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Seminario, Roma 14 giugno 2002

LA NORMATIVA SULL'EDUCAZIONE INCLUSIVA
DELLE PERSONE CON
DISABILITÀ IN ITALIA
La storia, gli aspetti istituzionali e le prassi applicative

di Salvatore Nocera

 

QUANDO TUTTO È COMINCIATO

Sino alla prima metà degli anni '60, in Italia tutti i disabili venivano educati nelle scuole speciali e negli istituti con residenza notturna come nel resto d'Europa e del mondo. Verso il 1966 ed il 1967 cominciarono a circolare in Europa le idee della Berkeley University con la contestazione al "sistema capitalistico" che schiaccerebbe gli uomini sulla sola dimensione economica (Marcuse).

Queste idee che puntavano a lottare contro forme di emarginazione si diffusero in Francia, specie durante il "Maggio della rivolta studentesca del '68" ed in Italia con "l'autunno caldo sindacale" del '68. Allora gli operatori degli istituti speciali per disabili convinsero i genitori a portare i loro figlioli fuori ditali strutture considerate "ghetti" ed a inserirli nelle scuole comuni. Il fenomeno fu massiccio e parecchie decine di migliaia di giovani disabili lasciarono gli istituti e le scuole speciali, che però continuavano ad esistere.

La Legge n. 118/71 3 prende atto di questa realtà e stabilisce che anche gli alunni disabili debbono adempiere l'obbligo scolastico nelle scuole comuni, ad eccezione di quelli più gravi (fra i quali si consideravano i ciechi, i sordi, gli intellettivi ed i motori gravi come i tetraplegici, cioè con impossibilità a muovere i quattro arti e spesso anche a parlare).

Nel 1977 la Legge n. 5l7~ stabili il principio dell'inclusione per tutti gli alunni disabili della scuola elementare e media dai 6 ai 14 anni (imponendo però l'obbligo di una programmazione educativa da parte di tutti gli insegnanti della classe, che venivano affiancati da un insegnante specializzato per il "sostegno didattico" ed una programmazione amministrativa e finanziaria concordata fra Stato, Enti locali, Unità sanitarie locali. I rapporti amministrativi ira i diversi servizi dovevano essere regolati da 'intese" fra le diverse istituzioni pubbliche, che potevano fare dei contratti con organizzazioni private per adempiere agli impegni che assumevano con le "intese".

Nel 1987 la Corte Costituzionale emise la Sentenza n. 215 5 con la quale si riconosceva il diritto pieno ed incondizionato di tutti gli alunni disabili, anche se in situazione di gravità, a frequentare anche le scuole superiori, imponendo a tutti gli enti interessati (amministrazione scolastica, Enti locali, Unità sanitarie locali) di porre in essere i servizi di propria competenza per sostenere l'integrazione scolastica generalizzata.

Nel 1992 è stata approvata la Legge n. 104/92 6 che agli articoli da 12 a 16 fissa i principi per una buona qualità dell'integrazione scolastica:

· "L'integrazione scolastica ha come obiettivo lo sviluppo delle potenzialità della persona handicappata nell'apprendimento, nella comunicazione, nelle relazioni e nella socializzazione" (articolo 12, comma 3).

· "L'esercizio del diritto all'educazione e all'istruzione non può essere impedito da difficoltà di apprendimento né da altre difficoltà derivanti dalle disabilità connesse all'handicap" (articolo 12, comma 4).

· Necessità di una diagnosi clinica, stesa da uno specialista sanitario, da cui risulti la minorazione dell'alunno e di una diagnosi "funzionale", redatta da un'equipe di medici specialisti, psicologi ed assistenti sociali, da cui risultino le capacità residue e le potenzialità da attivare (l'articolo 6 della stessa legge garantisce la prevenzione, la diagnosi e la riabilitazione precoce gratuite ai sensi della Legge sulla salute pubblica (23 dicembre 1978 n. 833).

· Necessità di un profilo dinamico funzionale, redatto dalla stessa équipe con in più gli insegnanti e la famiglia, cioè della descrizione di come le minorazioni e le capacità reagiscono dopo un primo periodo di prova di inclusione.

· Necessità di un piano educativo individualizzato, redatto dallo stesso gruppo, che comprende le linee generali del progetto didattico di inclusione scolastica e sociale, cioè dei tre progetti collegati, quello di riabilitazione, quello sociale e quello scolastico. I professionisti di ciascuno di questi tre campi elaborano, realizzano e verificano i rispettivi progetti.

COME SI REALIZZA L'INCLUSIONE

In Italia non esiste alcuna commissione sanitaria, sociale o educativa né ufficio amministrativo che decide se l'alunno possa o non possa frequentare una scuola o se debba essere avviato ad una scuola speciale o ad una scuola comune.

In Italia, tutte le scuole statali e le scuole non statali (private, comunali e regionali) che ottengono la parificazione, ai sensi della Legge 62/2000, hanno l'obbligo di accettare l'iscrizione degli alunni con disabilità anche se in situazione di gravità. Anzi, il rifiuto di iscrizione ditali alunni è punito penalmente.

I genitori iscrivono il figlio disabile alla scuola materna (dopo il terzo anno di età) o a quella elementare obbligatoria (dopo il sesto anno di età), consegnando le diagnosi.

Sulla base della diagnosi, gli insegnanti della classe, la famiglia e gli operatori sociosanitari che seguono l'alunno impostano il Piano Educativo Individualizzato (PEI) (Legge 104/92, articolo 12, commi 5, 6 e 8) che comprende sinteticamente il progetto riabilitativo, quello di socializzazione e quello didattico (Legge 104/92, articolo 13, comma 1, lettera a). Questa équipe viene chiamata nella pratica Gruppo di Lavoro operativo sull'alunno con Handicap (GLH) e provvede anche alle verifiche periodiche sui risultati globali; la valutazione sui risultati del solo progetto didattico è invece riservata ai soli docenti.

