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Dalla scuola dell’ Essere a quella del Divenire
Premessa al Forum su "Net.Learning" al TED 2002 (1)

Paolo Manzelli LRE@unifi.it

 

Il fare scuola e’ un fatto storico sociale che come tale necessita di perseguire e provvedere alle necessita’ derivanti dai cambiamenti socio-economici, per collocarsi in modo adeguato entro un quadro di funzionalita’ sinergiche ai cambiamenti dello sviluppo di ciascuna epoca.

Agli inizi del III° millennio si assiste ad una rapida transizione tra la vecchia societa’ industriale e la costruzione della nuova Societa’ Europea della Economia della Conoscenza, denominata, durante il vertice straordinario delle politiche comunitarie di LISBONA del Marzo 2000 , con la sigla "e.Europe". (2) In tale contesto si apre un orizzonte, non privo di contraddizioni, nel quale e’ necessario ripensare complessivamente le finalita’ e quindi modalita’ organizzative e cognitive del fare scuola in rete, che sostanzialmente passano dal "saper essere" e "saper fare", quali caratteri propri della formazione in "epoca industriale,…. a quella piu’ variabile ed interattiva del "saper divenire" , poiche’ quest’ ultima rappresenta caratteristica strategica di una formazione permanente piu’ strettamente integrata alle dinamiche di sviluppo innovativo contemporaneo.

La nuova ottica Europea incide quindi fortemente sulle nuove prospettive di formazione proprio in quanto esse sono finalizzate a dare soluzione coerente ad una strategia di "Lifelong Learning " per lo sviluppo delle produttivita’ del lavoro, strettamente correlata ad una economia fondata sulla conoscenza.

La maturita’ della scuola, in questo contesto di aderenza alle linee di sviluppo dell’ Europa , si misura dalla capacita’ progettuale di inserimento nei circuiti dell'innovazione della ricerca e sviluppo Europea; cio’ equivale all’ uscita da una logica tradizionale di "autoreferienzialita’" cognitiva propria del sistema educativo vissuto in epoca industriale, quando cioe’ la distanza della cultura del fare scuola dall'economia di mercato, rendeva la scuola una unita’ decentrata localmente, in maniera del tutto funzionale alla centralita’ imprenditoriale della fabbrica e dell’azienda, ove le conoscenze, prodotte altrove, venivano estratte e selezionate con abilita’ manageriali, per essere utilizzate in una logica di profitto.

La separazione funzionale della scuola dal mercato, durante tutta l’ epoca della industrializzazione, e’ stata infatti imperniata sulla classica separazione tra pubblico e privato, la quale ha reso fattibile la suddivisione delle funzioni sociali, in luoghi della pura accumulazione di conoscenza, funzionalmente ad una gestione separata delle attivita’ economiche produttive, quest’ ultime finalizzate ad utilizzare, per lo piu’ privatamente,la innovazione cognitiva e tecnologica in funzione della concorrenza nello lo sviluppo dei mercati. (2)

Per capire gli elementi di criticita’ della societa’ industriale, che hanno innestato il passaggio da, …. una cultura di decentramento della scuola e della ricerca dagli scenari di sviluppo, …. a quella contemporanea di integrazione tra conoscenze e sviluppo propria delle costruenda societa’ Europea "post-industriale" della condivisione di conoscenza, … e’ necessario focalizzare con perspicacia l’attenzione sul fatto che, nella ormai obsoleta societa’ industriale, la separazione tra pubblico e privato, ha avuto la funzione di favorire la libera scelta della imprenitorialita’ privata, dei contenuti cognitivi e del know-how che aveva la possibilita’ di essere direttamente applicato ed incorporato in processi e prodotti, vendibili come servizi e merci sul mercato, quest’ ultimo essendo gestito pressocche’ unicamente dalla proprieta’ e dal controllo privato .

Tale paradigma, basato sul presupposto che la ricerca e la formazione, quali attivita’ capaci di accumulazione e diffusione delle conoscenze di base, fossero oggetto di investimento e regolazione pubblica, mentre le applicazioni di conoscenza integrata alle esigenze del mercato dovessero essere trattate separatamente da capacita manageriali, mediante logiche multidisciplinari di impresa a scopo di profitto, ….. si e’ oggi in vero logorato in modo irreversibile, proprio a causa degli effetti prodotti dalla continua innovazione e della complessa dinamica di sviluppo globale, che richiede tempi sempre piu’ rapidi di trasferimento ed integrazione cognitiva, in modo da fornire risultati ottimali a breve termine, tra la crescita creativa delle conoscenze e la loro diffusione ed applicabilita’, al fine di innestare rinnovate e complesse strategie innovative nel mercato che tende verso una sempre piu’ ampia globalizzazione.

