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Reg. Tribunale Lecce n. 662 del 01.07.1997
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TECNOLOGIE INFORMATICHE DELLA COMUNICAZIONE EDUCATIVA: LE RAGIONI PER UTILIZZARLE

di Andrea Torrente

Lo strumento multimediale è ricco di potenzialità pedagogiche; esso invita la Scuola a compiere una missione educativa di primaria importanza per aiutare gli allievi a padroneggiarne l’uso.

 

Premessa

Sovente, negli incontri di aggiornamento su tematiche relative all’uso delle nuove tecnologie nella prassi didattica, mi veniva rivolta dai docenti di Materie Letterarie la domanda: “Non ritiene che Letteratura e Tecnologia siano lontanissime l’una dall’altra come l’Artide e l’Antartide?”

Per rispondere è necessario scrollarsi dalle proprie abitudini e dalle idee preconcette e porsi la domanda in maniera diversa: “In che  maniera questi strumenti favoriscono gli apprendimenti?” “ In che modo essi consentono di insegnare meglio e di apprendere meglio?” Bisogna anche prendere le distanze dalle nostre consolidate e rutinarie prassi didattiche e domandarci se questi strumenti non inducano essi stessi dei nuovi apprendimenti che, per la maggior parte, restano ancora da costruire ed ai quali bisogna accettare di sottoporsi, se vogliamo evitare lo scoglio delle pratiche spontaneistiche.

La logica dello zoccolo comune di conoscenze e di competenze ci rende il compito più agevole poiché ci invita a riflettere ed a pensare le nostre discipline in termini di apprendimenti: quali sono le competenze minime da fare acquisire agli allievi, in relazione con il mondo che li circonda? Si tratta di sviluppare in ciascuno di essi gli strumenti dell’autonomia affinché possano, grazie ai comportamenti appresi, mobilizzare e rendere efficaci i saperi di cui avranno bisogno nelle situazioni reali, per tutta la durata della loro vita. La conoscenza degli strumenti di cui essi dispongono fin dalla nascita, nel loro ambiente di appartenenza – e che modellano il loro modo di pensare, di comprendere ed interagire con il mondo – diviene, di conseguenza, per la Scuola un vero e proprio “imperativo democratico”.

 

Rimettere gli alunni in attività: le virtù pedagogiche delle T.I.C.E

In ambito pedagogico, è evidente la buona disposizione e l’interesse degli allievi nei riguardi dello strumento. Che il docente si sforzi di integrare nelle sue lezioni dei supporti tecnologici moderni, nei riguardi dei quali gli adulti si mostrano, tradizionalmente, estremamente diffidenti, ciò induce nell’alunno un sentimento di ammirazione e di rinnovato interesse per la disciplina. Senza dubbio questo ricorso alle T.I.C.E permette di ridurre il “grande divario mentale che avvertono di solito gli alunni fra la scuola e la vita reale”. Questo divario, in cui si perde il senso dell’attualità della scuola, contribuisce a definire il suo valore d’uso.

Non è senza importanza far capire agli alunni che la loro scuola non è quella di ieri, e perché essa sia quella di sempre bisogna volere con loro che essa sia quella di oggi, e che vi si lavori con gli strumenti di cui essi potranno servirsi nella vita reale. D’altronde il supplemento di piacere che dà agli alunni questa familiarità non è da trascurare specialmente nei tempi attuali in cui l’amore per la scuola tende ad affievolirsi. E’ sufficiente andare in una classe per vedere come la macchina faciliti la captatio benevolentiae, come la sua utilizzazione da parte degli alunni che hanno, più o meno, già la padronanza tecnica dello strumento, li valorizzi e come essa abbia per lo meno la virtù di non bloccare gli apprendimenti, di non mettere gli alunni fuori gioco sin dall’inizio.

