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Reg. Tribunale Lecce n. 662 del 01.07.1997
Direttore responsabile: Dario Cillo


 

 

Censis e Acli tracciano l'identikit del co.co.co: nel 51% dei casi ha tra i 30 e i 39 anni, ma vive ancora in famiglia (56,3%) e non è sposato (quasi il 71%)

 

Nel 51,5% dei casi ha tra i 30 e i 39 anni, ma vive ancora in famiglia (56,3%) e non è sposato (quasi il 71%), è diplomato (56,/%) o laureato (30%), soddisfatto per le mansioni svolte (72,6%) e per la retribuzione (54,2%): è l'identikit di 1.000 co.co.co tracciato in una ricerca voluta dalle Acli e realizzata dal Censis in collaborazione con l’Iref, dal titolo emblematico “Ci penserò domani: comportamenti, opinioni e attese per il futuro dei co.co.co.”.


Dall’indagine – presentata oggi a Palazzo San Macuto, Camera dei Deputati, e svolta su un campione rappresentativo dell’universo di circa 1 milione di lavoratori con contratto di collaborazione coordinata e continuativa - emerge un volto tutto sommato sereno del popolo dei collaboratori coordinati e continuativi, che nutrono tuttavia l’aspirazione costante a una posizione più stabile e sicura che assicuri più garanzie e tutele (54,2%). Nel campione prevalgono lievemente le donne (53,9%). I co.co.co. vivono in capoluoghi di provincia, nel 64,5% dei casi soprattutto nel Nord (38,1% nel Nord Ovest e 23% nel Nord Est) e utilizzano Internet (81,2%). Solo il 13,5% ha creato un nucleo familiare con figli e un altro 13,9% vive con il coniuge/partner: il 22,7% è coniugato. I nodi critici della categoria? “Previdenza, tutele sindacali, formazione e assistenza sanitaria”. L’ancora di salvezza si identifica nella “rete costituita da famiglia e amici”. Infatti i co.co.co. - “la categoria meno atipica e più istituzionalizzata dei cosiddetti lavoratori atipici” - non hanno mai staccato i ponti rispetto alla famiglia di provenienza. Se pochi (20,1%) sembrano preoccupati di potersi trovare in gravi difficoltà economiche, ciò avviene anche perché possono contare sull’aiuto della famiglia (il 56,4% lo ha fatto concretamente negli ultimi 12 mesi: si è trattato nel 74% dei casi di sostegno economico, ma anche di aiuti nella gestione della casa e nello sbrigare pratiche burocratiche nel 41,3%, nel 46,9% anche per un appoggio morale in situazioni di stress lavorativo) e su quello degli amici (35,8%), utili nel dare consigli per il lavoro (55,8%), nel sostegno alla ricerca dell’occupazione (42,7%) e come appoggio in situazione di stress lavorativo (49,2%). Quindi “il calore della nicchia familiare in cui i co.co.co. sono acquattati sembra essere un ottimo baluardo contro le conseguenze delle minori tutele collettive e rende meno stringente il nodo della costruzione del futuro”, anche se - nota la ricerca Acli/Censis – “il crescente peso sulle spalle finanziarie e relazionali delle famiglie del costo della flessibilità e della competitività del sistema delle imprese rischia di sovraccaricare le reti familiari, rallentandone la spinta come polmone finanziario”.