Il piano educativo individualizzato ed il conseguente progetto didattico debbono essere sostenuti da personale e strumenti anche tecnologici adeguati al tipo di minorazione e di gravità9.

Così, ad esempio, un bambino cieco deve avere un insegnante specializzato che conosce l'alfabeto "Braille" coi puntini a rilievo (Legge 104/92 art 14); il bambino sordo, se è munito di una protesi acustica fino dai primi mesi o al primo anno di vita, oltre ad un insegnante specializzato per sordi e la capacità della lettura labiale, deve anche avere in classe un "campo magnetico" che riduce gli effetti di disturbo sulla protesi acustica prodotti dai rumori esterni. A partire dalla scuola media si comincia a chiedere pure computer con programmi di "sottotitolazione simultanea", cioè che traducono in una riga di parole mobili le parole che vengono pronunciate dagli insegnanti. Se il bambino sordo non è stato protesizzato bene e parla e/o percepisce male, ha diritto ad una "interprete della lingua dei segni"; un bambino spastico ha bisogno di un insegnante specializzato e, se necessario, di un assistente che lo sposta da un'aula all'altra e lo porta ai servizi igienici, o

provvedendo anche a pulirlo se non ha il controllo degli sfinteri e si sporca ; un bambino con

handicap intellettivo, ad es. con sindrome di Down o con ritardo mentale più grave, ha bisogno di un insegnante specializzato e di materiale didattico specifico ad es. per imparare a contare o a parlare o comunque a comunicare anche con mezzi non verbali.

La legge prevede anche che il trasporto dall'abitazione allo stabilimento scolastico sia fornito gratuitamente.

Gli insegnanti per il "sostegno didattico" si specializzano con due anni di corso specifico e sono pagati dall'amministrazione scolastica così come gli assistenti per gli spostamenti e l'igiene personale.

Il materiale didattico specifico è fornito in buona parte dai Comuni (città di residenza dell'alunno) ed in parte dall'amministrazione scolastica (computer con sintesi vocale per i ciechi, con tastiera a tasti larghi per gli spastici...)

Inoltre gli Enti locali forniscono, ad esempio, i libri trascritti in braille per i ciechi, un educatore per aiutare nei compiti a casa i sordi, assistenti per assistenza domiciliare pomeridiana per i disabili motori o intellettivi. Sempre gli Enti locali forniscono assistenti per accompagnare i disabili a scuola, al centro di riabilitazione, di formazione professionale, al centro diurno dove i disabili più gravi svolgono attività di gioco, in piscina, ad uno spettacolo...

Le "intese" 13 (oggi "accordi di programma") fra le diverse istituzioni pubbliche regolano le modalità di offerta di questi servizi.

VALUTAZIONE DEL PROFITTO

Gli alunni con handicap vengono valutati dai rispettivi Consigli di classe secondo il piano educativo

personalizzato da loro svolto.

Quanti nella scuola materna, elementare e media seguono un programma comunque riconducibile ai programmi ministeriali, anche se semplificati e ridotti, ottengono una valutazione legale al pari di

tutti gli altri compagni

Comunque al termine della scuola media, tranne i casi più gravi, normalmente viene rilasciato il diploma di licenza media.

SCUOLA SUPERIORE

Nella scuola superiore, specie per gli alunni con disabilità intellettiva, si stanno sperimentando dei progetti educativi misti di istruzione, formazione professionale ed esperienze di lavoro 15 Ciò avviene sulla base di accordi fra tre realtà, scuola, centri di formazione professionale e mondo del lavoro. L'iniziativa viene presa dalla scuola. Nella scuola superiore, in forza della Sentenza n.215/87 della Corte costituzionale, gli alunni disabili intellettivi svolgono programmi "differenziati" rispetto a quelli ufficiali dei compagni e vengono valutati sulla base di tali programmi differenziati che hanno qualche elemento di aggancio coi contenuti dei programmi dei compagni. Gli alunni disabili intellettivi partecipano agli esami di stato coi loro programmi, non conseguono un titolo legale di studio, ma un "attestato" che documenta le attività che hanno svolto ed i risultati cui sono pervenuti. 16 Potranno utilizzare questi documenti per frequentare corsi di formazione professionale o inserirsi nel mondo del lavoro.

Quanti non sono in grado di lavorare per la gravità della minorazione utilizzano questi documenti per frequentare centri diurni di attività di gioco o di occupazione del tempo libero (Legge 104192, articolo 8 comma i lettera 1), in modo da non perdere il grado di autonomia psicologica e gli apprendimenti maturati durante il periodo della inclusione scolastica.

 

COMPOSIZIONE DELLE CLASSI

Le classi debbono avere di solito un solo alunno disabile, eccezionalmente possono essere inseriti nella stessa classe due alunni disabili, purché non siano in situazione di gravità tale cioè che richiedono una particolare attenzione di tutti gli insegnanti. Le classi debbono avere non più di 20 alunni, purché vi sia un progetto che chiarisca gli obiettivi che si intende raggiungere con l'alunno disabile e le strategie didattiche che si intende realizzare. Comunque non si possono avere più di 25 alunni per classe 17

Gli alunni disabili partecipano alle attività di tutta la classe. Ciò è ovviamente più facile in scuola materna e nei primi anni della scuola elementare. Nella scuola media ed in quella superiore, per gli alunni con minorazioni intellettive gravi, il piano educativo individualizzato può prevedere momenti in cui l'alunno esce dalla sua classe e frequenta attività di altre classi, più adatte a lui (ad es. attività musicali, pittoriche, di ginnastica, di visite a negozi per imparare l'uso del denaro).

