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Reg. Tribunale Lecce n. 662 del 01.07.1997
Direttore responsabile: Dario Cillo


 

Relazione di LUIGI GIACCO
Responsabile Nazionale DS Area Disabili

 

GRUPPO DS-L’ULIVO ANNO EUROPEO DELLE PERSONE DISABILI giornata nazionale di lavoro 31 Gennaio 2003

La giornata di lavoro, promossa dai Democratici di sinistra, in occasione dell’anno europeo della disabilità, non vuol essere una cerimonia celebrativa o un’iniziativa di facciata, ma un momento di incontro con le Associazioni, con i rappresentanti delle famiglie e degli operatori per discutere e porci degli obiettivi a favore delle persone disabili. E’ ormai consapevolezza di tutti valutare la qualità di un programma di Governo dall’attenzione che rivolge alle fasce più deboli della società. Non è, quindi, fuori luogo assumere l’operato dell’attuale Governo, dopo quasi due anni, in relazione alle politiche sociali e, più specificatamente, nei confronti dei disabili, per darne una corretta valutazione. Sembra onestamente di poter stabilire una differenza fra le modalità con cui viene affrontato il problema oggi rispetto a come l’Ulivo se ne fece carico.

Nella precedente legislatura, in stretta collaborazione con il Comitato interministeriale e la Consulta Nazionale per il superamento dell’handicap, si è portato avanti, a livello parlamentare e di Governo, grazie all’impegno di Livia Turco, politiche attive a favore dei disabili, tenendo presente i problemi delle persone disabili gravi. I cinque anni di Governo di centro-sinistra hanno prodotto una miriade di leggi e provvedimenti. Dalle leggi per i gravi la 284/97 e la 162/98 ai finanziamenti per il "dopo di noi" e al progetto obiettivo sulla riabilitazione, dalla legge 17/99 per il sostegno agli studi universitari alla 68/99 sul collocamento obbligatorio, dai due anni di permesso retribuiti ai genitori allo scivolo per i lavoratori con disabilità grave, dal rifinanziamento della legge 13/89 alle agevolazioni fiscali per le automobili adattate alla guida o al trasporto dei disabili, dal programma "Italia per tutti" all’inserimento della Federazione Sport disabili nella giunta del CONI, per ricordare solo i provvedimenti più importanti. Tutto il lavoro svolto ha trovato il punto più significativo nel Programma d’Azione triennale per le politiche per il superamento dell’handicap, da parte del Governo di centro sinistra, sulla base delle indicazioni avanzate da più parti nel corso della Ia Conferenza Nazionale sull’handicap.

Programma d’Azione purtroppo oggi accantonato, se non dimenticato dal nuovo Governo. Se, infatti, Berlusconi e la sua compagine sanno offrire significative immagini mediatiche del proprio impegno con spot pubblicitari come la promessa delle dentiere gratuite agli anziani, la casa per le giovani coppie, gli interventi per gli anziani non autosufficienti, le pensioni, nella sostanza, con il cinismo dell’inganno, stanno realizzando una politica che prevede un welfare minimo che destruttura i diritti. Tale impostazione non può che considerare le politiche pubbliche sulla sanità, sulla scuola, per il sociale un puro costo da contenere e ridurre. Nel Documento di Programmazione Economica e Finanziaria si prevede nel quadriennio, 2003-2006, la riduzione di un punto di PIL all’anno per tutto il settore del Welfare, si tratta in soldoni di tagli programmati di ben 70 miliardi di euro. Questa azione è portata avanti dal Governo, non con il volto arcigno del neoliberismo, ma con quello paternalistico del populismo. La destrutturazione del sistema pubblico viene praticata attraverso "le politiche dell’abbandono".

