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Un passato da gustare

di  Antonio Stanca

Da tempo e soprattutto d’estate nelle reti televisive nazionali avviene che le notizie di un telegiornale siano seguite da rubriche d’arte culinaria che si soffermano su vivande o bevande dai sapori particolari, spesso recuperati da antiche tradizioni locali, e danno indicazioni sulla loro preparazione. Se si tiene conto che generalmente i nostri telegiornali si concludono dopo aver informato di gravissimi avvenimenti, morti ovunque, in casa, per strada, in guerra, frodi, scandali, si rimane meravigliati di come si possa pensare di passare improvvisamente da questi argomenti a quegli altri, da una strage causata da un attentato alla raccomandazione ad usare esclusivamente formaggio di capra per certi preparati. Di cosa, di come mangiare o bere non si dice, tuttavia, soltanto in televisione ma ovunque nel periodo estivo. Qualsiasi posto d’Italia, specie se periferico, si propone, si pubblicizza come capace di soddisfare gusti particolari, di offrire una gastronomia fuori dal comune, buona e insolita perché propria di quella zona, delle sue tradizioni. Da queste oltre a ricette di culinaria vengono ripresi altri elementi, altri aspetti al fine di riuscire caratteristici, unici ed è possibile perché diverse tra loro sono le tradizioni delle nostre regioni essendo stata l’Italia divisa per secoli. Ad una fiera di vanità sembra di assistere: soprattutto quelle località che rimangono escluse dai grossi movimenti o avvenimenti, dagli scambi importanti, diventano delle vetrine, organizzano innumerevoli sagre quasi a volersi rifare del silenzio di cui soffrono. Ogni territorio presenta le sue attrazioni perché vuole avere visitatori, turisti e recupera dal proprio passato quelle particolarità che lo rendono speciale, lo fanno distinguere. C’è posto per tutto anche per la lettura e il commento di antichi testi, per rappresentazioni teatrali, gare sportive, di canto, di ballo, giochi, mostre di pittura, scultura, produzione scritta nella lingua del luogo, non si distingue tra arte e artigianato, antico e nuovo, italiano e dialetto.

Il fenomeno della cultura del territorio, del recupero e riabilitazione del suo passato è stato avviato alcuni anni fa ed ora è diventato un vero e proprio programma promosso, favorito e finanziato dalle varie amministrazioni comunali, provinciali, regionali. Se tanto impegno, tanto interesse, a livello politico, ci fossero per altri aspetti della nostra società, per i non pochi problemi dei quali essa soffre, si rimarrebbe meno sorpresi di assistere ad una nazione che durante l’estate diventa un immenso palcoscenico. Invece ci si deve rassegnare alla situazione e all’idea di vederla verificarsi con sempre maggiore convinzione da parte di chi la organizza e di chi la segue. Va osservato, inoltre, che se si tende alla scoperta di quanto è successo in passato nelle varie zone della nostra penisola e nei vari aspetti della vita di allora non si finirà mai di sapere giacchè tante, tantissime saranno le cose che emergeranno e delle quali il pubblico è ghiotto perché formato ormai da persone che vivono quasi esclusivamente per viaggiare, vedere, sentire, assaggiare, per soddisfare curiosità di ogni tipo. E perciò il passato che s’intende portare alla luce non è quello noto, dei libri di storia, ma l’altro rimasto finora sconosciuto perché fatto delle “piccole cose di ogni giorno”, non quello riconducibile ad un momento, ad una parte della storia nazionale, ma l’altro che si divide nelle infinite parti della vita quotidiana. E’ questo il passato che il pubblico d’oggi cerca e, come in altri campi ormai, alle sue richieste ci si è adattati: anche della storia s’è fatto un fenomeno di consumo!

Tramite la promozione della cultura del territorio si giungerà a sapere sempre più della vita degli italiani del passato, di come parlavano, cantavano, curavano, costruivano, arredavano, giocavano, di cosa indossavano, mangiavano, leggevano, scrivevano e naturalmente anche delle differenze tra una zona e l’altra, tra i loro costumi, dovute alla diversa condizione storica che hanno attraversato. Una storia trasformata in tanti spettacoli, accessibili a tutti, è offerta da queste manifestazioni, un’estate trasformata in un tripudio di luci, colori, suoni, sapori, è l’italiana di questi ultimi tempi. Il passato, quello da gustare, vince sul presente, quello da affrontare, e lo lascia tra i suoi problemi mentre del futuro neanche si fa cenno.


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