
IL PROGETTO CALAMAIO
INCONTRI CON LA DIVERSITA’
Il Progetto Calamaio nasce nel 1986 all'interno del Centro
Documentazione Handicap di Bologna.
La sua specificità è di essere ideato e
progettato da educatori e animatori con deficit fisico.
L'attività è svolta in collaborazione con il Dipartimento di Scienze
dell'Educazione dell'Università di Bologna
e con il sostegno di Enti locali, Scuole, Cooperative, Associazioni.
Destinatari:
Il progetto si rivolge a:
·
Bambini e ragazzi delle scuole dall’asilo nido alla scuola
superiore
·
Insegnanti
·
Genitori
·
Aziende
·
Università: studenti e dipendenti
·
Gruppi di educatori e animatori
interessati ad apprendere la specificità del metodo di lavoro
dell’équipe del Progetto Calamaio
Finalità:
·
Fare esperienza della diversità attraverso l’incontro diretto
con persone disabili
·
Compiere una riflessione critica sulla
diversità
·
Sviluppare un atteggiamento positivo
nei confronti della diversità
·
Riflettere sulla possibilità di ridurre le difficoltà
attraverso un allenamento creativo
·
Maturare un atteggiamento di solidarietà
Obiettivi:
·
Riflettere sui concetti di
uguaglianza e diversità
·
Conoscere la differenza tra deficit ed
handicap
·
Far emergere i pregiudizi sull’handicap e individuarne l’origine
·
Valutare le conseguenze prodotte dall’incontro diretto con
persone disabili
·
Saper affrontare con creatività situazioni di difficoltà
attivando capacità e potenzialità personali
·
Modificare gli atteggiamenti precostituiti e ampliare la
propria visione della diversità
·
Superare l’impatto emotivo iniziale e disponibilità ad entrare
in relazione con i disabili
·
Ridefinire il proprio atteggiamento nei confronti della
diversità e dello svantaggio
Contenuti:
·
Uguaglianza e diversità
·
Paura e pregiudizio
·
Deficit ed handicap
·
L’handicap come risorsa
Strumenti di lavoro:
·
Drammatizzazioni
·
Tecniche attive
·
Fiabe sulla diversità
·
Giochi di ruolo
·
Giochi per associazioni di idee
·
Giochi sulla comunicazione e sul conflitto
·
Momenti di confronto
Metodologia operativa:
La metodologia di lavoro utilizzata nelle classi prevede un approccio
attivo e collaborativo, in cui bambini e
ragazzi vengono coinvolti in prima persona
e resi soggetti attivi del percorso, fornendo loro strumenti e
occasioni necessarie.
Corsi di formazione rivolti ad adulti
(insegnanti, operatori scolastici, aziende,
università, genitori)
I corsi riguardano le seguenti tematiche:
·
gli strumenti della cultura della
diversità: la comunicazione verbale, non verbale e di gruppo
·
l’immagine dell’handicap: aspetto
estetico e sociologico
·
la diversità nella letteratura ed in
particolare nella fiaba
·
la creatività come strumento di
integrazione
·
l’integrazione scolastica: risorsa
per chi?
Le attività del Progetto Calamaio nelle scuole possono essere fatte
rientrare tra i Piani dell’Offerta Formativa: pertanto, è possibile
accedere ai finanziamenti previsti dal
Ministero dell’Istruzione e dai singoli Uffici Scolastici Regionali. A
tal proposito l’équipe del Progetto Calamaio offre consulenza sui
finanziamenti disponibili.
Per ulteriori informazioni: Sandra Negri
Progetto Calamaio, via Legnano 2 - 40132
Bologna
Telefono 051/6415005
Fax 051/6415055
E-mail:
calamaio@accaparlante.it
http://www.accaparlante.it
La proposta
formativa ed educativa del Progetto Calamaio
Dal 1986 ad oggi, in sedici anni di attività, il Progetto Calamaio ha avuto una
significativa evoluzione: da alcuni sporadici incontri nelle scuole elementari,
oggi l’equipe che lavora nel Progetto è in grado di proporre incontri in tutti
gli ordini di scuole, dall’asilo nido alle superiori e un pacchetto di corsi di
formazione per educatori ed insegnanti. Nel corso degli anni, la proposta
educativa e formativa si è notevolmente arricchita ma non sono cambiate le
finalità che il Progetto persegue e che ne caratterizzano tutta
l’attività, sia essa rivolta ai bambini e ai ragazzi, agli insegnanti che
partecipano agli incontri o ai corsi di formazione e ai genitori coinvolti nelle
iniziative. Le finalità possono essere così indicate:
1° Fare esperienza della diversità attraverso l’incontro diretto con
persone disabili attive e disponibili, che si propongono come soggetti e si
fanno promotori di una nuova cultura; si tratta di un percorso guidato che segue
obiettivi e modalità prestabilite ma non rigide, capaci di adeguarsi ai
destinatari e al contesto in cui l’incontro ha luogo.
