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Reg. Tribunale Lecce n. 662 del 01.07.1997
Direttore responsabile: Dario Cillo


 

 

Bari 2003: inaugurato ufficialmente l'Aepd

 

Più di mille persone hanno assistito alla cerimonia di inaugurazione dell'Anno europeo delle persone disabili, alla Fiera del Levante di Bari. Berlusconi e Maroni hanno assicurato l'attenzione dell'intero Governo, ai temi legati alla disabilità. Sostegno ai gravissimi e alle famiglie, diffusione della tecnologia, accessibilità, l'integrazione sociale e lavorativa i temi su cui intervenire subito, secondo Grazia Sestini. Buttiglione ha promesso di approfondire la questione degli insegnanti di sostegno. Assente illustre Anna Diamantopolou

Tutto esaurito alla Fiera del Levante per l'inaugurazione ufficiale dell'Anno europeo della disabilità. C'erano più di ottocento persone a gremire la sala principale per la riunione plenaria. Altre duecento nella sala accanto, per seguire l'evento sul megaschermo. Ha retto bene la macchina organizzativa del Ministero del Welfare, nonostante i timori legati alla situazione internazionale che hanno fatto chiudere a mille gli accessi alla manifestazione.

La giornata - prologo della seconda Conferenza nazionale sulla disabilità che occuperà l'intero week end - è stata molto formale, con un susseguirsi di saluti caratterizzati dalla ripetizione dei temi del 2003. Non c'è stata l'annunciata videoconferenza di Silvio Berlusconi, che ha inviato un telegramma, letto dal ministro Maroni. I saluti scritti sono arrivati anche dal presidente della Repubblica Ciampi. Assente illustre Anna Diamantopolou, commissario europeo per l'Occupazione e gli affari sociali, in vece della quale ha parlato Wallis Goelen.

A fare gli onori di casa, nella prima parte della cerimonia, il ministro per il Welfare Roberto Maroni, che ha ribadito i principi cardine del Libro Bianco presentato nei giorni scorsi: «Oggi, su un quotidiano, ho letto la lettera di una persona disabile che diceva: 'Io non urlo, non faccio clamore, ma non riesco a ottenere nulla... di chi è la responsabilità?'. A quella persona io rispondo che la responsabilità non è mai di un singolo ente, e che stiamo facendo un grande sforzo di semplificazione e di revisione della normativa, per renderla alla portata di tutti, comprensibile e praticabile». Tra gli obiettivi del Governo, ha aggiunto Maroni, c'è quello di agevolare l'accesso delle persone disabili al mondo del lavoro. Per quanto riguarda, invece, il fondo per le politiche sociali, Maroni ha smentito che il Governo abbia già preso delle decisioni: «È in corso - ha precisato - un confronto: alle Regioni e agli Enti locali chiediamo di creare un sistema di monitoraggio della spesa sociale per scoprire dove si spende in modo non efficace, per poter dirottare queste risorse su altri campi, in primo luogo la famiglia».

Tra i ringraziamenti di rito, uno in particolare è andato dal Ministro all'Inail, il cui ruolo, in questo contesto, è legato alla sua missione istituzionale. «È molto importante – ha sottolineato Maroni - che della disabilità si occupi un ente pubblico come Inail, perchè non è una materia che possa essere affidata a un istituto assicurativo privato». Infine, Maroni ha ringraziato le associazioni per il ruolo che occupano all'interno della società e ribadito la centralità della famiglia.

«Mi dispiace di non poter essere a Bari fra di voi - si è scusato Silvio Berlusconi con i partecipanti alla Conferenza - a causa di concomitanti impegni di Governo, ma desidero rivolgere alla amministrazione del lavoro e delle politiche sociali, ai partecipanti tutti e soprattutto ai cittadini disabili, le espressioni della mia ideale partecipazione a questa importante assise, che affronta temi che hanno un rilievo sociale primario». Berlusconi ha ricordato l'impegno del Governo: «La qualità democratica di uno Stato, si qualifica nel modo in cui esso sa venire incontro alle esigenze dei cittadini più bisognosi di attenzione».

 

Il vento di Bari

di Franco Bomprezzi 

Le prime considerazioni 'a caldo', in diretta dalla seconda Conferenza nazionale sulla disabilità di Bari, del direttore editoriale di SuperAbile.it.

  

E venne il giorno degli applausi più convinti. Dopo la celebrazione, importante ma inevitabilmente un po' fredda e formale, dell'inaugurazione italiana dell'Anno europeo delle persone con disabilità, la Conferenza nazionale è entrata nel vivo dei problemi fin dalla mattina di sabato, con la lunga e articolata relazione di apertura, della senatrice Grazia Sestini, della quale riferiamo in un ampio articolo.