Il piano educativo individualizzato può anche prevedere per certi periodi del giorno o della settimana, attività svolte solo fra alunno disabile ed insegnante specializzato o singoli insegnanti della classe possono pure prevedersi sempre per alunni con grave minorazioni intellettive, la frequenza di "laboratori" con piccoli gruppi di compagni disabili e non disabili (ad es. laboratorio di ceramica, di musica...).

L' ORGANIZZAZIONE AMMINISTRATIVA DELL'INCLUSIONE SCOLASTICA

In ogni scuola è prevista l'istituzione di un Gruppo di lavoro composto da qualche insegnante, da alcuni operatori dei servizi sociosanitari del territorio, da alcuni rappresentanti dei genitori della scuola e nelle scuole superiori, anche da qualche alunno (Legge 104/92, articolo 15 comma 2).

Questo Gruppo di lavoro deve curare le modalità di ingresso dei nuovi alunni disabili nella scuola, del loro passaggio da un grado all'altro di scuola, del passaggio alla formazione professionale e, per quanti conseguono il titolo legale finale degli studi, del passaggio all'università.

In ogni provincia (suddivisione amministrativa del territorio di una regione, comprendente alcune decine di comuni) opera presso l'Ufficio decentrato del ministero della Pubblica Istruzione un Gruppo di Lavoro Interistituzionale Provinciale (GLIP), composto cioè da rappresentanti (2 del

mondo della scuola, 2 degli Enti locali, 2 della Unità sanitarie locali, 3 delle associazioni dei disabili e loro familiari) (Legge 104/92 art. 15 comma 1). Questo Gruppo di lavoro ha il compito di facilitare le intese, oggi "accordi di programma", fra le diverse amministrazioni, la soluzione dei conflitti fra esse e la verifica dell'andamento dell'inclusione scolastica sul territorio della Provincia.

Un membro ditale Gruppo deve essere un insegnante specializzato, che lascia l'insegnamento ed opera a tempo pieno presso un ufficio decentrato del Mirustero della Pubblica Istruzione per fornire consulenze alle singole scuole, specie in campo didattico.

In attuazione della normativa sulla autonomia delle singole scuole e del decentramento del Ministero dell'Istruzione, questi GLII> verranno sostituiti da analoghi gruppi (denominati Centri Territoriali per l'Integrazione) costituiti da reti di scuole presenti in territori più piccoli coincidenti con i distretti sociosanitari (massimo 60.000 abitanti)

In alcune regioni è stato costituito un Osservatorio regionale composto di funzionari delle diverse amministrazioni ed uffici della Regione, col compito di consulenza agli uffici della regione che decidono sui bilanci e l'assegnazione di fondi economici ai singoli enti locali. Sarebbe opportuno che tali organi venissero costituiti in tutte le regioni, giacché in esse, ormai, si programmeranno i flussi di spesa per le politiche sociali, a seguito del crescente decentramento amministrativo e fiscale dallo Stato centrale alle regioni ed agli Enti locali.

Presso il Ministero della Pubblica Istruzione è stato istituito un Osservatorio nazionale composto di esperti universitari, dell'amministrazione scolastica e di altri enti pubblici, da una Consulta delle associazioni nazionali di disabili e loro familiari. Compito dell'Osservatorio è fornire consulenza al Ministero della Pubblica Istruzione su proposte di legge o di atti amministrativi generali riguardanti il mondo della scuola che possono avere conseguenze dirette o indirette sull'inclusione scolastica. L'Osservatorio è presieduto dal Sottosegretario di Stato nominato dal Ministro della Pubblica Istruzione.

CENNI SULL'INCLUSIONE LAVORATIVA ED UNIVERSITARIA DEI DISABILI

Per i disabili esiste un diritto al collocamento obbligatorio al lavoro, in enti pubblici ed imprese private, sulla base della percentuale d'invalidità riconosciuta da una apposita commissione medico-legale. Così i disabili con una invalidità compresa fra il 46% ed il 66 % godono ditale diritto e vengono chiamati ad occupare un posto di lavoro secondo l'ordine di graduatoria, quando l'ufficio o l'impresa che ha bisogno di assumere si trova costretta a richiedere un certo numero di lavoratori disabili in base al numero di lavoratori non disabili assunti.

Nel 1999 è stata approvata la Legge n.68 che ha fissato la percentuale dell'obbligo di assunzione al 7% dei lavoratori assunti ed ha introdotto il principio del "collocamento lavorativo mirato", cioè in base ad un progetto che tenga conto delle minorazioni e delle capacità della persona chiamata.'9 In questo modo si può realizzare un vero incontro fra domanda ed offerta di lavoro, sono predisposti degli uffici che aiutano l'impresa a trovare il lavoratore disabile adatto ai suoi bisogni e facilitano la formazione professionale del lavoratore disabile tramite un periodo di formazione mista con istruzione e stages lavorativi. Ciò è in continuità col progetto educativo di inclusione scolastica.20

Quanto all'università, la L.. 104/92 all'art. 16 prevede che gli alunni disabili, in possesso del prescritto titolo legale di studio, possano concordare coi docenti i contenuti dei programmi e le modalità della prove di esame. Con la L. 17/99 21 in ogni università deve esserci un docente incaricato dell'accoglienza degli studenti disabili e debbono esservi dei "tutors", cioè compagni più avanti negli studi, che aiutano gli alunni disabili a superare le difficoltà organizzative e talora di contenuti dei corsi universitari; debbono inoltre essere garantite, anche nelle università, l'abbattimento delle barriere architettoniche ed assistenti per gli spostamenti di studenti in sedia a ruote.

