LA RIFORMA DELLA RIFORMA

Umberto Tenuta

C’erano la scuola materna, la scuola elementare, la scuola secondaria di primo e di secondo grado.

Negli anni ’50 si è cominciato a fare il discorso di una scuola per la formazione di base, corrispondente alla scuola dell’obbligo ottennale prevista dalla Carta costituzionale del 1948: una scuola dai 6 ai 14 anni che poi si è concretizzata nella scuola elementare e nella scuola media unificata prevista dalla Legge 1859 del 1962.

Intanto andava maturando la consapevolezza del ruolo fondamentale della scuola materna nel processo di formazione della personalità, ruolo che trovava conforto nella istituzione della scuola materna statale con la Legge 444 del 1968.

LA SCUOLA PER LA FORMAZIONE DI BASE

Sembrava ormai acquisito che la scuola per la formazione di base dovesse comprendere la scuola materna, la scuola elementare e la scuola media, le quali, seppure separate, contribuivano a realizzare la piena formazione della personalità, così come era previsto dall’art. 3 della Costituzione (<<pieno sviluppo della persona umana>>).

In tale clima, a fine anni ’70, veniva presentata la proposta di una scuola unitaria che comprendesse la scuola materna, la scuola elementare e la scuola media, con un solo Dirigente scolastico: i futuri istituti comprensivi.

Non furono poche le resistenze: soprattutto la refrattarietà della scuola media ad uscire dal sistema secondario e la rivendicazione dell’autonomia istituzionale da parte della scuola materna che rivendicava una propria dirigenza scolastica, peraltro prevista dalla Legge 444/1968.

L’idea di un istituzione comprensiva delle tre scuole per la formazione non venne sancita sul piano istituzionale, ma a metà anni ’90 è stata realizzata di fatto con l’avvio sperimentale degli istituti comprensivi: scuola materna, scuola elementare e scuola media venivano di fatto unificate nella dirigenza scolastica e, parzialmente, negli organi collegiali.

L’esperienza degli istituti comprensivi è stata esaltata, forse senza sufficienti riscontri degli effettivi risultati, più per quello che si riteneva potessero essere che per quello che erano i risultati conseguiti.

La Legge 30/2000 di riforma dei cicli ha recepito solo parzialmente l’idea degli istituti comprensivi, con l’unificazione della scuola elementare e della scuola media nella scuola primaria.

SCUOLA PRIMARIA / SCUOLA DI BASE

Al di là delle polemiche in ordine alla riduzione di un anno, resta il dato positivo dell’unificazione della scuola elementare e della scuola media nella scuola primaria .

Rimangono fuori la scuola dell’infanzia e le annualità dell’obbligo della scuola secondaria.

È un esito non certamente lusinghiero nella prospettiva della realizzazione dell’idea della scuola per la formazione di base, che pure era stata coltivata e che si era affermata nell’ultimo cinquantennio.

Peraltro, si è pasticciato anche con le denominazioni di scuola di base attribuita alla scuola primaria, che esclude la scuola dell’infanzia, la cui integrazione nella scuola per la formazione di base non sembra possa minimamente essere messa in discussione.

Se proprio la scuola dell’infanzia, per resistenze politiche, non poteva essere inclusa nella scuola per la formazione di base, non si doveva attribuire la denominazione di scuola di base alla scuola primaria, che non è, né primaria, né di base.

Scuola primaria è semmai la scuola dell’infanzia, quale primo segmento del sistema scolastico.

Peraltro, la scuola per la formazione di base non può non comprendere la scuola dell’infanzia, la scuola elementare ed almeno la scuola media, se non anche le annualità dell’obbligo della scuola secondaria.

Tuttavia, ciò che è inaccettabile è l’esclusione della scuola dell’infanzia dalla scuola per la formazione di base.

È un’esclusione che può assumere un significato estremamente negativo, riduttivo di quello che è il ruolo formativo oggi universalmente riconosciuto alla scuola dell’infanzia. Gli Orientamenti educativi del 1969 e soprattutto del 1991 hanno ormai convalidato e consolidato il ruolo della scuola dell’infanzia quale primo segmento della scuola per la formazione di base.

