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Reg. Tribunale Lecce n. 662 del 01.07.1997
Direttore responsabile: Dario Cillo


 

 

2 milioni di morti all'anno (12mila bambini), a causa di 270 milioni di incidenti (355mila mortali) o di malattie professionali. L'Oil rende note alcune stime sul fenomeno.

 

Circa 2 milioni di morti all'anno nel mondo, compresi 12mila bambini, a causa di 270 milioni di incidenti sul lavoro (di cui 355mila mortali) o di malattie professionali; in media, 5mila persone muoiono ogni giorno nel pianeta a seguito di infortuni o problemi di salute legati al lavoro. Nell'ottava Giornata internazionale di commemorazione dei lavoratori morti e feriti sul lavoro, l'Organizzazione Internazionale del Lavoro, Agenzia delle Nazioni Unite, ha comunicato alcune stime sul fenomeno in occasione della conferenza “Per una cultura della sicurezza sul lavoro”, promossa nella sede Ilo di Roma in collaborazione con l’Inail. “Una raffica di cifre negative che non spingono a una solidarietà generica – ha dichiarato Claudio Lenoci, direttore dell’Ufficio Oil di Roma -, ma a un impegno rinnovato per promuovere e sviluppare una cultura della sicurezza”.


Tra gli incidenti sul lavoro, 170mila (circa la metà) avvengono solo nel settore agricolo. Altri settori ad alto rischio sono quelli delle attività estrattive, della pesca industriale ed edile. I casi di malattie professionali sono invece 160 milioni ogni anno; un terzo di essi causano la perdita di 4 o più giorni lavorativi; in particolare 340mila lavoratori muoiono a causa di sostanze tossiche, e oltre 100mila a causa dell'amianto; 11 milioni di persone vengono colpite da radiazioni ionizzanti. Il cancro rappresenta la principale causa di morti legate al lavoro (32% dei decessi), mentre gli incidenti e le violenze sul lavoro provocano un numero di morti pari a quello delle malattie contagiose. Altri studi indicano che in Europa il 50-60% del totale dei giorni di assenza dal lavoro sono dovuti allo stress causato dall’occupazione. “Occorre tener presente il ruolo assunto dagli aspetti relazionali all’interno del mondo lavorativo, analizzando lo stress ma anche burn-out, mobbing, malattie psicosomatiche”, ha rilevato Claudio Calvaruso, direttore del Dipartimento informatico-statistico dell’Ispels.


Il costo degli incidenti sul lavoro e delle malattie professionali (sospensione del lavoro, cure mediche, pensioni di invalidità e reversibilità) è pari, ogni anno, al 4% del Pil mondiale: una cifra che ammonta a 1.251.353 milioni di dollari, somma “20 volte superiore all’ammontare ufficiale dei fondi stanziati per lo sviluppo”, osserva l’Oil. “Le imprese che realizzano sistemi di sicurezza adeguati – ha notato Lenoci – conseguono traguardi di eticità e giustizia sociale, ma anche guadagni economici e competitività”.


L'Organizzazione Internazionale del Lavoro è impegnata a promuovere le ratifiche da parte degli Stati membri delle convenzioni sull'igiene e la sicurezza, favorire il dialogo tra governi, imprenditori e sindacati per la prevenzione degli incidenti sul lavoro, sollecitare programmi di formazione sulle norme internazionali sul lavoro e la loro applicazione, monitorare l'applicazione delle convenzioni, promuovere programmi per la definizione di buone pratiche al livello nazionale e per l'adozione di programmi SafeWork con monitoraggio e valutazione dei risultati. Inoltre l’Oil ricorda che almeno 26 milioni di lavoratori tra i 15 e i 49 anni sono affetti da Hiv-Aids: per evitare ogni discriminazione nei loro confronti è stato elaborato nel 2000 un Codice di condotta con linee guida internazionali.

 

Lavoro UE: cause principali dei 
decessi sul lavoro e costi compensati degli 
incidenti sul lavoro e delle malattie professionali

 

 

CAUSE DEI DECESSI

%

Cancro

32%

Malattie circolatorie

23%

Incidenti e violenze

19%

Malattie trasmissibili

17%

Malattie respiratorie

7%

Altri

2%

COSTI COMPENSATI 

 

Disagi muscolo-scheletrici

40%

Cuore

16%

Incidenti

14%

Malattie respiratorie

9%

Disagi nervosi

8%

Disagi mentali

7%

Cancro

3%

Pelle

3%

Fonte: Inail,  PRIME INDICAZIONI SULL'ANDAMENTO INFORTUNISTICO ITALIANO NELL'ANNO 2002 (dati aggiornati al 28 marzo 2003) - STATISTICHE U.E.

