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"Anticipazioni Dossier Statistico Immigrazioni 2002"

Fondazione Migrantes

12/07/2002

Come tradizione, anche quest'anno, la Caritas Italiana e la Fondazione Migrantes, con il supporto della Caritas diocesana di Roma presso la quale ha sede il coordinamento del "Dossier Statistico Immigrazione", presentano le prime statistiche sugli immigrati soggiornanti in Italia all'inizio del 2002, anticipando così una piccola parte del nuovo Dossier 2002 (XII Rapporto) che verrà pubblicato il prossimo ottobre.


Tali "Anticipazioni", solitamente diffuse nel mese di marzo, appaiono in ritardo essendo stato possibile disporre solo a giugno dei dati sui visti d'ingresso da parte del Ministero Affari Esteri e dei dati sui permessi di soggiorno raccolti dal Ministero dell'Interno presso il Centro Elaborazione Dati.


Nel nuovo conteggio del Ministero dell'Interno gli immigrati titolari di permesso di soggiorno sono risultati 1.363.000 includendovi anche 148.000 cittadini dell'Unione Europea: complessivamente si tratta di 25.000 persone in meno rispetto all'anno precedente.
Nel corso del 2001 sono stati rilasciati 208.000 visti di ingresso, di questi solo 130.000 hanno riguardato soggiorni di lunga durata, in prevalenza per lavoro (50.000, inclusi quelli venuti sotto sponsorizzazione ed esclusi i lavoratori stagionali) e per ricongiungimento familiare (65.000): ad essi si aggiungono le persone venute per motivi religiosi, per studio e per residenza elettiva.


Tra i soggiornanti si rileva una sempre maggiore stabilità della presenza e ciò si può dedurre non solo dalle elevate percentuali dei permessi per lavoro (59% e 801.000 persone) e per famiglia (29% e 394.000 persone) ma anche dal fatto che tra i soggiornanti per lavoro sia molto bassa (meno dell'8%) la percentuale di disoccupati.

Gli ingressi con sponsorizzazione (circa 15.000 nel 2001), ritenuti una sorta di porta di ingresso per etnie e individui poco raccomandabili, alla luce dei dati disaggregati per area di provenienza, superano questi pregiudizi e lasciano intatte nella loro validità le ragioni che indussero a chiederne l'istituzione.


Dal punto di vista degli insediamenti nelle regioni italiane e dei paesi di provenienza, nel corso del 2001, si confermano le dinamiche degli ultimi anni. Le regioni settentrionali, con il 57% degli stranieri soggiornanti, sono sempre più il polo di attrazione di quanti vogliono inserirsi nel mercato del lavoro e l'Europa dell'Est si conferma l'area preminente di provenienza dei soggiornanti (con Albania, Romania e altri paesi balcanici in testa) pur restando quella marocchina la prima comunità con 158.000 unità. Guardando all'ultimo decennio, comunque, aumenti molto consistenti sono stati quelli di Cina, India, Bangladesh e Pakistan in Asia, Nigeria in Africa e Perù in America Latina.


Nel contesto europeo, l'Italia si conferma come un paese verso il quale si indirizzano pochi richiedenti asilo (10.000 domande nel 2001 secondo l'ACNUR, di cui la maggior parte non accolte) e dove rimane molto basso il numero di studenti stranieri (i soggiornanti a tale titolo sono 31.000).


La pressione migratoria e il suo controllo, come si rileva dall'analisi dei respingimenti e delle espulsioni, è rimasta caratterizzata da valori simili a quelli degli ultimi anni e questo a prescindere dai diversi governi.


Secondo il Comitato di presidenza del Dossier Immigrazione, composto da mons. Vittorio Nozza, Direttore della Caritas italiana, da mons.
Luigi Petris, Direttore generale della Fondazione Migrantes della C.E.I e da mons. Guerino Di Tora, Direttore della Caritas diocesana di Roma, "Alla luce dei nuovi dati che non giustificano allarmismo, è fondato esprimere profonda preoccupazione sulle modifiche apportate alla normativa del diritto d'asilo e ribadire anche il dissenso nei confronti dello spirito restrittivo della nuova normativa sull'immigrazione. E inoltre è tempo di costruire fattivamente la convivenza tra italiani e immigrati. Perciò non bisogna pensare al Nord solo come terra in cui l'integrazione è difficile, quando invece sono numerose le città di quell'area da prendere come esempio con fruttuose tradizioni di accoglienza. Sappiamo che spesso la rigidità nei confronti degli immigrati è frutto soltanto di lacune conoscitive. Perciò, come "Dossier Immigrazione" della Caritas, vorremmo essere aiutati maggiormente a fornire una informazione tempestiva e completa alla popolazione".

 

 

IMMIGRAZIONE

 

REDATTORE  SOCIALE

 

Dossier Caritas 2002. ''Lavoratori sì, ma anche cittadini''. Dal '70 gli stranieri raddoppiano ogni dieci anni: in Italia 1 ogni 38 abitanti

 

Dossier Caritas sull'immigrazione, dodicesima edizione. Il rapporto viene presentato questa mattina a Roma, accolto come sempre da un grande interesse.