E’ in tale scenario mondiale che oggi si sviluppa , certamente nell’ ambito di contraddizioni di interessi e concezioni non sempre convergenti, l’ Impresa Virtuale di Rete (Extended Enterpirise), basata sulla utilizzazione organizzata delle tecnologie di comunicazione interattiva, tra ambienti di Ricerca e Sviluppo , Scuole ed Agenzie di Formazione permanente ed imprese delle produzione e dei servizi. Tale cambiamento epocale spesso indicato come sviluppo delle NETWORKED-ECONOMY , produce tutta una serie di problematiche, che di per se non sono ne positive ne negative, le quali certamente si concentrano nella capacita di dare sviluppo ad una economia della conoscenza, che possa dare espansione al lavoro intellettuale, dato che il fenomeno dominante del cambiamento e’ sostanzialmente la sostenibilita’ dello sviluppo dei riguardi delle transizione quantitativa e qualitativa tra lavoro manuale e lavoro intellettuale. (4)

E’ pertanto importante delineare una sintetica traccia nel quadro della drammaticita’ che si evidenzia a riguardo della capacita’ di effettuare scelte e iniziative coerenti per la sostenibilita’ e la solidarieta’ dello sviluppo nel settore della politica economia del lavoro .

Oggi infatti ci accorgiamo che c'e' una relazione diretta tra la sempre piu' insicura richiesta di "flessibilita' del lavoro" e l'ingrandirsi delle aziende a capitale azionario, associate in Holding di impresa, che controllano più fabbriche per mezzo della maggioranza azionaria.

Osserviamo pertanto che il capitale finanziario entra in aperto conflitto con il lavoro, proprio sul terreno della trasformazione della societa' industriale, basato un tempo sulla centralita’ della FABBRICA, quale l’effettiva unità di accumulazione della catena lineare del valore , mentre oggi l'AZIENDA, che invece è una mera sovrastruttura giuridica, essendo. sempre piu' espressa in termini di capitale azionario, subisce le variazioni oscillanti del mercato finanziario e pertanto richiede una sempre piu' ampia "flessibilita’" del lavoro.

Bisogna quindi capire che il processo di accumulazione del capitale si e' modificato profondamente, proprio per la continua esplulsione del lavoro manuale dalla fabbrica, dovuto alla robotizazione della produzione ed alla perenne innovazione tecnologica, che di fatto ha diminuito il profitto di impresa generato dallo sfruttamento della classe operaia. Pertanto, anche come conseguenza di un tale procedere della innovazione della produzione, al contempo si e' utilizzata la scuola come "parcheggio della forza lavoro", mentre si e’ dato sviluppo a dismisura ai servizi in particolare a quelli pubblici per fare da deterrente alla sempre maggior carenza di occupazione in fabbrica. Questo andamento della politica economica e’ stato sostanzialmente protratto per tutta tutta la seconda meta’ del secolo scorso, ma ora e’ in saturazione cosi’ che i giovani , in particolare quelli laureati e diplomati si ritrovano in condizioni di estrema precarieta’ in quanto non vedono prospettive per trovare un lavoro che dia loro condizioni di stabilita' e di sicurezza nella loro vita futura. Quindi senza una correzione della politica economica, certamente la rincorsa a massimizzare il plus valore estraibile dal sistema di produzione, prodotta primariamente dalla Holding finanziarie, genera una forte instabilita', resa evidente dalle continue oscillazioni speculative del capitale azionario, che si riversano sulle condizioni di una sempre piu’ ampia precarieta’ del lavoro

