Circolare Ministeriale 9 aprile 1994, n. 120

Oggetto: Attività di prevenzione primaria e di educazione alla salute: Progetto Arcobaleno - Progetto Ragazzi 2000 - Progetto giovani '93 - Progetto Genitori - Centri di informazione - Corsi di formazione

Introduzione

La presente circolare segue e richiama la C.M. 22 dicembre 1992, n. 362 che fornisce un quadro complessivo di riferimento culturale e didattico, amministrativo ed operativo, in materia di prevenzione e di educazione alla salute.

Nel contempo si rende noto che il comitato dei ministri nella seduta del 21 dicembre 1993, accogliendo le proposte di questo Ministero, ai sensi dell'art. 127, comma 1, del D.P.R. n. 309/1990, ha deliberato l'assegnazione di L. 24.350.000.000 al Ministero della Pubblica Istruzione per le attività di intervento a valere sul fondo nazionale per la lotta alla deroga.

Le attività finanziate, in base al piano presentato ed alle proposte del comitato tecnico scientifico (art. 104, comma 3, D.P.R. n. 309/1990, con imputazione allo stanziamento dell'esercizio finanziario 1993, utilizzabile nel corrente anno finanziario, riguardano:

- Progetto Arcobaleno, per attività e prevenzione e di educazione alla salute nelle scuole materne: L. 3.000.000.000

- Progetto Ragazzi 2000: L. 6.000.000.000.000

- Progetto giovani '93: L. 6.000.000.000

- Progetto Genitori: L. 3.500.000.000

- Centri di informazione e consulenza: L. 4.000.000.000

- Corsi di formazione per docenti referenti; attività di formazione per dirigenti e docenti della scuola dell'obbligo, operatori extra-scolastici; corsi di formazione per docenti che operano nei CIC: L. 2.000.000.000

- La scuola che promuove salute - Rete Europea di scuole pilota: L. 100.000.000

- Tobacco Education: L. 50.000.000.

In merito alla distribuzione dei suindicati fondi saranno emanate successive indicazioni; gli incontri e le iniziative a livello europeo saranno oggetto di ulteriori precisazioni. In relazione all'approvazione dell'iniziativa "Prima Conferenza Europea dei giovani" si conferma l'intendimento di realizzare tale conferenza prevista per la conclusione della prima fase del Progetto Giovani '93. A tale riguardo sono stati avviati i necessari contatti per l'organizzazione dell'incontro e per la migliore riuscita dell'iniziativa entro il mese di ottobre.

Nel contesto creato dalle più recenti innovazioni normative e culturali, la presente circolare offre contributi per la riflessione nel senso delle attività di prevenzione, nella consapevole certezza che il disegno generale della prevenzione del disagio a scuola e della promozione della salute permetta di individuare approcci culturali e permetta di individuare approcci culturali e percorsi operativi coerenti e flessibili, in rapporto ai concreti bisogni che si riscontrano nelle diverse realtà territoriali.

Per concludere le attività di educazione alla salute programmate in base alla C.M. n. 362/1992, si pregano le SS.LL. di utilizzare i fondi relativi all'E.F. 1992.

Riferimenti normativi

Nelle precedenti, richiamate direttive è stato ribadito che il disposto legislativo (T.U. approvato con D.P.R. n. 309/1990) vincola le scuole a progettare attività di educazione alla salute e di prevenzione delle diverse forme di dipendenza sulla base di puntuale progettualità d'istituto.

Dalle rilevazioni sin qui effettuate è emerso che, in ottemperanza alle indicate norme e direttive ministeriali, si è andato sviluppando un vivace, ampio e significativo arco di iniziative caratterizzate da valorizzazione della autonomia progettuale, flessibilità operativa, collegamento con le esigenze del territorio, crescente attenzione delle istituzioni ai bisogni dei soggetti discenti e delle famiglie, tensione verso esperienze di attiva partecipazione, visione evolutiva della funzione docente, valutazione dei risultati.

Restano, certamente, carenze ed inadempienze che questo Ministero con il più diffuso impiego delle risorse anche professionali esistenti con una più penetrante organizzazione delle verifiche, conta di evidenziare ulteriormente e superare.

Si può, tuttavia, rilevare come i processi avviati rientrino sostanzialmente nel quadro di riferimento normativo ed istituzionale posto dalla legge n. 537/1993 all'art. 4, laddove vengono fissati principi e criteri atti a perseguire l'autonomia delle istituzioni scolastiche, e come anzi possano riceverne forte e immediato impulso.