Quale occasione mancata per il riconoscimento giuridico di tale ruolo nel momento in cui si andavano a riformare i cicli!

Ma, cosa fatta capo ha.

Occorre correre ai ripari terminologici, precisando che scuola di base non significa scuola per la formazione di base e che scuola primaria non significa scuola primaria (prima scuola, primo segmento del sistema scolastico).

La scuola per la formazione di base, diversa dalla scuola di base, comprende ¾ non può non comprendere, in quanto contribuisce al <<pieno sviluppo della persona umana>>¾ anche la scuola dell’infanzia: scuola dell’infanzia e scuola primaria.

Si è pasticciato: la scuola primaria non comprende la scuola dell’infanzia che indiscutibilmente è scuola primaria (<<primo grado del sistema scolastico>>) e però comprende la scuola media che continua a rivendicare la sua secondarietà.

Si obietterà che non sono fondate le proteste per la riduzione di un’annualità della scuola primaria e che non sono fondate le proteste della scuola media per il venir meno della sua secondarietà, in quanto non si può non pensare a un sistema formativo di base, non secondario, che arrivi fino ai 13/14 anni.

Ma resta il pasticcio della scuola dell’infanzia, esclusa dalla scuola primaria e dalla scuola di base: pasticcio inaccettabile, foriero di un’inevitabile riduttiva considerazione della scuola dell’infanzia, non certamente per un lapsus definita scuola della socializzazione nel primo disegno di legge governativo di riforma dei cicli. Lo stereotipo dominante è appunto ancora quello di scuola della socializzazione, di scuola assistenziale, di scuola del mero intrattenimento, che pure sembravano definitivamente superate con gli Orientamenti educativi del 1969 e soprattutto del 1991.

LA RIFORMA DELLA RIFORMA

Ma, ove non fossero bastati questi pasticci, ora viene la riforma della riforma: gli istituti comprensivi sono stati fatti sopravvivere alla riforma dei cicli, quasi ad evidenziare l’inadeguatezza della riforma approvata dal Parlamento.

Se una riforma ha bisogno di correttivi sin da prima della sua attuazione, non si vede che riforma sia.

La Legge 30/2000 di riforma dei cicli ha previsto una scuola dell’infanzia, una scuola primaria ed una scuola secondaria: è questo il nuovo ordinamento scolastico; sono queste le nuove scuole.

Invece, non è così.

La riforma non serve: è superata dai redivivi istituti comprensivi!

Prima che attuata, la riforma dei cicli è riformata: non più la scuola dell’infanzia, la scuola primaria e la scuola secondaria, ma gli istituti comprensivi e la scuola secondaria.

Anzi, siccome la riforma dei cicli in qualche modo deve pure entrare in vigore, il nuovo ordinamento di fatto prevede, sia la terna della scuola dell’infanzia, della scuola primaria e della scuola secondaria, sia l’ambo degli istituti comprensivi e della scuola secondaria.

In sintesi, abbiamo non tre, ma quattro scuole contemporaneamente funzionanti: scuola dell’infanzia, scuola primaria, istituti comprensivi e scuola secondaria.

Ciò che risulta incomprensibile, paradossale, assurdo ¾ anche se non sembra che sia stato finora evidenziato¾ è che si faccia la riforma della riforma, facendo sopravvivere, rinascere, rinvigorire gli istituti comprensivi.

Non che gli istituti comprensivi non fossero un’idea buona: unificare scuola materna, scuola elementare e scuola media era una prospettiva auspicabilissima, perché dava finalmente vita alla scuola per la formazione di base.

Ma, allora perché questa scuola per la formazione di base non è stata approvata dal Parlamento?

Perché la scuola materna, la scuola elementare e la scuola media non sono state unificate?

E, soprattutto, perché si mantiene la scuola dell’infanzia in un ruolo di estrema marginalità, sul piano istituzionale, mentre poi di fatto viene integrata negli istituti comprensivi?

L’istituto comprensivo è un’istituzione unitaria, nella quale le tre scuole di ieri (scuola materna, scuola elementare e scuola materna) ovvero le due scuole di domani (scuola dell’infanzia e scuola primaria) si pongono su un piano di sostanziale continuità, se non di integrazione.