Il dossier giunge in un momento molto importante e la sua presentazione si colloca a metà strada tra l'approvazione della legge Bossi-Fini e la regolarizzazione messa in atto dal Governo. Aspetti che hanno consentito agli studiosi e agli estensori del rapporto di dare altre e più dirette interpretazioni della situazione in atto. Non a caso esso si intitola “Lavoratori e cittadini”, quasi ad evidenziare le due dimensioni del problema.

“La legge Bossi-Fini – si legge nel Rapporto Caritas – concentra l’attenzione sull’immigrato come lavoratore e presenta una forte analogia, anche se con tonalità più restrittive, con l’impostazione della prima legge sull’immigrazione (n.943/1986). E’ vero che il lavoro è uno degli aspetti preminenti e può favorire la comprensione ma non esaurisce la realtà del fenomeno migratorio; perciò il lavoro merita di essere evidenziato, senza trascurare che l’immigrato è anche un cittadino portatore di bisogni socio-culturali”.

Dunque Caritas Italiana e Fondazione Migrantes, nell’introduzione del Dossier, esprimono riserve sulla Bossi-Fini. E il punto, così come evidenziato, “non è la severità contro i trafficanti clandestini, che trova tutti d’accordo, bensì la rigidità mostrata nei confronti degli immigrati regolari: abolizione della venuta sotto garanzia, riduzione della durata del permesso di soggiorno, riduzione del periodo di permanenza come disoccupati, restrizioni nell’acquisizione della carta di soggiorno e nella normativa sui ricongiungimenti familiari, tutela inadeguata in caso di ricorso contro provvedimenti coattivi (…)”. Per la Caritas, in definitiva, l’Italia è un Paese “storicamente destinato a convivere con l’immigrazione”, e il dibattito politico “non sembra recepire adeguatamente la rilevanza strutturale assunta dall’immigrazione, la sua crescente dimensione societaria e le sue prospettive”. Aspetti, questi, messi in evidenza dai numeri riportati dal Dossier.

A partire dagli anni ’70 la popolazione immigrata in Italia si è raddoppiata ogni dieci anni. Alla fine del 1991 gli immigrati registrati come legalmente soggiornanti in Italia erano 648.935; alla fine del 2001 sono aumentati a 1.362.930. E se si tiene conto dei nuovi nati e dei minori (circa 300 mila unità, un quinto della popolazione straniera), il numero complessivo degli immigrati sfiora 1 milione e 600mila unità, con una incidenza sulla popolazione residente pari al 2,8% (1 presenza ogni 38 residenti). Qualcosa di inferiore, comunque, rispetto alla media europea (1 immigrato ogni 20 residenti), agli Stati Uniti d’America (1 ogni 10), in Canada (1 ogni 6), in Svizzera e Australia (1 ogni 5). Non solo: tenendo conto che molte persone sposate hanno lasciato i figli in patria e che altre devono ancora costituire una famiglia, e che ogni anno c’è bisogno di nuove leve lavorative, il dossier ipotizza che la presenza degli immigrati è destinata ad aumentare ulteriormente. Ma per la Caritas l’apertura all’immigrazione deve realizzarsi oggi, perché essa è una realtà in atto. Nel 2001, infatti, i nuovi permessi di soggiorno per inserimento a carattere stabile sono stati 130mila, la metà dei quali è avvenuta per ricongiungimento familiare. Non si tratta, dunque, di una immigrazione passeggera, visto che negli anni ’90 il processo di radicamento è stato molto incisivo. E all’inizio del 2001 (dati Istat) il 10% degli immigrati viveva in Italia da più di 15 anni, il 26% da più di 10 e il 54% da più di 5 anni.

Quanto ai numeri del mondo del lavoro, va detto che i lavoratori extracomunitari costituiscono il 3% del totale delle forze lavoro, triplicando la loro incidenza sulle assunzioni. Uno ogni 10 assunti è un lavoratore extracomunitario, mentre uno ogni cinque posti perduranti a fine anno spetta ad un immigrato. In altre parole: questi lavoratori, in confronto con quelli italiani, vengono assunti con più frequenza e con maggiore facilità vengono tenuti in attività.

 

Caritas Italiana

Indirizzo:V.le Baldelli 41 - 00162  - Roma (RM)

Tel: 06/541921, Fax: 06/5410300 E-mail:segreteria@caritasitaliana.it

responsabile:don Vittorio Nozza

addetto alla comunicazione:Ferruccio Ferrante

sito/i internet: http://www.caritasitaliana.it/

La Caritas Italiana è l'organismo pastorale costituito dalla Conferenza Episcopale Italiana al fine di promuovere la testimonianza della carità nella comunità ecclesiale italiana, in forme consone ai tempi e ai bisogni, in vista dello sviluppo integrale dell'uomo, della giustizia sociale e della pace, con particolare attenzione agli ultimi e con prevalente funzione pedagogica. Fa anche parte della Conferenza nazionale volontariato giustizia.

 

 

 

 

Ingressi di lavoratori stagionali immigrati 1992/2001

 

 

Numero totale

Numero indice

% europei

1992

1.659

100

n.d.

1993

2.788

168

72,9

1994

5.777

348

90,9

1995

7.587

457

96,8

1996

8.880

535

98,6

1997

8.449

509

97,8

1998

16.500

995

n.d.