Abbandono del sistema sanitario, della scuola pubblica, delle politiche sociali, abbandono di una legge storica come la 328/2000. Lo confermano le scelte contenute nella finanziaria 2003, che segnano un grave arretramento rispetto al passato, che mettono in discussione la tenuta dell’intero sistema e determineranno pesanti limitazioni nell’erogazione delle prestazioni ai cittadini, con assoggettamento delle stesse a nuovi tickets e richiedendo ai cittadini altre forme di partecipazione alla spesa.

La finanziaria 2003 ridimensiona il Fondo per le politiche sociali.

Il Fondo nel 2002 ammontava a 1622 milioni di euro, mentre nel 2003 scende a 1360 milioni di euro e, per ciascun anno 2004 e 2005, a 1203 milioni di euro. Lo stanziamento per l’handicap, all’interno del Fondo delle Politiche Sociali, nel 2002 era così ripartito: Legge 5 febbraio 1992, n. 104 Art. 39, c.2 - Handicap Grave 30.470.957 Art. 33 - Agevolazioni ai genitori di persone con hadicap grave 25.822.845 Art. 41 - Comitato e Commissione permanente per l’handicap 25.823 Legge 28 agosto 1997, n. 284 Art. 3, c.1 - Privi di vista 6.197.483 Art.3, c.1 - Contrib. Annuo alla Fed. Naz. Pro-cechi 1.032.914 TOTALE in euro 63.350.021

Nel 2003 per effetto dei tagli al fondo sociale queste risorse verranno significativamente ridotte. Se si considerano inoltre i pesanti tagli alla sanità ed ai trasferimenti agli enti locali (1,7 miliardi di euro in meno), tutto ciò non potrà che indebolire la rete dei servizi alla persona e il trasferimento di ulteriori costi sulle famiglie e darà un colpo a quel "welfare locale", che non solo ha garantito maggiori servizi, ma rappresenta una modalità innovativa di organizzazione delle risorse, di partecipazione dei cittadini e contribuisce a promuovere cittadinanza ed a costruire comunità. Ci sono dei segnali molto concreti e drammatici. A Barletta il Direttore Generale della ASL BA/2, sulla base della circolare della Regione Puglia, che recepisce la legge finanziaria, che dispone l’esonero del direttore Generale che non ottiene il pareggio di bilancio, ha chiuso un servizio di riabilitazione per 80 disabili. Ha detto loro di rivolgersi ai servizi della ASL, ma questi non sono stati in grado di erogare le prestazioni e quindi oggi quegli 80 disabili sono senza assistenza. E’ questo solo uno dei tanti casi che ci vengono segnalati in diverse parti del Paese.

Durante il dibattito parlamentare, sulla Finanziaria 2003, il Governo e la maggioranza hanno respinto ogni proposta tesa a migliorare servizi e prestazioni a sostegno dei nuclei familiari, dei disabili, degli anziani e delle categorie a rischio di emarginazione. Il Governo è venuto altresì meno, all’impegno assunto, e più volte confermato, alle associazioni dei disabili e delle loro famiglie, di riconoscere a tutti i pensionati invalidi civili, ciechi e sordomuti il milione di lire al mese di pensione sociale, come anche la revisione dell’importo delle indennità assistenziali per i disabili gravi. Le sole eccezioni si riferiscono al lieve incremento di 41 euro mensili delle sole indennità di accompagnamento e di comunicazione per i ciechi e sordomuti, ed un contributo di 5 milioni di euro per la prosecuzione degli interventi assistenziali svolti dall’ANFFAS. Viene, inoltre, stabilito che i soggetti affetti da sindrome di Down, una volta riconosciuti, non vengano più sottoposti a visita di controllo periodica. Le restrizioni del governo negli ultimi due anni, hanno causato la diminuzione degli insegnanti di specializzazione con la conseguente diminuzione delle ore di sostegno. Ciò si verifica in diverse aree d’Italia, ad esempio a Poggio a Moiano, in Toscana, ad un alunno di 12 anni, che frequenta la Ia media, sono state assegnate 12 ore rispetto alle 22 dell’anno precedente, a L’Aquila ad una bambina, con sindrome di down, le ore sono scese da 18 a 12 e quest’anno ad 8.