Costituiscono parte significativa ed integrante del presente quadro normativo di riferimento:

- Legge n. 216/1991 "Primi interventi in favore dei minori soggetti a rischio di coinvolgimento in attività criminose";

- Legge n. 104/1992 "per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate";

- D.L. n. 285/1992, art. 230, Nuovo codice della strada;

- le CC.MM.:

- C.M. n. 59/1991 "Utilizzo strutture scolastiche";

- C.M. n. 288/1993 "Interventi urgenti in materia di prevenzione e rimozione dei fenomeni e dispersione scolastica" con allegato D.M. applicativo;

- 302/93 "Educazione alla legalità";

- le proposte degli studenti, avanzate nella I conferenza nazionale di Roma.

L'integrazione delle iniziative di prevenzione: la prevenzione come dimensione trasversale dell'azione educativa

Il D.P.R. n. 309/1990 ha sollecitato la composizione tra istanze di tipo disciplinare e istanze di tipo trasversale attraverso l'approfondimento di tematiche specifiche nell'ambito delle discipline curriculari non disgiunte da attività culturali, ricreative e sportive, da svolgersi eventualmente anche all'esterno della scuola.

A questo scopo il M.P.I.:

- invita i singoli docenti e gli organi collegiali a elaborare i diversi segmenti di un complessivo progetto educativo d'istituto/circolo (P.E.I.), inteso come sintesi pedagogica delle scelte culturali, organizzative, operative che caratterizzano l'offerta formativa della scuola, e a tradurre tali scelte nella programmazione curriculare delle singole discipline e delle singole attività;

- sollecita l'integrazione dei servizi alla persona attraverso protocolli d'intesa tra enti e istituzioni aventi responsabilità in materia di prevenzione del disagio giovanile.

La strategia di una riprogettazione del "sistema scuola", aperto alla collaborazione con le forze operanti nell'extrascuola, è legata alle ragioni dell'educazione ed è tesa a riqualificare i contenuti, i tempi e gli spazi della scuola per la crescita personale e di abilità che siano conseguibili e verificabili, al di là ed oltre il successo nei singoli apprendimenti disciplinari.

Al fine di realizzare un'efficace integrazione delle varie iniziative introdotte nella scuola in diversi tempi allo scopo di migliorare e l'efficacia e l'efficienza della scuola (nuovi programmi d'insegnamento, attenzione alle motivazioni, in rapporto alle condizioni di agio/disagio, e agli esiti di successo/insuccesso personale e scolastico), appare necessario che ogni scuola consolidi o istituisca una commissione per l'educazione alla salute, intesa in senso ampio, coordinata dal preside, che integri e valorizzi persone e funzioni orientate alle medesime finalità formative generali dell'istruzione scolastica.

In riferimento a tali finalità e al riflesso che queste hanno "trasversalmente" su tutta la vita della scuola (soggetti, discipline, relazioni, valori, contenuti, attività, tempi, spazi), risulta opportuno che a tale commissione partecipino non solo docenti, ma anche studenti e genitori, anche in coerenza con i diritti e i doveri precisati nella normativa delegata in corso di elaborazione.

Gli studenti delle scuole legalmente riconosciute possono partecipare alla progettazione e realizzazione di iniziative di educazione alla salute (Progetto Giovani e Progetto Ragazzi) previa intesa con le scuole statali del distretto che hanno la responsabilità delle iniziative stesse ed alle quali saranno assegnati i fondi secondo le iniziative previste.

Criteri per l'individuazione dei progetti di educazione alla salute

Si indicano di seguito i criteri guida generali che il Comitato tecnico provinciale, avvalendosi anche dei gruppi di lavoro previsti per il Progetto Giovani, potrà utilizzare per la scelta e il conseguente finanziamento dei progetti.

- Collegialità: gestione dei progetti condivisa da tutte le componenti scolastiche, rappresentate negli organi collegiali della scuola

- Protagonismo: partecipazione attiva dei bambini/ragazzi/adolescenti

- Globalità: attenzione all'insieme dei bisogni psicofisici e relazionali dei bambini/ragazzi/adolescenti

- Organicità e incisività: iniziative sistematiche, non episodiche, che abbiano un carattere di incisività nel contesto scolastico

- Ordinarietà: iniziative inserite nella quotidianità della vita scolastica

- Trasversalità: interdisciplinarità, interconnessione tra ambiti disciplinari e formativi e tra i diversi campi di esperienza

- Interistituzionalità: collegamento con enti e agenzie diverse

- Verificabilità e processualità: predeterminazione dei modi e tempi di verifica e di valutazione.