Ci sono alcune parole chiave per interpretare il senso, in corso d'opera, di questo appuntamento di Bari.

La prima è 'famiglia': risuona costantemente, in tutti gli interventi, con accezioni diverse a seconda di chi la pronuncia. In ogni caso sta emergendo con evidenza una situazione assai nota a tutti. La famiglia è il centro di gravità permanente della situazione di disabilità. Il dodici per cento delle famiglie italiane, ha ricordato la Sestini, convive con l'handicap. E senza la famiglia non si risolve nessuno dei problemi fondamentali della vita. Ma la famiglia non può essere sovraccaricata di responsabilità. Occorrono servizi di sostegno, occorre pensare e provvedere non solo al 'dopo di noi', ma al 'con noi' ossia al percorso che avviene ogni giorno, nelle case, fra mille difficoltà.
La seconda è 'dialogo': è il ponte lanciato dal Governo soprattutto al mondo delle associazioni e degli operatori. Disponibili a modificare la legge sul lavoro mirato, se serve farla funzionare meglio; disponibili a rivedere i meccanismi di erogazione dei fondi destinati all'associazionismo; disponibili a monitorare il funzionamento dell'integrazione scolastica, salvandone i principi ispiratori.
La platea, assai variegata, risponde con cautela, con qualche apprezzamento, con la sensazione però che al di fuori dei buoni propositi esista comunque una situazione economica complessiva che porta ad una riduzione delle risorse e dunque a difficoltà oggettive nel garantire il soddisfacimento dei servizi essenziali.

Mezza giornata di piena immersione nei gruppi di lavoro basterà per dipanare una matassa assai complessa, fatta di mille problemi, tutti egualmente importanti, dalla ricerca, alla prevenzione, all'inserimento lavorativo, alla mobilità? Sicuramente no.

È importante che da Bari soffi comunque un vento nuovo, non a caso un vento del Sud, capace di riaccendere entusiasmo, di favorire un percorso lungo tutto un anno, e poi ancora oltre, verso il 2004 la cui legge finanziaria dovrebbe (promesse del Governo) dimostrare il passaggio dalle parole ai fatti.

Bari 2003: «In ultima fila, ad ascoltare»

di Mariateresa Marino

Grazia Sestini, sottosegretario al Welfare, ha aperto la seconda Conferenza nazionale sulla disabilità di Bari con un intervento nel segno della non contrapposizione su quanto fatto nella prima, tre anni fa a Roma. Tuttavia, le esigenze, i bisogni e le risposte da dare al mondo della disabilità sono cambiate rispetto ad allora e su queste novità, sempre 'impellenti', si baserà l'azione e la progettualità del Governo in materia di disabilità.

«Siamo a Bari per non dimenticare la storia dell'integrazione delle persone disabili, per misurare i passi compiuti nel triennio che ci separa dalla prima Conferenza nazionale del 1999».

Ha esordito così, nel segno della non contrapposizione con il primo appuntamento nazionale sulla disabilità voluto nel '99 dal governo di centrosinistra, il sottosegretario Grazia Sestini aprendo i lavori della Conferenza di Bari.

L'assistenza, la disabilità grave, il lavoro, la scuola: l'intervento del sottosegretario ha toccato tutti i punti nevralgici delle politiche a sostegno della disabilità, che coincidono sempre più con le aspettative ancora non del tutto realizzate per le persone che di questo mondo fanno parte, direttamente o indirettamente coinvolte. Ma su alcune questioni in particolare la senatrice si è soffermata, fugando il rischio di indirizzare la discussione verso toni generali, senza entrare nel vivo delle questioni e delle proposte.

 «Uno dei nodi prioritari da sciogliere – ha detto la Sestini - resta l'accertamento della disabilità. Nel nostro ordinamento convivono due sistemi: quello del riconoscimento dell'invalidità e quello dell'accertamento che, nel caso delle persone con sindrome di Down, è stato reso automatico grazie all'articolo 94 della Finanziaria 2003. Ebbene, la nostra intenzione è quella di rivedere e semplificare i criteri di accertamento per tutte le forme di disabilità, in modo da non creare inutili, quanto dannose discriminazioni». Una dichiarazione di principio che dalla platea, in verità molto concorde sull'affermazione del sottosegretario, è stata vista come una precisa garanzia di impegno normativo.