La forte opposizione parlamentare, ma soprattutto del mondo della scuola e delle associazioni, ha portato alla riscrittura della norma che riduceva drasticamente gli insegnanti di sostegno. Pur con qualche ambiguità, il comma 7 dell’art 35, dà una risposta all’ attuale necessità, ma i pericoli più seri per il futuro dell’integrazione vengono dal ridimensionamento significativo, tanto delle risorse finanziarie che del personale scolastico, compreso il personale ausiliario e quello addetto all’assistenza. Quanto sopra ci preoccupa poiché si profilano idee, per altro non esplicitate, di ritorno, negli ambiti scolastici, ad un’istruzione separata o specialistica di recupero, che a quel punto avverrebbe senza inserimento negli ambiti ordinari ma in momenti e luoghi separati; altrettanto dicasi per la salute mentale, materia sulla quale sono ormai accreditate le istanze, che recuperano la vecchia idea delle strutture residenziali comunitarie utilizzando, allo scopo, anche le vecchie strutture manicomiali. Anche qui prevale la logica della separazione dai circuiti comunitari, ai quali non si chiede più neppure di rendersi utili all’accoglienza.

Per quanto riguarda l’attuazione della legge 68 sul collocamento obbligatorio non sono previste risorse e nel contempo con la legge 3 del 2003 è stata prorogata al dicembre 2003 la norma che prevede il calcolo, della quota del 7%, includendo, anche gli orfani e le vedove. Questa norma, non più giustificata dall’avvio graduale della legge, sta sottraendo un numero elevato di posti di lavoro. Per fare un esempio all’ISTAT la legge 3 riduce la disponibilità di posti per i disabili da 89 a 29. Sempre in materia di collocamento abbiamo costretto il Governo a ritirare un articolo della legge sul mercato del lavoro che prevedeva, per la 68, il lavoro interinale. In questa maniera i lavoratori disabili si sarebbero trovati in una situazione di continuo ricatto e precarietà. Inoltre non ci sono risorse per l’eliminazione delle barriere architettoniche né nei luoghi pubblici, dove si seguita a costruire senza tener conto della normativa in vigore, nè per la legge 13/89 per il superamento delle stesse negli edifici privati. Infine, leggendo la relazione del Governo al Parlamento, per l’attuazione delle politiche per l’handicap in Italia, si evince che nulla di nuovo è stato proposto o realizzato dal Governo, se non quello di attuare quanto previsto dalla legge 162/98, il sito internet "Handicap in cifre" e la ripartizione dei fondi previsti dalla legge 284/97 per i ciechi pluriminorati.

Anche in Parlamento i provvedimenti marciano con molta lentezza.

E’ ancora bloccata in Commissione Giustizia la legge sull’Amministratore di sostegno. Al Senato si sta discutendo su come sbloccare in Commissione Cultura la proposta di Legge, sullo sport, primo firmatario Battaglia. E’ infine inspiegabilmente bloccata la delega sul riordino di pensioni, assegni ed indennità prevista dalla legge 328 ed affossata dal Governo. Quella delega ci doveva permettere di differenziare i trattamenti sulla base della gravità ed incrementare gradualmente l’entità dei trattamenti. Proprio ieri la Cassazione, nonostante il parere contrario del Ministero dell’Interno, ha riconosciuto ai disabili "in tenera età" l’indennità di accompagnamento (circa 450 euro al mese), prevista dalla legge 18/80, in quanto questi bambini hanno senz’altro necessità di un aiuto in più rispetto ai coetanei sani. Dopo di me, altri relatori, interverranno, in modo più specifico ed articolato, nell’affrontare i singoli temi riguardanti la scuola, il lavoro e la problematica dei gravi.