Forse bisognerebbe far giustizia di una falsa rappresentazione: quella di un ricorso al PC che porterebbe all’isolamento di ciascun allievo davanti alla sua macchina, ognuno occupato a fare degli esercizi prefabbricati, meccanici e silenziosi. Il “buon uso delle T.I.C.E” non è quello, dal momento che si concepiscono le lezioni come un lavoro comune. Si rimane sempre colpiti sullo spazio che l’espressione orale acquista durante le lezioni in cui si utilizzano queste “macchine da scrivere”,  cioè i PC: la proposta di redazione di tale o tal’altro alunno, visualizzata su tutti i monitor, a partire dalla console di comando gestita dal docente, favorisce degli scambi collettivi; il miglioramento della proposta originaria si effettua in comune ed oralmente prima di trovar posto sulla “pagina attiva”. La partecipazione di tutti gli alunni è favorita dalle possibilità tecniche offerte dallo strumento. D’altra parte, in questo caso, il trattamento dell’errore si rivela molto meno traumatizzante. Dal momento in cui il testo di qualsiasi allievo può essere visualizzato su tutti i monitor, gli alunni capiscono che gli errori non sono un fatto eccezionale, che si può correggerli – grazie al trattamento  del testo questa esperienza costruttiva dell’errore avviene in maniera corretta, senza cancellature né scarabocchi vergognosi. Lo schermo del monitor viene percepito come una sorta di “brutta copia” che permette miglioramenti e progressi.

Il ricorso all’uso delle T.I.C.E, ben lungi dall’isolare ciascun allievo in compiti meccanici, favorisce, al contrario, la partecipazione, facilitando anche l’integrazione degli alunni diversamente abili, permettendo la presa in carico dei loro bisogni specifici.

Infine, ciascun allievo può verificare agevolmente con il corretto uso del PC: servirsi di un trattamento di testo, significa conservare e visualizzare le differenti tappe di un lavoro per misurare i propri progressi e per capire la natura dei cambiamenti. Le operazioni principali, i compiti e gli obiettivi fondamentali di un corso di italiano sono gli stessi: leggere, scrivere, scambiare, argomentare, interpretare. Pertanto, isolare certe parole o certi passaggi per studiarli in profondità, metterli in relazione con altri documenti, rilevare delle occorrenze in funzione di una determinata consegna, arricchire un testo, trasformarlo o tradurlo … Il fatto che questo lavoro sia reso visibile sul monitor, nella sua temporalità, aiuta l’alunno a oggettivarlo e ad esplicitare il processo di apprendimento.

Nella stessa maniera, l’uso delle tecnologie digitali rende più efficace l’analisi dell’immagine con dei programmi adatti, grazie ai quali si può puntare, circondare, mettere in evidenza un elemento, tracciare delle linee di composizione, cancellare il primo piano o lo sfondo, passare senza tempi morti dal testo all’immagine. In tal modo, si evita la distribuzione di fotocopie che degradano la qualità dell’immagine; molteplici documenti sono ormai riuniti sullo stesso supporto e possono apparire successivamente o simultaneamente. La de-materializzazione consente anche degli scambi fra classi, fra scuole, facilita il lavoro a casa ed il collegamento con i genitori degli alunni.

Sul piano pedagogico, il buon uso delle T.I.C.E è ricco di potenzialità. Se il tempo di preparazione può essere più lungo, la gestione della classe se ne trova sensibilmente avvantaggiata: captare l’attenzione degli allievi, favorire la loro partecipazione, prendere meglio in carico l’eterogeneità, i ritmi di apprendimento di ciascuno. Tutto ciò è già un gran bene.

 

