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Reg. Tribunale Lecce n. 662 del 01.07.1997
- ISSN 1973-252X
Direttore responsabile: Dario Cillo


 

RIFORMA DELLA SCUOLA PER GARANTIRE IL SUCCESSO FORMATIVO A TUTTI GLI ALUNNI di Umberto Tenuta

È una scuola che può essere realizzata sin da oggi, solo che la si voglia!

 

La scuola pubblica italiana nasce con la <<legge Casati ( d.lv. 13.11.1859, n. 3725) del Regno di Sardegna, entrato in vigore nel 1860 e successivamente esteso, con l'unificazione, a tutta l'Italia…La legge riformò in modo organico l'intero ordinamento scolastico, dall'amministrazione all'articolazione per ordini e gradi ed alle materie di insegnamento, confermando la volontà dello Stato di farsi carico del diritto-dovere di intervenire in materia scolastica a fianco e in sostituzione della Chiesa cattolica che da secoli deteneva il monopolio dell'istruzione. >>(WIKiPEDIA)

Sin dalla sua nascita, la scuola italiana è andata incontro a proposte e  processi di riforma che continuano anche ai nostri giorni.

 

Al riguardo fondamentali sono:

 

l’art. 3 della Costituzione italiana del 1948: <<Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese>>;

 

l’art. 30 della Costituzione italiana del 1948: <<È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio…>>;


 l’art. 1 del D.P.R. 275/1999 “Natura e scopi dell'autonomia delle istituzioni scolastiche”: <<
... L'autonomia delle istituzioni scolastiche è garanzia di libertà di insegnamento e di pluralismo culturale e si sostanzia nella progettazione e nella realizzazione di interventi di educazione, formazione e istruzione mirati allo sviluppo della persona umana, adeguati ai diversi contesti, alla domanda delle famiglie e alle caratteristiche specifiche dei soggetti coinvolti, al fine di garantire loro il successo formativo, coerentemente con le finalità e gli obiettivi generali del sistema di istruzione e con l'esigenza di migliorare l'efficacia del processo di insegnamento e di apprendimento>>;

 

l’art. 3 del D.P.R. 275/1999: <<1. Ogni istituzione scolastica predispone, con la partecipazione di tutte le sue componenti, il Piano dell'offerta formativa. Il Piano è il documento fondamentale costitutivo dell'identità culturale e progettuale delle istituzioni scolastiche ed esplicita la progettazione curricolare, extracurricolare, educativa ed organizzativa che le singole scuole adottano nell'ambito della loro autonomia.

2. Il Piano dell'offerta formativa è coerente con gli obiettivi generali ed educativi dei diversi tipi e indirizzi di studi determinati a livello nazionale a norma dell'articolo 8 e riflette le esigenze del contesto culturale, sociale ed economico della realtà locale, tenendo conto della programmazione territoriale dell'offerta formativa. Esso comprende e riconosce le diverse opzioni metodologiche, anche di gruppi minoritari, e valorizza le corrispondenti professionalità.

3. Il Piano dell'offerta formativa è elaborato dal collegio dei docenti sulla base degli indirizzi generali per le attività della scuola e delle scelte generali di gestione e di amministrazione definiti dal consiglio di circolo o di istituto, tenuto conto delle proposte e dei pareri formulati dagli organismi e dalle associazioni anche di fatto dei genitori e, per le scuole secondarie superiori, degli studenti. Il Piano è adottato dal consiglio di circolo o di istituto>>;

 

l’Art. 4 del D.P.R. 275/1999 (REGOLAMENTO DELL’AUTONOMIA SCOLASTICA):  <<1. Le istituzioni scolastiche, nel rispetto della libertà di insegnamento, della libertà di scelta educativa delle famiglie e delle finalità generali del sistema, a norma dell'articolo 8 concretizzano gli obiettivi nazionali in percorsi formativi funzionali alla realizzazione del diritto ad apprendere e alla crescita educativa di tutti gli alunni, riconoscono e valorizzano le diversità, promuovono le potenzialità di ciascuno adottando tutte le iniziative utili al raggiungimento del successo formativo.