Lavoro UE (INAIL'03): Infortuni in complesso e casi mortali
Tassi di incidenza standardizzati per 100.000 occupati 
negli Stati membri dell'Unione Europea (9 sezioni NACE comuni)
Anno 2000

 

 

INFORTUNI IN COMPLESSO

 

STATI MEMBRI

Numero

Spagna

7.047

Portogallo

5.196

Francia

5.026

Lussemburgo

4.885

Germania

4.752

Belgio

4.210

Olanda*

4.096

Italia

4.046

UE-15

4.037

Austria

3.052

Finlandia

3.043

Danimarca*

2.866

Grecia

2.592

Gran Bretagna

1.683

Svezia*

1.474

Irlanda*

1.027

* Paesi in cui i dati non provengono dal sistema assicurativo

NOTA:
I tassi di infortunio più elevati si riscontrano in Spagna, Portogallo, Francia, Lussemburgo e Germania.
L'Italia si colloca in linea con la media UE dei 15; media, peraltro, influenzata dai valori, generalmente molto bassi, relativi a quei Paesi in cui i dati provengono da sistemi non assicurativi e - fa notare EUROSTAT - "l'incentivo economico per la dichiarazione degli infortuni sul lavoro non è molto forte".
Valori sensibilmente inferiori alla media UE si registrano in Gran Bretagna, Svezia e Irlanda

 

 

CASI MORTALI(1) 

 

STATI MEMBRI

%

Lussemburgo

6,7

Portogallo

6,1

Austria

5,1

Spagna

4,7

Francia

3,4

Italia

3,3

Belgio

3,1

UE-15

2,7

Grecia

2,7

Irlanda*

2,3

Olanda*

2,3

Germania

2,1

Finlandia

2,1

Danimarca*

1,9

Gran Bretagna*

1,4

Svezia*

1,1

(1) Esclusi incidenti stradali e a bordo di qualsiasi mezzo di trasporto nel corso del lavoro
* Paesi in cui i dati non provengono dal sistema assicurativo

NOTA:
- I più elevati tassi di infortunio mortale si registrano in Lussemburgo, Portogallo, Austria, - Spagna e Francia.
- Anche l'indicatore relativo all'Italia si pone al di sopra di quello medio europeo.
- Nettamente inferiori alla media UE Danimarca, Gran Bretagna e Svezia.

Fonte: Inail,  PRIME INDICAZIONI SULL'ANDAMENTO INFORTUNISTICO ITALIANO NELL'ANNO 2002 (dati aggiornati al 28 marzo 2003) su dati EUROSTAT 2000 - STATISTICHE U.E.

Lieve flessione degli infortuni in Italia: 981mila nel 2002, 40mila in meno rispetto all’anno precedente

 

Lieve flessione degli infortuni in Italia: 981mila lo scorso anno - 40mila in meno rispetto al 2001 -, di cui circa 1.300 mortali, secondo i dati provvisori che diventeranno definitivi a giugno. Li ha resi noti Mauro Fanti, direttore centrale Inail per la prevenzione, intervenendo stamani alla conferenza “Per una cultura della sicurezza sul lavoro”, svoltasi nella sede romana dell’Organizzazione internazionale del lavoro in occasione della VIII Giornata internazionale di commemorazione dei lavoratori morti o feriti sul lavoro.


“I parasubordinati restano una categoria a grave rischio – ha rilevato Fanti – ma diminuiscono i casi mortali nell’industria e nei servizi, passati dai 1.268 del 2001 ai 1.229 del 2002”. Diminuzione anche al centro-sud, ma aumento degli incidenti mortali al sud e nelle isole. Tuttavia tra le donne la mortalità infortunistica registra un modesto incremento (da 109 a 112 casi nel 2002). Aumento anche dei casi mortali avvenuti sulla strada casa-lavoro, quindi “in itinere”, passati in pochi anni da un centinaio a circa 280. Se si rapporta il numero degli infortuni a quello degli occupati, sembra consolidarsi nel nostro paese il trend a ribasso iniziato già nel 2000. Il maggior rischio si registra nelle aziende più piccole, nei giovani e negli anziani; il 6% degli incidenti è provocato dalle macchine e nella metà dei casi da “comportamenti errati”. “Oltre la metà dei casi mortali è legato all’uso di mezzi di trasporto”, ha rilevato il dirigente Inail.