Secondo i dati forniti dal Ministero dell'Istruzione e dell'Università gli alunni con handicap frequentanti le sedi universitarie italiane nell'a.a. 2001/02 sono 4.816. -

COSA AVVIENE IN PRATICA

Ciò risulta da una relazione, che ogni anno il Ministero della Pubblica Istruzione e le Regioni debbono presentare al Parlamento. Ogni tre anni inoltre si svolge una Conferenza nazionale di discussione su come la Legge fondamentale sull'integrazione sociale delle persone disabili, L. n. 104/92, viene attuata in Italia. Alla conferenza nazionale partecipano i Ministeri interessati, ad CS. quello della Sanità, della scuola, del lavoro, le Regioni, rappresentanti delle associazioni degli Enti locali, sindacati dei lavoratori e del mondo delle imprese, le as~ociazioni dei disabili e dei loro familiari, le più importanti federazioni di organizzazioni di volontariato e le cooperative che gestiscono servizi per conto di enti locali.

QUANTI SONO GLI ALUNNI DISABILI INSERITI NELLA SCUOLA COMUNE

Al prossimo anno scolastico gli alunni disabili iscritti nelle scuole comuni di ogni ordine e grado

sono 136.503, pari a circa il 2% di tutti gli alunni. Dati ISTAT forniti dal Ministero dell'Istruzione.

Di essi poco più di 10.000 frequentano la scuola materna; poco meno di 40.000 frequentano la scuola elementare; circa 50.000 frequentano la scuola media (da lO a 14 anni) e quasi 20.000 frequentano le scuole superiori (da 15 a 18 anni).

La composizione interna del gruppo degli alunni disabili è la seguente: minorati della vista circa il 2%; minorati dell'udito circa il 7%; minorati fisici circa il 15%; minorati intellettivi di diverse tipologie circa il 76%.

Esistono ancora in Italia scuole speciali statali per ciechi e sordi e alunni con handicap intellettivo grave, totalmente prive di alunni le prime, con scarsissimi alunni le seconde e le terze; esistono ancora scuole non statali per sordi e per disabili intellettivi; nelle scuole speciali sono ancora presenti alcune migliaia di alunni, dei quali pochissimi ormai dormono anche negli istituti speciali.

Gli insegnanti specializzati che affiancano i colleghi nell'inclusione scolastica sono circa 50.000. Sono previsti per l'a.s. 2002/03, 56.954

Per arrivare ad un rapporto accettabile, di I insegnante ogni 2 alunni con handicap, ai fini di una sufficiente qualità di integrazione scolastica, dovranno essere nominati in deroga circa altri 11.000 insegnanti per le attività di sostegno.

Ciò è possibile in base al decreto sugli organici per l'a.s. 2002/03, in particolare l'art. 9,25

IL FUTURO DELL'INCLUSIONE SCOLASTICA

Sino a circa 15 o 20 anni fa trovavano grande spazio sulla stampa le notizie di genitori di

alunni non disabili che contestavano l'inclusione nella classe di alunni disabili. Oggi questi episodi non esistono o quasi e l'esclusione di un alunno disabile da una scuola, vietata dalla legge, fa scandalo sui giornali.

Il Parlamento , il Governo - e la Magistratura - sono sempre più impegnati a garantire la

migliore qualità dell'inclusione scolastica, tramite norme e sentenze sempre più attente a questo problema, anche se si ha l'impressione che ormai sia considerato un problema risolto e superato da problemi più recenti, quali quello dell'ingresso nelle scuole comuni di studenti provenienti dall'Africa, dall'Asia e dall'Est europeo, che ammontano a 140.000.

La vigilanza delle associazioni dei disabili e dei loro familiari come pure quella dell'opinione pubblica è continua, perché conquiste raggiunte possono essere perdute e si cerca di migliorare il livello di qualità dell'inclusione. L'autonomia delle singole istituzioni scolastiche che è stata definitivamente attuata offre rischi ed opportunità:

RISCHI, poiché le singole scuole autonome possono comportarsi come aziende commerciali, che tendono a ridurre i costi (ma gli alunni disabili costano) ed a stimolare la competizione per il successo scolastico e nella vita.

OPPORTUNITÀ, poiché l'inclusione invece richiede la realizzazione di una cultura di solidarietà, che riesce a dimostrare piano piano che gli alunni disabili sono risorse per i compagni, giacché costringono gli insegnanti a personalizzare tutti gli interventi didattici e che i compagni non disabili sono una risorsa per i disabili, poiché li aiutano a crescere in autonomia e socializzazione. Tutto ciò avviene se gli insegnanti sanno costruire rapporti di comunicazione reciproca significativi

fruttuosi.

La riforma dell'autonomia scolastica ha puntato proprio sull'individualizzazione dei progetti didattici e sulla flessibilità dei gruppi di alunni che possono temporaneamente formare gruppi misti di alunni di più classi, secondo le opportunità e le esigenze didattiche e di sperimentazione.

L'esperienza che da quasi trenta anni si sta attuando in Italia, fra molti successi e qualche insuccesso, ha costituito il più forte fattore di innovazione e di cambiamento della scuola italiana, molto lenta nel modificarsi. Ha inoltre costituito un forte fattore di cambiamento sociale, poiché la presenza di alunni disabili, anche gravi, nella scuola, ha abituato lentamente i compagni a considerare la loro presenza come cosa naturale anche per le strade, sui treni, negli aerei, nelle piscine, nei negozi, negli uffici e negli ambienti di lavoro; in una parola, nella società non SOlO civile, ma anche ecclesiale i disabili ricevono nella chiesa cattolica italiana, maggioritaria in Italia, i sacramenti coi coetanei non disabili, partecipano alle attività ricreative delle comunità ecclesiali e cominciano sempre più ad uscire dagli istituti speciali gestiti da sacerdoti e religiosi per partecipare sia pur con qualche problema di comprensione, alla vita delle comunità dei fedeli.