1999

20.381

1.229

-

2000

30.901

1.659

96,3

2001

39.400

2.374

91,9



Fonte: Dossier statistico immigrazione, 2002 - "Lavoratori e cittadini"  - Caritas/Migrantes su dati del Ministero del Lavoro

 

 

 

 

Permessi di soggiorno per lavoro e immigrati senza lavoro 
Dati al 31/12/2001

REGIONI

Forza lavoro immigrata

Senza occupazione

% su forza lavoro

Piemonte

57.695

4.841

8,4

Valle D'Aosta

1.548

168

10,9

Lombardia

202.895

9.537

4,7

Liguria

17.535

1.199

6,8

NORD OVEST

279.673

15.745

5,6

Trentino A. Adige

20.995

949

4,5

Veneto

78.406

4.064

5,2

Friuli V. Giulia

19.495

1.065

5,5

Emilia Romagna

78.232

6.072

7,8

NORD EST

197.128

12.150

6,2

Toscana

54.055

2.858

5,3

Umbria

15.045

857

5,7

Marche

21.417

846

4,0

Lazio

130.098

13.346

10,3

CENTRO

220.615

17.907

8,1

Abruzzo

9.012

500

5,5

Molise

923

79

8,6

Campania

33.961

4.893

14,4

Puglia

16.735

1.189

7,1

Basilicata

1.740

218

12,5

Calabria

7.970

1.970

24,7

SUD

70.341

8.849

12,6

Sicilia

27.432

3.829

14,0

Sardegna

5.491

638

11,6

ISOLE

32.923

4.467

13,6

ITALIA

800.680

59.118

7,4

Fonte: Dossier statistico immigrazione, 2002 - "Lavoratori e cittadini"  - Caritas e Migrantes                             

 

Lo scorso anno assunti 467mila extracomunitari. Sono loro a trovare lavoro nelle piccole e medie imprese

 

Ma qual è la rilevanza dei lavoratori immigrati? Secondo il Dossier Caritas, che riporta dati raccolti dall’Inail, nel corso del 2001 i flussi lavorativi sono stati così caratterizzati: 4.743.650 assunzioni (di cui 467.304 extracomunitari), 4.297.205 cessazioni dei rapporti (di cui 378.856 extracomunitari) e 446.445 saldi tra assunzioni e cessazioni (di cui 88.448 extracomunitari).

 

I lavoratori extracomunitari trovano un maggiore sbocco tra le piccole e medie imprese rispetto a quelle con oltre 50 dipendenti (58% dei lavoratori extracomunitari). La loro incidenza è del 9,9% sul totale delle assunzioni, dell’8,8% sul totale delle cessazioni e del 19,8% sui saldi tra assunzioni e cessazioni di rapporti.
Il bisogno di manodopera immigrata, rappresentata dalla sua incidenza sulle assunzioni, è al di sotto del 4% nel Sud e nelle Isole, nell’ordine del 10-11% nel Centro e nel Nord-Ovest e del 15% nel Nord-Est (poco meno di 1 ogni 6 assunzioni). In tutte le aree, comunque, il saldo è più favorevole rispetto a quanto avviene per gli italiani: in media un rapporto rimasto in essere a fine anno ogni 5 avviamenti effettuati, con ovvie differenze territoriali (media migliore al Nord-Est e al Nord-Ovest, con 1 ogni 4, mentre al Centro diventa 1 ogni 6 e al Sud 1 ogni 7).


Ma da dove arrivano i lavoratori immigrati? Per numero di assunzioni troviamo ai primi posti Albania e Marocco, che superano le 45mila unità. Al terzo e quarto posto ci sono Romania e Svizzera, rispettivamente con 28mila e 20mila assunzioni. Seguono altri gruppi di nazioni: ex Jugoslavia (17mila), Tunisia (16.800), Senegal e Cina (entrambe 13mila) e Polonia (10mila). Ma l’origine etnica non è ininfluente nemmeno ai fini della stabilità. Infatti, a fine 2001, dei 46.300 marocchini solo 6.400 erano ancora occupati, e dei 47mila albanesi ne rimanevano attivi solo 9.600.


E veniamo ai settori a più alta partecipazione di immigrati. Gli avviamenti dei lavoratori extracomunitari sono caratterizzati da una ripartizione per settori che vede prevalere quello dei servizi (49%), seguito dall’industria (36%) e dall’agricoltura (15%). I lavoratori extracomunitari, come detto, trovano uno sbocco maggiore tra le piccole e medie imprese e sono più giovani degli italiani: nelle classi di età 18-35 anni e 36-50 sopravanzano gli italiani rispettivamente di 6 e 2 punti percentuali. Interessante anche la proporzione tra immigrati e italiani assunti nello stesso settore.

 

Il Dossier, cioè, riscontra che i settori che attraggono in maggior misura e più stabilmente la manodopera immigrata sono il mercato dei servizi e delle merci ‘immateriali’ più che quello della produzione industriale. Il primo ambito, dunque, è quello alberghiero e della ristorazione, primo per assunzioni (87.182), e vede i lavoratori extracomunitari influire nella misura del 10,5% sul totale delle assunzioni del settore. Più meno identica l’incidenza nel settore delle costruzioni, dei trasporti e delle pulizie. Nell’agricoltura, nell’industria tessile e dei metalli, invece, il rapporto è più consistente e c’è un lavoratore immigrato ogni 6 assunti.


