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Reg. Tribunale Lecce n. 662 del 01.07.1997
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L’anima dei fuorilegge

di Antonio Stanca

 

Di Massimo Carlotto, nato a Padova nel 1956 ed ora residente a Cagliari, la casa editrice romana E/O ha recentemente ristampato, nella serie Tascabili, La terra della mia anima. È un romanzo scritto nel 2006 e premiato nel 2007 col Grinzane Noir. In esso l’autore ripropone un personaggio già comparso nella sua ampia produzione, Beniamino Rossini. Di lui aveva scritto in cinque romanzi della serie dell’Alligatore, lo aveva mostrato insieme a Max la Memoria e a Marco Buratti che ne era stato il protagonista. Ora, invecchiato e gravemente ammalato, lo fa vedere disposto a raccontare la sua vita da fuorilegge all’amico Massimo perché ne tragga un romanzo. S’intitolerà La terra della mia anima e sarà caratterizzato dai personaggi misteriosi, dagli ambienti oscuri, dalle atmosfere tenebrose, dalle vicende torbide che sono ricorrenti nella narrativa del Carlotto, gli hanno procurato molti riconoscimenti anche in ambito straniero, ne hanno fatto uno dei maggiori autori europei di noir.

Oltre che scrittore di romanzi e racconti Carlotto è anche saggista, drammaturgo, sceneggiatore, fumettista. Ha lavorato per la radio, la televisione, il cinema, collabora con giornali e riviste, prende parte ad attività musicali. Continuo e vario è il suo impegno. Di alcuni suoi romanzi sono state fatte riduzioni cinematografiche. Ha esordito nel 1995 col romanzo Il fuggiasco nel quale lasciava intravedere la propria triste esperienza durata molti anni e trascorsa tra le carceri e la latitanza in Francia e in Sud America. Era fuggito dall’Italia prima della sentenza del processo che gli era stato intentato dalle forze di polizia quando nel 1976, appena ventenne, studente universitario e attivista di Lotta Continua, aveva rivelato di aver casualmente scoperto in un appartamento di Padova il corpo di una giovane donna uccisa. Era stato accusato dell’omicidio ed erano iniziati quei processi che continueranno anche dopo il rientro dalla latitanza e dureranno diciassette anni tra alterne vicende. Libero potrà dirsi solo nel 1993 quando verrà graziato dal Presidente della Repubblica Scalfaro dopo che alcuni movimenti di opinione avevano richiamato l’attenzione sul suo caso. Durante quegli anni Carlotto aveva cominciato a scrivere, aveva cominciato a cercare nella scrittura la verità, la giustizia che non vedeva giungere dai tribunali. In seguito quella scrittura si sarebbe trasformata nelle prime opere, sarebbe divenuta il romanzo Il fuggiasco del 1995 e la serie dei romanzi dell’Alligatore iniziata pure nel 1995 con La verità dell’Alligatore. In questa serie il protagonista, Marco Buratti, è un ex detenuto che diventa un investigatore, si muove tra situazioni poco chiare e intende denunciare il sistema, la società per i danni che possono procurare al singolo, per quanto di falso, d’ingiusto lo possono far diventare vittima. Noir è il genere di questa scrittura e lo sarebbe stato della maggior parte della produzione del Carlotto. Egli trarrà saggi e romanzi pure da ciò che stava avvenendo in quegli anni in alcuni stati del Sud America dove era stato da latitante, tratterà delle loro lotte per l’indipendenza dagli Stati Uniti, della formazione di una coscienza nazionale, del ritorno dei vecchi regimi, delle vicende dei desaparecidos argentini e si può dire che dalle esperienze della sua vita è derivata quasi tutta la sua scrittura. Al genere del noir sarebbe, però, rimasto più vicino o vi avrebbe fatto ritorno quando si fosse allontanato. Le ingiustizie subite a vent’anni, le sue convinzioni politiche di sinistra lo avrebbero messo alla ricerca della giustizia, della parità, dell’uguaglianza a livello individuale e sociale. Anche quando il protagonista dell’opera non fosse stato l’investigatore Buratti ma un fuorilegge non l’avrebbe mostrato lontano dai richiami della coscienza, dai valori dell’idea. Semplice, chiaro, giusto è sempre il suo eroe perché questo cerca il suo autore, per questo scrive. Così in La terra della mia anima dove il protagonista, Beniamino, diventa fin da ragazzo un contrabbandiere. Lo fa in montagna, nelle zone di confine dove allora, negli anni ’50, era considerato un lavoro tra i tanti. Lo svolge insieme ad altri ragazzi o alle dipendenze di contrabbandieri organizzati in squadre. Non è stata solo la povertà a muoverlo in tale direzione, l’aveva scelta dal momento che era convinto «che la frontiera era la terra della sua anima. L’unico luogo dove provava una sensazione potente che lo faceva sentire vero e felice».

Dalla frontiera di montagna si passerà in seguito a quella di mare e Beniamino sarà cresciuto, sarà diventato maturo, si sarà sposato ma non avrà rinunciato al suo lavoro di contrabbandiere e a svolgerlo nei modi particolari che gli provenivano dalla mai smessa voce dell’anima, nel rispetto, cioè, dei principi, delle regole che fondamentali egli riteneva pure nei rapporti tra banditi o tra rivali. Attraverso la sua vicenda l’autore ripercorre tutta la storia dell’Italia del secondo dopoguerra, dalla politica all’economia, alla cultura, al costume, dai centri urbani alle periferie, dagli uomini alle donne, dalle persone ai luoghi, ai tempi, agli eventi e completo, totale si può dire che riesca il suo sguardo. Anche il caso, l’imprevisto rientrano in esso insieme a quanto di pericoloso possono comportare rispetto alle intenzioni, alle previsioni, ai programmi. L’uomo di Carlotto è giusto sempre anche quando è un contrabbandiere ma la vita può riservargli sorprese, può farlo apparire diverso, può danneggiarlo. Ovunque, nella sua opera, sarà possibile intravedere il Carlotto ingiustamente accusato dell’omicidio della giovane donna padovana e per anni perseguitato dalla giustizia. Per questo aveva cominciato a scrivere, per questo aveva continuato anche se non vanno taciute, come dimostrano i riconoscimenti ottenuti, le sue qualità specifiche, le sue doti di scrittore. Attenta è la sua scrittura alla vita interiore dei personaggi, al loro rapporto con l’esterno, persone o luoghi, convinta di dover distinguere il bene dal male pur in ambienti o situazioni ai margini del vivere civile, di dover rappresentare un impegno di carattere concreto, reale, un mezzo, un modo per una denuncia della società, per una rivalutazione dell’individuo. Capace, inoltre, si mostra di riuscire facile, chiara, di scorrere senza alcuna esitazione. Non solo la triste circostanza vissuta ha fatto di Carlotto uno scrittore ma soprattutto quanto di lui  faceva parte.


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