2° Compiere una riflessione critica sulla diversità che nasca
dall’esperienza che i soggetti hanno vissuto in prima persona, insieme alle
persone disabili, e non sia soltanto uno scambio teorico di idee ed opinioni.
Ovviamente la riflessione critica assume connotazioni diverse in relazione ai
destinatari degli incontri che hanno un’età molto variabile e conseguenti
capacità di elaborazione differenti. La riflessione sulla diversità si allarga
progressivamente e, utilizzando come spunto iniziale quella specifica dei
disabili, arriva a considerare la diversità in termini generali, nelle sue varie
e possibili accezioni.
3° Sviluppare un atteggiamento positivo nei confronti della diversità,
che si sostanzia nel superamento dei pregiudizi, della paura e della diffidenza,
accogliendo la novità e le potenzialità che la diversità offre, per uscire dagli
schemi che ne mettono in evidenza solo l’aspetto negativo. Il passo successivo,
in termini culturali, è l’accettazione della diversità intesa in senso più
ampio, come apertura alla ricchezza del reale e consapevolezza che la realtà è
assai più ricca e variegata di quanto si riesca generalmente a comprendere ed
accettare.
4° Riflettere sulla possibilità di ridurre le difficoltà attraverso un
allenamento creativo che si sostanzia e si realizza nell’esperienza
condotta: la necessità di ridefinire le proprie modalità comunicative e
relazionali, messe in crisi dall’incontro con la diversità, evidenzia il
potenziale di creatività insito in ognuno ma spesso inutilizzato e permette una
rivalutazione di sé ed una migliore conoscenza delle proprie capacità attraverso
un cosciente attivazione di nuovi strumenti e procedure.
5° Maturare un atteggiamento di solidarietà, sviluppare cioè
comportamenti caratterizzati da interesse e disponibilità nei confronti delle
persone disabili e degli “altri da noi” in genere. Tale finalità rappresenta il
coronamento del Progetto e la realizzazione di quelle precedenti: la solidarietà
è il frutto dell’esperienza positiva e della liberazione dal pregiudizio, ma è
anche una scelta libera e personale che può essere favorita rimuovendo gli
ostacoli che la impedivano.
Come appare chiaro dall’ultimo punto, ciascuna finalità è strettamente correlata
alla precedente e alla successiva, attraverso un continuo scambio tra i soggetti
del percorso, mediante il quale si realizza una sostanziale circolarità
dell’esperienza educativa. Le finalità indicate non sono verificabili nell’arco
di tempo in cui si realizzano i percorsi con le classi, ma delineano un
orizzonte di senso, la direzione precisa verso la quale si intende procedere il
cui raggiungimento non è garantito e può essere verificato solo in tempi molto
lunghi.
I percorsi che il Progetto propone hanno una chiara connotazione educativa, di
formazione della personalità mentre i singoli incontri sono caratterizzati da
una serie di obiettivi di natura educativa che rappresentano la trasposizione,
in termini più concreti, delle finalità generali: il Progetto intende
strutturare nuovi apprendimenti in senso cognitivo, affettivo e sociale e in
questo modo sono stati suddivisi anche gli obiettivi che persegue.