L’agricoltura è il settore nel quale, nel corso del 2001, sono stati assunti 497.214 lavoratori, di cui 59.992 immigrati, pari al 9,9% di tutte le assunzioni. Vi sono settori in cui l’incidenza dei saldi di extracomunitari sulle assunzioni supera il valore medio (che è del 19,8%). Ciò accade nelle altre industrie (20%), nel commercio al dettaglio (20,8%), nell’industria meccanica (25,2%), in quella di trasformazione (21,8%) e di estrazione dei minerali (22,6%), nella sanità (30,2%). E in alcuni settori la manodopera è costituita solo dagli immigrati.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Assunzioni, cessazioni e saldi 
nel periodo 16/3/2000 - 27/6/2002

 

Tutti i lavoratori

Lavoratori extracomunitari

 

Rapporti

%
maschi

C.F. netti

x persona

Assunz.

%
maschi

C.F. netti

x persona

Tempo indeterminato

 

 

 

 

 

 

 

 

Assunzioni

8.927.732

58,7

5.754.208

1,6

942.311

n.d.

582.801

1,6

Cessazioni

7.168.298

60,1

4.959.187

1,4

657.071

n.d.

432.242

1,5

Saldi

1.759.434

53,0

795.021

2,2

285.240

n.d.

150.559

1,9

Tempo determinato

 

 

 

 

 

 

 

 

Assunzioni

3.711.316

54,4

1.364.281

2,7

280.959

n.d.

120.468

2,3

Cessazioni

3.465.572

54,5

1.282.016

2,7

261.178

n.d.

113.204

2,3

Saldi

245.744

52,9

82.265

3,0

19.781

n.d.

7.264

2,7

Cambio Azienda

4.458.660

n.d.

2.705.046

1,6

713.480

n.d.

259.785

2,7

Cod. Fisc. movimentati

7.883.006

 

 

 

726.628

 

 

 

NB. La  sigla C.F. sta per Codice Fiscale

 

 

 

 

 

 

 

 

Assunzioni

Cessazioni

Saldi

Nord Ovest

Italiani+Stranieri

1.190.084

1.093.308

96.776

 

Extracomunitari

138.157

110.934

27.223

 

%Extracomunitari

11,6

10,1

28,1

Nord Est

Italiani+Stranieri

1.181.044

1.075.427

105.617

 

Extracomunitari

180.331

144.492

35.839

 

%Extracomunitari

15,3

13,4

33,9

Centro

Italiani+Stranieri

1.053.612

969.296

74.316

 

Extracomunitari

99.923

82.030

17.893

 

%Extracomunitari

9,5

8,5

21,2

Sud

Italiani+Stranieri

944.889

829.909

114.980

 

Extracomunitari

35.288

29.253

5.535

 

%Extracomunitari

3,7

3,6

4,8

Isole

Italiani+Stranieri

374.021

329.265

44.756

 

Extracomunitari

13.695

11.647

1.958

 

%Extracomunitari

3,7

3,6

4,4

ITALIA

Italiani+Stranieri

4.743.650

4.297.205

4446.445

 

Extracomunitari

467.304

378.856

88.448

 

%Extracomunitari

9,9

8,8

19,8

 

 

 

 

 

 

 

I settori

 

 

Settori

Assunzioni

Incid. su assunz. extr. %

Incid. su assunz. totali %

 

Alberghi 
e ristoranti

87.182

17,5

10,5

 

Agricoltura

59.987

12,5

17,4

 

Costruzioni

49.098

9,8

12,0

 

Att. Immob. Pulizie

43.209

87

9,5

 

Industria metalli

24.267

4,9

16,0

 

Commercio

22.324

5,5

5,4

 

Trasporti

21.095

4,2

11,2

 

Industria tessile

14.691

3,0

16,5

 

Servizi Pubblici

15.522

3,1

6,1

 

Industria alimentare

12.454

2,5

8,3

 

Commercio dettaglio

11.425

2,3

4,8

 

Commercio Ingrosso

10.899

2,2

6,2

 

Tutti i settori

496.861

100,0

11,2



Fonte: Dossier statistico immigrazione, 2002 - "Lavoratori e cittadini"  - Caritas/Migrantes su dati Inail - Denuncia Nominativi Assicurati

 

Flussi occupazionali di italiani e immigrati per aree territoriali 
(Anno 2001)

Nord Ovest

Italiani+stranieri

1.190.084

1.093.308

96.776

 

Extracomunitari

138.157

110.934

27.223

 

% Extracomunitari

11,6

10,1

28,1

Nord Est

Italiani+stranieri

1.181.044

1.075.427

105.617

 

Extracomunitari

180.331

144.492

35.839

 

% Extracomunitari

15,3

13,4

33,9

Centro

Italiani+stranieri

1.053.612

969.296

84.316

 

Extracomunitari

99.923

82.030

17.893

 

% Extracomunitari

9,5

8,5

21,2

Sud

Italiani+stranieri

944.889

829.909

114.980

 