La globalizzazione della economia sulla spinta dalle Holding finanziarie e' inoltre facilitata dal fatto che oggi e possibile operare in in borsa senza alcun limite di spazio e di tempo, muovendo masse enormi di capitali che oscillano tra una parte e l' altra del mondo, come un vortice , offrendo sempre minore stabilita' ed affidabilita' sia al lavoro dipendente, che ai piccoli investitori; questi ultimi infatti recentemente nel giro di poco tempo hanno in gran parte annullato i benefici speculativi, mentre la ricchezza si concentra sempre piu' in poche mani della piu’ forte proprieta' azionaria. Cio' vuol dire che tra il mondo della produzione, specie di quello della Piccola e Media Impresa (PMI), che ha la maggior capacita di sviluppo del lavoro, e quello della proprietà azionaria,... si apre un abisso sempre più profondo, che conduce ad una concentrazione di potere fortemente autonomo dalla stessa produzione di beni; quindi e’ potere potere finanziario che divenendo "autoreferenziale" quale gestore indiscusso del capitale, cosi’ che puo' vantarsi persino di porsi a difesa della PMI, favorendone leggi adeguate alla flessibilita' del lavoro, come unica possibile salvezza del loro sistema di produzione dal pericolo di un collasso.

L’antiodoto a questa situazione non avra’ efficacia immediata, ma certamente esso ha il suo fulcro in una organizzazione responsabile della crescita di conoscenze, non piu’ separata da cio’ che appartiene ad un ciclo economico, ma che viceversa dovra’ essere strettamente correlata alla capacita’ consapevole di fare impresa ad elevata comunicazione interattiva, tra Universita, Enti di Ricerca , Scuole ed Imprese innovative, per determinare le condizioni di sviluppo sostenibile e solidale nell’ ambito di una condivisione di conoscenze tra pubblico e privato a garanzia di una capacita di integrazione equamente comparata tra valori sociali e valori economici.

Se pertanto non vorremo che la globalizzazione del libero mercato diventi ostile e negativa per crescenti settori della nostra società, …. soprattutto formati da giovani poco predisposti culturalmente e cognitivamente al cambiamento per un verso, ed inoltre …. dal forte regresso dei Paesi via di sviluppo, causato dal "Digital Divide", quale ulteriore deterrente del gap-tecnologico della loro economia, …. sinceramente dobbiamo riconoscere a noi stessi, il dovere primario di predisporre una educazione fortemente comunicativa in rete, capace di esaltare gli aspetti positivi della globalizzazione al fine di compensarne gli evidenti squilibri generazionali e mondiali .

Per attuare quanto sopra, sara’ imperativo iniziare dal modificare quelle reazioni dovute a una forma di "strabismo culturale", le quali facendo riferimento al passato della educazione e alla sua improbabile conservazione, non fanno altro che acuire irresponsabilmente la separazione tra scuola e lavoro , mantenendo quella distinzione di ruoli tra scuola ed impresa, che ormai risultano entrambi incapaci di correlare la educazione a la crescita di risorse umane, quest’ ultime viste in termini di competenze cognitive e sbocchi professionali innovativi, tali che siano socialmente ed economicamente produttive di un nuovo contesto della "globalizzazione equa , solidale e sostenibile dello sviluppo".

Contemporaneamente sara’ necessario realizzare una co-progettazione di "NET-Learning" per creare una impresa virtuale ad elevato livello di conoscenza, specificatamente orientata verso il superamento della "auto-referenzialita’ " di ciascuna scuola , finalizzando le prospettive formative verso la priorita’ di comprensione dello sviluppo contemporaneo secondo i criteri e le modalita’ emergenti dal processo di costruzione della Societa’ Europea della Economia della Conoscenza .

Concludendo spero che il TED- 2002, sappia affontare queste tematiche dello sviluppo iniziato con l’evitare quella classica separatezza tra chi si occupa in modo falsamente neutrale di scienza e tecnologia della educazione, relegando, a volte con disprezzo e intolleranza intellettuale, le problematiche piu’ pressanti della economia politica delle formazione, come fossero questioni fuori tema , prive di una appropriata significanza, quasi fossero meritevoli di disprezzo.

 

BIBLIO-LINK

  1. TED-2002 : http://www.ted-online.it/

  2. e.EUROPE : http://www.eussor.org/siee/ee.htm

  3. Economia della Conosce-nza Condivisa : http://www.edscuola.it/archivio/lre/econdiv.html

  4. Dalla Catena alla ragnatela del valore: http://www.edscuola.it/archivio/lre/catena.html

  5. Business- Labour University : http://www.portalino.it/banks/editoriale/_pm011126.htm

  6. Net-Learning : http://www.edscuola.com/archivio/lre/netlearning.html


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