Il costo complessivo dei danni da lavoro per l'Italia? “Supera i 28 miliardi di euro”, ha informato Fanti, che invita a fornire “incentivi economici alle piccole e medie imprese perché abbiamo apparecchiature a norma e secondo l’innovazione tecnologica, e perché promuovano informazione e formazione”. L'Italia si attesta nella media europea per numero di infortuni sul lavoro, facendo registrare indici infortunistici inferiori anche rispetto a Paesi che vengono considerati di più consolidata tradizione nell'attuazione delle normative sulla sicurezza (Francia e Germania). Nel nostro paese, infatti, avvengono 41 su 1.000 infortuni (media europea: 48), il 3,3 per 100mila mortali (media europea 2,7%). “Tuttavia non si deve abbassare la guardia nei confronti del fenomeno infortunistico che è purtroppo un problema comune a tutta l'Europa e che va risolto anche nell'ambito delle politiche comunitarie in materia di salute e sicurezza sul lavoro”, ha auspicato Fanti.

 
Anche l'Inail è da tempo impegnato concretamente nella prevenzione degli infortuni con azioni mirate alla costruzione di una cultura della sicurezza nelle scuole e nelle aziende, nella formazione dei lavoratori. Sono stati finanziati oltre 5.000 progetti per la formazione e informazione di 800.000 lavoratori, 17.000 rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, 94.000 addetti alla gestione delle emergenze, 23.000 datori di lavoro e responsabili dei servizi di prevenzione e protezione. Inoltre è in corso il finanziamento di 7.100 programmi presentati dalle piccole e medie imprese e da quelle dei settori agricolo e artigianale per l'adeguamento delle strutture e dell'organizzazione alle normative di sicurezza.

 

Lavoro Italia (INAIL'03): occupazione e infortuni sul lavoro  Periodo 2001 - 2002

 

OCCUPATI 
(Fonte Istat migliaia di unità)

 

 

 

 

Settore Attività

Anno
2001

Anno
2002

Variazione

Assoluta

%

Industria e Servizi

20.388

20.733

+345

+1,7

Agricoltura

1.126

1.096

-30

-2,7

Totale occupati

21.514

21.829

+315

+1,5

 

 

 

 

 

INFORTUNI DENUNCIATI
Infortuni in complesso*

 

 

 

 

Settore Attività

Anno
2001

Anno
2002

Variazione

Assoluta

%

Industria e Servizi

938.863

907.621

-31.242

-3,3

Agricoltura

81.821

73.902

-7.919

-9,7

Totale infortuni
- di cui in itinere

1.020.684
50.940

981.523
55.753

-39.161
+4.813

-3,8
+9,4

 

 

 

 

 

CASI MORTALI**

 

 

 

 

Settore Attività

Anno 
2001

Anno 
2002

 

 

Industria e Servizi

1.268

1.229

 

 

Agricoltura

140

131

 

 

Totale infortuni mortali
- di cui in itinere

1.408
252

1.360
273

 

 

·          dati provvisori
** dati provvisori (aggiornamento al 28 febbraio 2003)

NOTE:

Nel 2002 l'occupazione ha segnato un incremento dell'1,5% (315.000 unità) quale effetto di un aumento dell'1,7% nell'Industria e Servizi e di un calo del 2,7% in Agricoltura. Nello stesso periodo gli infortuni sul lavoro risultano, alla data del 28/03/2003, diminuiti del 3,8% (-3,3% nell'Industria e Servizi e -9,7% in Agricoltura). Sulla base di previsioni statistiche il dato consolidato della variazione complessiva dovrebbe attestarsi intorno a -2%.

Per quanto riguarda i casi mortali i dati necessitano di ulteriori prolungati periodi di consolidamento e verifica.

Fonte: Inail,  PRIME INDICAZIONI SULL'ANDAMENTO INFORTUNISTICO ITALIANO NELL'ANNO 2002 (dati aggiornati al 28 marzo 2003)

Lavoro Italia (INAIL'03): Evoluzione infortunistica
Quinquennio 1998 - 2002

 

 

 

 

 

 

INFORTUNI IN COMPLESSO
Valori assoluti

 

 

 

 

Settore di attività

1998

1999

2000

2001

2002

INDUSTRIA E SERVIZI
var. % su anno precedente

866.278
+2,5

895.243
+3,3

906.580
+1,3

938.863
+3,6

907.621
-3,3

AGRICOLTURA
var. % su anno precedente

96.984
-6,7

91.501
-5,7

85.555
-6,5

81.821
-4,4

73.902
-3,8

Tutte le attività
var. % su anno precedente

963.262
+1,5

986.744
+2,4

992.135
+0,5

1.020.684
+2,9

981.523
-3,8

 

 

 

 

 

 

INDICI DI INCIDENZA
( Infortuni in complesso x 1000 occupati ISTAT-dati elaborati)

 