Extracomunitari

35.288

29.753

5.535

 

% Extracomunitari

3,7

3,6

4,8

Isole

Italiani+stranieri

374.021

329.265

44.756

 

Extracomunitari

13.695

11.647

1.958

 

% Extracomunitari

3,7

3,6

4,4

ITALIA

Italiani+stranieri

4.743.650

4.297.205

446.445

 

Extracomunitari

467.304

378.856

88.448

 

% Extracomunitari

9,9

8,8

19,8

Fonte: Dossier Statistico Immigrazione, 2002 - "Lavoratori e cittadini" su dati INAIL/DNA    

 

 

 

 

 

950mila famiglie interessate a colf e badanti. Interinali: il 20% sono immigrati

 

Proprio in queste settimane tiene banco nel nostro Paese la regolarizzazione di colf e ‘badanti’. Ma come era la situazione alla fine del 2001? Il Dossier della Caritas evidenzia come in Italia, alla fine del 1999, fossero 227.249 le collaboratrici e i collaboratori domestici assicurati presso l’Inps. La metà di essi è costituito da extracomunitari (4/5 sono donne). In media, in Italia, vi è dunque una collaboratrice o un collaboratore familiare dichiarato all’Inps ogni 256 residenti. “Ma in realtà – è scritto nel Dossier – la presenza è molto più numerosa”. Tali presenze, comunque, sono così ripartite: ogni 10 presenze, 4 vengono dall’Asia (complessivamente 49.214, di cui 36.606 dalle Filippine), e 2, rispettivamente, da Europa (18.930, per la stragrande maggioranza dai Paesi dell’Est), America (20.499, in larga parte dall’America Latina) e Africa (16.803). Oltre ai filippini (1 ogni 3 colf), i gruppi più consistenti sono quello peruviano (11.847) e quello dello Sri Lanka (9.791). Seguono con 3-4mila unità Romania, Polonia, Albania e, con 1000 unità, Brasile, Nigeria, Isole Mauritius ed El Salvador.


Prima di varare la regolamentazione, tuttavia, si è stimato che molte lavorino in nero o senza permesso di soggiorno. E citando una indagine condotta quest’anno da Iref e Acli, tra l’altro, il Dossier ricorda che sono 950mila le famiglie interessate a maggiori servizi di cura e assistenza per anziani e bambini, “perché ritengono quelli offerti dallo Stato poco soddisfacenti e affidabili, e oltre tutto incompatibili con gli orari e le esigenze delle famiglie stesse e poco razionalmente diffusi sul territorio”. Oltre a ciò, ricordando un’indagine della Comunità di S.Egidio, il Dossier ricorda come su un campione di 5.398 ultrasessantacinquenni bisognosi di assistenza, il 13,3% usufruisce in maniera continuativa e stabile dell’assistenza domiciliare di persone straniere, per lo più senza permesso di soggiorno.


Interessante anche il capitolo sugli inserimenti lavorativi poco conosciuti. Nel 2001, infatti, i lavoratori interinali sono stati quasi 500mila, con un aumento del 5,3% rispetto al 2000 e più che raddoppiati rispetto al 1999. E secondo il rapporto 2002 Nidil.Cgil, ripreso dal Dossier Caritas, il 20% delle ‘missioni’ è svolta da immigrati. Anche da un’indagine dell’Isfol/Ministero del Lavoro per gli anni 2000-2002 e relativo alle agenzie operanti in Lombardia, risulta che su un totale di 600mila missioni il 20% di quelle di lavoro interinale è stato svolto da immigrati, con tendenza alla crescita. Infatti al maggio di quest’anno le missioni degli immigrati risultavano aver raggiunto il 35% a Milano e addirittura il 51,8% a Brescia, con prevalenza di gruppi senegalesi, pakistani e marocchini.


Sempre in tema di ‘atipici’, in generale i collaboratori coordinati e continuativi a maggio 2001 erano 1 milione e 978mila. E alcune delle mansioni svolte dai collaboratori coinvolgono senz’altro anche gli immigrati, impegnati per esempio come archivisti e traduttori, venditori a domicilio, operatori del turismo, tecnici, assistenti sanitari, ecc…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lavoratori irregolari e clandestini: 
i risultati delle indagini ispettive - 1993/2001

Anno

Dipendenti  immigrati

%  con 
perm. sogg.

%  senza 
perm. sogg.

1993

48.300

65,2

34,8

1994

56.700

51,4

48,6

1995

37.100

65,2

34,8

1996

31.600

50,3

49,7

1997

33.800

67,2

32,8

1998

31.200

71,9

28,1

1999

21.695

88,2

11,8

2000

11.172

72,7

27,3

2001

12.186

78,1

21,9


Fonte: Dossier statistico immigrazione, 2002 - "Lavoratori e cittadini"  - Caritas/Migrantes su dati del Ministero del Lavoro

 

 

 

Movimento lavorativo per principali gruppi nazionali 2001

 

Assunzione

Cessazione

Saldo

% saldi su assunzioni

Albania

47.035

37.438

9.687

20,6

Marocco

46.344

39.929

6.415

13,8

Romania

28.690

20.167

8.523

29,7

Svizzera

20.379

18.643

1.736

8,5

Jugoslavia

17.207

15.658

1.549

9,0

Tunisia

16.885

14.944

1.941

11,5

Senegal

13.644

12.590

1.054

7,7

Cina

13.208

10.637

2.571

29,7

Polonia

10.297

8.594

1.748

17,0

Totale

420.511

346.854

73.657

17,5


Fonte: Dossier statistico immigrazione, 2002 - "Lavoratori e cittadini"  - Caritas/Migrantes su dati Inail - Dna

 

 

 

 

 

 

 

 

Lavoratori domestici italiani ed extracomunitari (1999)

Regioni

Ital.+stran.