Il tema della famiglia, traccia sensibile del Libro Bianco sul Welfare, ha animato, poi, il discorso della Sestini quando si è posta attenzione ai dati diffusi dall'Istat, ovvero la percentuale del 12 per cento di famiglie con disabili; numeri che, secondo il sottosegretario, fanno lievitare di un significato sempre più pregnante e chiaro l'indirizzo governativo del sostegno alla famiglia, a tutto campo. «Le politiche per le persone disabili non possono essere disgiunte e separate da quelle sulla famiglia in generale e pur con le necessarie specificità devono integrarsi pienamente con queste».

Al tema del sostegno alla famiglia con disabili è strettamente collegato quello della necessità di avviare uno dei servizi previsti dalla legge 328/2000, ovvero l'anagrafe dei servizi e i programmi di segretariato sociale. «La famiglia con figli disabili – ha affermato la Sestini - più di ogni altra non può essere lasciata sola o, peggio, affidata alla buona volontà di qualche operatore sociale, ma deve poter contare su un mix di interventi normativi, economici, fiscali e socio-assistenziali». E per il 'dopo di noi', il sottosegretario ha richiamato l'attenzione sui ritardi da parte di alcune regioni, che non hanno ancora espletato i bandi per l'assegnazione dei fondi messi in cantiere dalla legge 168/98.

Un'altra delle questioni 'calde' affrontate dalla Sestini è l'integrazione scolastica, «la prima forma di inclusione per un disabile nella società». Ciò che urge e che è stato più volte sottolineato di recente da vari esponenti del Governo, è una migliore qualità dell'offerta formativa per i docenti di sostegno, «preziosi, non solo per il ragazzo disabile, ma per l'intera classe, pena una ulteriore ghettizzazione dello studente disagiato».

 «La presenza degli insegnanti di sostegno nella scuola statale – ha spiegato la Sestini - è caratterizzata dalla precarietà e da un costante turn-over. Le ricadute negative le conosciamo bene. Dunque, ormai, non è più rimandabile la ridefinizione della figura professionale dei docenti di sostegno e di una loro più funzionale utilizzazione».

«E adesso - ha concluso il sottosegretario - seguirò il consiglio di Franco Bomprezzi. Mi metterò in ultima fila, spegnerò il cellulare e ascolterò».

Bari 2003: ecco il Forum della riabilitazione

Un Forum permanente sulla riabilitazione: è nato ufficialmente durante la seconda Conferenza sulla disabilità di Bari e vede in campo le associazioni che rappresentano i medici fisiatri, i fisioterapisti, i logopedisti, i terapisti occupazionali, i tecnici. Lo scopo del Forum è quello di elaborare una nuova metodologia del sistema riabilitativo, nel segno della qualità e dell´attenzione `globale´ della persona.

Riabilitazione sì, ma con nuovi criteri, primo fra tutti quello dell´attenzione alla persona.
È il principio cardine del neonato Forum della riabilitazione, presentato ufficialmente durante la seconda Conferenza nazionale sulla disabilità di Bari e che vede in prima linea una vera `cordata´ di associazioni e federazioni che a vario titolo operano in questo campo: la Fish, la Simfer, l´Aifi (Associazione italiana fisioterapisti), la Fli (Federazione logopedisti), l´Aito (Associazione italiana terapisti occupazionali), la Fioto (Federazione italiana operatori nella tecnica ortopedica) e il Csr (Centro studi e ricerche).

Lo scopo del Forum, che ha elaborato in questi giorni il documento che illustra le linee programmatiche del progetto, è di riscrivere la metodologia dei sistemi di riabilitazione nelle strutture pubbliche, nel segno di una migliore qualità e di un´attenzione alla persona, nella sua globalità.
Insomma, un gruppo di lavoro permanente, vigile e attivo su un settore che per molte tipologie di disabilità, non esclusa quella mentale, rappresenta un fondamentale strumento di reinserimento e inclusione sociale.

«Adesso, la questione deve essere affrontata in sede istituzionale - ha detto il portavoce del Forum e presidente della Fish, Pietro Barbieri - e specificamente nella Conferenza Stato-Regioni. La nuova visione della riabilitazione, infatti, passa necessariamente dall´applicazione uniforme e convinta della legge 328. Dal Governo, dunque, ci aspettiamo un sostegno in termini di indirizzi gestionali e linee guida normative».

Bari 2003: 146.389 gli alunni disabili

La Campania è in testa con più di 20mila studenti con disabilità, seguita da Lombardia e Sicilia. A Bari il Ministero dell'Istruzione presenta dati statistici sulla scuola in Italia, analizza criticamente la situazione attuale e avanza delle proposte di risoluzione dei problemi più pressanti. Dagli insegnati di sostegno alla qualità dell'integrazione, dalla confusione sulle competenze alla risoluzione dei problemi dei farmaci in orario scolastico.