Le persone disabili, in termini di diritti di cittadinanza, avvertono gli stessi bisogni delle persone non disabili, ma, la loro situazione esige che a tali bisogni le risposte debbono essere fornite con modalità personalizzate e diverse dalle altre, pur se con strutture e servizi comuni per la soddisfazione dei bisogni di tutti. Incombono altresì sui diritti dei disabili le incognite della "devolution". Nella proposta del Governo è evidente il rischio di una spaccatura del Paese tra regioni ricche, che potranno garantire servizi e prestazioni migliori, e regioni povere. Con l’incognita attuale della tendenza deregolatrici, che si annidano in alcune versioni di federalismo, contro le quali l’unico presidio concreto è quello della determinazione a livello nazionale dei livelli essenziali delle prestazioni sociali, operando per dare al concetto di "essenziale" il significato di "congruo e adeguato" e non di "minimo e residuale". Questa giornata deve essere l’occasione per fare emergere le problematiche più attuali del mondo dei disabili al fine di individuare obiettivi specifici su cui impegnare il Partito nei prossimi mesi. In primo luogo occorre incentivare la ricerca scientifica sulle cause della disabilità, in quanto ancora è arretrata la conoscenza dei fattori che la determinano, nel contempo occorre un impegno concreto sulla prevenzione, soprattutto per evitare incidenti stradali che coinvolgono i giovani che è la maggior causa di morte per i ragazzi tra i 14 e 25 anni. A questo riguardo c’è bisogno di una rete di servizi riabilitativi, anche ad alta specializzazione, come le Unità Spinali Unipolari. Necessita prestar attenzione anche alle famiglie dove ci sono più figli minori, soprattutto se tra questi vi è un figlio disabile. C’è una elevata probabilità che queste non solo siano povere, ma vi è il rischio che lo rimangano a lungo. La povertà quindi colpisce la vita dei minori due volte: peggiora le condizioni durante l’infanzia e l’adolescenza e ne riduce le opportunità nel corso della vita da adulti. In questa situazione c’è bisogno, oltre che di una diagnosi e di un intervento precoce per il bambino, anche che i genitori siano sostenuti sul piano economico, ma soprattutto con una relazione di aiuto a livello sociale e psicologico. Per la scuola, che è stato il grande laboratorio dell’integrazione, necessita rendere obbligatori gli "accordi di programma", così che ci sia una stretta collaborazione tra scuola, Comune ed ASL.

Altro impegno è quello di far incentivare le tecnologie compensative e gli ausili e che questi siano dati per progetti di autonomia e di vita indipendente finalizzati alla piena integrazione scolastica, lavorativa e sociale. La nuova legge 68/99 sul diritto al lavoro dei disabili ancora non trova attuazione e registra indici di applicazione del tutto insufficienti e modalità di realizzazione diversificate da regione a regione. Occorre inoltre un impegno notevole per rafforzare la rete dei servizi per l’handicap grave e per la non autosufficienza In questo contesto le detrazioni fiscali per le famiglie, le pensioni reversibili al 100 per cento per il disabile grave, i congedi parentali, le agevolazioni per le fondazioni e le associazioni, l’istituzione dell’amministratore di sostegno sono un ventaglio di opportunità per affrontare in modo concreto, innovativo e personalizzato il cosiddetto "Dopo di Noi". Da oggi la nostra iniziativa deve attivare il Partito, i nostri gruppi parlamentari, i consiglieri regionali, provinciali e comunali, in modo costante, per tenere viva l’attenzione sul tema, sollecitando le strutture periferiche a prendere adeguate iniziative collegate ai problemi specifici presenti nel proprio territorio. Per questo saremo a Bari, alla Conferenza Nazionale, promossa dal Governo. In quella sede chiederemo conto dei ritardi e delle inadempienze, ma soprattutto avanzeremo le nostre proposte concrete che, con l’incontro di oggi, vogliamo costruire con il contributo di tutti.

