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Reg. Tribunale Lecce n. 662 del 01.07.1997
- ISSN 1973-252X
Direttore responsabile: Dario Cillo


 

PROGRAMMARE E INSEGNARE COME? di Umberto Tenuta

Dai Programmi ministeriali alla Programmazione del Piano dell’offerta formativa: la Comunità scolastica

 

La scuola è nata, nella notte dei tempi,  per trasmettere i saperi che la comunità e la famiglia non erano più in grado di trasmettere, stante la crescente complessità dei saperi e soprattutto della formazione dei giovani attraverso l’acquisizione, non solo dei saperi, ma anche delle abilità e soprattutto degli atteggiamenti[1].

Ma mentre la famiglia e la comunità provvedevano, non solo alla trasmissione dei saperi, ma anche alla formazione integrale della personalità nella molteplicità dei suoi aspetti, morale, sociale, religioso, estetico, musicale. fisico ecc., la scuola funziona quasi sempre solo per trasmettere il sapere o i saperi.

Con lo sviluppo dei saperi e la sistematizzazione delle discipline, a cominciare dalla Rivoluzione francese, ma soprattutto  da Bacone e Galilei, le discipline si organizzano sempre più e diventano la finalità preminente della scuola.

Peraltro, con la Rivoluzione Francese, in particolare con la Dichiarazione del Condorcet, il sapere diventa un diritto di tutti gli esseri umani.

Con la Riforma luterana o con la Controriforma, erano intanto nate le scuole per tutti, che gli stati moderni, nati dalla Rivoluzione francese, istituirono.

La scuola italiana è nata con la Legge Casati del 1859, copia riveduta, ma non troppo, della Legge piemontese del Boncompagni del 1849.

Nati nel 1859, i Programmi didattici, almeno quelli per la scuola primaria, ma subito riveduti e integrati, diventano nel 1904 una vera e propria enciclopedia con i Programmi dell’Orestano.

Per sovrappiù, con la Riforma Gentile del 1923, si ha una riforma di tutti gli ordini di scuola che, ispirata al neoidealismo, assegna alle scuole il compito della trasmissione dei soli saperi.

I saperi vanno trasmessi attraverso le lezioni espositive, perché il Neoidealismo gentiliano  nega ogni valore alle scienze sociopsicopedagogicodidattiche, che in precedenza, almeno per la scuola elementare, i cui docenti uscivano dalla scuole di metodo, aveva avuto grandi pedagogisti, a cominciare dal Comenio, dal Pestalozzi, dall’Herbart e, nell’800, il Gabelli, nonché le prime Lezioni di didattica del Lombardo-Radice nel 1913.

Con la Riforma Gentile, i docenti, soprattutto quelli della scuola secondaria, sono solo esperti delle singole discipline: ciascun docente è un esperto, quando lo è, solo  della propria disciplina ed ignora quasi sempre le altre.

Venuta meno la formazione o, meglio, identificata la formazione con l’istruzione ─che miracolosamente diventerebbe “istruzione educativa”─, il docente è colui che conosce le discipline nella loro sistematicità e le espone agli alunni attraverso le lezioni: lectio ─ dal latino legere─, azione del leggere e perciò insegnamento dato dalla cattedra, così detto, perché il professore suole ordinariamente leggere il libro di testo o esporre oralmente, magari con l’ausilio della lavagna di ardesia o luminosa, ora diventatA LIM, alla quale si attribuiscono virtù taumaturgiche che assolutamente non ha e che costituisce una visione estremamente riduttiva della informatizzazione della scuola, la quale invece doveva essere realizzata attraverso il berlingueriano “banco a due piazze”, una per il libro e l’altra per il PC (NOTEBOOK).

<< La lezione è una delle più antiche e dirette tecniche d’istruzione e risulta essere la più tradizionale e diffusa per il trasferimento di informazioni e conoscenze.