Il processo d'inclusione scolastica che è venuto maturando in Italia, non è perfetto e non è esente da critiche: occorre una seria impostazione dei contenuti dei corsi universitari di specializzazione degli insegnanti per il sostengo didattico. Occorre una maggiore preparazione di tutti gli insegnanti non specializzati, occorre un maggior impegno finanziario e professionale degli enti locali; occorre una maggiore collaborazione fra le istituzioni pubbliche e fra queste e le realtà della società civile, come le organizzazioni di volontariato, le cooperative, le fondazioni, le associazioni. Credo che ormai da tempo abbiamo abbandonato in Italia la fase "ideologica" dell'inclusione; abbiamo abbracciato la scelta dell'inclusione professionalmente realizzata; questa scelta però necessita ancora di approfondimenti e soprattutto di verifiche di qualità. Abbiamo avviato da quattro anni un'analisi critica sulla verifica di qualità che dovrebbe portarci a confrontarci con gli errori fatti per superarli.

Quanto più la società diviene complessa e globale, tanto più avverte la necessità del confronto con altre esperienze, anche diverse, per rimettere in discussione i modi di attuazione delle nostre scelte ed approfondire le ragioni di esse. ** Introdurre norme di sostegno alla famiglia

Il confronto di oggi ci offre la possibilità di riflettere su quello che abbiamo fatto e stiamo facendo, per far tesoro delle osservazioni degli altri.

Roma, 14 giugno 2002


 

 

REPORT

Salvatore Nocera

 

 

THE BODY OF LEGISLATION ON INCLUSIVE EDUCATION

OF DISABLED PERSONS IN ITALY :

The history, the institutional aspects, and the applicable procedures

 

 

SEMINAR

Mainstreaming in Education

14 JUNE

 

 

SOUTHERN EUROPE DISABILITY COMMITTEE

5TH PLENARY MEETING

Rome , 13-15 June 2002

 

THE BODY OF LEGISLATION ON INCLUSIVE EDUCATION

OF DISABLED PERSONS IN ITALY :

The history, the institutional aspects, and the applicable procedures

by Salvatore Nocera

 

WHEN IT ALL STARTED

From the first half of the 60’s, all disabled persons in Italy were educated in special schools or in boarding institutions as in the rest of Europe and of the world. In about 1966 and 1967 the ideas of the Berkeley University started to circulate in Europe challenging that the “capitalist system” crushes men only on the economic dimension (Marcuse).

These ideas, which were aimed at fighting against forms of marginalisation, spread in France , especially during the “May of the student revolution of 1968” and in Italy with the “hot autumn of the trade unions” of 1968. The operators of the special institutions for the disabled then convinced the parents to remove their children from these structures, which were considered “ghettos” and to enrol them in common schools. It was a massive phenomenon and several tens of thousands of disabled youths left the institutions and special schools, which nevertheless continued to exist.

Act no. 118/71 [1] takes note of this situation and establishes that also disabled students are to fulfil the obligation of compulsory education in common schools, except for the most severe cases (which included the blind, the deaf, the severe intellectually and motory disabled, such as the tetraplegics, that is those that cannot move their four limbs and often cannot speak).

            In 1977 Act no. 517 [2] established the principle that all disabled pupils of the primary and middle schools from the age of 6 to 14 years are to be included (imposing also that all the teachers of the class are obliged to prepare an educational plan, supported by a specialised teacher for “didactic support” and that the State, the Local Authorities, and the local health units are to make out an administrative and financial plan). Administrative relations among the different services had to be governed by “agreements” among the different public institutions, which could sign agreements with private organisations to fulfil the obligations they undertook with the “agreements”.

            In 1987 the Constitutional Court issued sentence no. 215 [3] recognising the full unconditional right of all disabled pupils, even in situations of severity, also to attend secondary schools, and imposing all the authorities involved (school administration, local authorities, local health units) to provide the services of their competence to support general school integration.

            In 1992 Act no. 104/92 was approved [4] , which with articles 12 to 16 establishes the principles of a good quality of school integration:

§         “The aim of school integration is the development of a handicapped person’s potential in learning, communication, relations, and socialisation” (article 12, subsection 3).

§         “The practice of the right to education and knowledge cannot be hindered by learning difficulties nor by other difficulties deriving from disabilities related to handicap” (article 12, subsection 4).

§         The need for a clinical diagnosis, drawn up by a health specialist, that should describe the disability of the pupil and a “functional” diagnosis”, written by a team of specialist doctors, psychologists, and social workers, that should describe the residual capacity and the potential that needs to be activated (article 6 of the same Act) guarantees prevention, diagnosis, and early rehabilitation, free of charge according to the Public Health Law (23rd December no. 833).

§         The need for a dynamic profile, drawn up by the same team, plus the teachers and the family, that is a description of how the disabilities and the skills react after the first inclusion trial period.

§         The need for a tailored educational plan drawn up by the same group, that should include the general lines of the didactic project of scholastic and social inclusion, that is of the three associated projects, the rehabilitation, the social, and the scholastic project. The professionals of each of these three fields will prepare, accomplish, and test their respective projects.

 

HOW INCLUSION IS ACCOMPLISHED

In Italy there are no health, social, or educational boards, nor an administrative office to decide whether a pupil may or may not attend a school, or whether he/she should be addressed to a special school or to an ordinary one.

According to Act 62/2000 [5] , any state [6] or non-state (private, municipal, or regional) school in Italy that obtains official recognition is obliged to accept any pupil with disabilities, even if severe. Better still, it is a criminal offence for a school to refuse to enrol such pupils.