%

% colf su resid.

di cui colf extrac.

%

di cui donne extrac.

% donne su extr.

Inc. extr. su tot. colf

Piemonte

21.537

9,5

0,50

8.300

7,3

6.596

83,8

38,5

Valle D'Aosta

392

0,2

0,33

119

0,1

102

85,7

30,4

Lombardia

43.947

19,3

0,49

27.450

24,0

21.544

78,5

62,5

Liguria

7.352

3,2

0,45

3.402

3,0

2.830

83,2

46,3

Trentino A.A.

3.126

1,4

0,33

893

0,8

819

91,7

28,6

Veneto

13.327

5,9

0,30

5.218

4,6

4.253

81,5

39,2

Friuli V. G. 

3.306

1,5

0,28

1.406

1,2

1.290

91,7

42,5

Emilia Romagna

15.817

7,0

0,40

7.129

6,2

5.862

82,2

45,1

Toscana

22.583

9,9

0,64

10.792

9,5

8.186

75,9

47,8

Umbria

4.683

2,1

0,56

1.831

1,6

1.521

83,1

39,1

Marche

5.382

2,4

0,37

1.849

1,6

1.587

85,8

34,4

Lazio

44.778

19,7

0,85

32.894

28,9

24.943

75,8

73,5

Abruzzo

3.266

1,4

0,26

825

0,7

723

87,6

25,3

Molise

706

0,3

0,22

122

0,1

107

87,7

17,3

Campania

13.255

5,8

0,23

5.666

5,0

3.809

67,2

42,7

Puglia

7.512

3,3

0,18

2.087

1,8

1.471

70,5

27,8

Basilicata

729

0,3

0,12

86

0,1

77

89,5

11,8

Calabria

2.876

1,3

0,14

1.417

1,2

1.048

74,0

49,3

Sicilia

4.164

1,8

0,8

2.100

1,8

1.270

60,5

50,4

Sardegna

8.511

3,7

0,52

596

0,5

489

82,0

7,0

TOTALE

227.249

100,0

0,39

114.182

100,0

88.887

77,8

50,2

Fonte: Dossier Statistico Immigrazione, 2002 su dati INPS  

Non radicata la presenza familiare. Minori raddoppiati in soli 4 anni

Lavoratori, dunque, ma anche cittadini. I dati del Dossier Caritas sugli immigrati non si esauriscono, allora, con i riferimenti al mondo del lavoro ma attingono anche agli altri ambiti della loro permanenza in Italia.

Come detto nel lancio introduttivo, nel 2001 sono stati 130mila i nuovi permessi di soggiorno, la metà dei quali è avvenuta per ricongiungimenti familiari. La tipologia dei permessi di soggiorno indica una immigrazione radicata. Sono stati rilasciati per il 59% per lavoro, per il 29% per motivi familiari e un altro 7% per altri motivi (religiosi, residenza elettiva, corsi pluriennali di studio).

Secondo il Dossier, tuttavia, si è ancora molto lontani dal pieno sviluppo del processo in atto. Ad esempio, il fatto che le donne siano soltanto il 46% della popolazione immigrata significa che la dimensione familiare non è ancora pienamente radicata, perché il nucleo familiare è legato alla presenza di entrambi i partner e alla presenza dei figli. “Oggi, infatti, molte persone immigrate sposate – è scritto nel Rapporto – sono costrette a vivere da sole per le difficoltà di ottenere il ricongiungimento familiare, che è subordinato al fatto di avere un lavoro stabile e un alloggio adeguato: basti pensare che appena un terzo delle persone coniugate ha i figli con sé”.

Comunque, l’Italia è uno degli esempi più evidenti di “policentrismo migratorio”, in quanto sono rappresentati tutti i continenti con gruppi consistenti, senza preponderanza di una o poche comunità. Ogni 10 presenze, ci sono 4 europei, 3 africani, 2 asiatici e 1 americano. Continuando la tendenza in atto, in seguito ad alcuni Paesi dell’Est europeo, la proporzione sarà di 4,5 europei e di 2,5 africani.
La graduatoria delle nazionalità vede al primo posto il Marocco con 158mila presenze, seguito dall’Albania con 144mila e, a distanza, da Romania (75mila), Filippine (64mila) e Cina (57mila). Le aree dalle quali si sono originati i flussi più consistenti sono state l’Europa dell’Est insieme al Sub-continente indiano. Aumentati ultimamente anche i flussi dall’America Latina, in seguito alle difficoltà economiche locali, e dall’Africa Subsahariana, dove la pressione demografica è molto elevata.