La lezione appartiene ai metodi denominati espositivi, ed è, infatti, un tipico esempio di “comunicazione a una via”, le cui caratteristiche sono un’esposizione prevalentemente verbale. Questo tipo di strutturazione si diversifica persino dalla lezione classica, nata nel Medio Evo. Originariamente, infatti, la tecnica rappresentava una forma di reale confronto problematico e dialettico tra le opinioni degli allievi, i quali innanzi tutto studiavano accuratamente il testo del maestro, poi chiarivano i propri dubbi con degli assistenti, ed ascoltavano le opinioni del maestro stesso. Anzi, era proprio il dibattito il momento centrale dell’apprendimento e rappresentava il vero e proprio cuore della lezione>>[2].

Ancora oggi, i docenti, tranne eccezioni,  fanno lezione dalla cattedra,con o senza pedana, non ha alcuna importanza!

Le lezioni riguardano i contenuti dei Programmi didattici ministerialiche indicano i contenuti dei saperi disciplinari.

Nei Programmi sono indicati i saperi delle singole discipline, peraltro presentati nei rispettivi libri di testo.

Ovviamente, i docenti delle singole discipline si attengono ai contenuti dei loro Programmi didattici emanati dal Ministero della P.I.

Ma tale impostazione cambia nell’ultimo Quarantennio.

Nel D.P.R. 416/1974, si istituiscono gli organi collegiali, tra i quali, in particolare, all’art. 3, il Consiglio di interclasse e di classe, e, all’art. 4, il Collegio dei docenti.

 

CONSIGLIO DI INTERCLASSE E DI CLASSE

<<Il consiglio di interclasse nelle scuole elementari e il consiglio di classe negli istituti secondari ed artistici sono rispettivamente composti dai docenti dei gruppi di classi parallele o dello stesso ciclo o dello stesso plesso nella scuola elementare e dai docenti di ogni singola classe nella scuola secondaria….

I consigli di interclasse e di classe sono presieduti rispettivamente dal direttore didattico o dal preside oppure da un docente, membro del consiglio loro delegato; si riuniscono in ore non coincidenti con l'orario delle lezioni, col compito di formulare al collegio dei docenti proposte in ordine all'azione educativa e didattica e ad iniziative di sperimentazione e con quello di agevolare ed estendere i rapporti reciproci tra docenti, genitori ed alunni.

Le competenze relative alla realizzazione del coordinamento didattico e dei rapporti interdisciplinari spettano al consiglio di interclasse e di classe con la sola presenza dei docenti.

Nella scuola secondaria ed artistica, le competenze relative alla valutazione periodica e finale degli alunni spettano al consiglio di classe con la sola presenza dei docenti….>>.

 

COLLEGIO DEI DOCENTI

In particolare,  si prevede che <<Il collegio dei docenti è composto dal personale insegnante di ruolo e non di ruolo in servizio nel circolo o nell'istituto, ed è presieduto dal direttore didattico o dal preside. Il collegio dei docenti:

a) ha potere deliberante in materia di funzionamento didattico del circolo o dell'istituto. In particolare cura la programmazione dell'azione educativa anche al fine di adeguare, nell'ambito degli ordinamenti della scuola stabiliti dallo Stato, i programmi di insegnamento alle specifiche esigenze ambientali e di favorire il coordinamento interdisciplinare.

Esso esercita tale potere nel rispetto della libertà di insegnamento garantita a ciascun insegnante;

b) formula proposte al direttore didattico o al preside per la formazione e la composizione delle classi, per la formulazione dell'orario delle lezioni e per lo svolgimento delle altre attività scolastiche, tenuto conto dei criteri generali indicati dal consiglio di circolo o d'istituto;

c) valuta periodicamente l'andamento complessivo dell'azione didattica per verificarne l'efficacia in rapporto agli orientamenti e agli obiettivi programmati, proponendo, ove necessario, opportune misure per il miglioramento dell'attività scolastica;

l) esamina, allo scopo di individuare i mezzi per ogni possibile recupero, i casi di scarso profitto o di irregolare comportamento degli alunni, su iniziativa dei docenti della rispettiva classe e sentiti gli specialisti che operano in modo continuativo nella scuola con compiti medico, socio-psico-pedagogico e di orientamento.