Anche per questo da oggi cominceremo a costruire un Gruppo di Lavoro Nazionale DS, con gruppi di lavoro a livello territoriale, utilizzando ogni strumento di comunicazione soprattutto con l’utilizzo delle nuove tecnologie informatiche. Si deve informare di più e meglio e si deve essere capaci di coinvolgere, ai vari livelli, il partito, gli amministratori e coloro che vivono direttamente l’esperienza della disabilità o che si impegnano come operatori o volontari in tale settore. Il continuo confronto tra i responsabili di partito, gli amministratori e le storie vissute è necessario per socializzare le esperienze e per mobilitarci come DS a servizio della causa del superamento dell’handicap.

Quello che conta è che l’occasione dell’Anno Europeo della disabilità non passi sotto silenzio e che invece si presenti quale è nella sua sostanza: un’ulteriore fase nella lotta a difesa di diritti fondamentali per un Paese veramente civile

 

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DOCUMENTI

SPESA STATALE PER L’ASSISTENZA E LA SOLIDARIETA’ SOCIALE PER GLI ANNI 1996/2002 E PREVISIONI PER IL 2003/2005

RISULTATI RELATIVI AL PERIODO 1996/2002

Nelle tabelle 1 e 1bis allegate figurano i dati concernenti la spesa statale per l’assistenza e la solidarietà sociale e per gli assegni e le pensioni sociali nel periodo che va dal 1996 al 2002. Quanto al 2002, occorre precisare che si tratta di previsioni definitive.

Tali spese rappresentano la parte più qualificante e innovativa del complesso delle prestazioni sociali a carattere assistenziale che, com’è noto, comprendono anche i trattamenti per gli invalidi civili, i ciechi e i sordomuti e le pensioni di guerra.

L’evidenza delle suddette tabelle mostra che nel 1996, primo anno del periodo considerato, l’unica voce di rilievo nell’ambito delle scarse risorse per l’assistenza allora disponibili, era rappresentata dal Fondo per la lotta alla droga e da altri interventi residuali in parte anch’essi legati agli interventi contro le tossicodipendenze.

E’ solo nei due anni successivi che si verifica un primo significativo incremento della spesa a seguito della entrata in vigore di una serie di provvedimenti inerenti l’infanzia e i minori, i privi di vista, l’handicap, l’immigrazione e il reddito minimo d’inserimento. E’ da segnalare inoltre che nel 1998, al fine di disporre di uno strumento necessariamente flessibile e operativo per i suddetti nuovi interventi, fu istituito il Fondo per le politiche sociali.

Nel biennio 1999/2000 si assiste ancora ad un ulteriore incremento di risorse disponibili per effetto della introduzione di una serie di misure a favore della famiglia (assegno di maternità e assegno per il terzo figlio).

Infine, è a partire dal 2001 che si registra ad un vero e proprio raddoppio delle risorse finanziarie disponibili a conclusione dell’insieme delle riforme avviate ad inizio legislatura. Ciò in conseguenza principalmente della approvazione della legge di riforma della assistenza (legge 8 novembre 2000, n. 328) e, in secondo luogo, della adozione della legge sui congedi parentali (legge 8 marzo 2000, n. 53). Altri elementi, anche se di minor peso, che hanno contribuito al raggiungimento di tali elevati livelli di assistenza, sono rappresentati dal progressivo incremento delle risorse destinate all’ handicap e al reddito minimo d’inserimento. In sintesi, la progressiva attuazione degli interventi previsti dai vari provvedimenti di riforma ha fatto sì che la spesa statale passasse da una incidenza sul PIL dello 0,02% nel 1996 allo 0,15% nel 2001 e nel 2002, in termini di incidenza sul PIL, di otto volte superiore a quella iniziale.