La distinzione degli obiettivi in queste tre aree è puramente tecnica: l’uomo è
un individuo unitario nel quale le dimensioni cognitiva e affettiva sono
intersecate e congiunte e non possono essere artificialmente separate. Il
raggiungimento di un obiettivo di natura cognitiva è possibile sulla base di
un’esperienza personale che stimola vissuti emotivi ed affettivi e struttura
comportamenti in senso interpersonale e sociale, allo stesso modo in cui una
nuova modalità di relazione con gli altri determina delle ristrutturazioni, in
ambito cognitivo, di atteggiamenti e valutazioni. Poiché non si tratta di
descrittori di abilità e competenze tecniche, la verifica del loro
raggiungimento non può essere effettuata attraverso prove oggettive, come
avviene per gli obiettivi propriamente didattici, ma può essere valutato, in
modo soggettivo, dagli insegnanti, attraverso i comportamenti e gli
atteggiamenti che il percorso educativo ha sollecitato nei bambini e negli
adolescenti delle classi coinvolte. Lo sviluppo e la progressione degli
obiettivi cognitivi indicati di seguito, di difficile definizione in termini
comportamentali, parte della conoscenza e dalla riflessione sui temi della
diversità e dell’handicap, stimola poi un’analisi dei propri atteggiamenti anche
alla luce dell’esperienza compiuta per giungere ad una modifica degli
atteggiamenti precostituiti e delle opinioni diffuse e ad un arricchimento delle
proprie valutazioni che nasce proprio sul piano esperienziale.
1.
Riflettere sui concetti di uguaglianza e diversità.
2.
Conoscere la differenza tra deficit ed handicap.
3.
Far emergere i pregiudizi sull’handicap e individuarne l’origine.
4.
Valutare le conseguenze prodotte dall’incontro diretto con persone disabili.
5.
Saper affrontare con creatività situazioni di difficoltà attivando capacità e
potenzialità personali.
6.
Modificare gli atteggiamenti precostituiti e ampliare la propria visione della
diversità.
Il percorso indicato dagli obiettivi affettivi, cioè gli atteggiamenti positivi
e desiderabili che il Progetto intende attivare, parte dalla risposta allo
stimolo ricevuto nell’incontro diretto con i disabili ed auspica la
disponibilità ad essere ricettivi nei confronti dell’esperienza attraverso il
riconoscimento della comune umanità delle persone, disabili e non,
indipendentemente dalle loro caratteristiche. La conseguente valorizzazione
della diversità permette una ridefinizione dei propri atteggiamenti mentre
l’ultimo obiettivo, rispetto al quale gli incontri condotti fungono soltanto da
stimolo, auspica un’accettazione tale da consentire una nuova definizione del
proprio atteggiamento esistenziale nei confronti della diversità in senso lato.
1.
Superamento dell’impatto emotivo iniziale e disponibilità ad entrare in
relazione con i disabili.
2.
Riconoscimento della persona disabile come persona.
3.
Attribuzione di valore a chi è diverso da sé.
4.
Ridefinizione del proprio atteggiamento nei confronti della diversità e dello
svantaggio.
5.
Accettazione della diversità e ridefinizione della propria visione esistenziale.
Gli obiettivi sociali elencati di seguito rappresentano il raggiungimento dei
due ordini di obiettivi precedenti poiché in essi la dimensione cognitiva e
quella affettiva sono del tutto intersecate e appaiono inscindibili.
1.
Sviluppare la capacità di rapportarsi in modo autonomo alle persone disabili.
2.
Costruire un rapporto di reciprocità con loro.
3.
Maturare un atteggiamento aperto e disponibile nei confronti degli altri in
genere.
La riflessione critica e l’esperienza affettiva portano i bambini e i ragazzi
non solo a non aver più paura della diversità e a valutarla positivamente, ma
anche a sviluppare un’autonomia d’azione nei confronti della persona disabile,
nel sapersi avvicinare a lei e compiere autonomamente azioni e proposte in un
rapporto di reciproco scambio. In questo modo è possibile porre le basi per la
costruzione di un rapporto bilaterale, in cui ci si avvicina all’altro non per
senso del dovere o per bisogno di assistenza, bensì in una relazione basata sul
dialogo, sulla fiducia, sull’interesse reciproco e la solidarietà.
Questo obiettivo sociale è più facilmente raggiungibile con i bambini piccoli,
nei quali i pregiudizi sono meno radicati e maggiore è la spontaneità rispetto
ai più grandi, in cui le barriere e le paure sono più sviluppate. Questa
valutazione, che nasce da anni di esperienza nelle scuole, costituisce
un’ulteriore conferma della validità dell’approccio del Progetto Calamaio,
legittimando allo stesso tempo una sua duplice azione, di costruzione rivolta ai
più piccoli, di analisi critica e ricostruzione nei confronti dei più grandi.
