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Tra la vita e l’arte
(Irrimediabilmente sospesi)

di Antonio Stanca

Il poeta siriano Ali Ahmad Said Esber, più noto come Adonis, ha recentemente raccolto nel volume"La preghiera e la spada", edito da Guanda, alcuni suoi saggi scritti dagli anni ’70 in poi ed incentrati sulla cultura araba e sul rapporto tra Islam ed Occidente. La traduzione è di Roberto Carifi.

Adonis è nato in un villaggio della Siria nel 1930, si è laureato in Filosofia presso l’Università di Damasco, ha svolto attività d’insegnante e giornalista in Libano ed attualmente risiede a Parigi. Nel suo percorso artistico vanno segnalate le raccolte di versi "I canti di Mihyar il damasceno"(1961) e "La scena e gli specchi" (1968) poi riunite, nel 1985, nell’edizione comprensiva di tutte le opere. Questa è stata seguita da altra produzione poetica al punto che si può dire di Adonis come di uno dei maggiori lirici arabi contemporanei. Nel 1984 gli è stato assegnato il premio internazionale di poesia N. Hikmet ma quel che maggiormente va rilevato nella sua attività è il passaggio dal simbolismo al surrealismo che avviene contemporaneamente al rinnovamento o superamento delle forme metriche della tradizione araba quale quella del poema breve o qiťa . La parola, l’espressione, l’immagine essenziale, unica, che da sola contenga una situazione, un significato, un valore esteso, infinito: questa la direzione perseguita dall’Adonis poeta. Il suo è un continuo movimento di astrazione dal reale, dal concreto, una perenne tendenza a trascendere la generalità, a superare l’analisi per la sintesi fino a riuscire oscuro, ermetico. Simile inclinazione viene non solo confermata ma anche chiarita, spiegata dal saggista de "La preghiera e la spada" giacchè qui risulta collegata con gli elementi primi della formazione di Adonis, con quanto egli ha assorbito dai suoi luoghi, dalla sua gente, dalla sua religione e trasformato prima nella propria cultura e dopo nella propria poesia.

Nei saggi l’autore si sofferma, in particolare, su quel senso di prestabilito, predeterminato, che pervade l’ambiente, la vita delle popolazioni arabe ad ogni livello e che deriva dalla religione islamica. Ogni momento o aspetto dell’esistenza, individuale o sociale, privata o pubblica, viene inserito in un progetto già esistente, rispetto al quale niente di nuovo, di diverso può avvenire poiché rappresenterebbe una ribellione, una sovversione mentre possono esserci soltanto svolgimento, esecuzione. Un clima, un’atmosfera permeati di sacro, di divino dove ogni elemento o evento della vita umana, animale, vegetale, minerale, ogni cosa partecipa dell’ infinità, dell’eternità di Dio dall’origine dei tempi fino alla loro fine. La rivelazione coranica ha soltanto fissato quanto esisteva da sempre : le sue verità sono coeterne a Dio.

Una situazione simile ha fatto sì che nella società araba regnasse l’immobilismo fino ai nostri giorni, che essa divenisse facile preda d’interessi economici e militari di altre nazioni, che non avesse uno sviluppo proprio, libero, autonomo e che ancora oggi fosse luogo di arretratezza, miseria, violenza, morte. In tale contesto oltre a quella scientifica anche l’attività letteraria, artistica è stata impedita e non pochi sono i casi di autori perseguitati e condannati per aver seguito vie diverse dalle prescritte. Ma è successo pure e fin dai secoli scorsi, osserva l’Adonis, che alcuni uomini di genio abbiano cercato nei paesi orientali o mediorientali, nei quali rientrano quelli di cultura araba, quanto serviva alla propria ispirazione, i tempi, i modi, i luoghi, gli ambienti necessari a muovere la propria immaginazione, la possibilità di sentire, vivere ed attuare la condizione di trascendenza che è tipica dell’arte. Fra tanti casi Adonis si sofferma su quello del poeta francese di fine ‘800 Arthur Rimbaud fuggito da Parigi, dalla Francia per cercare, tra l’altro in Abissinia, la parte dell’"io" che sfugge alla coscienza poiché istinto, impulso incontrollato e che soltanto liberandosi da ogni richiamo concreto, cosciente, può essere colta. E’ la parte più vera, più autentica della personalità e viene prima di tutto ciò che la vita e le sue varie circostanze vi aggiungono spesso disperdendola. L’artista è la persona nella quale più evidenti sono i segnali di questa presenza, più chiara la sua azione. Essa gli procura una dimensione diversa giacchè lo mette in comunicazione con lo spirito eterno, infinito del mondo, lo rende partecipe dell’universale, dell’assoluto, lo converte alla religione dell’anima, fa della sua opera un’espressione di carattere mistico, sacro.

Per vivere questa dimensione, che è della divinità, alcuni artisti hanno raggiunto i luoghi dove il pensiero del divino permea ogni momento e aspetto della vita come quelli di cultura araba. Pertanto dall’esame dell’Adonis gli ambienti islamici risultano condannati per lo stato di arretratezza cui la religione li costringe ma apprezzati perché tramite la religione offrono, a chi la cerca, la possibilità di vivere sensazioni infinite, eterne come avviene, s’è detto, anche in tanta sua poesia. Le ragioni dell’uomo ed i sentimenti dell’artista, i doveri della vita ed i diritti dell’arte si esprimono nel libro senza che sia possibile, per il lettore, discernere con precisione da quale parte l’autore si collochi, se per il rifiuto("la spada") o l’accettazione("la preghiera") dell’ambiente dove i due fenomeni si verificano e, quindi, se per l’uno o per l’altro di essi visto che sono conseguenze diverse della stessa situazione.


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