Didattica e T.I.C: coerenza e rimozione delle barriere

Spesso ci si chiede perché l’utilizzazione di queste tecniche comporti una riflessione didattica portatrice di possibili miglioramenti dell’atto educativo. Sul piano didattico, l’interesse delle T.I.C.E riguarda dapprima il carattere integratore dello strumento multimediale, che racchiude diverse funzionalità. Un CD-Rom è un insieme di contenuti e di attività che si organizzano attorno ad un tema o ad un libro. L’unità è data dal testo o dal tema in questione attorno al quale si dispiegano le attività di lettura, di scrittura, di studio della lingua, dei documenti aggiuntivi, testuali, musicali, iconografici o multimediali, il tutto ordinato in capitoli. Dei legami ipertestuali consentono il passaggio da un insieme all’altro, in maniera che sia possibile mobilizzare facilmente un certo documento, un certo aiuto: una scheda, una lezione, un esercizio, in funzione del progetto del docente. Lo strumento, di una grande duttilità d’utilizzazione, mette a disposizione del docente e degli alunni una grande varietà di risorse integrate. Nel caso di un CD-Rom che propone la lettura di un’opera integrale, per esempio, il docente dispone di documenti di diversa natura per arricchire il suo studio di una parte, nutrire la sua lezione su una nozione o un aspetto dell’opera studiata, aprire il lavoro sulla finzione, sulle realtà storiche, culturali e sociali di cui è questione. Delle interviste dell’autore, scaglionate in funzione dei differenti aspetti del lavoro sull’opera integrale; degli ausili per la lettura (dizionari, notizie, ecc.) o per la scrittura, attraverso esercizi adatti alle diverse competenze mirate in materia di narrazione, di descrizione o di argomentazione; delle immagini e degli estratti musicali che favoriscono un apprendimento concreto e sensibile di ciò che è oggetto di studio e contribuiscono a rilanciare l’immaginazione. Tutto ciò è facilmente accessibile perché contenuto in un unico supporto pieno di contenuti e che favorisce molteplici collegamenti. Il docente, infine, conserva per intero la libertà e la responsabilità didattica: egli utilizza le risorse disponibili in funzione della progressione che si è prefigurata; egli sceglie e costruisce la sua lezione e le sequenze didattiche secondo una logica insita nel suo progetto; poiché tutto è strettamente legato al tutto, tocca al docente organizzare questo grande insieme in arborescenze e creare il suo ordine di ragioni.

C’è nell’uso delle T.I.C.E nelle lezioni di Materie Letterarie una dimostrazione concreta della natura senza barriere dell’insegnamento della disciplina, di ciò che si potrebbe chiamare la sua coerenza intrinseca: l’unità e la diversità delle attività messe in gioco, il fatto che questa profonda unità rinvia alla definizione stessa delle lettere o dell’italiano come disciplina d’insegnamento ed attraversa, collega le diverse sottodiscipline che la compongono, ecco ciò che appare chiaramente; unità organica della forma e del senso, della lingua e del suo uso nei discorsi e nelle parole, unità fatta di echi fra le opere, fra i testi e con il mondo. La stessa esitazione nella denominazione della materia – lettere o italiano – è il segno di questa unità e la manifestazione della sua ricchezza educativa.

E’ la natura stessa dello strumento che consente questa evidenziazione, poiché il supporto multimediale ed il PC. che permette di circolarvi hanno come principale caratteristica quella di demoltiplicare le possibilità di collegamento nel quadro di un progetto costruito in maniera coerente. Riteniamo semplicemente che l’utilizzazione delle T.I.C.E in classe consenta all’alunno di mobilizzare molto rapidamente delle risorse diverse, di ritornare al “brogliaccio” per migliorare una produzione scritta, di registrare la propria voce per lavorare sull’orale, offre al docente  spezzettamenti in micro-attività avulse le une dalle altre, ma nel corso di un lavoro la cui coerenza è definita dal progetto didattico che egli pone in essere. Il ricorso alle T.I.C.E moltiplica le aperture, poiché i legami sono numerosi e la flessibilità di utilizzazione è facilitata dalla padronanza che gli alunni hanno dello strumento che offre, su di un solo supporto e con una sola macchina, grandi possibilità di arricchimento, attraverso operazioni semplici quali il copia/incolla, lo spostamento, l’apertura di parecchie finestre, ecc. Il carattere integratore del supporto permette, infatti, quest’uso senza barriere favorendo le connessioni fra i differenti aspetti e fra le diverse sotto-discipline dell’italiano. Gli alunni leggono, parlano, scrivono, si ascoltano, si correggono durante una stessa lezione con una flessibilità derivante dalla rapidità consentita dallo strumento.