When parents enrol their disabled child at nursery school (after the age of three) or compulsory primary school (after the age of six), they hand in the diagnosis.

Based on the diagnosis, the class teachers, the family, and the socio-sanitary operators that follow the child prepare the Individualised Educational Plan (IEP) (Act 104/92, article 12, subsections 5, 6, and 8), which includes a summary of the rehabilitation, the socialisation, and the didactic projects (Act 104/92, article 13, subsection 1, letter a). In practice this team is called operational Work Group on a Handicapped child (WGH). It also sees to the periodical checks on the general results, while the results achieved on the didactic project alone are assessed exclusively by the teachers.

The tailored educational plan and consequently the didactic plan must be supported by personnel and tools, also technological, that should be adequate to the kind of handicap and its severity [7] .

            Thus, for example, a blind boy must receive a specialised teacher that knows the “Braille” raised dot alphabet (Act 104/92 art. 14); besides having a specialised teacher for deaf children and lip-reading ability, a deaf boy with a hearing aid since the age of one must also have a special “magnetic field” to reduce the noise produced on the hearing aid by the outside environment. Starting from middle school, we are also starting to require computers with “simultaneous subtitling” programmes, that is programmes that translate the words pronounced by the teachers into a line of moving words. If the deaf child does not have a good hearing aid and speaks and/or hears badly, he is entitled to have a “sign language interpreter”; a spastic child needs a specialised teacher, and if necessary an assistant to move him between classrooms and to take him to the toilet, who should also clean him if he does not have good control of his sphincters and soils himself; a child with an intellectual handicap, e.g. Down’s syndrome or severe mental retardation, needs a specialised teacher and specific didactic material, e.g. to learn how to count or speak or even communicate also with non verbal means.

The law also states that free transportation to and from school should be provided [8] .

            “Didactic support” teachers take a two-year specific specialisation course and are paid by the school administration as well as the assistants for mobility and personal hygiene.

Specific didactic material is supplied mainly by the Municipalities (city of residence of the pupil) and partly by the school administration (computer with voice synthesis for the blind, with a keyboard and large keys for the spastics …) [9] .

            Moreover, the local authorities, for example, supply books transcribed in Braille for the blind, an educator to help the deaf with their homework, assistants for afternoon home assistance for the motory or intellectually disabled. The local authorities also supply assistants to take the disabled to school, to the rehabilitation centre, to the vocational training centre, to the diurnal centre where the severe disabled can carry out game activities, swimming pool activities, to a show ….

            The “agreements [10] (nowadays “programme agreements”) among the different public institutions govern the modalities in which these services are supplied).

 

ASSESSMENT OF PROGRESS

The students with handicaps are assessed by their respective Class councils according to the tailored educational plan drawn up by them.

Those that follow a syllabus according to ministerial syllabuses, even simplified and reduced, in infant school, primary school or middle school, obtain a legal assessment as all the other schoolmates [11] .

Nevertheless at the end of middle school, except in the most severe cases, a middle school diploma is normally issued.

 

SECONDARY SCHOOL

            Experiments on mixed educational projects of teaching, vocational training, and work experiences are being carried out in secondary schools, especially for students with intellectual disabilities  [12] . This is done on the basis of agreements among three realities; the school, centres of vocational training, and the labour world. The initiative is taken by the schools. In secondary schools, by virtue of Sentence no. 215/87 of the Constitutional Court, intellectually disable students follow “differentiated” syllabuses compared to the official syllabuses done by the other schoolmates, and are assessed on the basis of these differentiated syllabuses, which have some elements of similarity with the syllabuses of their schoolmates. Intellectually disabled pupils take the state exams with their syllabuses, do not achieve the legal qualification, but a “certificate” describing the activities they took part in and the results achieved. [13] They may use these documents to attend vocational training courses or to be included in the labour world.

            Those pupils that are not in a position to work because of the severity of their disability use these documents to attend day centres for game or free time activities (Act 104/92, article 8, sub-section 1, letter 1) so as not to lose the degree of psychological self-sufficiency and the learning matured during the period of inclusion at school.

 

 

COMPOSITION OF CLASSES

The classes must usually have only one disabled pupil, exceptionally two disabled pupils may be included in the same class, as long as the severity of their disability does not require the special attention of all the teachers. Classes must not have more than 20 pupils, as long as there is a project that describes the objectives to be reached with the disabled pupil and the didactic strategies they intend to reach. In any case there can never be more than 25 pupils per class [14] .

The disabled pupils take part in the activities of the entire class. Clearly this is easier in nursery schools and in the early years of elementary school. In middle and secondary schools, in the case of severe intellectual disability, the educational plan may provide for moments in which the pupil leaves the class and attends more suitable activities in other classes (for example musical activities, painting, physical training, visits to shops to learn the use of money).

            The tailored educational plan may also provide for certain periods of the day or of the week dedicated to activities between the disabled pupil and the specialised teacher or the individual teachers of the class. In the case of severe intellectual disabilities, it may also provide for the attendance of “workshops” with small groups of disabled and non-disabled schoolmates (for example ceramics workshops, music workshops…).

 

THE ADMINISTRATIVE ORGANISATION OF SCHOOL INCLUSION

In every school there should be a Work Group made up of teachers, operators of the socio-sanitary services of the territory, representatives of the parents of the school, and in secondary schools, also a few students (Act 104/92, article 15, sub-section 2). This Work Group is in charge of the modalities of entry of new disabled pupils in the school, of their passage between grades in the school, of their passage to vocational training, and if they achieve the legal final qualification, of their passage to university.

