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Reg. Tribunale Lecce n. 662 del 01.07.1997
Direttore responsabile: Dario Cillo

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 APPELLO PER LA DIFESA DEI DIRITTI DELLA RICERCA STORICA

      Il prossimo 4 ottobre presso la Pretura di Partinico (Palermo) si aprirà il processo intentato dal generale dei Carabinieri in pensione Roberto Giallombardo, contro Giuseppe Casarrubea, uno studioso che da anni si batte per la ricerca della verità sui mandanti della strage di Portella della Ginestra e degli attacchi contro le sedi di sinistra e le Camere del Lavoro, nella provincia di Palermo (1° maggio- 22 giugno 1947)

     Tra i caduti anche suo padre, uno dei tanti sindacalisti ammazzati dalla mafia in quegli anni bui della nostra Repubblica.  Diverse sue pubblicazioni sono testimonianza del suo impegno di ricerca. Tra le tante, Portella della Ginestra. Microstoria di una strage di Stato, edita a Milano da Franco Angeli nel 1997 (50° delle stragi) nella collana di studi di storia contemporanea diretta dal prof. Franco Della Peruta.

    L'autore, sulla scorta di una lunga bibliografia, di atti processuali e di documenti della Commissione Antimafia, aveva sostenuto che alcuni elementi chiave di quelle stragi, come Salvatore Ferreri, alias 'Fra Diavolo, ne erano stati gli esecutori materiali pur essendo, al contempo, confidenti delle più alte autorità di pubblica sicurezza in Sicilia, e come tali, chiusa la manovra stragista, erano stati premeditatamente eliminati. Cosa che Casarrubea aveva ribadito in un'intervista concessa a una emittente televisiva locale in occasione del cinquantenario di quelle stragi.

    Lasciamo alla magistratura il compito di chiarire i fatti, anche se a distanza di oltre mezzo secolo nessuna verità ufficiale e credibile sappiamo né sulle stragi del 1947, nè sulla morte del bandito Salvatore Giuliano e del suo luogotenente Gaspare Pisciotta.

    In un'epoca che troppo facilmente è propensa a rimuovere passato e memoria di quelle lotte che videro il movimento sindacale e contadino alla testa del processo di rinnovamento democratico del nostro Paese, Casarrubea è un testimone di ricerca della verità e della giustizia. Non lasciamolo solo e attiviamo in suo favore ogni nostra iniziativa: scrivendo un articolo per un giornale, una e-mail, presenziando al processo, formando dei gruppi di solidarietà concreta, telefonando a un amico, a una rivista, ecc. Affermiamo il principio costituzionale che la scienza non può essere processata, la conoscenza storica non può essere trascinata nelle aule dei tribunali, né può essere surrogata dai monopoli dell'informazione. E' intollerabile che oggi il diritto della libertà della ricerca scientifica debba essere messo in discussione persino contro gli stessi familiari delle
vittime, alle quali lo Stato non ha consegnato, neanche dopo cinquantacinque anni, né verità né giustizia.

(Se aderisci, copia questa lettera, inserisci il tuo nome e spediscila a un amico-   dalla voce 'inoltra' del menù 'messaggio'- e, in copia, a Giuseppe Casarrubea, al seguente indirizzo email: icasar@tin.it)

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Da INTERLIN EA
https://www.edscuola.it/interlinea.html

Carissimi amici
vi prego di dare la massima diffusione all'appello di Giuseppe Casarrubea al quale sono legata da  affetto e stima profonda per la modalità esemplare e il pudore con la quale affronta le sue battaglie.

Stiamo inoltre lavorando insieme al Progetto : Il laboratorio Maieutico di Danilo Dolci, nella scuola , nel luogo più consono alla diffusione e alla formazione delle idee di cittadinanza democratica, di partecipazione civile, di amore per la legalità.

(http://www.edscuola.com/archivio/interlinea/dolci1.html)

allegati
http://space.tin.it/scuola/gcasarru/ie/bio.htm
http://www.edscuola.com/archivio/interlinea/casarrubea.html
http://danilo1970.interfree.it/ghersi.html
http://www.accadeinsicilia.net/giuliano-e-lo-stato.htm
http://www.misteriditalia.com/giuliano/portella/portella.htm
http://www.casadeglialfieri.it/spet_dir/15_porte/15_porte.html
http://www.centroimpastato.it/publ/online/portella.htm