Il percorso educativo proposto ha la funzione di strumento per avvicinarsi alla
diversità dei disabili e compiere un’esperienza positiva: non esaurisce o
risolve il problema ma costituisce uno stimolo utile e interessante per
imparare a relazionarsi con esso e viverlo in modo nuovo.
L’argomento centrale degli incontri del Progetto è il tema della diversità e del
rapporto con essa; i contenuti vengono proposti attraverso una serie di
“occasioni”: la presentazione e l’autopresentazione, le fiabe, le
drammatizzazioni, i giochi di ruolo, i giochi di associazione di idee, i giochi
sulla comunicazione e sul conflitto, le domande, i momenti di confronto e di
riflessione collettiva. Nella presentazione dei contenuti si può operare una
suddivisione in quattro grandi aree tematiche:
·
Uguaglianza e
diversità
La diversità è il fondamento della vita (tra maschio e femmina, uomo e donna),
della natura (tra razze e specie), e della cultura; da ciò deriva la necessità e
l’utilità della diversità che non deve essere negata ma riconosciuta e
rispettata. La valorizzazione della diversità si muove dal piano logico
(esistono tante specie) e funzionale (tutte sono uguali e diverse per
caratteristiche e bisogni) per passare poi a quello etico, che postula il
rispetto della diversità di ciascuno. Conoscere e fare esperienza della
diversità è necessario per avere un positivo rapporto con essa e imparare a
considerarla un elemento di ricchezza. Ogni essere umano, se viene considerato
nella sua globalità, compensa eventuali limiti o deficit oggettivi con
potenziali attitudini da scoprire ed esercitare. Tutte le fiabe presentate nelle
scuole trattano, in modo diverso, il tema della diversità; il percorso si
focalizza in seguito, date queste premesse, sulla persona disabile, sul suo
essere diversa ma allo stesso tempo uguale, attraverso riflessioni e
considerazioni sulla comune umanità che unisce e sulle tante differenze
individuali che ci caratterizzano e arricchiscono, allo stesso tempo, la
comunità di cui siamo parte.
·
Paura e pregiudizio
Nell’incontro diretto con le persone disabili le prime reazioni dal punto di
vista emotivo, tipiche tanto dei bambini quanto degli adulti, sono la paura e la
diffidenza. Accostarsi ad una persona disabile suscita questi sentimenti perché
la diversità, e non solo quella del disabile, costringe ad uscire da se stessi
per confrontarsi con l’altro e questo movimento verso l’esterno viene vissuto
come perdita di parte della propria identità. In effetti, accogliere l’altro
significa rinunciare ad una parte di sé, mettere in discussione i propri schemi
e le proprie convinzioni, ma questo confronto non rappresenta una perdita per
l’individuo bensì un arricchimento. Nella persona disabile, inoltre, la
diversità si sostanzia nella sofferenza e nel limite, situazioni che da sempre
l’uomo vive in termini conflittuali. Il disabile presenta in modo evidente i
segni del limite, determinato dal deficit: è molto difficile accettare di essere
limitati e quando, a causa di deficit funzionali, si dipende dagli altri, tutto
ciò viene visto come generatore di sofferenza. Alle persone disabili viene di
solito associata, spesso a livello inconscio, il dolore e la sofferenza
prendendo in considerazione una parte, il deficit che causa svantaggio, per il
tutto, la persona nella sua interezza, fatta di deficit e di limiti ma anche di
potenzialità e ricchezza.
Dalla paura si origina l’emarginazione di cui sono vittima non soltanto i
disabili ma tutti coloro che si allontanano, in qualche modo, dalla normalità:
si tende a fuggire ciò che si teme, che appare diverso perché in realtà non si
conosce. Ma la paura genera anche il pregiudizio: un giudizio dato a priori su
qualcosa di cui, per via della paura, non si è fatto esperienza diretta. I
pregiudizi sulle persone disabili sono numerosi e diversi: generalmente si
dubita non solo delle loro capacità funzionali ma anche intellettive ed
emotive, della possibilità di godere della vita e delle cose, di vivere
sentimenti positivi e gioiosi. Riconoscere i pregiudizi, e capire che sono
radicati in noi a causa della paura e non basati su fatti reali e concreti, è il
primo passo in vista del loro superamento. In questo senso la conoscenza diretta
con la diversità e la possibilità di sperimentarla in modo positivo e gioioso
permettono di verificare e superare i propri pregiudizi e scoprire nelle persone
disabili elementi positivi che contraddicono i nostri stereotipi. La conoscenza
produce coscienza e quest’ultima aiuta a superare la paura e il pregiudizio.