            Sono 146.389 gli alunni con disabilità che frequentano le scuole italiane. Il dato è stato divulgato, nella prima giornata della Conferenza nazionale sulle politiche della disabilità, dalla Direzione generale per l'organizzazione dei servizi nel territorio del Ministero per l'Istruzione. Le cifre dicono che è la Campania a contare il maggior numero di alunni disabili (20.215), seguita dalla Lombardia (19.174), dalla Sicilia (17.014), dal Lazio (16.434) e dalla Puglia (11.836).
Confrontando i dati per tipologia di scuola si nota che sono le elementari ad avere il maggior numero di bambini disabili (58.446), seguite dalle scuole secondarie di primo grado (48.049), di secondo grado (29.064) e dalle materne (10.830).

Scorrendo i numeri, si scopre anche che il numero degli alunni disabili è superiore alle risorse umane e finanziarie disponibili per l'assistenza. Non va inoltre sottovalutato il fatto che la concentrazione di un'alta percentuale di alunni disabili nella stessa scuola, in particolare negli istituti professionali, comporta il rischio del riformarsi di classi o scuole speciali. Per il Miur sarebbe opportuno riequilibrare l'assegnazione di risorse finanziarie e delle funzioni aggiuntive, in base ad indicatori che segnalino la presenza di alunni con disabilità grave o in base all'esistenza di un'alta percentuale di alunni disabili nella stessa scuola. In caso contrario, è stato evidenziato, verrebbero penalizzate le scuole che fanno una politica di accoglienza rispetto agli alunni disabili.
Lo stesso principio della 'segnalazione', sempre secondo il Miur, andrebbe applicato anche i fini della valutazione del sistema scolastico, evidenziando gli indicatori di qualità dell'integrazione. In caso diverso, si rischierebbe di penalizzare le scuole con un maggior numero di studenti con disabilità, in quanto potrebbero avere maggiori costi, maggiori tempi, maggiori difficoltà nel raggiungimento dei risultati.

Dai dati emerge anche che, accanto agli alunni che non hanno un'assistenza adeguata, si può verificare il caso in cui la concorrenza fra le diverse assistenze di cui può aver diritto un alunno disabile, in particolare se grave, può creare sovrapposizioni e disfunzioni. Può accadere, infatti, che uno studente abbia diritto all'insegnante di sostegno, all'assistenza di base specialistica, per la comunicazione e infermieristica: per il Miur tutti questi servizi dovrebbero confluire in un unico disegno e garantire un'assistenza qualitativamente e quantitativamente adeguata.

Durante l'incontro di Bari, si è analizzato anche il disegno di legge 112/98, che trasferisce ai Comuni le competenze relative al supporto organizzativo all'istruzione degli alunni disabili della scuola inferiore e alle Province per la scuola superiore. È in contestazione la responsabilità circa il trasporto degli alunni disabili della scuola superiore: le Province sostengono infatti che, non essendo originariamente compito dello Stato, ma del Comune, la relativa competenza non è stata loro trasferita. Per questo, in seguito ad incontri tecnici con i rappresentanti degli enti locali, la questione sarà stata sottoposta all'attenzione della Conferenza Stato-Città. Il Miur è in attesa di conoscerne la data di convocazione.

Un'altra problematica, rilevata dal Miur, è relativa agli alunni che, per particolari patologie cliniche, assumono, in modo regolare, farmaci durante l'orario scolastico. Si tratta di situazioni in cui la mancata somministrazione rende difficile o addirittura impedisce la frequenza scolastica. In questo caso il dicastero propone di stipulare accordi diretti tra le Asl e gli enti locali, visto che un'ordinanza del Tribunale di Roma del 2002 ha imposto alla Asl l'assegnazione di un infermiere in ogni sede scolastica.

 

  Bari 2003: «Questa politica non ci piace»

 

Duro il giudizio di Giovanni Pagano, presidente dell´Anmic, sulla Conferenza in corso a Bari e sulle proposte del Governo in materia di disabilità. L´accusa è rivolta in particolare all´assoluta centralità della famiglia, che non consente spazi più ampi di discussione sugli altri temi che gravitano attorno all´handicap, e all´incertezza che regna nel mondo del lavoro.