Nell'adottare le proprie deliberazioni il collegio dei docenti tiene conto delle eventuali proposte e pareri dei consigli di interclasse o di classe>>.

Coi Decreti delegati del 1974 finisce lisolamento dei singoli docenti, ma soprattutto nasce la comunità scolastica  e, addirittura, il SISTEMA FORMATIVO INTEGRATO. Infatti: <<nasce la programmazione dell'azione educativa anche al fine di adeguare, nell'ambito degli ordinamenti della scuola stabiliti dallo Stato, i programmi di insegnamento alle specifiche esigenze ambientali>>, ma nasce soprattutto <<il coordinamento interdisciplinare>>.

Quanto queste innovazioni siano state attuate è discutibile, stante il secolare isolamento dei docenti, ma costituiscono un’esigenza ineludibile della scuola, se non vuol morire![3]

Inoltre, nel 1999 si ha il D.P.R.  8 marzo 1999, n.275 REGOLAMENTO RECANTE NORME IN MATERIA DI AUTONOMIA DELLE ISTITUZIONI SCOLASTICHE AI SENSI DELL'ART. 21, DELLA LEGGE 15 MARZO 1997, N.59 . nel quale si introduce l’autonomia delle istituzioni scolastiche

Si riportano le norme che riguardano la tematica proposta:

<<Art.1 (Natura e scopi dell'autonomia delle istituzioni scolastiche)

1. Le istituzioni scolastiche sono espressioni di autonomia funzionale e provvedono alla definizione e alla realizzazione dell'offerta formativa. A tal fine interagiscono tra loro e con gli enti locali promuovendo il raccordo e la sintesi tra le esigenze e le potenzialità individuali e gli obiettivi nazionali del sistema di istruzione.

2. L'autonomia delle istituzioni scolastiche è garanzia di libertà di insegnamento e di pluralismo culturale e si sostanzia nella progettazione e nella realizzazione di interventi di educazione, formazione e istruzione mirati allo sviluppo della persona umana, adeguati ai diversi contesti, alla domanda delle famiglie e alle caratteristiche specifiche dei soggetti coinvolti, al fine di garantire loro il successo formativo, coerentemente con le finalità e gli obiettivi generali del sistema di istruzione e con l'esigenza di migliorare l'efficacia del processo di insegnamento e di apprendimento….

Art. 3 (Piano dell'offerta formativa)

1. Ogni istituzione scolastica predispone, con la partecipazione di tutte le sue componenti, il Piano dell'offerta formativa. Il Piano è il documento fondamentale costitutivo dell'identità culturale e progettuale delle istituzioni scolastiche ed esplicita la progettazione curricolare, extracurricolare, educativa ed organizzativa che le singole scuole adottano nell'ambito della loro autonomia.

2. Il Piano dell'offerta formativa è coerente con gli obiettivi generali ed educativi dei diversi tipi e indirizzi di studi determinati a livello nazionale a norma dell'articolo 8 e riflette le esigenze del contesto culturale, sociale ed economico della realtà locale, tenendo conto della programmazione territoriale dell'offerta formativa. Esso comprende e riconosce le diverse opzioni metodologiche, anche di gruppi minoritari, e valorizza le corrispondenti professionalità.

3. Il Piano dell'offerta formativa è elaborato dal collegio dei docenti sulla base degli indirizzi generali per le attività della scuola e delle scelte generali di gestione e di amministrazione definiti dal consiglio di circolo o di istituto, tenuto conto delle proposte e dei pareri formulati dagli organismi e dalle associazioni anche di fatto dei genitori e, per le scuole secondarie superiori, degli studenti. Il Piano è adottato dal consiglio di circolo o di istituto.