            In each province (administrative subdivision of the land of a region that includes a few tens of municipalities) there is a Provincial Interinstitutional Working Group (GLIP) at the Decentralised office of the Ministry of Education, that is made up of representatives (2 of the schools, 2 of the Local Authorities, 2 of the Local health units, and 3 of the associations of the disabled and their families) (Act 104/92 art. 15 sub-section 1). It is the task of this Working Group to facilitate the agreements, nowadays called “agreement platform” among the different administrations, the solution of conflicts, and the assessment of the progress of inclusion in the schools in the territory of the Province. On of the members of this Group must be a specialised teacher that leaves teaching and works full time at a decentralised office of the Ministry of Education providing counselling to the individual schools especially in didactics.

            Carrying into effect the provisions on the autonomy of the individual schools and the decentralisation of the Ministry of Education, these GLIPs will be replaced by analogous groups (named Territorial Centres for Integration) made up of networks of schools present in smaller territories coinciding with the socio-sanitary districts (maximum 60,000 inhabitants) [15] .

            In a few regions a regional Observatory has been established, made up of officials of the different administrations and offices of the Region, with the task of providing counselling to the regional offices that decide on budgets and the allocation of economic funds to the individual local authorities. It would be advisable to establish these bodies in all the regions, since the expense flows for social policies will be programmed in them, as a result of the increasing administrative and fiscal decentralisation of the central State to the regions and local authorities.

A national Observatory made up of experts from the university, school administrations, and other local authorities, of a Council of national associations of the disabled and their families has been established at the Ministry of Education. The job of the Observatory is to provide counselling to the Ministry of Education on bills or general administrative deeds on the world of education that may have direct or indirect consequences on inclusion in schools. The Observatory is chaired by the Under-secretary of State appointed by the Ministry of Education.

 

OUTLINE ON THE INCLUSION OF THE DISABLED AT WORK AND IN THE UNIVERSITY

The disabled have a right to compulsory placing at work, with public bodies and private enterprise, according to the disability percentage recognised by a special medical-legal board. Thus the disabled with a disability percentage between 46% and 66 % have such a right and are called to occupy posts according to their position on the classification list, when an office or enterprise in need of employees is obliged to request a certain number of disabled workers in proportion to the number of non-disabled workers employed in the firm.

            Act no. 68 establishing the percentage of obligation of employment at 7% was approved in 1999. It also introduced the principle of “targeted employment placing”, that is based on a project that should take into account the skills of the employed person . [16] In this way a real matching between labour demand and supply is achieved; and offices are established capable of helping enterprises find disabled workers suited to their needs and facilitating the vocational training of the disabled worker through a mixed training period with teaching and working stages. This as a continuation of the educational project of school inclusion. [17]

            As regards the University, Article 16 of Act 104/92 provides that disabled students with the legal qualifications may negotiate syllabuses and examination modalities with the professors.  According to Act 17/19 [18] every university should have a professor in charge of the reception of disabled students and there must be “tutors”, that is undergraduates further on in their studies, ready to help the disabled pupils overcome difficulties regarding the organisation and at times the syllabuses of university courses; the University should guarantee the elimination of architectural barriers and there should be assistants to further the mobility of students in wheelchairs.

According to data supplied by the Ministry of Education and of the University, the handicapped students attending Italian Universities in the 2001/02 academic year are 4,816. [19]

 

WHAT HAPPENS IN PRACTICE

This is seen from a report that the Ministry of Education and the Regions must present to Parliament. Moreover, a national Conference is held every three years to discuss the way in which the basic Law on the social integration of disabled persons, Act no. 104/, is implemented in Italy . The bodies that take part in this national conference are the Ministries involved, for example the Health Ministry, the Ministry for schools, the Labour Ministry, and the Regions, the representatives of the associations of the Local Authorities, the trade unions of Workers and of the world or enterprise, the associations of the disabled and their families, the most important federations of volunteer organisations and the co-operatives that manage services on behalf of the local authorities.

 

HOW MANY DISABLED PUPILS ARE INSERTED IN ORDINARY SCHOOLS

Next year the disabled pupils enrolled in the ordinary schools of every rank and order will be 136,503, that is about 2% of all the pupils. ISTAT (National Statistics Agency) Data supplied by the Ministry of Education. A little over 10,000 of these attend nursery schools; a little less than 40,000 attend primary schools; about 50,000 attend middle schools (10 to 14 years of age) and about 20,000 attend secondary schools (15 to 18 years).

The following is the composition within the group of disabled pupils: sight handicapped about 2%; hearing handicapped about 7%; physically handicapped about 15%; intellectually handicapped of different types about 76%.

            There are still some special schools for the blind and for the deaf in Italy , the former without any pupils, the latter with very few pupils. There are still some non-State schools for the deaf and for the intellectually handicapped. A few thousands of pupils still attend special schools, very few of these also sleep at the special institutes. [20]

The specialised teachers that flank their colleagues in school inclusion are about 50,000. The expected figure for the scholastic year 2002/03 is 56,954. [21]

To reach an acceptable ratio of 1 teacher for every 2 handicapped pupils, for a sufficient quality of school integration, about 11,000 more support teachers will have to be appointed.

This is possible by virtue of the Decree on personnel for the 2002/03 scholastic year, in particular art. 9 [22]

 

THE FUTURE OF SCHOOL INCLUSION

            Up to about 15 or 20 years ago, news about parents of non-disabled pupils that contested the inclusion of disabled pupils in classes was considered topical. Nowadays these episodes no longer occur and the exclusion of a disabled pupil form school is prohibited by law and considered a public scandal on newspapers.

            Parliament [23] , the Government [24] , and the magistracy [25] are increasingly involved to guarantee the best quality of school inclusion, through standards and sentences more and more aware of this problem, even though one may get the impression that it is considered solved and made obsolete by more recent problems, such as that of the admission of students from Africa, Asia, and Eastern Europe to ordinary schools. These students today number 140,000.