 

Nonostante l’83,9% dei co.co.co dichiari di avere idee abbastanza chiare sul futuro e pur essendo convinti (58,5%) che nei prossimi anni si ridurrà l’ampiezza della copertura pubblica per sanità e previdenza e, sapendo (64,7%) che non riceveranno una pensione adeguata in futuro, il 58,2% non fa nulla per garantirsi una vecchiaia serena, “o perché non ha i soldi necessari o perché ancora non ha trovato il tempo per informarsi”. Se sono soddisfatti delle mansioni svolte e della retribuzione ricevuta, i lavoratori non lo sono nei confronti del tipo di contratto (45,3%): i più insoddisfatti sono, in particolare, i giovani e le donne, ancora di più i liberi professionisti (78,5%) con riferimento alla sicurezza previdenziale, al 79,1% per le tutele sindacali, al 75,4% per la stabilità lavorativa e al 58,1% per quanto riguarda al formazione continua. Inoltre il contratto co.co.co ha rappresentato un ostacolo per ottenere un finanziamento per acquisti a rate di beni durevoli (40,3%), o per ottenere un mutuo per acquistare una casa (34,5%) e per fare una programmazione di più lunga durata (51,2%).


La tutela degli interessi professionali viene svolta nel 74% dei casi dallo stesso lavoratore e solo nel 7% attraverso il sindacato o le organizzazioni di categoria. I co.co.co. hanno come obiettivo a breve termine l’aumento della retribuzione (42,4%), il passaggio ad altre forme di contratto con l’avvio di una attività autonoma (34,7%) o l’acquisizione di una specializzazione più spendibile sul mercato (26,5%). Ma a lungo termine il primo obiettivo è ottenere un lavoro stabile (54,2%) o più vicino alle proprie competenze (32,2%), o accrescere il proprio potere contrattuale (28,6%). La difficoltà di trovare un lavoro più sicuro e tutelato è una delle principali preoccupazioni di questi lavoratori atipici (43,2%); seguono altre 4 paure che valgono per circa il 25% del campione: “timore di veder peggiorare le proprie condizioni retributive, possibile crisi del settore in cui si opera, mancanza di tutele per disoccupazione e malattia, infine la difficoltà a sostenere lo stress della precarietà”.

 

Indagine Censis/Iref sui lavoratori atipici - Anno 2003 
Attuale condizione occupazionale, per area geografica (v.%)

 

Nord Ovest

Nord Est

Centro

Sud e Isole

TOT.

Ho un contratto di collaborazione coordinata e continuativa

51,1

46,1

72,3

62,8

57,0

Ho più contratti di collaborazione coordinata e continuativa

22,4

16,4

10,3

42,6

20,5

Svolgo lavori saltuari

19,8

20,7

4,6

2,8

13,9

Sono un libero professionista con partita IVA

9,9

12,1

9,0

-

8,9

Attualmente non lavoro

5,2

6,0

3,2

0,6

4,3

Altra condizione occupazionale

4,5

-

6,5

1,2

3,6

Note: I totali non sono uguali a 100 perché erano possibili più risposte

Fonte: Indagine Censis, Iref - 2003: "Ci penserò domani: comportamenti, opinioni e attese per il futuro dei COCOCO 

Indagine Censis/Iref sui lavoratori atipici - Anno 2003 
Opinioni sui vantaggi e sugli svantaggi del contratto di collaborazione rispetto al contratto di dipendenza, per area geografica (v.%)

 

Nord Ovest

Nord Est

Centro

Sud e isole

TOT.

Tutele sindacali

 

Penalizzante

54,0

99,6

67,1

41,1

66,3

Vantaggioso

46,0

0,4

32,9

58,9

33,7

Totale

100,0

100,0

100,0

100,0

100,0

Sicurezza previdenziale

 

Penalizzante

47,5

99,6

68,3

52,9

65,6

Vantaggioso

52,5

0,4

31,7

47,1

34,4

Totale

100,0

100,0

100,0

100,0

100,0

Stabilità lavorativa

 

Penalizzante

45,3

99,6

65,3

44,2

62,8

Vantaggioso

54,7

0,4

34,7

55,8

37,2

Totale

100,0

100,0

100,0

100,0

100,0

Formazione continua

 

Penalizzante

53,5

55,4

62,0

43,7

54,5

Vantaggioso

46,5

44,6

38,0

56,3

45,5

Totale

100,0

100,0

100,0

100,0

100,0


Fonte: Indagine Censis, Iref - 2003: "Ci penserò domani: comportamenti, opinioni e attese per il futuro dei COCOCO 

Indagine Censis/Iref sui lavoratori atipici - Anno 2003 
Modalità di partecipazione a corsi di formazione professionale o di specializzazione, per area geografica (v.%)

Ha mai partecipato a corsi di formazione professionale o di specializzazione?