<<2. Nell'esercizio dell'autonomia didattica le istituzioni scolastiche regolano i tempi dell'insegnamento e dello svolgimento delle singole discipline e attività nel modo più adeguato al tipo di studi e ai ritmi di apprendimento degli alunni. A tal fine le istituzioni scolastiche possono adottare tutte le forme di flessibilità che ritengono opportune e tra l'altro…..>>;

 

─l’art. 5 (Autonomia organizzativa) del D.P.R. 275/1999:  <<1. Le istituzioni scolastiche adottano, anche per quanto riguarda l'impiego dei docenti, ogni modalità organizzativa che sia espressione di libertà progettuale e sia coerente con gli obiettivi generali e specifici di ciascun tipo e indirizzo di studio, curando la promozione e il sostegno dei processi innovativi e il miglioramento dell'offerta formativa>>.

 

Infine, norma di rilevantissima portata, si legge nella Indicazioni nazionali  della RIFORMA MORATTI [1] che <<Il cuore del processo educativo si ritrova, quindi, nel compito delle istituzioni scolastiche e dei docenti di progettare le Unità di Apprendimento caratterizzate da obiettivi formativi adatti e significativi per i singoli allievi…e volte a garantire la trasformazione delle capacità di ciascuno in reali e documentate competenze>>.

 

LE UNITà DI APPRENDIMENTO INTESE QUALE EFFETTIVA RIFORMA DELLA SCUOLA, MAI REALIZZATA

La  vera riforma della scuola!

Da 150 anni la scuola statale, così come le altre, è stata fondata sulla lezione[2], contestata sin dal Campanella nella Città del sole, ma soprattutto nell’Emilio di J.J. Rousseau, i cui principi occorre che tutti i docenti realizzino, nonché dal successivo movimento delle le scuole nuove o scuole attivE[3] e dalle realizzazioni che ne sono state fatte.

Tale processo innovativo culmina nel 1907 nella istituzione delle case dei bambini realizzate da Maria Montessori ove la riforma della scuola, auspicata dall’Attivismo pedagogico veniva realizzata abolendo la lezione e la stessa figura del docente veniva sostituita dalla “direttrice” delle unità di apprendimento[4]. 

Ma la Riforma Gentile del 1923 ha azzerato la situazione e solo con i Programmi didattici del 1945 per la scuola primaria, ispirata dal Washburne[5],  riemerge il discorso di una scuola nuova.

I successivi programmi didattici vi fanno insistente riferimento, ma non se ne fa niente.

La  lezione continua a imperare. 

Certamente realizzare la scuola delle unità di apprendimento è molto più impegnativo del far lezione per il docente, ma garantisce l'effettivo processo apprenditivo e formativo dei singoli alunni. 

Sostituire le unità di apprendimento alla lezione comporta un cambiamento che richiede alla scuola la sua più profonda riforma.

Tutti gli altri discorsi che si fanno sul numero dei docenti, sulle ore di attività ecc. eludono ma non risolvono il problema di garantire il successo formativo, inteso come piena formazione della personalità dei singoli alunni.

La riforma Moratti aveva risolto il problema con le unità di apprendimento, ma è rimasta inattuata.

Le LIM costituiscono il segnale più evidente di non voler riformare la scuola, perché sono funzionali alla lezione.

Solo  attraverso le unità di apprendimento si garantisce il successo formativo a tutti i singoli alunni. 

I PON, le LIM, i discorsi sulla qualità della scuola sono tutti diversivi.

Se l’Amministrazione scolastica, dal centro alla periferia (finanche la singola scuola!), vuole realizzare veramente una riforma della scuola che garantisca il successo formativo a tutti gli alunni, occorre sostituire alla lezione le unità di apprendimento[6], le quali, attraverso le metodologie del Problem solving[7] e del Master learning[8], facendo uso delle tecnologie formative concrete (strutturate e non strutturate), virtuali, iconiche e simboliche[9], realizzano la riforma che garantisce la piena, integrale, massimale, originale formazione di tutti i singoli alunni.