4. Ai fini di cui al comma 2 il dirigente scolastico attiva i necessari rapporti con gli enti locali e con le diverse realtà istituzionali, culturali, sociali ed economiche operanti sul territorio 

Art. 4 (Autonomia didattica)

1. Le istituzioni scolastiche, nel rispetto della libertà di insegnamento, della libertà di scelta educativa delle famiglie e delle finalità generali del sistema, a norma dell'articolo 8 concretizzano gli obiettivi nazionali in percorsi formativi funzionali alla realizzazione del diritto ad apprendere e alla crescita educativa di tutti gli alunni, riconoscono e valorizzano le diversità, promuovono le potenzialità di ciascuno adottando tutte le iniziative utili al raggiungimento del successo formativo.

2. Nell'esercizio dell'autonomia didattica le istituzioni scolastiche regolano i tempi dell'insegnamento e dello svolgimento delle singole discipline e attività nel modo più adeguato al tipo di studi e ai ritmi di apprendimento degli alunni. A tal fine le istituzioni scolastiche possono adottare tutte le forme di flessibilità che ritengono opportune e tra l'altro:

a) l'articolazione modulare del monte ore annuale di ciascuna disciplina e attività;

b) la definizione di unità di insegnamento non coincidenti con l'unità oraria della lezione e l'utilizzazione, nell'ambito del curricolo obbligatorio di cui all'articolo 8, degli spazi orari residui;….

d) l'articolazione modulare di gruppi di alunni provenienti dalla stessa o da diverse classi o da diversi anni di corso;

e) l'aggregazione delle discipline in aree e ambiti disciplinari;

3. Nell'ambito dell'autonomia didattica possono essere programmati, anche sulla base degli interessi manifestati dagli alunni, percorsi formativi che coinvolgono più discipline e attività nonché insegnamenti in lingua straniera in attuazione di intese e accordi internazionali….

Art. 5 (Autonomia organizzativa)

1. Le istituzioni scolastiche adottano, anche per quanto riguarda l'impiego dei docenti, ogni modalità organizzativa che sia espressione di libertà progettuale e sia coerente con gli obiettivi generali e specifici di ciascun tipo e indirizzo di studio, curando la promozione e il sostegno dei processi innovativi e il miglioramento dell'offerta formativa…).

 

Inoltre, si tenga presente quanto previsto per la scuola primaria dalla L. 5 giugno 1990, n.148─Riforma dell'ordinamento della scuola elementareIn particolare, essa, all’art. 5 - Programmazione e organizzazione didattica… statuisce  che <<Essa si propone:…c) l'unitarietà dell'insegnamento…>>.

 

INTERDISCIPLINARITà, TRANSDISCIPLINARITà, OLOGRAMMATICITà

Dopo i decreti delegati del 1974, nei quali la scuola si configura come una comunità che interagisce con la più vasta comunità extrascolatica, costituendo un sistema formativo integrato, è venuto meno l’isolamento dei docenti, ciascuno responsabile della propria o delle proprie classi e delle proprie discipline e si è cominciato a parlare di multi─pluri─inter─transdisciplinarità, coerentemente con quanto avveniva fuori della scuola nei vari campi scientifici, ove ormai non esistono più scienze isolate, così come avevano statuito Bacone e Galilei,  ma si va verso una concezione scientifica sempre più interdisciplinare o, addirittura, transdisciplinare, che nelle RACCOMANDAZIONI ALLA LEGGE MORATTI viene definita concezione ologrammatica.

 

CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

È stata riportata solo una parte della normativa che la ologrammaticità (pluridisciplinarità, interdisciplinarità, transidisciplinarità) dell’azione formativa impone ai docenti delle diverse discipline.

Ma basterebbe uscire dalla scuola, nel mondo extrascolastico, ma anche in altri campi a tecnologia avanzata, per rendersi conto che ormai le discipline isolate e gli esperti di singole discipline non esistono più.