 

«La Conferenza? È la solita passerella di ministri, dove è esclusa la voce degli invalidi». A parlare è Giovanni Pagano, presidente dell´Anmic, Associazione italiana mutilati e invalidi civili.
Pagano punta il dito, in particolare, contro la politica governativa a sostegno della famiglia che, a suo parere, non tiene conto delle reali esigenze e dei bisogni dei disabili, al di là del fatto che vivano o no in famiglia
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«I temi forti dell´handicap - dice Pagano - sono stati tutti solo accennati. Sono state messe sul tavolo della discussione le priorità, ma non si è passati alla fase successiva, quella più importante, ossia `come´ sostenere in concreto le politiche della disabilità. Noi ribadiamo la nostra preoccupazione su un tema che sta a cuore a centinaia di migliaia di invalidi: il lavoro e la formazione professionale».

l j´accuse di Pagano è rivolto in particolare alle risorse economiche sprecate in formazione professionale `esterna´ e ai ritardi nella piena attuazione della legge 68/99.

«Noi ribadiamo - conclude il presidente dell´Anmic - che debba essere lo Stato a farsi carico della formazione professionale dei disabili, in sinergia con le aziende che dovranno assolvere all´obbligo dell´assunzione».

E, riferendosi alle proposte di revisione della legge sul collocamento mirato, ribadisce: «Non ci convince l´idea che si debba rafforzare il sistema delle convenzioni con le cooperative sociali. La ragione è presto detta: le imprese sociali in Italia non hanno ancora uno sviluppo uniforme e molte di esse risentono del clima di precarietà che caratterizza questo bacino occupazionale. Ai disabili non possiamo chiedere di lavorare nella precarietà, peggiorando, se è possibile, la fragilità della loro condizione sociale».

Bari 2003: «Non nascondiamo i disabili in famiglia»

I primi commenti a caldo delle associazioni presenti a Bari ribadiscono la necessità di andare oltre una cultura, solo apparentemente superata: nascondere il disabile in casa o, peggio, negli istituti. Che, non proprio metaforicamente, significa ostacolare la sua piena realizzazione. E il riferimento alla famiglia come unico strumento da utilizzare nel Welfare del futuro non convince del tutto.

di Mariateresa Marino

            I commenti si accavallano e, nel tempo lasciato libero dai dibattiti delle sessioni di lavoro, i responsabili di alcune delle decine di associazioni presenti con i loro stand alla Fiera del Levante, dicono la loro sulla Conferenza e sulle proposte del Governo.

L´impressione è che il mondo della disabilità sia rimasto sulla soglia ad aspettare le prossime mosse, quelle che dovrebbero sancire e riempire di fatti concreti le parole pronunciate dai ministri all´apertura dei lavori di Bari. Ma l´impressione è anche quella di una `non convinzione piena´ di una perplessità strisciante, che ha tutta l´aria del disincanto.

Insomma, nonostante il 2003, nonostante la Conferenza nazionale, le associazioni temono ancora il `male oscuro´ della disabilità, ovvero l´invisibilità. O, peggio, il `nascondimento´, che in termini sanitari si chiama ancora, con una vecchia e abusata terminologia, istituzionalizzazione.  Un timore, questo, espresso da Lorenzo Costanza, rappresentante della Fondazione Don Gnocchi che ribadisce: «È importante mettere bene in vista il problema. È inutile nascondere il disabile nelle case e negli istituti. Quello che serve è una rete di servizi e strutture che permetta a tutti i disabili di diventare protagonisti della loro vita, di entrare a pieno titolo, con tutte le loro potenzialità, nel mondo del lavoro e della società».

Non convince, inoltre, la centralità assoluta che il Governo, attraverso il Libro Bianco, ha dato alla famiglia e alle politiche di sostegno. A parere di molti, non è questo il percorso che porta dritto al sostegno all´handicap. O, almeno, non lo è in tutti i casi. E le motivazioni sono tanto chiare, quanto apparentemente `banali´: un disabile non vivrà sempre in famiglia, vorrà farsene una propria o vorrà vivere da single convinto e indipendente.

 «L´importanza che è stata data durante questa conferenza alla famiglia può rivelarsi un trabocchetto», dice Rosa Francioli, presidente del Comitato familiari della lega del Filo d´Oro. «La famiglia da sola - continua la Francioli - può fare ben poco. Come Lega del Filo d´Oro lo vediamo tutti i giorni: dopo aver diagnosticato la patologia del disabile e aver dato le informazioni necessarie alla famiglia, quest´ultima, una volta tornata nella propria città, deve scontrarsi con il muro di gomma delle istituzioni locali».

 Insomma, tutto bene sulla carta, ma la realtà è un´altra e risponde spesso alla negazione dei diritti fondamentali. A Rosa Francioli fa eco Marco Espa, dell´associazione bambini cerebrolesi, contento, sì, di questo riferimento importante al nucleo familiare, ma timoroso che tutto ciò rimanga nell´alveo della bella teoria, senza legarsi alla realtà quotidiana.