Ma gli istituti comprensivi ora si configurano, di fatto, come la riforma della riforma dei cicli, una riforma troppo prematura di una riforma che non è stata ancora attuata, una riforma che ha più il carattere del rabbercio che della riforma.

Pertanto, continua a permanere la precarietà dell’ordinamento scolastico: due ordinamenti, uno giuridico ed uno di fatto. Sul piano giuridico, la scuola dell’infanzia e la scuola primaria; di fatto gli istituti comprensivi.

Quello che la riforma dei cicli non ha realizzato, viene attuato di fatto attraverso gli istituti comprensivi (scuola dell’infanzia e scuola primaria), che peraltro convivono con il vecchio ordinamento: scuola materna e scuola elementare nei Circoli didattici e scuole medie come istituti scolastici a sé stanti.

Si tratta di una precarietà che non può non incidere negativamente sul funzionamento della scuola e sui ruoli degli operatori scolastici tutti.

A prescindere dalla dirigenza scolastica, il personale docente degli istituti comprensivi tende a superare le separatezze delle tre scuole di ieri (scuola materna, scuola elementare e scuola media) e delle due scuole di domani (scuola dell’infanzia e scuola primaria), ma dove gli istituti comprensivi non si attuano, la separatezza rimane.

La situazione attuale non cambierà, anzi si aggraverà, quando scuola elementare e scuola media saranno unificate, perché continueranno ad esistere, da una parte, gli istituti comprensivi costituiti da scuola dell’infanzia e scuola primaria, e, dall’altra, la scuola dell’infanzia e la scuola primaria, separate sul piano istituzionale, ma aggregate sul piano della gestione, in quanto la scuola dell’infanzia sarà affidata alla dirigenza scolastica della scuola primaria.

Si aggraverà così la dicotomia tra scuole comprensive (istituti comprensivi) e scuole non comprensive (scuola dell’infanzia e scuola primaria): negli istituti comprensivi si realizzerà l’integrazione della scuola dell’infanzia e della scuola primaria, le quali invece continueranno a rimanere distinte sul piano istituzionale quando non si farà luogo agli istituti comprensivi:

ANTE RIFORMA

SCUOLA DELL’INFANZIA

SCUOLA ELEMENTARE

SCUOLA MEDIA

ISTITUTI COMPRENSIVI

POST RIFORMA

SCUOLA DELL’INFANZIA

SCUOLA PRIMARIA

ISTITUTI COMPRENSIVI

 

È appena il caso di rimarcare la situazione di precarietà della scuola dell’infanzia, ora integrata negli istituti comprensivi, ora a sé stante, ma sempre affidata alla gestione della dirigenza scolastica della scuola primaria.

Il rabbercio non giova alla scuola primaria e non giova soprattutto alla scuola dell’infanzia.

Se di istituti comprensivi si doveva trattare, la scuola dell’infanzia doveva far parte della scuola primaria.

Non si può continuare a sperimentare quello che è stato già oggetto di riforma.

A meno che la riforma non nasca già riformata!

SCUOLA PER LA FORMAZIONE DI BASE/ ISTITUTI COMPRENSIVI

Ma, allora, si abbia il coraggio di fare chiarezza: non esistono più la scuola dell’infanzia e la scuola primaria, ma esistono gli istituti comprensivi ovvero esiste la scuola per la formazione di base, comprensiva della scuola dell’infanzia, della scuola elementare e della scuola media.

Era questa la prospettiva chiara avanzata negli anni ’70: una riforma condivisibile o non condivisibile, ma una riforma organica, chiara, comprensibile.

E la scuola ha bisogno di idee chiare, soprattutto nel momento in cui si fanno le riforme.

Prima di dare corso alla riforma, si decida se l’ordinamento scolastico deve prevedere:

la scuola dell’infanzia, la scuola primaria e la scuola secondaria

oppure

gli istituti comprensivi (scuola dell’infanzia e scuola primaria) e la scuola secondaria.

 

Tertium non datur.

Secondo la logica!

 

(In corso di pubblicazione sulla rivista IL DIRIGENTE SCOLASTICO, SNALS, ROMA)

 

(marzo 2001)