Riguardo alla spesa per pensioni e assegni sociali nei primi tre anni considerati, essa rimane stabile rispetto al PIL (0,18%), per poi passare nel 1999 allo 0,20% per effetto dell’incremento di lire 100.000 previsto dalla legge finanziaria per il 1999.

Ulteriori aumenti di lire 18.000 e di lire 25.000 vennero disposti con le leggi finanziarie per il 2000 e per il 2001 che portarono l’incidenza sul PIL allo 0,21%.

Infine, con la legge finanziaria per il 2002 è stata prevista la maggiorazione sociale (fino ad un milione per mese) delle pensioni e degli assegni sociali agli ultrasettantenni determinando così un ulteriore incremento della incidenza sul PIL (pari allo 0,29%).

Per effetto quindi degli interventi riformatori nei due settori considerati, l’incidenza congiunta sul PIL dei due aggregati è passata dallo 0,20% del 1996 allo 0,44% del 2002.

B) PREVISIONI PER IL TRIENNIO 2003/2005

Assistenza e solidarietà sociale

La stima relativa alla spesa statale per l’assistenza e la solidarietà sociale per il triennio 2003/2005, è prevista in 1.912 milioni di euro (3.702 mld di lire) per il 2003, 1.641 milioni di euro (3.177 mld di lire) per il 2004 e 1.646 milioni di euro (3.187 mld di lire) per il 2005. In particolare per il 2003 vengono considerati:

· il Fondo per le politiche sociali pari a 1.528 milioni di euro (2.959 mld di lire) come previsto dalla legge finanziaria per il 2003;
· gli oneri per i congedi parentali pari a 266 milioni di euro (515 mld di lire);
· il Fondo per l’armonizzazione dei tempi delle città pari a 7,7 milioni di euro (15 mld di lire);
· il Fondo per gli asili nido pari a 100 milioni di euro (194 mld di lire);
· il Fondo per l’associazionismo sociale pari a 10 milioni di euro (20 mld di lire).
2003(milioni di euro) 2004(milioni di euro) 2005(milioni di euro)
Fondo per le politiche sociali 1.528 1.203 1.203
Congedi parentali+Armonizz. tempi delle città 274 278* 283*
Fondo per gli asili nido 100 150 150*
Fondo per l’associazionismo sociale 10 10 10
TOTALE 1.912 1.641 1.646
PIL 1.300.580 1.355.205 1.416.240
% 0,15 0,12 0,12
* Ns. stime

E’ da precisare che le voci sopra esposte corrispondono a quelle contenute nel bilancio di previsione per il 2003. La spesa complessiva per il 2003 presenta una incidenza sul PIL identica a quella dell’anno precedente.
Negli anni successivi, sulla base della proiezione triennale del disegno di legge finanziaria, si determina una notevole riduzione del Fondo per le politiche sociali pari a 1.203 mln di euro per il 2004 e per il 2005 rispetto ai 1.528 mln di euro del 2002. Poiché le altre voci, ad eccezione degli asili nido, rimangono pressoché identiche nel triennio considerato, ne consegue, in valore assoluto, una spesa pari a 1.641 mln di euro (3.177 mld di lire) per il 2004 e 1.646 mln di euro (3.187 mld di lire) per il 2005 con una incidenza sul PIL pari allo 0,12% per ambedue gli anni considerati, inferiore a quella prevista per il 2003.

- Pensioni e assegni sociali

Dopo i continui miglioramenti avvenuti negli anni precedenti, riguardo alla spesa per pensioni e assegni sociali si prevede il seguente andamento:

· 3.747 mln di euro (7.255 mld di lire) per il 2003;
· 3.824 mln di euro (7.455 mld di lire) per il 2004;
· 3.902 mln di euro (7.555 mld di lire) per il 2005.
Quanto all’incidenza sul PIL, essa diminuisce nel corso del triennio passando dallo 0,29% del 2003 allo 0,28% nel 2004 e nel 2005.


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