Questo risultato è alla portata di tutte le scuole, attraverso le unità di apprendimento, solo che i docenti  vogliano impegnarsi in un’attività formativa certamente più impegnativa della lezione, quale che sia la forma di questa[10].

 

Nelle indicazioni e nelle raccomandazioni della riforma Moratti, che noi gli abbiamo bene illustrato con una serie di saggi[11], vi sono le indicazione utile a tale processo innovativo che ogni scuola, nell'ambito della sua autonomia, occorre realizzare. Da 

Anche su questa rivista abbiamo già cominciato un discorso in questa prospettiva che ci impegnamo a portare avanti, a un che donne e semplificazioni specifiche, auspicando però il contributo di quanto va veramente hanno cuore e una riforma della scuola che garantisca ad ogni cucciolo di uomo e, in suo successo formativo, in detto come piena, la integrante, massimale e di originale formazione della loro personalità. 

 

La riforma attraverso le unità di apprendimento , peraltro, risolve anche il è problema degli alunni diversamente abili e degli alunni super dotati, sui quali i la Comunità europea ha formalmente richiamato l’attenzione di tutte le amministrazioni scolastiche.

Nelle indicazioni e nelle raccomandazioni della Riforma Moratti, che noi abbiamo bene illustrato con una serie di saggi, vi sono le indicazione utili a tale processo innovativo che ogni scuola, nell'ambito della sua autonomia, dovrebbe realizzare.

Anche su questa rivista abbiamo già cominciato un discorso in questa prospettiva che ci impegniamo a portare avanti, con una serie di esemplificazioni specifiche, auspicando però il contributo di quanti veramente hanno cuore una riforma della scuola che garantisca ad ogni cucciolo di uomo il suo successo formativo, inteso come piena, integrale, massimale ed originale formazione della loro personalità. 

 

Come il venditore di almanacchi di Leopardi, ci auguriamo che il prossimo anno sia quello buono per realizzare la riforma della scuola, l'unica riforma che si richiede, tenendo presente che tutte le altre sono solo inutili diversivi che lasciano, come lasciano, le cose così come sono state finora.

In effetti, la scuola è rimasta fondamentalmente quella prevista dalla Legge Casati del 1859!

Al riguardo, <Il maestro>>, si diceva nei Programmi didattici del 1867, <<si astenga dal dare dimostrazioni che in quella tenera età non sarebbero intese. Si limiti ad imprimer bene nelle menti degli scolari le definizioni e le regole…>>[12].

È questo che, dopo centocinquanta anni si continua a fare con le lezioni, gli ipertesti, gli ipermedia ed ora con le tanto decantate LIM che, peraltro, ben potevano essere sostituite dai KIT MOBILI[13].



[1] TENUTA U., La Riforma Moratti: come attuarla? ─Indicazioni didattiche per l’attuazione della Riforma, In RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA (www.rivistadidattica.com)  

[2] In merito, cfr. i nostri saggi nelle seguenti riviste:  EDSCUOLA.COM ( www.edscuola.it/dida.html ) e RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA ( www.rivistadidattica.com )

[3] In merito cfr.: ROMANINI L., La metodologia moderna nella scuola elementare, La Scuola, Brescia, 1955; ROMANINI L., Il movimento pedagogico all’estero (vol. I - Le idee; vol. II - Le esperienze), La Scuola, Brescia, 1955; BINI G., La pedagogia attivistica in Italia, Editori Riuniti, Roma, 1971.

[4] In merito cfr.: MONTESSORI M., La scoperta del bambino, Garzanti, Milano, 2000

[5] Al Washburne si deve l’esperienza innovativa della scuola di Winnetka (1919).