Nord Ovest

Nord Est

Centro

Sud e Isole

TOT.

Si, a mie spese

48,6

37,4

54,2

60,2

50,2

Si, a spese della Regione o di altri enti locali

37,0

82,4

26,5

48,1

43,6

Si, a spese dell'azienda per la quale lavoro

28,3

12,1

33,0

11,3

24,3

Altro

3,2

-

3,1

1,1

2,3

Note: I totali non sono uguali a 100 perché erano possibili più risposte

Fonte: Indagine Censis, Iref - 2003: "Ci penserò domani: comportamenti, opinioni e attese per il futuro dei COCOCO  

Lavori atipici: il lavoro interinale

I settori in cui il lavoro interinale è maggiormente utilizzato sono:
- industria con il 77,3% dei contratti (36,9% coperto dal settore metalmeccanico)
- 'altri servizi' del terziario (17%)
- commercio (4%).
Il 74% dei lavoratori interinali ha la qualifica di operaio. Si rivela che il 49% dei lavoratori temporanei ha un diploma di scuola superiore.
Il 70% delle imprese ricorre al lavoro interinale prevalentemente per far fronte a picchi di lavoro; il 18% per sostituire lavoratori assenti e il 12% per far fronte ad assetti produttivi non previsti.
Le missioni dei lavoratori inerinali nell'89% dei casi hanno una durata inferiore a sei mesi e soltanto nell'1,9% superano un anno.

Fonte: Indagine CGIL "Nuovi lavori e nuove povertà"

 

Identikit dei co.co.co., De Rita (Censis): ''Fluttuano nel presente e non pensano al futuro''

 

“Fluttuano nel presente e non pensano al futuro, anche grazie alla forte protezione familiare; la flessibilità non è un problema e l'ultimo desiderio è la formazione, ma amano internet”. Così Giuseppe De Rita, segretario generale del Censis, ha sintetizzato il profilo dei collaboratori coordinati e continuativi delineato nella ricerca “Ci penserò domani: comportamenti, opinioni e attese per il futuro dei co.co.co.”, voluta dalle Acli e realizzata dal Censis in collaborazione con l’Iref. Lo studio ha analizzato un campione di 1.000 soggetti rappresentativi di 1 milione di lavoratori con contratto di collaborazione coordinata e continuativa, mentre complessivamente sfiorano quota 4 milioni i lavoratori italiani “atipici”.


Intervenendo stamani al convegno “Welfare: una porta aperta sul futuro”, promosso a Palazzo San Macuto-Camera dei Deputati, De Rita ha messo in evidenza “l’ambiguità” di questa tipologia di lavoratori che “scelgono il presente, con una relativa e non altissima insoddisfazione, rimandando al domani i problemi della disoccupazione, della pensione, della vecchiaia”. L’83,9% degli intervistati dichiara di avere idee abbastanza chiare sul proprio futuro, l’88,9% è convinto che il futuro dipende dalle proprie scelte, e il 27,4% afferma di essere troppo immerso nei problemi quotidiani per pensare al futuro.