The associations of the disabled and their families as well as public opinion continuously supervise the situation, since attained achievements can be lost and one always tries to improve the quality level of inclusion. The autonomy of the single school institutions which has definitively been attained offers risks and opportunities:

RISKS, because the individual autonomous schools may behave as commercial enterprises, which tend to reduce costs (disabled pupils are expensive) and stimulate competition to be successful at school and in life.

OPPORTUNITIES, because inclusion requires the achievement of a culture of solidarity, that can prove little by little that disabled pupils are resources for their schoolmates, as they force the teachers to tailor their didactic action, and that the non-disabled schoolmates are a resource for the disabled as they help them to grow in independence and socialisation. All this happens if the teachers are capable of building significant and useful mutual communication relationships.

            The reform of school independence is based precisely on the tailoring of didactic projects and on the flexibility of the groups of pupils that can temporarily form mixed groups of pupils from different classes, according to the opportunities and the didactic and experimental needs.

            The experience of the past thirty years in Italy , though with many successes and a few failures, has been the strongest factor of innovation and change in Italian schools, which are very slow to change. It has also been a strong factor of social change, since the presence of disabled pupils, at times severe, in schools has slowly got their schoolmates accustomed to considering them a natural thing on the trains, planes, swimming-pools, shops, offices, and workplaces; in brief, in civil society as well as within the Italian Catholic church, which is the majority church in Italy, disabled persons receive the sacraments with non-disabled peers, participate in the recreational activities of church communities and begin to come out of the special institutions managed by priests and the religious and take part in the community life of the faithful even though at times with a few problems of comprehension.

            The process of school inclusion that has matured in Italy is not perfect and is not free from criticism: a serious approach to the contents of university specialisation courses for didactic support teachers is needed. All non-specialised teachers need to be more specialised, the local authorities need a greater financial and professional commitment; we need greater collaboration among the public institutions and between these and the realities of civil society, such as volunteer organisations, co-operatives, foundations, and associations. I believe that in Italy we have by now abandoned the “ideological” phase of inclusion; we have adopted the choice of professionally achieved inclusion; but this choice still needs to be studied more in detail and especially it needs to be quality checked. Four years ago we started a critical analysis on quality check that should lead us to face the errors we committed to overcome these years. The more complex and global the society, the greater the need for a confrontation with other experiences, even of a different nature, in order to bring up again for discussion the modes of implementation of our choices and to analyse the reasons in greater depth.

Today’s meeting offers an opportunity to reflect on what has been done and what we are still doing in order to profit by the remarks of others.

 

Roma, 14th June 2002

 

 

 



[1]   Cf: Appendix, page   1.

[2]   Cf: Appendix, page   2.

[3]   Cf: Appendix, page   4 e 5; Circular of the Ministry of Education no. 262 dated 22nd September 1988 .

[4]   Cf: Appendix, page   6 - 10.

[5]   Cf: Appendix, page   11 and 12.

[6]   Act 104/92, article 12, sub-section 4.

[7]   Act 104/92, article 12, subsection 5. Decree of the President of the Republic 24/2/94 (Official Gazette 15/4/94 ); cf.:  Appendix, page   13 - 25.

[8]   Act 118/71, article 28, sub-section 1.

[9]   Act 104/92, article 13, sub-section 1, letter b; Regional Acts on the Right to Study.

[10]   Act 104/92, article 13, sub-section 1, letter a.

[11]   Cf: Act 104/92, article 16, subsections 1, 2, and 3, and Ministry’s order no. 65 dated 20.02.98 in the Appendix pages 36 –39, and Ministry’s order no. 43/02, art. A7 in Appendix, page  52.

[12]   We should mention that Act 144/99 confirms the training obligation: after compulsory schooling every citizen must attend vocational training activities until the age of eighteen years. Cf: Appendix, page   27-28.

[13]   Cf: Appendix, page   29 - 34. State Examinations 2001: guidelines.

[14]   Cf: Appendix, page   40 (Decree of the Ministry of Education no. 141 dated 03.06.99)

[15]   Cf: Documents of the Regional School Management for the Veneto Region on the establishment of C.T.I.’s (Territorial Centres for School Integration) in the Appendix, pages  41 – 51.

[16]   Cf: Appendix, page   66 – 80.

[17]   Cf: “Un posto per tutti” by Ester Sampaolo and Patrizia Danesi, Ed. Del Cerro

[18]   Cf: Appendix, page   81 and 82.

[19]  Cf: Appendix, page   83 and 84.

[20] In the 1999/00 scholastic year these pupils were 2,883, Cf. Ministero della Pubblica Istruzione Servizio per l’automazione informatica “L’handicap e la scuola: i dati dell’integrazione”, pages 117 and 118, EDS - RomeFebruary 2001.

[21]   Cf: Table enclosed with the decree on the support personnel with Ministerial Circular no. 16/02 in the Appendix at page  65.

[22]   Cf: in Appendix Ministry Circular no 16/02, and decree on personnel page  55 – 65.

[23]   Both Act no. 30/2000 art. 1, subsection 5, establishing the School Reform by the Minister Berlinguer of the centre-left government, and art. 2, subsection 1, letter C the 2002 Reform Bill by the Minister Moratti of the centre-right government ensure school integration according to Act no. 104/92. Cf. Appendix pages 85 - 86.

[24]   Cf: Regulations on the personnel quoted above and reported in the Appendix.

[25]   Cf: The Sentence by the State Council no. 245/01 and the Sentence by the Rome Tribunal no. 2779/02 in the Appendix, respectively at pages  87 and 88.

 


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