Ogni progetto, inoltre, dovrà chiaramente indicare:

- le modalità di rilevazione dei bisogni;

- gli obiettivi specifici perseguiti, riferiti alle finalità generali della prevenzione primario e alla promozione del benessere, integrabili con molti ambiti problematici e con diversi impegni istituzionali e professionali connessi con la funzione docente, quali ad esempio l'orientamento, l'educazione sessuale e la promozione delle pari opportunità, la lotta contro la dispersione scolastica, l'intervento su particolari situazioni a rischio;

- i percorsi formativi e metodologici;

- la verifica dei risultati attesi in termini di processi, esiti e modifica di comportamenti.

A tale riguardo si richiamano le indicazioni specifiche, per gli ambiti sopra espressamente richiamati, diramate da questo Ministero e che debbono confluire programmaticamente ed unitariamente nel P.E.I.

Articolazioni operative

Nel ribadire che l'amministrazione e tutte le scuole sono vincolate agli adempimenti previsti dalla legge sull'educazione alla salute ed all'attuazione di progetti di prevenzione primaria e di promozione della salute, si richiamano le articolazioni del sistema operativo esplicitato nella C.M. n. 362/1992 punto 4.

In particolare, al fine di rendere più incisiva l'azione di coordinamento a livello regionale delle attività i sovrintendenti scolastici regionali avranno cura di elaborare, d'intesa con i provveditori agli studi e le segretarie tecniche regionali degli ispettori, piani di interventi per la promozione, attuazione, valutazione e documentazione di progetti che comprendano più realtà istituzionali e scolastiche. Tale azione consentirà, altresì, la diffusione di esperienze significative già realizzate e dotate di un alto grado di trasferibilità.

Inoltre attraverso periodiche conferenze di servizio a livello nazionale e regionale, saranno convocati i docenti o capi d'istituto utilizzati per l'educazione alla salute, al fine di assicurare coesione e tenuta della rete di operatori impegnati a garantire la qualità delle attività di prevenzione primaria e promozione del benessere nonché ad assicurare periodiche verifiche.

Iniziative di educazione alla salute e di prevenzione primaria nella scuolaL'attuazione degli indirizzi programmatici -elaborati da questo Ministero in tema di educazione alla salute- ha comportato da parte della scuola l'attivazione ed il sostegno di iniziative che hanno coinvolto tutte le componenti scolastiche.

Il grado di adesione e di partecipazione, nonché le tematiche trattate e gli apporti interistituzionali emergono dalle rilevazioni effettuate dall'Ufficio studi, bilancio e programmazione, Ufficio I, pubblicate nei numeri 6/93 e 1/94 degli Annali del M.P.I.

La qualità e i risultati delle iniziative intraprese suggeriscono l'opportunità di assicurare il carattere di continuità dei progetti, coinvolgendo nell'azione di prevenzione anche la scuola materna, data la particolare importanza della precocità e della processualità degli interventi.

Progetto Arcobaleno per la scuola materna

La scuola materne viene inserita per la prima volta a tempo pieno nelle attività di prevenzione e di educazione alla salute con un progetto specifico che assume la denominazione di "Progetto Arcobaleno". Nel far rinvio al testo integrale del progetto, che verrà diramato con circolare a parte, in questa sede si ritiene opportuno illustrare le coordinate dell'iniziativa per evidenziarne gli aspetti che la collegano agli interventi assunti dagli altri ordini scolastici per l'educazione alla salute.

Le attività che possono essere attuate nella scuola materna riguardano, soprattutto, la prevenzione primaria, intesa come identificazione tempestiva delle situazioni di rischio per una azione positiva, per eliminare quelle forme di disagio e di dipendenza su cui possono impiantarsi varie forme d'insuccesso e di devianza.

Il progetto di educazione alla salute nella scuola materne è connotato da una "visione complessivamente unitaria del bambino, dell'ambiente che lo circonda e delle relazioni che lo qualificano". Il D.M. 3 giugno 1991, nel consegnare alla scuola materna la sua nuova carta programmatica, ha più volte sottolineato l'impegno a lavorare per una nuova qualità della vita del bambino, da correlarsi al conseguimento di un migliore livello di vita della comunità in generale e degli adulti di riferimento in particolare. Pertanto i progetti di educazione alla salute dovranno essere espressione della partecipazione della scuola (capo d'istituto, insegnanti, personale non docente) delle famiglie e della comunità in senso lato (specialisti, animatori e operatori delle strutture per l'assistenza all'infanzia e di altre iniziative analoghe).