A seguito di ciò ecco un’Italia che sta diventando sempre più un mosaico di etnie, lingue, culture, religioni. Un contesto difficile soprattutto per i minori. Secondo il Dossier, allora, “è indispensabile costruire uno spazio aperto dove i nostri figli e i figli degli immigrati siano ugualmente protagonisti”. Spesso si parla di “minori immigrati” ma si dimentica che due terzi di essi non sono venuti in Italia ma sono nati qui. E mentre la popolazione immigrata è raddoppiata nel corso di dieci anni, per i minori ciò è avvenuto in soli 4 anni! Sono infatti passati da dai 126mila della fine del 1996 ai 278mila della fine del 2000. Tenendo conto dei nuovi nati (più di 25mila) e dei ricongiungimenti, la soglia delle 300mila presenze è stata oramai superata. Essi sono oramai un quinto della popolazione immigrata.

Il Dossier sottolinea come anche il termine “bambino straniero” è improprio, perché si tratta spesso di bambini nati in Italia, che parlano come i loro coetanei italiani e hanno, magari, gli stessi gusti. Il loro numero ha superato le 100mila unità solo 4 anni fa ed è arrivato a 147mila nell’anno scolastico 2001-2002 e 182mila in quello successivo. Sei su dieci sono iscritti alle scuole elementari e alle materne. E se ora sono meno del 2% della popolazione residente, nel 2017 (stima del Ministero)potrebbero arrivare ad essere 529mila e incidere per il 6,5% sulla popolazione scolastica.

Da una indagine del Ministero dell’Istruzione (2001) condotta presso le strutture scolastiche di tutta Italia, risulta che nel 7% delle scuole non vi è alcun alunno straniero (percentuale 3 volte più alta nel Meridione), nel 64% dei casi gli alunni stranieri incidono per più del 3% sulla popolazione scolastica e nel 28% dei casi si va oltre il 5%.

 

 

Cittadinanze non italiane più rappresentate 
nella scuola italiana (a.s. 2000/2001)

 

 

str.

soggiornanti

Albania

25.050

17,0

144.120

Marocco

23.052

15,6

158.094

Ex-Jgoslavia

16.225

11,0

36.614

Cina 

8.659

5,9

56.566

Romania

6.096

4,1

75.377

Perù

4.486

3,0

29.627



Fonte: Dossier statistico immigrazione, 2002 - Caritas/Migrantes su dati Ministero dell'Istruzione Università e Ricerca e Ministero dell'Interno

 

 

 

 

Cittadini stranieri minorenni iscritti in anagrafe (1998/2000) e stima 2001

Province

1998

%

1999

%

2000

%

Stima 2001

%

Aum. 2001

Nord Ovest

65.621

35,1

81.313

35,4

98.423

35,4

115.533

35,4

17.110

Nord Est

46.176

24,7

58.417

25,4

71.574

25,80

84.731

30,0

13.157

Centro

48.670

26

57.958

25,2

70.350

25,3

82.742

25,4

12.392

Sud

15.015

8

18.780

8,2

22.770

8,2

26.760

8,2

3.990

Isole

11.408

6,1

13.383

5,3

14.859

5,3

16.335

5,0

1.476

ITALIA

186.890

100,0

229.851

100

277.976

100,0

326.101

100,0

48.125

Fonte: Dossier Statistico Immigrazione, 2002 su dati Istat  

 

 

Immigrati soggiornanti: aumento gruppi nazionali
Anni 1991/2001

PAESE

1991

PAESE

2001

Aumento %
1991/2001

Marocco

83.292

Marocco

158.094

1,89

Tunisia

41.547

Albania

144.120

6,58

U.S.A.

41.523

Romania

75.377

9,13

Filippine

36.316

Filippine

64.215

1,77

Ex Jugoslavia

26.727

Cina Popolare

56.566

3,59

Germania

26.377

Tunisia

46.494

1,12

Albania

84.886

U.S.A.

43.650

1,05

Senegal

24.194

Jugoslavia

36.614

1,37

Egitto

18.473

Germania

35.888

1,36

Regno Unito

17.351

Senegal

34.811

1,44

Francia

16.637

Sri Lanka

34.464

2,84

Cina Popolare

15.776

Polonia

30.658

2,53

Svizzera

15.007

India

29.873

3,01

Polonia

12.139

Perù

29.627

5,90

Sri Lanka

12.114

Egitto

26.166

1,41

Ghana

11.303

Francia

25.880

1,56

Brasile

10.953

Regno Unito

23.617

1,36

Spagna

10.863

Macedonia

23.142

n.d.

India

9.918

Bangladesh

20.127

3,63

Argentina

9.603

Brasile

18.776

1,71

Somalia

9.265

Spagna

18.775

1,73

Romania

8.250

Pakistan

18.624

2,67

Etiopia

7.615

Ghana

17.791

1,57

Pakistan

6.983

Nigeria

17.832

3,17

Iran

6.821

Svizzera

16.895

1,13

Prime 25 + altre nazioni

648.935

Prime 25 + altre nazioni

1.362.630

2,10

Fonte:Caritas/Dossier statistico immigrazione, 2002  

 

 

L'Italia e la pluralità religiosa. 40mila respinti alle frontiere, 34 mila accompagnati. 350mila gli irregolari

L'evento migratorio ha accelerato un confronto culturale e religioso al quale gli italiani non erano preparati.

