razionalità, dai sentimenti alla fantasia creatrice,. La conquista dello spazio, prima che frutto delle conoscenze scientifiche e spaziali, è frutto delle della fantasia creatrice (Volo di Icaro), come del resto è sempre avvenuto: Cristoforo Colombo ha immaginato la rotondità della terra prima di dimostrarla con la scoperta delle Americhe. 

E, quindi, il leggere nella scuola assume un ruolo centrale: questo ruolo non può essere imposto con i voti, compreso quello in condotta, ma fatto nascere e, coltivato, incrementato.

Si chiederà il come.

La risposta è stata data da Pennac che e dai Programmi del 1985: <<il docente testimonia la sua consuetudine alla lettura>>. Ma questa consuetudine la testimonia tutto il sistema formativo integrato che circonda il bambino.

Vale il verso di Dante: <<Amor, ch’a nullo amato amar perdona>>[7].

 E, quindi, compito della scuola non è più l'acquisto del sapere, sempre più caduco, mutevole, crescente, mai completo.

Nelle scuole non possono essere più assicurate nemmeno le competenze, sulle quali si sono versati fiumi di inchiostro, che spesso hanno più macchiato i fogli che chiarito le idee. Compito fondamentale della scuola è imparare a studiare con intelligenza, entusiasmo, gioia, come proclama il Goleman[8]. 

In tal senso, la scuola cerca di non essere quella di Pinocchio che alla fine dell'anno scolastico si vende l’abbecedario. 

Ma in tal senso, non vi è più bisogno del voto in condotta. A condizione che la scuola esca dal suo isolamento e non sia vista negativamente.

<<Ora andrai a scuola>>! Non è una minaccia ma un premio atteso, un desiderio da soddisfare al più presto possibile, a due anni e mezzo, a due anni, se è vero, come afferma Doman, che si può apprendere a leggere a tre anni o addirittura a 18 mesi[9]. 

Ma, detto tra parentesi, la scuola incomincia ancora prima dei due anni e ancora prima della nascita, nel grembo materno, al sesto e forse anche prima del sesto mese di gestazione, quando il feto comincia a ricevere stimoli dal mondo esterno che si aggiungono a quelli del grembo materno. 

La nuova scuola è la scuola della gioia dell’imparare, del leggere le immagini degli albi, dell’ascoltare e del leggere le fiabe e gli albi. 

Altro che cartella pesante coi rischi delle cifosi, delle lordosi, delle scoliosi!

È nato l’ebook e, per leggere gli ebook, è nato  l’e-reader che pesa anche meno di 200 grammi!

Ma c’è un ostacolo molto grave di cui i docenti non sono responsabili, perché la scuola stenta a distaccarsi dalle sue origini, dalla cattedrale medievale nella quale il sacerdote pontificava dall’altare situato sulla pedana ed i fedeli ascoltavano la lettura del libro in cartapecora! 

Non si tratta di abolire la pedana ma di promuovere la formazione di docenti che vedano la scuola come sistema di istruzione, di educazione e di formazione[10], i cui obiettivi sono quelli indicati dalla Cresson: sapere, saper fare, saper essere[11].

A  proposito della lettura indimenticabile è la citata espressione dei Programmi  del 1985: <<L'insegnante anche testimoniando....>>. 

E Maria Luisa Altieri Biagi, dalla cui penna certamente questa espressione è uscita, ha scritto a proposito della lettura che essere un docente di quarta e quinta elementare e dichiarare che non ha svolto il programma di storia, geografia, scienze ecc., ma ha fatto nascere l’amore della lettura, significa che quell'insegnante ha svolto per gran parte il suo compito! 

Si chiede, e quante volte, come si fa a far nascere l'amore della lettura. Ecco, L’Altieri Biagi ha dato la risposta: <<Testimoniando la consuetudine della lettura…>>. 

Se occorre lavorare, come afferma il Golemann, con intelligenza emotiva, occorre soprattutto leggere con amore, con gioia, con piacere. Il primo e fondamentale compito della scuola è quello di sollecitare atteggiamenti, poi quello di far maturare capacità ed infine di fare acquisire conoscenze.

Un’ultima precisazione!

Già la Montessori scriveva che la storia può essere appresa attraverso la lettura dei romanzi di storia: si pensi a Cesare Abba col suo libro  Da Quarto a Volturno”, a I martiri di Belfiore ecc.

Quanto  detto finora trova un ostacolo gravissimo, se non insormontabile, nella carenza di formazione dei docenti, carenza sul piano dell’impostazione metodologico-didattica, più che sul piano della competenze scientifiche, se è vero che l'aggiornamento dei docenti si realizza con interventi sporadici e oggi con i PON (peraltro  frequentati sempre più dagli alunni, e non dai docenti!), e non con interventi  sistematici, quali abbiamo delineato in FORMANET[12]: gruppi di scuole che si costituiscono in reti una decina di  scuole, ciascuna delle quali cura una particolare tematica.

Il piacere di leggere è l'emblema di una scuola che si rinnova, di una scuola che non risponde alle esigenze di uno stato, più o meno democratico, ma che risponde essenzialmente ed effettivamente alle esigenze che sono proprie dell'uomo dei nostri giorni, impegnato a lavorare con intelligenza emotiva, ma impegnato soprattutto ad allargare gli orizzonti della propria personalità, attraverso la gioia, l'amore, il piacere di leggere, per riappropriarsi di quanto gli uomini di tutti tempi e  di tutti i luoghi hanno pensato, hanno creato, hanno realizzato. 

Questa constatazione ci porta a ritenere che compito della scuola di ogni ordine e grado, a cominciare dalla scuola dell'infanzia, per finire con le università, è soprattutto quello di far nascere, di incrementare e di ampliare il piacere del leggere. Leggere inteso non più come una condanna, ma come una gioia, un piacere, un desiderio senza limiti!