Le modalità specifiche di intervento dei "Progetti Arcobaleno" sono quelle tipiche della scuola materna: lucidità, operatività, attività esplorative, vita di relazione, ecc. Tutti gli insegnanti, qualunque ruolo e funzione svolgano, lavoreranno tra loro in gruppo ed in stretta collaborazione con i genitori, avvalendosi degli strumenti della programmazione educative e didattica con gli apporti e le collaborazioni comunque reperibili (esperti, docenti universitari, servizi socio-sanitari, agenzie educative).

Al riguardo saranno utili iniziative di formazione che coinvolgono l'intera comunità educante, mobilitata a promuovere lo "star bene" del bambino. Tali iniziative, che si connoteranno come ricerca partecipativa, dovranno contenere adeguati spazi per l'aggiornamento, l'informazione, gli scambi di notizie, l'integrazione di competenze allo scopo di formulare prima e realizzare poi un progetto unitario che sia espressione della partecipazione di tutti.

Le singole scuole formuleranno i progetti tenendo conto dei seguenti parametri:

a) bisogni di formazione e informazione delle famiglie, dei bambini e della comunità sociale;

b) risorse umane e strutturali esistenti sul territorio;

c) professionalità presenti (équipe, consulenti);

d) iniziative di formazione comuni per docenti ed operatori;

e) consulenze necessarie di sostegno al progetto.

I comitati tecnici provinciali esamineranno i progetti secondo criteri e procedure concordate, anche al fine della raccolta di informazione per il monitoraggio, il controllo e l'adattamento "in fieri" dei progetti stessi.

Progetto Ragazzi 2000

Il PR 2000 è stato promosso con la C.M. n. 240/1991 e trova nella C.M. 20 febbraio 1992, n. 47 e nella C.M. 22 dicembre 1992, n. 362 un ulteriore approfondimento. La tradizione didattica della scuola dell'obbligo in materia di educazione alla salute è di lungo periodo e più articolata, rispetto alle scuole superiori. Inoltre, la partecipazione degli scolari si pone, didatticamente, in modo diverso, rispetto agli adolescenti delle scuole superiori.

Le scuole elementari e medie hanno un rapporto più intenso e ravvicinato con i genitori e con l'ambiente. Esse inoltre stanno attuando notevoli innovazioni normative: i nuovi programmi e i moduli (legge n. 148/1990) e la C.M. 16 novembre 1992, n. 339 sulla continuità fra materne elementari e medie e le nuove schede di valutazione.

Sulla base delle opportunità e risorse ora descritte, l'obbligo di svolgere educazione alla salute e prevenzione primaria permette alle scuole di base, anche attraverso il PR 2000, di affrontare, nel quadro dell'autonomia, il progetto educativo d'istituto/circolo, in modo da adeguare permanentemente l'offerta formativa della scuola alle reali e mutevoli esigenze della comunità (genitori, altre scuole, enti locali, associazioni culturali, ecc.) in cui la scuola opera.

Il tema della continuità verticale (tra curricoli e gradi scolastici) e orizzontale (tra classi, tra istituzioni sul territorio) permette di frequentare, ricercare didatticamente, condividere culturalmente quegli obiettivi educativi trasversali che costituiscono una caratteristica dell'educazione alla salute e della prevenzione.

In particolare, al fine di rendere operativi gli obiettivi relativi alle istanze della continuità educativo-didattica, si suggerisce alle scuole di elaborare progetti e curricoli di durata triennale (per esempio per il secondo ciclo della scuola elementare e per il triennio della scuola dell'obbligo, o per le ultime classi della scuola elementare).

Tale specifico piano di studi triennale dovrà rispondere ai bisogni che sono stati individuati anche con i genitori degli alunni stessi.

Inoltre, l'introduzione della nuova scheda di valutazione nella media ed il documento di valutazione nelle elementari impone nuovi rapporti tra attività curricolare e progetto educativo d'istituto/circolo, tra la valutazione didattica e la valutazione dell'organizzazione e dell'erogazione del servizio scolastico: le indicazioni individualizzate di insegnamento e di programmazione offrono ampie possibilità al PR 2000, nella prospettiva dell'integrazione degli interventi educativi e delle innovazioni normative.