Non emerge, dunque, una particolare “angoscia del momento” né frustrazioni dovute al lavoro precario, mentre il lato preoccupante è la disaffezione nei confronti della formazione: “Per il 32% è inutile e per molti è l’ultima cosa che vorrebbero”, ha rilevato De Rita. Infatti il 51% dei co.co.co. non ha mai partecipato a corsi di formazione, anche perché il 50,2% di coloro che lo hanno fatto se ne è dovuto sobbarcare le spese; il 55,2% pensa comunque di parteciparvi in futuro, soprattutto nel Sud-Isole (80,8%), oppure optano per questa possibilità i co.co.co più giovani (63,6%) e le donne (57,7%). In ogni caso la formazione viene considerata uno strumento utile per aggiornare le competenze (37,5%) e una libera scelta del lavoratore, frutto di una crescita individuale (33,2%). “La formazione può esercitare un ruolo cruciale nel destino dei co.co.co – rileva il Censis – e, a tale fine, si rende necessario attivare una serie di iniziative per incentivare la scelta dei lavoratori di fare formazione, ad esempio la detassazione delle spese formative o l’assegnazione di buoni o voucher da spendere in progetti e attività di formazione; la certificazione degli apprendimenti e delle esperienze tramite un vero e proprio bilancio delle competenze e, più in generale, la predisposizione di sistemi integrati a livello locale capaci di offrire, ai vari stadi del percorso di vita e professionale, occasioni formative e di inserimento lavorativo”.


Si sviluppa tra questi lavoratori atipici, allo stesso tempo, “il virus del fai-da-te anche nel Mezzogiorno, patria del lavoro stabile: la voglia di occupazione individuale raggiunge quasi alla pari quella di un lavoro stabile”, ha osservato il segretario generale del Censis. La via privilegiata per ottenere l’occupazione è quella relazionale; infatti i principali canali utilizzati per trovare questa occupazione sono 2: le conoscenze (relazioni personali nel 54,4% dei casi, a cui seguono i consigli di familiari e amici, con il 51,3%) e l’invio del curriculum (per posta ordinaria, 44,5%; per posta elettronica, 28,4% - percentuale che sale al 53% al sud -; consegnato di persona, 33,3%). Poco sfruttato il sistema dei concorsi e degli stage, come anche i corsi di formazione. Nel Sud-isole e nel Nord Est le reti spontanee di supporto hanno operato con maggiore intensità, ma con pesi diversi: nella prima delle due aree il 60,1% ha fatto ricorso ai parenti e il 35,2% agli amici, nel secondo caso il 63,1% si è rivolto agli amici e il 45,9% ai parenti. Le donne (il 61% ha ricevuto aiuto dai parenti e il 42% dagli amici) e le persone con età fino a 29 anni (il 62,7% ha ricevuto supporto dai parenti e il 35,8% dagli amici) hanno fatto ricorso soprattutto alle rete di protezione informale. Tra loro la ricerca individua 4 gruppi specifici: i “surfisti” (29,9%), che sono riusciti a trovare “una rotta sicura per veleggiare, da imprenditori di se stessi, nel mare della flessibilità”; i “sospesi (27,6%) che navigano a vista”; i “novizi” (20,3%, un terzo dei quali ha tra i 20 e i 24 anni), che “si tuffano ad occhi chiusi nel lavoro flessibile”; infine i “naufraghi” (22,2%), che “annaspano ai margini della flessibilità, tra l’inattività lavorativa e l’impiego saltuario, svolgendo per lo più attività a bassa professionalità”.

 

 

Indagine Censis/Iref sui lavoratori atipici - Anno 2003 
Modalità di partecipazione a corsi di formazione professionale o di specializzazione, per area geografica (v.%)

Ha mai partecipato a corsi di formazione professionale o di specializzazione?

Nord Ovest

Nord Est

Centro

Sud e Isole

TOT.

Si, a mie spese

48,6

37,4

54,2

60,2

50,2

Si, a spese della Regione o di altri enti locali

37,0

82,4

26,5

48,1

43,6

Si, a spese dell'azienda per la quale lavoro

28,3

12,1

33,0

11,3

24,3

Altro

3,2

-

3,1

1,1

2,3

Note: I totali non sono uguali a 100 perché erano possibili più risposte

Fonte: Indagine Censis, Iref - 2003: "Ci penserò domani: comportamenti, opinioni e attese per il futuro dei COCOCO  

Indagine Censis/Iref sui lavoratori atipici - Anno 2003 
Opinioni sul significato della formazione professionale, per età (v.%)

 

20-29 anni

30-39 anni

TOT.