 

 

 

Settore di attività

1998

1999

2000

2001

2002

INDUSTRIA E SERVIZI
var. % su anno precedente

44,7
+1,0

45,5
+1,6

45,1
-0,8

44,6
-1,1

43,5
-2,5

AGRICOLTURA
var. % su anno precedente

85,8
-2,9

85,9
+0,1

81,9
-4,6

78,3
-4,4

73,4
-6,3

Tutte le attività
var. % su anno precedente

47,1
+0,3

47,7
+1,3

47,1
-1,3

46,4
-1,5

45,0
-3,1


NOTE:
In valori assoluti, all'andamento crescente del numero di infortuni che ha caratterizzato l'ultimo quinquennio, si contrappone un'inversione di tendenza per il 2002. Considerazione questa che vale sia per il complesso delle attività, che per quelle dell'Industria e Servizi; l'Agricoltura accentua un calo avviato già da molti anni. 

In termini relativi (rapportando cioè gli infortuni alla forza lavoro che li esprime) si consolida il trend al ribasso iniziato già a partire dall'anno 2000, nell'ambito di tutte le attività.

Fonte: Inail,  PRIME INDICAZIONI SULL'ANDAMENTO INFORTUNISTICO ITALIANO NELL'ANNO 2002 (dati aggiornati al 28 marzo 2003)

Sicurezza: il Ministero traccia le linee del semestre europeo ma i sindacati attaccano: ''Non abbiamo sedi di confronto con il Governo''

Più formazione dei lavoratori sulla sicurezza, semplificazione della burocrazia nella legislazione, responsabilità sociale delle imprese anche nelle tutele dei dipendenti: sono alcuni dei temi che l’Italia affronterà durante il semestre di presidenza dell’Unione europea. Lo ha annunciato Paolo Onelli, direttore generale per la tutela delle condizioni di lavoro del Ministero del Welfare. Ma i sindacati chiedono più ispezioni nelle aziende e di riaprire un dialogo con le istituzioni “non a decisioni già prese”. Il confronto è avvenuto durante la conferenza “Per una cultura della sicurezza sul lavoro”, svoltasi nella sede romana dell’Organizzazione internazionale del lavoro in occasione della VIII Giornata internazionale di commemorazione dei lavoratori morti o feriti sul lavoro.

“Il mondo del lavoro è cambiato, l’epoca macchinista ha ceduto il posto a situazioni autonome, atipiche, parasubordinate, che chiedono tutele – ha proseguito Onelli -. Quindi la sicurezza deve essere parte integrante di chi organizza il lavoro in azienda, non una semplice lista di articoli di legge da osservare”. Occorre pertanto “una formazione adeguata dei lavoratori, soprattutto dei giovani” e allo stesso tempo “una traduzione della normativa europea perché sia efficace”. Per quanto riguarda il sistema dei controlli, ora è “prevalentemente regionalizzato e delegato alle Asl”, anche se Onelli ha ammesso “un andamento non lineare dell’attività ispettiva, che deve fare alleanze con sindacati e organizzazioni dei lavoratori”. Inoltre alla cultura della salute e della sicurezza il Ministero dedicherà, insieme all’Ue, un convegno dal 1° al 3 ottobre, che riguarderà tutti i paesi dell’allargamento trattando di “responsabilità sociale delle imprese e di sostanze pericolose”.

 

Nell’Anno europeo dei disabili “le conferenze vengono organizzate quasi prescindendo dalle cause dell’handicap, che spesso sono gli infortuni sui luoghi di lavoro o fattori di inquinamento ambientale”, ha osservato Paola Agnello Modica, segretario nazionale Cgil, aggiungendo: “Non abbiamo più sedi di confronto con il Governo: la commissione consultiva prevista dalla legge 626 al Ministero del Lavoro non si riunisce da circa 2 anni, anche se continuiamo a chiedere di essere convocati”. Secondo Modica “serve una legislazione forte e una responsabilità vera delle imprese: il pericolo è che si passi da una legge con troppi vincoli a una generica responsabilità sociale, ma chi la controlla?”. “Non abbiamo l’idea dell’autosufficienza – ha concluso – vogliamo il dialogo con gli altri soggetti sociali, con le istituzioni e gli imprenditori per discutere insieme lo sviluppo sostenibile”.

Hanno partecipato al dibattito anche Isidoro Marino, Funzionario Area Lavoro e Relazioni Industriali di Confindustria; Renzo Bellini, Segretario Confederale Sviluppo Sostenibile Cisl; Carlo Fabio Canapa, Segretario Confederale Uil, e Giorgio Russomanno, responsabile settore sicurezza di Confartigianato


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