Progetto Giovani '93 ed iniziative degli studenti (art. 106 del D.P.R. n. 309/1990)

Notevoli sforzi sono stati fatti, dagli studenti e dai docenti, per esplicitare la valenza preventiva delle discipline, operando una revisione metodologica e contenutistica delle stesse e dei programmi. Inoltre si sono approfondite le tematiche relazionali tra allievi, tra docenti e allievi (adulti e adolescenti), nella vita di classe.

In ulteriore attesa di una riforma della scuola secondaria superiore, il Progetto Giovani '93 consente di affrontare una serie di questioni didattiche e organizzative, facendo accumulare esperienze e competenze che garantiscono, sul territorio nazionale, docenti preparati a gestire le innovazioni che si stanno attuando nella scuola e ad affrontare le mutate esigenze ed i bisogni formativi dei giovani.

Con questo Progetto si dà legittimazione ai docenti che investono nella ricerca didattica, si aprono spazi di flessibilità organizzativa, di partecipazione attiva dei genitori e degli allievi, nella direzione dell'autonomia.

In particolare si chiede alle scuole di:

- favorire il raccordo tra attività curricolare ed extracurricolari che si intendono sviluppare e considerare le stesse come articolazioni di una unitaria strategia preventiva;

- valorizzare il ruolo attivo e propositivo degli studenti (C.M. n. 143/1993), favorendo gli incontri degli stessi attraverso un razionale utilizzo degli spazi dei tempi assembleari (assemblea di classe e di istituto);

- consolidare le iniziative attuate nel triennio pregresso;

- curare incontri sul territorio tra più scuole superiori, ma anche distrettuali o tra istituti viciniori, "l'occupazione del territorio", l'uso di spazi da parte di giovani cittadini, con forme istituzionali che rendano visibile la scuola e la sua azione socio-culturale, è forma primaria di prevenzione.

Si richiamano a questo proposito le indicazioni operative e gestionali contenute nella C.M. n. 327/1990 e, nel ribadire le valenze di sintesi, di valorizzazione e di confronto delle esperienze connesse alla realizzazione degli incontri provinciali, aperti agli studenti delle scuole non statali, si auspica la più diffusa partecipazione dei giovani. Ai fini del finanziamento degli incontri, le SS.LL. si avvarranno dei fondi stanziati per il Progetto Giovani, capitolo di bilancio 1147, anno di esercizio finanziario 1992.

Nel ricordare infine come nell'ambito delle iniziative degli studenti il Progetto Giovani '93 rappresenti una proposta di modello operativo sperimentato ed efficace, si ritiene opportuno richiamare i commi 3 e 4 dell'art. 106 del D.P.R. n. 309/1990 in cui viene riconosciuta la facoltà a gruppi di almeno 20 studenti di presentare autonomamente al consiglio d'istituto progetti per attività preventive da svolgersi in tempi extracurricolari.

Considerate, infine, le prospettive di consolidamento e sviluppo del Progetto Giovani '93, il complesso delle iniziative che vi si riconducono saranno denominate in futuro Progetto Giovani 2000.

Centri di informazione e consulenza

L'elaborazione dei dati desunti dalle relazioni presentate dai provveditori agli studi, a seguito della richiesta formulata contestualmente alla C.M. n. 362/1992, lascia intravedere alcune letture circa le finalità sottese all'attivazione dei centri di informazione e consulenza.

Questi, nel concreto, tendono ad offrire ai giovani uno spazio di ascolto/comunicazione, un momento di progettualità condivisa, una risorsa di sostegno/supporto/informazione allo scopo di migliorare la qualità della vita scolastica impegnando il protagonismo dei giovani, crescendo la fiducia e la solidarietà nella scuola, facilitando il dialogo e la costruzione di rapporti positivi tra docenti, operatori extrascolastici, genitori e studenti.

Dall'indagine sopra citata, promossa dall'Ufficio studi, bilancio e programmazione e pubblicata nel n. 6/93 degli annali del M.P.I., sono emersi modelli organizzativi e gestionali estremamente difformi, trattandosi di un'innovazione non semplice e non facile da gestire.

Giova ribadire che le attività di educazione alla salute, come attività scolastiche, sono innanzitutto da riferire agli obiettivi primari della scuola, più che a obiettivi sanitari e sociali, che riguardano solo indirettamente la scuola. Sono, quindi, attività che devono cercare prioritariamente di far funzionare meglio la scuola, più che porsi obiettivi di integrazione sociale o di sostegno psicologico nei limiti sopraddetti. Non è possibile prevenire il disagio, se si dimentica di promuovere il benessere scolastico.