Uno strumento utile tramite il quale le aziende possono aggiornare le competenze dei propri lavoratori

39,1

36,1

37,5

Una scelta personale del lavoratore, frutto di un progetto di crescita individuale

33,2

33,1

33,2

Un diritto fondamentale del cittadino

17,9

19,7

18,8

Uno strumento inutile o imposto dalle aziende

9,8

11,1

10,5

Totale

100,0

100,0

100,

Fonte: Indagine Censis, Iref - 2003: "Ci penserò domani: comportamenti, opinioni e attese per il futuro dei COCOCO   

 

Indagine Censis/Iref sui lavoratori atipici - Anno 2003 
Tipo di aiuto ricevuto dai familiari negli ultimi 12 mesi, per area geografica

 

Nord Ovest

Nord Est

Centro

Sud e Isole

TOT.

Aiuto economico

69,1

81,6

65,6

86,6

74,0

Appoggio morale in situazioni di stress lavorativo

56,6

46,3

40,1

37,3

46,9

Aiuto nella gestione della casa e nello svolgimento delle pratiche burocratiche

39,5

65,3

29,6

22,4

41,3

Sostegno nella ricerca del lavoro

22,1

64,0

25,6

33,1

35,6

Consigli utili per il lavoro

35,5

12,2

39,6

41,1

31,2

Fonte: Indagine Censis, Iref - 2003: "Ci penserò domani: comportamenti, opinioni e attese per il futuro dei COCOCO   

 

Indagine Censis/Iref sui lavoratori atipici - Anno 2003 
Occasioni nelle quali il contratto di lavoro ha rappresentato 
un ostacolo, per area geografica
(v.%)

 

Nord Ovest

Nord Est

Centro

Sud e Isole

TOT.

Fare una programmazione di più lunga durata di attività, acquisti, cose da fare, ecc.

27,6

54,2

52,7

63,7

51,0

Ottenere un finanziamento al consumo per acquisto beni (macchina, moto, ecc.)

30,3

54,2

26,5

32,0

40,3

Acquistare una casa/ottenere un mutuo

39,3

28,9

45,3

27,7

34,5

Andare in vacanza in un dato periodo

24,8

3,0

33,6

46,5

20,3

Farmi una famiglia

17,3

15,7

20,9

15,3

17,2

Dedicare tempo a me stesso e ai miei hobby

23,5

0,6

24,2

30,8

14,4

Altro

2,1

-

5,3

-

1,7

Note: I totali non sono uguali a 100 perché erano possibili più risposte

Fonte: Indagine Censis, Iref - 2003: "Ci penserò domani: comportamenti, opinioni e attese per il futuro dei COCOCO   

 

Indagine Censis/Iref sui lavoratori atipici - Anno 2003 
Opinioni sull'utilità degli strumenti di previdenza complementare per i collaboratori coordinati e continuativi, per area geografica (v.%)

 

Nord Ovest

Nord Est

Centro

Sud e Isole

TOT.

Potrebbero risultare interessanti se fosse un'incentivazione fiscale per i bassi redditi

49,2

17,0

35,9

54,5

38,9

Non sono interessanti, perché l'instabilità lavorativa e dei redditi difficilmente consente di fronteggiare i piani dei versamenti 

25,1

37,1

34,5

29,4

30,9

Sono indispensabili per integrare la pensione pubblica

25,2

45,9

24,1

15,5

28,6

Altro

0,5

-

5,5

0,6

1,6

TOTALE

100,0

100,0

100,0

100,0

100,0



Fonte: Indagine Censis, Iref - 2003: "Ci penserò domani: comportamenti, opinioni e attese per il futuro dei COCOCO   


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