[6] In merito cfr.: TENUTA UMBERTO, Le unità di apprendimento,  in RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA (www.rivistadidattica.com)

[7] In merito al Problem solving cfr.: MOSCONI G., D'URSO V. (a cura di), La soluzione di problemi. Problem-solving, Giunti-Barbèra, Firenze, 1973; KLEINMUNTZ B.(a cura di), Problem solving Ricerche, metodi, teorie, Armando, Roma, 1976; DUNCKER K., La psicologia del pensiero produttivo, Giunti-Barbèra, Firenze, 1969; WERTEIMER M., Il pensiero produttivo, Giunti-Barbèra, Firenze, 1965; DORNER D., La soluzione dei problemi come elaborazione dell’informazione, Città Nuova, Roma, 1988. Per la problematica dell’ermeneutica, cfr: GENNARI M., Interpretare l’educazione. Pedagogia, semiotica, ermeneutica, La Scuola, Brescia, 1992; MALAVASI P., Tra ermeneutica e pedagogia, La Nuova Italia, Firenze, 1992

[8] In merito al Cooperative learning cfr.: JOHNSON, D.W. ET AL., Apprendimento Cooperativo in Classe, Edizioni Erickson, Trento, 1997; PONTECORVO C., AIELLO A.M., ZUCCHERMAGLIO C., Discutendo si impara. Interazione sociale e cono-scenza a scuola, NIS, Roma, 1991; PONTECORVO C. (a cura di), La condivisione della conoscenza, La Nuova Italia, Firenze, 1993; PONTECORVO C., AIELLO A.M., ZUCCERMAGLIO C., (a cura di), I contesti sociali dell’apprendimento. Acquisire co-noscenze a scuola, nel lavoro, nella vita quotidiana, LED, Milano, 1995;. LIGORIO M.B., Apprendimento e collaborazione in ambienti di Realtà Virtuale. Teoria, metodi, tecniche ed esperienze, Garamond, Roma 2002

7 In merito al Problem solving cfr.: MOSCONI G., D'URSO V. (a cura di), La soluzione di problemi. Problem-solving, Giunti-Barbèra, Firenze, 1973; KLEINMUNTZ B.(a cura di), Problem solving Ricerche, metodi, teorie, Armando, Roma, 1976; DUNC-KER K., La psicologia del pensiero produttivo, Giunti-Barbèra, Firenze, 1969; WERTEIMER M., Il pensiero produttivo, Giunti-Barbèra, Firenze, 1965; DORNER D., La soluzione dei problemi come elaborazione dell’informazione, Città Nuova, Roma, 1988. Per la problematica dell’ermeneutica, cfr: GENNARI M., Interpretare l’educazione. Pedagogia, semiotica, ermeneutica, La Scuo-la, Brescia, 1992; MALAVASI P., Tra ermeneutica e pedagogia, La Nuova Italia, Firenze, 1992 

[9] TENUTA U., Quarta rappresentazione: rappresentazione virtuale in www.rivistadidattica.com

[10] Docente e Professore sono “coloro che insegnano”. Anche Maestro è “colui che insegna” (“persona tanto preparata ed abile in q.c. da poterla insegnare ad altri”) . In fondo, docenti, professori e maestri sono insegnanti. E insegnante¸ secondo l’etimologia, è colui che “incide, imprime dei segni (nella mente)”, in quanto la parola insegnare è composta da in- (intensivo) e da signare nel senso di “mostrare, spiegare. Appare evidente il collegamento stretto di tali concetti con la psicologia empiristica che concepiva la mente dell’alunno come una tabula rasa, sulla quale l’insegnante andava a incidere i segni (in-signare). Oggi non v'è chi non veda che si tratta di una visione dell’insegnare completamente superata, nel momento in cui universalmente si riconosce che l’insegnante non può imprimere le conoscenze nella mente degli alunni,, come pure si prevedeva nei Programmi didattici del 1867 (<<Il maestro si astenga dal dare dimostrazioni che in quella tenera età non sarebbero intese. Si limiti ad imprimer bene nelle menti degli scolari le definizioni e le regole>> .

[11] In merito cfr.:  EDSCUOLA.COM ( www.edscuola.it/dida.html ) e RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA ( www.rivistadidattica.com )

[12] LOMBARDI F.M., I Programmi per la scuola elementare dal 1850 al 1985, La Scuola, Brescia, 1987, pp. 49-50.

[13] Una dozzina di NOTEBOK per ogni aula, dal costo decisamente inferiore alle LIM. (UMBERTO TENUTA, COMPUTER IN OGNI AULA CON I KIT MOBILI, http://www.edscuola.it/archivio/didattica/pcinaula.html


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