Ma  il piacere delle leggere va coltivato come atteggiamento di base da ogni docente che opera nella scuola: non solo dal docente di lingua italiana ma da tutti i docenti, perché tutti i docenti possano trovare nelle letture dei loro alunni gli strumenti per accrescere il patrimonio delle loro conoscenze e soprattutto delle competenze e dei sentimenti.

Una nuova scuola è nata: è la scuola della gioia del leggere, del leggere per appropriarsi di quanto gli uomini che hanno popolato la faccia della terra hanno inventato, hanno costruito, hanno realizzato.

Il leggere non è più una condanna,che induce Pinocchio a vendersi l’abbecedario, alla fine dell’anno scolastico, ma una gioia, un piacere, un dono che la scuola fa e che i bambini accolgono come strumento per allargare i loro orizzonti spaziali, temporali, scientifici, artistici ecc.

La gioia del leggere è il dono più grande che la scuola fa, non agli scolari, ma agli studenti di ogni scuola,  perché studenti, sinonimo di filosofi, sono coloro che amano il sapere, racchiuso negli scrigni d’oro che la lettura apre per goderne a piene mani, senza egoismi, perché, attraverso la lettura, i saperi diventano patrimonio di tutti gli uomini, attraverso i libri, gli e-book, Internet, nel villaggio globale.

È questa la nuova scuola: la scuola  della gioia di leggere che i docenti fanno nascere, coltivano, incrementano sempre più.

E Pinocchio non si venderà più l’abecedario, ma se lo stringerà al petto, perché in esso è racchiuso il tesoro più bello della sua vita che il leggere gli disvela.



[1] In merito cfr.: AYER A.J., Il concetto di persona, Il Saggiatore, Milano, 1966; FLORES D'ARCAIS G., Le <<ragioni>> di una teoria personalistica dell'educazione, La Scuola, Brescia, 1987; FLORES D'ARCAIS G., Pedagogie personalistiche e/o pedagogie della persona, La Scuola, Brescia, 1994; RIGOBELLO A., (a cura di), Lessico della persona umana, Studium, Roma, 1986. ACONE G. (a cura), Aspetti e problemi della pedagogia contemporanea, Edizioni SEAM, , Formello (RM), 2000; Acone G., Declino dell’educazione e tramonto d’epoca, La Scuola, Brescia, 1994.Mounier E., Il personalismo, AVE, Roma, 1964.

Rigobello A., Mura G., Ivaldo M., Il personalismo, Città Nuova, Roma 1975; RICOEUR P., La persona, Morcelliana, Brescia, 1997; PERETTI, M. Breve saggio di una pedagogia personalistica, La Scuola, Brescia,1978; STEFANINI L., Personalismo sociale, Studium, Roma, 1979.

[2] Homo sum, humani nihil a me alienum puto: frase in lingua latina che significa letteralmente: «sono un  essere umano, non ritengo a me estraneo nulla di umano» (in parole più semplici: «Nulla che sia umano mi è estraneo»). La frase è di Publio Terenzio Afro che la usò nella sua commedia Heautontimorùmenos (Il punitore di se stesso, v. 77) del 165 a.C.

[3] (http://marical.blogspot.com/2007/06/il-decalogo-di-pennac.html)

[4] GOLEMAN D., Intelligenza emotiva, Rizzoli, Milano, 1997; GOLEMAN D, Lavorare con Intelligenza Emotiva,

Rizzoli, Milano, 1999

[5] Maritain Jacques, Umanesimo integrale, Borla, Roma, 2002

[6] <<ogni uomo è destinato ad essere un successo e il mondo è destinato ad accogliere questo successo>> (FAURE E, (a cura di), Rapporto sulle strategie dell'educazione, Armando-UNESCO, Roma, 1973, p. 249).

[7] Inferno, V, 103.

[8] GOLEMAN D, Lavorare con Intelligenza Emotiva, Rizzoli, Milano, 1999

[9] Doman G., Leggere a Tre Anni ─I bambini possono, vogliono leggere, Armando Editore, Roma, 2003

[10] Strano, ma sia nella Legge

[11] In merito cfr.: Cresson, E., Insegnare ad apprendere. Verso la società conoscitiva, Libro bianco su istruzione e formazione, Lussemburgo, Commissione Europea. 1995;. In merito cfr.: CAMBI F. (a cura di), Nel conflitto delle emozioni – Prospettive pedagogiche, Armando Editore, Roma, 1999; TENUTA U., I contenuti essenziali per la formazione di base: homo patiens, habilis, sapiens, in Rivista dell’istruzione, Maggioli, Rimini, 1998, N. 5; TENUTA U.,Verificare le conoscenze essenziali, ma soprattutto le capacità ed anche gli atteggiamenti, in Rivista dell’istruzione, Maggioli, Rimini, 2002, n. 4; TENUTA U., Atteggiamenti: non solo conoscenze, non solo capacità, Il Dirigente scolastico, ScuolaSNALS, Roma, gennaio 2002; TENUTA U.,Conoscenze Capacità Atteggiamenti; TENUTA U., Obiettivi Formativi da Raggiungere; TENUTA U.,Obiettivi Formativi e Competenze; TENUTA U., Obiettivi Specifici di Apprendimento; TENUTA U., Obiettivi: come districarsi?; TENUTA U. , Atteggiamenti Capacità Conoscenze, nel sito http://www.edscuola.it/archivio/didattica/index.html; TENUTA U., Atteggiamenti, capacità e conoscenze , in RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA: http://www.rivistadidattica.com/

[12] RETI PER L’AGGIORNAMENTO (FORMANET) di Umberto Tenuta, in www.rivistadidattica.com

 


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