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Reg. Tribunale Lecce n. 662 del 01.07.1997
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(regioni.it) La Conferenza delle Regioni ha approvato (nella riunione del 17 maggio) un documento di “Proposte per la Conferenza nazionale della famiglia (Firenze 24-26 maggio 2007)”.

 

Partendo proprio dal contributo della Conferenza delle Regioni, il Presidente, Vasco Errani, interverrà alla “Conferenza nazionale sulla Famiglia”, apertasi oggi a Firenze, Sabato 25 maggio alle ore 11.30.

Ecco il testo integrale del documento approvato dalla Conferenza delle Regioni:

 

“Il disegno Costituzionale del nuovo titolo V, specie in ambito sociale, nasce fortemente integrato e implica una fattiva collaborazione e concertazione tra i vari livelli di governo.

Le Regioni rivestono un ruolo di primo piano nella promozione, sviluppo, attuazione di politiche familiari, come soggetti istituzionalmente competenti in via esclusiva o concorrente, in  un contesto di leale collaborazione e di reciproco riconoscimento dei ruoli nel rispetto del principio di sussidiarietà verticale, perseguendo:

a)     l’integrazione delle politiche, sia a livello di aree di competenza, che di livelli istituzionali, dove la collaborazione è l’unica prospettiva di successo delle politiche stesse;

b)    lo sviluppo del welfare delle responsabilità e delle pluralità, sorretto da responsabilità condivise che valorizzino il federalismo solidale;

c)     il supporto e la facilitazione alle responsabilità familiari, né invasivo, né delegante.

La famiglia va sostenuta come valore pubblico e luogo di relazioni significative che intercorrono tra i componenti con differenti età, bisogni e diritti, sapendone utilizzare le competenze, il tempo, i saperi sociali, inserendola nelle attività di riproduzione sociale e integrandola con l’offerta pubblica, in termini di sussidiarietà orizzontale, servizi di mutualità, forme di partenariato sociale pubblico/privato e associazionismo familiare.

Le politiche per la famiglia devono essere affrontate in un’ottica integrata di sviluppo sociale con interventi strutturali. In questo senso le Regioni sono impegnate al superamento della logica assistenziale e orientate a politiche di tipo universalistico che favoriscano strumenti di libertà e opportunità di scelta negli ambiti di intervento relativi a:

  • casa: dal punto di vista delle agevolazioni per l’accesso, della vivibilità urbana e della sostenibilità ambientale;
  • lavoro, quale diritto costituzionale su cui è fondata la Repubblica, effettivamente attuativo delle pari opportunità, maggiormente tutelato dal sistema normativo, nonché da iniziative di sostegno del mercato del lavoro e da interventi per la conciliazione;
  • sistema dei servizi sociali, sanitari, formativi, educativi, volti a tutelare il benessere individuale e sociale, attraverso lo sviluppo e il mantenimento delle capacità e il sostegno alle responsabilità quotidiane;
  • politiche fiscali:

- secondo criteri di progressività e che prevedano interventi di sgravio per le fasce deboli e sul numero dei minori a carico;

- concertate a livello di Conferenza Unificata per evitare duplicazioni, lacune e sovrapposizioni tra i vari provvedimenti realizzati dai diversi livelli istituzionali.

Passano attraverso le  famiglie i più rilevanti mutamenti della società italiana:

-         l’invecchiamento della popolazione con la conseguente dilatazione del lavoro di cura;

-         l’immigrazione degli stranieri con l’insediamento di nuove famiglie portatrici di altre culture e stili di vita e la costituzione di famiglie miste;

-         la femminilizzazione del fenomeno immigrazione con l’ingresso dai paesi dell’est di forza lavoro impegnata prevalentemente nel lavoro di cura delle famiglie italiane;

-         il mutato ruolo delle donne nella società italiana, più scolarizzate, più qualificate e non sempre disponibili alla scelta alternativa fra lavoro e figli.

Accanto al mutamento sociale va rilevata una profonda trasformazione della struttura familiare che ne esce indebolita anche sotto il profilo delle risorse non materiali. Diminuiscono, infatti, le persone adulte in grado di “prendersi cura” dei soggetti non autonomi e diminuisce il tempo a disposizione da dedicare alla cura dei singoli componenti della famiglia.

Parimenti crescono le responsabilità e i compiti, rispetto a queste nuove  fragilità, che ricadono principalmente sulle donne, quali figure di riferimento della famiglia.

Vanno consolidati e incrementati servizi che sappiano rispondere ai bisogni dell’infanzia (asili nido, servizi integrativi, affidi e adozioni), e delle persone in difficoltà (non autosufficienza, disabilità, tossicodipendenza, salute mentale, malattie terminali) e che contemporaneamente siano in grado di sostenere la famiglia. Ciò richiede un’adeguata valorizzazione e riconoscimento del lavoro di cura a favore dei figli e dei soggetti fragili.

Vanno sostenuti all’interno della famiglia i rapporti intergenerazionali e la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.

         Devono essere recuperate anche all’interno dei consultori familiari, nel rispetto degli assetti organizzativi delle singole Regioni, accanto alla funzione sanitaria, le forme di appoggio e di sostegno sociale alla genitorialità in funzione delle mutate necessità e bisogni della famiglia.

         In questi termini le Regioni chiedono di procedere in tempi rapidi all’individuazione dei livelli essenziali complessivi per il settore sociale, adeguatamente finanziati, in grado di definire i diritti sociali esigibili su tutto il territorio nazionale, in maniera da rispondere adeguatamente ai bisogni della famiglia.

         Il complesso degli interventi e delle politiche illustrate richiede, a tutti i livelli istituzionali, certezza e non frammentazione delle risorse, nella piena attuazione del federalismo fiscale di cui all’art. 119 della Costituzione.

Roma, 17 maggio 2007”

 

(red/24.05.07)

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