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Reg. Tribunale Lecce n. 662 del 01.07.1997
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Niente flessibilità sul lavoro per i genitori?
Per la Corte Ue può essere discriminazione

Un giudizio preliminare della Corte di giustizia potrebbe proteggere i parenti di disabili dalla ''discriminazione per associazione''. Il caso di una segretaria britannica licenziata perché chiedeva un orario flessibile per accudire il figlio

BRUXELLES - Un giudizio preliminare della Corte europea di giustizia potrebbe proteggere i parenti di disabili dalla ‘discriminazione per associazione’. La speranza dal pronunciamento dell’avvocato generale della Corte sul caso di una segretaria britannica licenziata perché chiedeva un orario flessibile per accudire il figlio disabile.

Il giudizio dell’avvocato generale (Poiares Maduro in questo caso) non ha valore di sentenza, ma è un parere che viene espresso per facilitare il lavoro alla Corte. Questa dovrebbe pronunciarsi nei prossimi mesi. In genere i giudici tendono però a seguire le indicazioni dell’avvocato generale.

Secondo Poiares Maduro, Sharon Coleman, segretaria dello studio legale Attridge Law di Londra, è stata ingiustamente licenziata in seguito alla sua richiesta di avere un orario flessibile per accudire il figlio disabile. Secondo l’avvocato generale, Coleman avrebbe subito ‘discriminazione per associazione’, e suggerisce pertanto che le leggi europee che proteggono i diritti dei disabili sul luogo di lavoro dovrebbero essere estese a chi si prende cura di loro. “Una concezione robusta di uguaglianza prevede che queste forme più sottili di discriminazione dovrebbero essere anch’esse coperte dalla legge in vigore” ha concluso Poiares Maduro.

La signora Coleman ha accolto ovviamente con favore questo primo orientamento della Corte, e parlando ai microfoni della Bbc ha esternato la sua soddisfazione, in quanto si tratta di “un passo avanti per impedire che le persone come me, con responsabilità di assistenza, vengano discriminate e maltrattate sul luogo di lavoro. C’è voluto molto coraggio per combattere questa causa, però credo che nessuno debba essere obbligato a scegliere tra il proprio lavoro e la cura dei propri parenti disabili”.

Soddisfazione anche da parte di Carers Uk, un’associazione di parenti di disabili. Preoccupata invece la Fsb, organizzazione delle piccole imprese britanniche: “Questa decisione potrebbe causare un certo risentimento tra lavoratori e difficoltà nelle relazioni sul posto di lavoro, con i datori di lavoro che potrebbero venire accusati di favoritismo nei confronti dei colleghi che devono occuparsi di famigliari disabili”. Alcuni esperti legali aggiungono infine che una sentenza che ricalcasse il parere dell’avvocato generale potrebbe provocare un’ondata di denuncie per discriminazione indiretta in tutta Europa. (mm)

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31 January 2008

A carer has won the initial stages of her case at the European Court of Justice which could give new rights to millions of carers.


 

The Advocate-General agreed today that the carer Sharon Coleman suffered "discrimination by association". She had claimed that she was discriminated against and harassed because she had a disabled son.

 

Sharon Coleman claimed that her employer, London law firm Attridge Law, treated her less favourably than it did other parents of non-disabled children. Amongst other things, she was accused of being “lazy” when she needed to take time off to care for her child and threatened with disciplinary action.

 

Commenting on the case, Imelda Redmond, Chief Executive of Carers UK, said:

 

“This is a positive step towards true equality for carers. Too many carers face discrimination at work, yet they are the bedrock of our communities and society.”

 

“This landmark legal opinion means that employers will have to alter the way they treat carers in their workforce. There are currently 2.5 million carers who are in work, yet one in five gives up work to care, meaning that we are losing thousands of people from the workforce every year. Every employer will have to look at their recruitment and employment practices and make sure they are not discriminating against carers. At a time when we have a shortage of skilled workers, this makes good business sense.”

 

She continued:

 

“This is an important start, but we need to go further and ensure that carers are protected from discrimination in all aspects of their lives, not just employment. We think there should be a duty on public sector organisations to actively promote equality between carers and non-carers and that service providers should also be required to treat carers equally.”

“The Prime Minister will publish his National Carers Strategy later this year and we are lobbying for it to include carers in the new equalities legislation which will be introduced next year. How we help families care for elderly and disabled relatives will be one of the biggest challenges of the 21st Century and Government has an opportunity to get the right laws in place to deal with it.”

 

Ends.

 


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