·
Deficit ed handicap
Attraverso una serie di giochi viene introdotta la distinzione tra i due
termini: il deficit designa una menomazione o un’imperfezione stabile, mentre
l’handicap indica lo svantaggio, la difficoltà che deriva dal deficit e dalle
sue conseguenze psicologiche, sociali e culturali. Poiché il deficit è
immodificabile, o riducibile solo in parte, occorre imparare ad accettarlo e a
conviverci; l’handicap invece è in buona parte un prodotto sociale e molto può
essere fatto per ridurlo o attenuarlo. L’handicap ha, infatti, due cause: in
primo luogo è una conseguenza diretta del deficit, fortemente influenzato dal
modo in cui viene vissuto dalla persona, che può denotare un atteggiamento di
rifiuto del limite e quindi di passività e di chiusura nei confronti del mondo,
ma che si può caratterizzare anche per accettazione e positività. In secondo
luogo lo svantaggio dipende anche dal contesto in cui viene vissuto,
dall’atteggiamento di familiari e amici, delle istituzioni scolastiche, del
mondo del lavoro.
I giochi di ruolo permettono di calarsi in prima persona in una situazione di
svantaggio e di cogliere l’importanza di accettare se stessi e i propri limiti,
per poi sviluppare e utilizzare al meglio le capacità residue attraverso un
costante impiego del potenziale creativo insito in ognuno.
Ci si sofferma inoltre sul concetto di bisogno per evidenziare come tutti
abbiano bisogno dell’altro: esiste il bisogno di chi è fisicamente disabile, ma
la dipendenza dagli altri è un’esperienza inevitabile per tutti. Accettare il
bisogno insegna ad accettare e tollerare i propri limiti, a superare
l’egocentrismo e a valorizzare l’altro, che può dare soddisfazione ai propri
bisogni: educa cioè alla tolleranza e alla cooperazione.
·
L’handicap come risorsa
Come già accennato, esistono due possibili accezioni della parola handicap: la
prima si può tradurre con svantaggio, indica una situazione sicuramente negativa
rispetto alla quale è necessario fare tutto il possibile per ridurla; la
seconda, traducibile con difficoltà, si può trasformare in una risorsa se
adeguatamente valorizzata. Prendiamo ad esempio Claudio Imprudente ed il suo
modo di comunicare. La sua afasia totale è il deficit, il dato oggettivo e
immodificabile; lo svantaggio più immediato, che scaturisce dal confronto con
una situazione di normalità, è l’handicap di non poter utilizzare il linguaggio
verbale. L’invenzione della lavagna e di un diverso codice comunicativo riducono
fortemente lo svantaggio, e il confronto con la difficoltà è positivo e
costruttivo perché richiede l’esercizio della creatività e l’attivazione delle
molteplici intelligenze di cui siamo dotati allo scopo di inventare qualcosa di
diverso, di innovativo. La lavagna di Claudio, infatti, non è una “brutta copia”
della comunicazione verbale, è una forma nuova che implica qualcosa di meno ma
anche qualcosa di più. Nella relazione con Claudio, la difficoltà che
inizialmente tutti provano, causata dall’impossibilità di utilizzare le
strategie usuali di comunicazione, diventa in realtà la spinta ad avvicinarsi a
lui e permette di sperimentare modalità inusuali.
Alla base di ogni gioco c’è una difficoltà che ne costituisce lo stimolo: si
tratta quindi di “dosare” questa difficoltà, renderla gestibile, creare un
sistema di regole che permettano di giocare con essa. Nel caso di Claudio, la
difficoltà rappresenta “il sale del gioco” e la motivazione a parteciparvi: i
bambini, infatti, spinti dalla curiosità ma anche dalla voglia di mettersi alla
prova, scoprono che è possibile comunicare anche senza parlare e, allo stesso
tempo, l’invenzione di una modalità alternativa permette l’esercizio della
creatività e la possibilità di mettere in atto modalità di pensiero divergente.
