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Reg. Tribunale Lecce n. 662 del 01.07.1997
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Tra i misteri di Kafka *

di Antonio Stanca

In un breve volume “Kafka – Sognatore ribelle” il sessantanovenne brasiliano Michael Löwy, direttore di ricerca presso il CNRS di Parigi ed autore di molti studi, è riuscito a far rientrare il lavoro di critica che si è svolto intorno alla figura e l’opera di Franz Kafka, scrittore praghese d’origine ebrea, vissuto dal 1883 al 1924 ed autore di numerose opere, soprattutto racconti ( “La Metamorfosi”) e romanzi (“America”, “Il processo”, “Il castello”). La maggior parte delle narrazioni di Kafka sono state pubblicate postume ed alcune sono rimaste incompiute. Questo, insieme alla malattia ed alla morte prematura, ha contribuito ad accrescere l’atmosfera di mistero che avvolge lo scrittore boemo e ne ha fatto un caso isolato pur in un contesto culturale ed artistico quale quello europeo di fine Ottocento e primo Novecento che è tra i più animati e ricchi di collegamenti e richiami. Anche la città di Praga, dove Kafka visse la maggior parte della sua breve vita, era un ambiente fervido di attività letteraria, filosofica, politica, religiosa (ebraismo) e lo scrittore partecipò di questo movimento ma in maniera particolare, “da solo e in silenzio”. Soltanto qualche volta risulta inserito in azioni di gruppo, giornali, riviste, riunioni, perché sempre riservata rimase la sua vita. Soffrì l’ambiente di famiglia a causa di un difficile rapporto con un padre molto autoritario, cercò inutilmente di legarsi ad una donna e, tuttavia, strinse amicizie. I suoi amici sono stati i primi interpreti della sua opera, quelli che hanno arricchito l’indagine del Lowy con documenti autentici e testimonianze dirette. In “Kafka – Sognatore ribelle” queste sono solo alcune delle voci critiche riportate e più volte citate ché a molte altre l’autore fa riferimento. Diviso in capitoli, seguiti da molte note e dedicati ai diversi modi usati nel tempo per spiegare Kafka e le sue opere, il libro riferisce su quanto, in ambito critico, si è pensato, detto, scritto circa lo scrittore praghese da quando era ancora in vita ai giorni nostri. Tramite Löwy il lettore scopre che quasi senza sosta si è lavorato intorno a Kafka da parte di studiosi di diversa nazionalità, formazione e corrente al fine di chiarire il significato delle sue opere nel loro complesso o singolarmente, collegandole o separandole dalla sua vita. Un motivo rintracciabile in ognuna di esse è quello dell’uomo comune, del semplice cittadino che si vede superato, escluso dal sistema amministrativo, burocratico presso il quale non ha nessuna possibilità di vantare i propri diritti oppure che viene accusato di colpe che è convinto di non aver commesso e condannato a pene da parte di un tribunale, di giudici che non conosce, non vede e non gli permettono di difendersi. Immaginarie, surreali diventano, così, le narrazioni dello scrittore, misteriosi rimangono fino alla fine dell’opera i suoi personaggi, i luoghi, i tempi della loro vita. Questo spiega perché Kafka abbia attirato tanta attenzione e perché la sua opera costituisca ancora un “caso” da studiare. Tra le tendenze emergenti nella critica va segnalata quella che fa risalire l’autoritarismo sofferto dai personaggi kafkiani al tormentato rapporto dell’autore con il padre e l’altra che vede nelle aspirazioni di quei personaggi a sollevarsi dalla loro condizione di sconfitti, di vinti, a ribellarsi al sistema che li opprime, il bisogno di Kafka di un riscatto non solo individuale ma anche sociale da ottenere mediante un’azione collettiva di tipo religioso o politico. Su quest’ultima possibilità d’interpretare la scrittura di Kafka si sofferma il Löwy ma non esclude nessuna delle altre che finora sono state prospettate e che egli cita. In ognuna di esse coglie quelle parti, quegli elementi che gli sembrano indiscutibili, da ognuna estrae verità che crede non possano subire alterazioni. Compie, quindi, un’operazione molto rigorosa, molto attenta ai particolari dell’opera e della vita di Kafka. Leggendo Löwy si sa di confidenze dell’autore ad amici, di sue brevi osservazioni, giudizi, azioni, di piccole cose delle quali finora non si era avuta notizia e che vengono utilizzate per cercare di completare e spiegare la sua immagine. Non ci riesce, tuttavia, Lowy con questo studio ed è costretto a concludere che quella di Kafka è una figura singolare, che non all’esterno, nella cultura, nella storia del suo tempo va cercata la spiegazione ma all’interno dell’uomo, nell’individualità di un artista che ambisce ai propri spazi e se li vede contesi dalla vita. Quindi la trasforma, nelle opere, in una serie di ostacoli, in un universo negativo che fa rimanere astratto, impersonale, fa diventare un simbolo, gli procura l’estesa dimensione dell’arte.

* in "Segni e comprensione"- Università del Salento- Gennaio-Aprile 2008

 


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