Anche l’Italia, insomma, è divenuta una realtà irrevocabilmente multireligiosa. Per stimare l’appartenenza religiosa degli immigrati nel nostro Paese la Fondazione Migrantes si basa sulle percentuali riscontrate nei paesi d’origine. Risulta così che la metà è costituita da cristiani, così ripartiti al loro interno: ogni 10 presenze, 5,5 sono cattolici, 3 ortodossi, 1,5 protestanti. Al secondo posto vengono i musulmani con il 35,4% e al terzo posto le religioni orientali con il 6,4%. Tradotto in termini numerici, ciò significa che in Italia vi sono 660mila cristiani, 488mila musulmani e 88mila fedeli di religioni orientali. Tenuto conto anche dei minori, tali cifre secondo il Dossier vanno aumentate del 20%. I musulmani, inoltre, sono maggioritari in 6 regioni (Emilia Romagna, Puglia, Sicilia, Calabria, Basilicata e Valle d’Aosta).

Per la Caritas “la differenza religiosa, al pari di quella culturale, non deve far paura e va rispettata, a condizione che non vengano lese le regole fondamentali di convivenza. Sarebbe falso nascondere i problemi, taluni anche molto gravi. Parimenti sarebbe sbagliato escludere la possibilità di una soluzione positiva. Il problema di fondo consiste nel riuscire a proporre una cornice istituzionale in grado di inquadrare con equità le differenze religiose ed ottenere un’adesione, non solo strumentale, da parte di tutti i gruppi religiosi. Si tratta di salvaguardare le radici della società che accoglie gli immigrati, di riconoscere le specificità religiose delle quali sono portatori i nuovi venuti, di varare forme di convivenza in grado di soddisfare le esigenze di tutti e anche(…) di tener conto che le stesse garanzie di libertà devono essere proposte per l’accettazione anche ai Paesi di origine degli immigrati”.

Infine un ultimo aspetto, adeguatamente segnalato dal Dossier della Caritas. Ed è il problema del saper distinguere tra immigrazione irregolare e richiedenti asilo. Secondo il Dossier Caritas il rigore “sempre giustificato quando diretto verso trafficanti di manodopera, dovrebbe essere temperato da una maggiore dose di umanità quando si rivolge a queste persone in difficoltà, memori anche del nostro passato di emigranti”. Il monitoraggio degli ultimi anni indica che la pressione migratoria è stata costante, come anche la vigilanza delle forze di polizia. Nel 2001 più di 40mila sono stati respinti alle frontiere e altri 34mila sono stati espulsi con effettivo accompagnamento. Vi è poi un numero imprecisato di persone che sono sfuggite ai controlli e vivono in situazioni irregolari, che gli studiosi stimano con grande prudenza tra il 25 e il 33% dei soggiornanti regolari (cioè 300-350mila persone). Per loro sono stati varati i due provvedimenti di regolarizzazione mentre in prospettiva si richiede una politica preventiva basata su una più solida collaborazione con i Paesi di origine e sulla riapertura delle quote.

Ed è sbagliato, quando si parla di sbarchi, pensare sempre e solo ad immigrati clandestini. Molti di loro, infatti, sono richiedenti asilo venuti in Italia per sfuggire a situazioni di “gravissimo pericolo”, come avviene per i curdi e per le persone provenienti da vari Paesi dell’Africa e dell’Asia. I richiedenti asilo nel corso del 2001 sono stati circa 10mila. La maggior parte delle domande presentate è stata respinta. E come lamentato dall’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, Lubbers, “a seguito del terrorismo si è creato una allarmismo che ha contribuito a far esplodere in molti paesi posizioni intolleranti e xenofobe, creando un clima di allarme indiscriminato per cui i rifugiati e i richiedenti asilo diventano i principali sospettati, e le misure di protezione in linea con le convenzioni internazionali vengono indebolite a favore di provvedimenti restrittivi”.

In realtà il Dossier Caritas evidenzia come le stesse tendenze nel numero di domande di asilo presentate in Europa smentiscono e rendono ingiustificata questa “sindrome da accerchiamento”. 

 

Immigrati soggiornanti - Anni 2000 - 2001
Per regione e per aree geografiche

Regione

2000

%

2001

%

Valle D'Aosta

2.494

0,2

2.730

0,2

Piemonte

83.811

6,1

95.872

7,1

Lombardia

308.408

22,1

313.586

23,0

Liguria

38.784

2,6

32.688

2,4

Trentino A. Adige

31.799

1,8

33.331

2,4

Veneto

139.522

10,5

127.588

9,4

Friuli V. Giulia

43.432

3,2

40.985

3,0

Emilia Romagna

113.048

8,4

126.584

9,3

Nord

761.298

54,9

773.364

56,8

Toscana

114.972

8,3

94.467

7,0

Umbria

26.068

1,8

26.797

2,0

Marche

35.777

2,6

39.211

2,9

Lazio

245.777

17,1

236.359

17,3

Centro

422.483

29,8

396.834

29,2

Abruzzo

18.933

1,4

18.072

1,3

Campania

68.159