Un ulteriore esempio che dimostra come la difficoltà possa trasformarsi in
risorsa è quello del grande fisico Stephen Hawking, che nel suo diario ha
segnalato come l’insorgenza di una malattia progressiva che gli ha gradualmente
precluso la mobilità degli arti, ha “liberato” la sua mente, costretta a
impostare in modo diverso l’approccio ai problemi scientifici di cui si
occupava. Tale ristrutturazione dei problemi e delle modalità di approccio agli
stessi, ha permesso a Hawking di sviluppare intuizioni e di trovare soluzioni
che, nell’approccio abitudinario, non era riuscito a raggiungere.
Il Calamaio non nasconde ai bambini che il deficit crea una situazione
esistenziale con evidenti svantaggi, ma sottolinea anche l’importante ruolo
della difficoltà, che mette in moto la creatività, permette un migliore utilizzo
di tutte le nostre risorse e ci fa diventare, in questo modo, “più
intelligenti”.
L’esperienza che viene realizzata nelle scuole, pur essendo caratterizzata da
finalità e obiettivi ben precisi, ha una struttura flessibile che si dipana
secondo gli interessi, i dubbi, le difficoltà dei bambini e dei ragazzi, è un
percorso in divenire che si modella sulla situazione e sui vissuti.
La metodologia di lavoro utilizzata nelle classi prevede un approccio attivo e
collaborativo, in cui bambini e ragazzi vengono coinvolti in prima persona e
resi soggetti attivi del percorso, fornendo loro strumenti e occasioni
necessarie. Negli incontri con le classi, scompaiono cattedra e banchi, ci si
siede tutti in cerchio a sottolineare il fatto che non si tratta di una
“lezione” ma di giocare, sperimentare e imparare insieme, in un rapporto
circolare di reciprocità, per poi trarre la conoscenza dall’esperienza e
integrare l’esperienza con la riflessione. Per questo motivo il Progetto lavora
con un gruppo ristretto di allievi, preferibilmente una classe per volta, poiché
la presenza di un numero di bambini troppo elevato impedirebbe ai meno attivi o
ai più timidi di esprimersi in modo adeguato e di prendere parte effettiva
all’esperienza.
Il modulo degli incontri è flessibile e, pur in presenza di una serie di idee
guida relative a contenuti e strumenti, la successione degli stimoli non segue
uno schema prefissato: di fatto, ogni gruppo o ogni classe autocostruisce il
proprio percorso, nel quale si può dare più o meno spazio agli elementi che lo
costituiscono. Anche la densità dei contenuti proposti varia a secondo dell’età
dei ragazzi incontrati: gli stessi stimoli sono suscettibili di approfondimenti
molto diversi. Negli incontri con le scuole medie e superiori, al ruolo
preponderante del gioco si sostituisce gradualmente uno spazio maggiore dedicato
all’analisi e alla riflessione critica, il cui stimolo è comunque sempre
costituito da esperienze dirette: vengono individuate le definizioni dei termini
utilizzati, si ricercano le motivazioni degli atteggiamenti, vengono messi in
luce i pregiudizi utilizzando un metodo induttivo ma anche deduttivo.
Gli strumenti attraverso i quali vengono proposti i contenuti indicati
sono, come già accennato, le fiabe, le drammatizzazioni, le scommesse e diversi
tipi di gioco: le associazioni di idee, i giochi di ruolo, i giochi sull’aiuto,
la comunicazione e il conflitto; a tutto questo bisogna aggiungere l’analisi, la
sintesi, la valutazione e la riflessione critica
dell’esperienza condotta.
La
formazione
La proposta educativa del Progetto Calamaio non si esaurisce però con l’attività
nelle scuole: gli educatori disabili e normodotati hanno elaborato e realizzato
numerosi corsi di formazione destinati agli insegnanti, a gruppi di
volontariato, educatori e animatori che operano in realtà sociali diverse. In
questi incontri, si tenta di portare l’ esperienza e la metodologia operativa
del Calamaio, affrontando varie tematiche. L’articolazione dei contenuti
privilegia la dimensione interattiva per consentire un contatto reale con le
persone disabili attraverso lezioni frontali, lavori di gruppo e laboratori. I
corsi di formazione affrontano vari argomenti, tra cui si citano:
·
l’immagine dell’handicap (estetica, letteratura, fiabe, mass
media);
·
comunicazione ed handicap;
·
la creatività come strumento di integrazione scolastica;
·
sociologia dell’handicap: analisi delle dinamiche del gruppo
classe in relazione a conflitti, stereotipi e pregiudizi;
·
sport, gioco e handicap: la difficoltà come risorsa.