In questa prospettiva il C.I.C. si costituisce come luogo di aggregazione istituzionale di diversi soggetti che si propongono di realizzare le varie attività di promozione della qualità della vita scolastica in una scuola aperta alla comunità.

A tale proposito è utile ricordare che il D.P.R. n. 309/1990 prevede che gli enti locali propongano alla Presidenza del Consiglio dei ministri (tramite il Dipartimento per gli affari sociali) dei progetti di prevenzione per il mondo giovanile, per ottenere i relativi finanziamenti.

La scuola e gli enti territoriali, se operano in una logica sistematica, possono collaborare per predisporre un Progetto integrato di area in cui si realizzino la solidarietà e la sinergia necessarie a garantire il funzionamento integrato dei servizi alla persona. In questa prospettiva risulterà sempre più importante che il C.I.C. sia di fatto previsto ed inserito in un Progetto educativo d'istituto, allo scopo di realizzare gli opportuni collegamenti e gli scambi di informazioni e di risorse con il Progetto integrato d'area.

Progetto Genitori

Il Progetto Genitori, avviato con la C.M. n. 41/1992, ha raccolto le esigenze e le istanze maggiormente sentite sia dai genitori che dai docenti di integrare operativamente l'azione educativa della scuola con l'effettivo apporto delle famiglie.

Tale progetto costituisce un'opportunità formativa offerta ai genitori per approfondire le tematiche e le problematiche relative allo sviluppo cognitivo, socio-affettivo e relazionale dei bambini/ragazzi/adolescenti e il rapporto genitori-figli-docenti.

E' la richiesta d'informazione e di scambio di esperienze relative a problemi educativi e psicologici, che caratterizza il bisogno dei genitori. Tale ruolo, non appreso e non insegnato che dalle esperienze personali di vita, richiede oggi un apporto e un sostegno informativo-formativo, per essere agito in modo più cosciente e consono alle richieste del sociale.

Anche a livello di organizzazione delle Nazioni Unite, il 1994 è stato individuato quale "Anno internazionale della famiglia", a salvaguardia della stessa e dei suoi valori.

Di fatto i Progetti Genitori realizzati a tutt'oggi nella scuola hanno contribuito ad incentivare la partecipazione dei genitori agli organi collegiali, coinvolgendoli maggiormente nella vita scolastica, realizzando così una effettiva collaborazione tra suola e famiglia.

Si invitano pertanto le scuole a procedere nell'attivazione di tali Progetti, anche a livello consorziale e/o distrettuale, avendo cura di privilegiare l'aspetto formativo e comunicativo dell'esperienza (lavori di gruppo), al fine di recuperare nella scuola e per la scuola anche preziose esperienze personali e competenze professionali.

Corsi per docenti referenti

Con la C.M. n. 66/1991 e la C.M. n. 47/1992 sono state già fornite le indicazioni per la formazione di docenti referenti per l'educazione alla salute. Attraverso tale scelta questo Ministero ha inteso costituire una rete territoriale di promozione del benessere e di prevenzione del disagio.

L'esperienza di questi ultimi due anni ha evidenziato difficoltà operative riconducibili sia all'interno dei collegi (scarsa collaborazione dei docenti con il referente per l'educazione alla salute, con relativa difficoltà d'avvio delle iniziative), sia ascrivibile alla modalità del personale.

La costituzione di un unico gruppo di lavoro -commissione di docenti interna alla scuola- con la partecipazione attiva del dirigente scolastico, potrà favorire l'individuazione e la promozione di iniziative, la definizione di responsabilità e partecipazione dei docenti alle stesse, nonché le funzioni propositive di collegamento e di tramite dell'informazione da parte del docente referente.

Risulta, inoltre, necessario prevedere una serie di incontri provinciali periodici, organizzati dai provveditori e dal comitato tecnico provinciale (D.P.R. n. 309/1990), dei docenti referenti, per effettuare un effettivo coordinamento territoriale delle politiche di educazione alla salute nella scuola.

Si pregano le SS.LL. di dare la massima diffusione alla presente circolare, perché siano tempestivamente informati i capi d'istituto, i docenti, gli studenti e i soggetti sociali con cui la scuola è chiamata a collaborare.

In particolare i capi d'istituto di ogni ordine e grado sono pregati di considerare l'opportunità di dedicare una riunione degli organi collegiali, nell'autonomia professionale loro riconosciuta dalla legge, alla riflessione sul contenuto della presente circolare.