«Siamo fortemente convinti che la risorsa familiare vada recuperata e sostenuta - dice Espa - ma con risorse e non con vaghi enunciati. Ad esempio, siamo tutti convinti che occorre superare l´istituzionalizzazione dei disabili, ma per fare questo le famiglie hanno bisogno di più risorse e di più servizi».

Bari 2003: cittadini di diritto

Dopo le parole, inevitabili in momenti socialmente e politicamente importanti come la seconda Conferenza sulla disabilità di Bari, nella giornata conclusiva c'è stato il momento per ascoltare i racconti di vita di quattro persone disabili che perseguono il diritto inalienabile di vivere pienamente, e di un regista, che della sua esperienza con la disabilità ne ha fatto un film.

di Mariateresa Marino

            BARI - Testimonianze, 'pezzi' di vita vera, vissuti tra ostacoli e pregiudizi, ma anche tra conquiste e piccole vittorie. Inizia così, con la voce e i racconti di alcune persone disabili, la fase conclusiva dei lavori della seconda Conferenza nazionale sulla disabilità, alla Fiera del Levante.
Franco Bomprezzi, giornalista e direttore editoriale di SuperAbile.it, ha voluto introdurre queste storie con una parola chiave che le racchiude tutte e le riempie di significato: 'diritto di cittadinanza', diritto inalienabile di vivere pienamente nel presente con tutto il proprio bagaglio di esperienze e conoscenze.


Il pubblico di Bari ha conosciuto la storia di Giuseppe Calogiuri, giovane leccese con tetraparesi spastica, che ha vinto la sua sfida nello studio laureandosi in matematica e che lotta per vincerne un'altra, importante, per il diritto al lavoro, possibilmente nella sua Lecce. E quella di Michele Pacciano, che da giornalista lotta ogni giorno per superare il «pietismo silente» della società verso i disabili.

Ancora, il racconto silenzioso ma efficace di Pier Alessandro Samueli, sordo, laureando in architettura, che gira il mondo insegnando la lingua dei segni e che porta avanti con tenacia la battaglia per il suo riconoscimento ufficiale in Italia.

Vincenzo Micunco ha quindici anni, non ha una gamba, ma si è qualificato ai campionati mondiali di nuoto. «Spero che ci siano tanti come me che scelgono lo sport come strumento riabilitativo e, perchè no?, agonistico», dice Vincenzo, trincerandosi dietro un sorriso timido.
Ad aprire il sipario sulle testimonianze, alcuni fotogrammi del film 'Piovono mucche', opera prima di Luca Vendruscolo, che da obiettore ha scoperto «la ricchezza e la generosità del mondo dei disabili», e l'ha voluta raccontare con la macchina da presa, scegliendo come protagonisti giovani conosciuti durante quell'esperienza. Il film, «una comedia senza stereotipi», come la definisce il regista, uscirà nelle sale il 28 marzo.

Bari 2003: risorse certe, per una vita di qualità

Sostegno vero alla famiglia, formazione adeguata degli insegnanti di sostegno, applicazione reale delle legge 68 sull'occupazione. E ancora, città senza barriere, sport e turismo fruibili da tutti, sviluppo della tecnologia. Ecco i sei punti cardine sui quali lavorare, emersi dalla sessioni di lavoro tematiche nel corso della seconda Conferenza nazionale sulla disabilità di Bari.

di Mariateresa Marino

            Impegni chiari, programmi definiti, certezze di risorse. Soprattutto quest'ultimo punto, evocato come premessa necessaria a tutti i discorsi da parte dei rapporteur delle sei sessioni di lavoro della seconda Conferenza nazionale sulla disabilità alla Fiera del Levante, ha uniformato tutti gli interventi.

Da Sante Bressan, dirigente della Regione Veneto e rapporteur della sessione Famiglia, presa in carico e progetti di vita individuali, è arrivato il richiamo a un sostegno vero alla famiglia, fatto di servizi territoriali in rete, programmi di pronto intervento, migliore assistenza fiscale, revisione di criteri di accertamento della disabilità, 'accompagnamento' per le famiglie con disabili gravi, passando dal 'dopo di noi' al 'con noi'.

L'intervento di Lucia De Anna, docente di pedagogia speciale dello Iusm di Roma e rapporteur della sessione Scuola, università, e formazione è stato centrato sulla necessità di una formazione adeguata dei docenti di sostegno, su un superamento dalla visione del docente come 'protesi' dell'alunno disabile per passare a un livello qualitativamente superiore, in cui tutti i protagonisti (docenti, collaboratori scolastici, assistenti, compagni dei disabili) interagiscano verso una vera integrazione. Insomma, ciò che ha chiesto De Anna è di non disperdere il patrimonio di civiltà accumulatosi negli anni, con l'applicazione di buone leggi.