Come nella scuola, tempio della cultura più avanzata, possano continuare ad operare  docenti che rivendicano l’autonomia delle proprie discipline, l’una separata dall’altra, è il segno più evidente del decadimento della scuola, non certo per colpa dei docenti, ai quali incombe anche l’obbligo dell’aggiornamento, che tuttavia non si fa, se è vero, come è vero, che negli ultimi anni i PON si sono fatti solo per gli alunni e, quest’anno, per la formazione sull’uso delle famigerate LIM, strumenti per fare lezioni (unità didattiche), e, come tali, negazione delle unità di apprendimento introdotte dalla Riforma del Ministro MORATTI, unità di apprendimento che costituiscono la riforma più avanzata di cui la scuola ha bisogno, se vuole essere al passo con l’avanzamento delle scienze sociopsicopedagogiche, al fine di garantire ad ogni alunno il successo formativo, come il Regolamento dell’autonomia scolastica di cui al D.P.R. 275/1999 impone.

Restare nei confini delle singole discipline è ormai impossibile, fuori della scuola: si rifletta quanto sia possibile nella scuola!

 

IN SINTESI

Se la scuola non vuole rimanere arretrata, fuori dal tempo, una turris eburnea, un hortus conclusus, un’isola priva di significato per i giovani che debbono imparare a vivere nella società dei nostri tempi, allora la scuola, quale che sia la riforma che ne venga prevista, non può non obbedire ai seguenti criteri che riassumono il discorso finora fatto:

a)    non ci sono discipline separate dalle altre e, quindi, docenti specialisti di saperi monotematici, ma necessita una visione interdisciplinare,  transdisciplinare ovvero ologrammatica dei saperi: il docente che si pone fuori di tale prospettiva, non è docente nemmeno di quella che crede essere la propria disciplina, perché non esistono più discipline isolate;

b)     il compito della scuola non è più l’acquisizione del sapere, ma anche del saper fare e soprattutto del saper essere;

c)      non esistono Programmi specialistici delle singole discipline, ma Programmazioni educative interdisciplinari ovvero OLOGRAMMATICHE (PIANO DELL’OFFERTA FORMATIVA);

d)     COSì COME PREVISTO DAL D.P.R. 416/1974, i docenti non sono docenti di alcune classi ma hanno la responsabilità di tutta la scuola, attraverso gli organi collegiali di cui fanno parte (comunità scolastica) che peraltro entra nel sistema formativo integrato.

 

Pertanto, un docente che si chiude nella propria (!) aula e che fa lezione sulla propria disciplina (?) è fuori del tempo e non ha diritto di cittadinanza nella scuola del terzo millennio.



[1] In merito cfr.: Cresson, E., Insegnare ad apprendere. Verso la società conoscitiva, Libro bianco su istruzione e formazione, Lussemburgo, Commissione Europea. 1995;. In merito cfr.: CAMBI F. (a cura di), Nel conflitto delle emozioni – Prospettive pedagogiche, Armando Editore, Roma, 1999; TENUTA U., I contenuti essenziali per la formazione di base: homo patiens, habilis, sapiens, in Rivista dell’istruzione, Maggioli, Rimini, 1998, N. 5; TENUTA U.,Verificare le conoscenze essenziali, ma soprattutto le capacità ed anche gli atteggiamenti, in Rivista dell’istruzione, Maggioli, Rimini, 2002, n. 4; TENUTA U., Atteggiamenti: non solo conoscenze, non solo capacità, Il Dirigente scolastico, ScuolaSNALS, Roma, gennaio 2002; TENUTA U.,Conoscenze Capacità Atteggiamenti; TENUTA U., Obiettivi Formativi da Raggiungere; TENUTA U.,Obiettivi Formativi e Competenze; TENUTA U., Obiettivi Specifici di Apprendimento; TENUTA U., Obiettivi: come districarsi?; TENUTA U. , Atteggiamenti Capacità Conoscenze, nel sito http://www.edscuola.it/archivio/didattica/index.html; TENUTA U., Atteggiamenti, capacità e conoscenze , in RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA: http://www.rivistadidattica.com/

[2] R. Titone, Psicodidattica, Ed. La Scuola, 1977

[3] In merito cfr.: Illich i., Descolarizzare la società, Mondadori, Milano, 1972; REIMER E., La scuola è morta, Armando, Roma, 1973.


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