 

Educare attraverso le T.I.C.E, educare alle T.I.C.E

Si vede ciò che il ricorso alle T.I.C.E porta alle lezioni di italiano e come esso vada nel senso dell’unità della disciplina. Si potrebbe allargare e rovesciare ad un tempo la prospettiva chiedendosi che cosa ne è del compito della Scuola e più particolarmente delle lezioni di italiano in materia di educazione alle T.I.C.E e, più largamente, di educazione ai “media”. L’uso delle T.I.C.E a Scuola é allora esso stesso un “uso virtuoso” nel senso in cui esso partecipa ad una delle missioni fondamentali della Scuola. Parliamo evidentemente dell’apertura della Scuola sul mondo e della necessaria presa in carico di questi nuovi strumenti chiamati ad avere un posto sempre più grande nelle pratiche ludiche, culturali, intellettuali dei giovani che sono i cittadini di domani. I bambini si servono in tutti i modi dei PC. Ormai la frattura non è già più fra quelli che hanno accesso e coloro che non hanno accesso a questi strumenti, ma fra gli usi che ne sono fatti. Che la Scuola si impadronisca di questa questione, che essa si occupi di ciò che contribuisce a facilitare gli apprendimenti disciplinari, a infittire ed arricchire le pratiche didattiche, ecco ciò che è essenziale.   Chi può meglio della Scuola far uscire l’uso dei PC. e dei supporti multimediali dalla sfera esclusivamente ludica? Chi può meglio contribuire a fare delle T.I.C.E degli strumenti di cultura, di apertura alle arti, alla letteratura, e favorire un atteggiamento di riflessione sui contenuti e sulle forme alle quali gli alunni hanno accesso? Al di là della validazione delle competenze puramente tecniche di manipolazione – anche se è importante che il corso di italiano contribuisca alla validazione delle competenze in argomento – la promozione di un uso intelligente di questi strumenti deve accompagnarsi ad un’educazione allo spirito critico: interrogarsi sulla natura di un documento, porsi la questione delle fonti, apprendere a riadattarle, a comparare dei documenti, fare attenzione alla forma adottata, all’enunciazione. Ecco ciò che si rileva dalla padronanza della lingua e dei discorsi, e quindi dalla missione del docente di italiano. Si impone, quindi, una specie di conversione, la presa di coscienza di una specie di mutazione che è dello stesso ordine di quella che è seguita all’invenzione ed alla generalizzazione della stampa. E’, di fatto, necessario che il docente di italiano consideri che il lavoro sulla lingua, sui testi letterari, sulla parte estetica e sulla parte etica, possa passare attraverso questi supporti.

Bisognerebbe anche insistere su di una responsabilità specifica dei docenti di lingua madre relativamente all’apprendimento della lettura: questo compito non termina alla fine del primo ciclo della scuola dell’obbligo, è un compito che non è mai compiuto se lo si intende in senso lato: decifrare, spiegare, interpretare; fare insomma l’apprendimento della complessità. Uno dei vantaggi dei supporti multimediali è la possibilità di mettere in evidenza tutti i rapporti con il testo: andare a cercare un aiuto, stabilire un collegamento, aprire un’immagine, trovare un testo complementare, attivare un legame che colleghi un certo passaggio ad un altro. Questa “costellazione” è una ricchezza perché consente di accedere a dei riferimenti periferici; essa ristabilisce un’apertura salutare, evitando la chiusura in uno studio puramente interno. Ma c’è il grande rischio di abbandonarsi alla fuga da un legame all’altro, di perdere il filo conduttore della lettura, della relativa chiusura del testo, della sua autonomia almeno parziale o momentanea. E’, quindi, importante insegnare agli alunni a leggere su questi supporti, a fare delle andate/ritorno dal testo agli elementi periferici, a conservare la coscienza di un progetto che disciplina l’uso dei legami intertestuali. Il corso di italiano deve così non soltanto permettere l’apprendimento di una complessità interna (coerenza sintagmatica e paradigmatica, lettura lineare e tabellare), ma anche di una complessità esterna, tenendo conto delle aperture su dei documenti esterni.

E’ compito del docente educare alla scelta dei legami più proficui, favorire l’acquisizione di una disciplina dei riferimenti, sottoporre la costellazione della lettura alla linearità ed alla continuità di un lavoro coerente.

 


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