Le Politiche del lavoro - nelle conlusioni di Paolo Onelli, direttore generale del Ministero del Welfare e rapporteur della sessione sull'occupazione - hanno bisogno di una cosa tanto indispensabile quanto 'scontata': l'applicazione della legge 68. Su tutto il territorio, senza macroscopiche differenze regionali, con tempi rapidi di erogazione dei fondi, con una costante sinergia con le aziende e i consorzi sociali. Come dire, mettere mano ad una legge, che dal '99 in realtà non è ancora partita a regime.

Bruno Tescari, presidente della Fish Lazio e rapporteur della sessione dedicata a Mobilità e accessibilità ha messo il dito nella piaga dei trasporti urbani, delle troppe barriere nelle città, della scarsa attenzione che ancora si pone al dritto alla mobilità. E ha chiesto al Governo un impegno chiaro a garanzia di questo diritto, mettendo in campo strumenti legislatvi e tecnici nuovi entro il 2003.

Collegato a questo tema è quello del tempo libero, di cui ha riferito Giovanni Merlo dell'Aias di Milano, rapporteur della sessione Sport, cultura e turismo. Divertirsi non è uno scherzo o un optional, è semplicemente un diritto. Ed è anche, secondo Merlo, una straordinaria opportunità per creare nuove attività imprenditoriali e nuovo lavoro. Insomma, un terreno nuovo su cui lo stato può investire. Ma prima di questo deve esserci la garanzia di risorse certe per i servizi territoriali, per la formazione degli operatori, per la fruibilità delle strutture turistiche.

Infine l'intervento dell'imprenditore Davide Cervellin, rapporteur della sessione Prevenzione, ricerca e innovazione tecnologica ha puntato sulla necessità di incentivare il percorso di acquisizione tecnologica, che l'Italia ha avviato, orientandolo a diversi ambiti, dalla prevenzione e ricerca sulla malattie che procurano disabilità, alla politiche sulla sicurezza (stradale e domestica), alla diffusione delle tecnologie cosiddette 'terziarie', ovvero compensative della disabilità. Opportunità, quest'ultima, ha sottolineato Cervellin, per creare nuovi bacini di occupazione e nuovi 'cantieri' di sviluppo industriale.

Bari 2003: le prime conclusioni

Coordinati dal giornalista Rai Giovanni Anversa, i lavori conclusivi della seconda Conferenza nazionale sulla disabilità di Bari hanno visto la partecipazione di Valentina Aprea, Antonio Guidi, Lucio Stanca, Antonio De Poli, Rossana Di Vello, e dei presidenti della Fand e della Fish, Tommaso Daniele e Pietro Barbieri. Lunghe e articolate le proposte giunte dal sottosegretario al Welfare Grazia Sestini

BARI - «La libertà non è uno spazio vuoto, la libertà è partecipazione». Sono parole tratte da una canzone di Giorgio Gaber, presa in prestito dal giornalista Giovanni Anversa, coordinatore dell'incontro conclusivo della seconda Conferenza nazionale sulla disabilità per introdurre il dibattito. Libertà di esserci, di esprimersi, di trasformare la propria diversità in un «moltiplicatore di uguaglianza».

Vicino ad Anversa ci sono il sottosegretario al Welfare Grazia Sestini, il sottosegretario all'Istruzione Valentina Aprea, il sottosegretario alla Salute Antonio Guidi, il ministro per l'innovazione tecnologica Lucio Stanca, il coordinatore Antonio De Poli, il sindaco di Taranto Rossana Di Vello, i presidenti della Fand e della Fish, Tommaso Daniele e Pietro Barbieri.

Al sottosegretario Valentina Aprea il compito di dipanare la matassa delle richieste e delle problematiche del mondo dell'integrazione scolastica. Dopo una premessa all'insegna dell'ottimismo, su quanto la scuola pubblica italiana ha fatto uin questi anni per gli studenti disabili, il capitolo del futuro presentra qualche ombra e viene analizzatio alla luce delle nuove esuigenze, delle risorse necessarie a migliorare la qualità dell'offerta, della formazione più adeguata da dare ai docenti di sostegno.

Punto irrinunciabili, secondo l'Aprea, per continuare dulla strada dell'innovazione della ricerca didattica, e del miglioramento dell'integrazione.

Secondo il ministro Lucio Stanca, scuola e nuove tecnologie possono trovare dei punti di accordo. Ma non solo. La tecnologia digitale, infatti, è un ventaglio aperto si tante possibilità di apllicazione, tutte mirate ad un obiettivo preciso: la piena inclusione delle persone disabili. E insieme al libro bianco sulle tecnologie, che sarà presentato il 5 marzo, stanca annuncia anche un disegno di legge pronto per essere discusso in Consiglio dei Ministri che stabilisca norma precise su disabilità e tecnologia digitale.

Rossana Di Vello, sindaco di Taranto e vicepresidente dell'Anci, e Antonio De Poli, coordinatore degli assessori regionali alle Politiche sociali, hanno fatto la parte del grillo parlate di fronte al Governo, reiterando preoccupazioni e richieste sulle risorse certe da mettere in campo per continuare a garantire ai cittadini i servizi che già ci sono e poterne priogettare ulteriori. Il sindaco della città pugliese ha messo il dito nella piaga delle differenze nel sistema socioassistenziale tra nord e sud italia, mentre a de poli è toccato evidenziare, con veemenza appassionata, il rischio di riduzione dei contributi che vengono dal fondo nazionale per le politiche sociali. «Per questo – ha chiesto De Poli – faccio un appello al governo, affinchè venga creato un tavolo di concertazione permanente tra Governo, Regioni e associazioni, sulla questione forte di un corretto ed efficace sistema di integrazione sociosanitaria».

Il sottosegretario al ministero della Salute, Antonio Guidi, ha sottolineato l'importanza di una collaborazione tra più ministeri. «Questo è il primo Governo - ha detto - che prevede una collaborazione fra tre ministeri: il Welfare, la Sanità e l'Istruzione. Una collaborazione aperta anche ai disabili, perchè il disabile ha il diritto a non avere più delusioni. La disabilità, infatti, è una grande risorsa, ma anche un alibi se non si investe per superarla». Per Guidi l'attenzione principale deve essere per il settore scolastico, la sanità e il lavoro. «Chi parla qui - ha continuato Guidi – è solo una élite che ha la fortuna esserci e di farsi ascoltare. Dico sì, dunque, agli aiuti alle famiglie, ma bisogna anche tener conto di chi non ha famiglia e di chi vorrebbe crearsela. Per queste due ragioni da questa Conferenza lancio un messaggio: dobbiamo lavorare per una rivoluzione culturale che veda, come priorità, la promozione di quello che il disabile sa fare e non di quello che non potrà mai fare».

«Verrà favorita una vita vissuta in piena autonomia grazie a interventi che siano in grado di valorizzare le potenzialità di ognuno». Il sottosegretario al Welfare Grazia Sestini, nel suo intervento conclusivo ha promesso una serie di iniziative del Governo che tengano conto degli obiettivi europei. Fra le priorità, lo sviluppo di programmi e progetti che sostengono anche le famiglie con disabili: periodi di contribuzione figurativa per i genitori lavoratori che assistono i figli, interventi di assistenza domiciliare mirati e finanziamenti per promuovere le opportunità di crescita e di socializzazione a sostegno dei genitori, come le vacanze». Per le strutture per il 'dopo di noi' e per i bambini disabili abbandonati dai genitori, la Sestini ha invocato provvedimenti regionali e iniziative degli enti locali per promuovere l'affidamento: «Per questo – ha spiegato - il ministero del Lavoro ha avviato un progetto pluriennale per il monitoraggio dei processi di deistituzionalizzazione dei minori, che dovrà essere compiuto entro il 2006».

La Sestini ha reso noto anche l'impegno del Governo per superare l'attuale stato di frammentarietà dei criteri dell'invalidità e dell'accertamento della disabilità - insieme al relativo riordino delle diverse prestazioni di tipo economico e socioassistenziali - e ha annunciato che è in via di recepimento nell'ordinamento nazionale la direttiva europea 2000/78 che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e condizioni di lavoro. Altre iniziative saranno promosse per favorire le iniziative di autoimprenditorialità, con un fondo per i giovani tra i 21 e i 44 anni.

Sia Tommaso Daniele che Pietro Barbieri, hanno apprezzato lo sforzo dell'organizzazione della conferenza da parte del Ministero del Welfare, in particolare di Maria Grazia Sestini, visto come una ripresa effettiva del dialogo tra le parti. Il presidente della Fish Barbieri, in particolare, ha appoggiato in pieno le proposte dell'assessore veneto De Poli e apprezzato molto l'impegno di Valentina Aprea rispetto all'integrazione scolastica.
Si è dichiarato ottimista anche il presidente della Fand Daniele, ribadendo come occorra assolutamente trovare risorse finanziarie. «Senza soldi – ha concluso - è inutile parlare di diritti».


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