Un caro saluto
Nadia Scardeoni

"Una lezione dalla storia: non conosciamo i nomi di coloro che inchiodarono Gesù alla croce.
Ricordiamo a malapena i nomi di coloro che lo giudicarono falsamente e lo condannarono ingiustamente a morte.
Il nome di Ponzio Pilato invece, l'uomo che si lavò le mani e rifiutò d'immischiarsi, vive nella mente di tutti. Gli esecutori materiali della condanna furono più brutali, i giudici più crudeli.
In Pilato ci fu soltanto tiepidezza, timorosità e infine indifferenza. Nonostante ciò, è proprio il ricordo di lui che resta. La sua codardia, la sua mancanza di impegno personale si perpetuano nella storia. C'è una lezione in tutto questo. Dobbiamo condannare coloro che fanno il male, ma
ancora di più coloro che avrebbero la possibilità di impedirlo e non fanno nulla.
Il male è colpevole, ma l'indifferenza è ancora più colpevole È questo che ci dimostra Pilato mentre continua, anche oggi, a lavarsi le mani."

- Armando Fuentes Aguirre, Reforma (Città del Messico).

http://www.edscuola.com/archivio/interlinea/dolci.html
http://www.edscuola.com/archivio/interlinea/caponnetto.html
http://www.edscuola.com/archivio/interlinea/settimana.html

"NON SOLO PORTELLA"

Associazione tra i familiari delle vittime della strage di Portella della Ginestra, della mafia e di altre stragi compiute in Sicilia
Presidente: Giuseppe Casarrubea-Via Raccuglia, angolo v.le Regione
90047-Partinico (tel. 091-8907679)
E mail: icasar@tin.it°

Elenco delle principali iniziative portate avanti dall'Associazione

1- Il 6 novembre del '97 viene fondata 'Non solo Portella', l'Associazione
dei familiari delle vittime della strage di Portella della Ginestra (1
maggio 1947) che organizza anche i familiari dei sindacalisti e dirigenti
politici uccisi in Sicilia dal 1944 in poi. Suoi scopi fondamentali sono:
rendere giustizia ai familiari delle vittime e battersi per l'abolizione del
segreto di Stato sulle stragi.

2- Si avviano le prime indagini medico-balistiche sui corpi dei feriti
ancora viventi.

3- Si approfondisce la ricerca storiografica che ha consentito di avvalorare
ulteriormente l'ipotesi, scientificamente fondata, della presenza quel 1°
maggio 1947 di altri soggetti, oltre la banda Giuliano, sul pianoro di
Portella. Di detti soggetti - o almeno di un gruppo di essi- si conoscono
ormai nomi, cognomi e funzioni.

4- Si  riscontra che esiste una perfetta coincidenza tra indagine di
documentazione storiografica e le indagini medico-balistiche effettuate.

5- Si favorisce, grazie agli interventi delle Amministrazioni locali di
Piana degli Albanesi e di San Giuseppe Jato, l'organizzazione dei familiari
anche in vista dell'avvio della fase processuale.

6- 26 gennaio 1998: l'Associazione  e il sindaco di San Giuseppe Jato Maria
Maniscalco chiedono al Presidente della Provincia di avviare una procedura
per la riapertura del processo di Viterbo.

7- 23 febbraio 1998: l'Associazione organizza col comune di Piana degli
Albanesi un incontro con i familiari delle vittime. L'incontro è presieduto
dal sindaco Antonino Di Lorenzo.

8- L'Amministrazione provinciale di Palermo, guidata da Pietro Puccio,
nomina un collegio di avvocati penalisti per la riapertura del processo di
Viterbo, conclusosi con la sentenza della II^ Corte di Appello di Roma nel
1956: una sentenza che negava l'esistenza dei mandanti e attribuiva solo
alla banda Giuliano le responsabilità delle stragi di maggio-giugno del
1947.

9- Si  avviano i primi passi per favorire il coordinamento delle azioni dei
familiari delle vittime della strage di Portella con le Associazioni
nazionali dei familiari delle vittime delle altre stragi verificatesi in
Italia dal 1969 in poi e ancora senza mandanti.

10- Si studia la possibilità di realizzare, su iniziativa del Comune di San
Giuseppe Jato, e con la fattiva partecipazione del Comune di Piana degli
Albanesi e della Camera del Lavoro di Palermo (e della CGIL Nazionale), un
film sulla strage di Portella della Ginestra che dovrebbe avere riconosciuta
la qualifica di film di interesse nazionale, in grado di fornire all'
opinione pubblica l'informazione esatta sui fatti accaduti, naturalmente
senza intenti meramente didascalici, e nel quadro della fiction
cinematografica.

11- La Casa Editrice Franco Angeli di Milano pubblica nel 1997 e nel 1998
due volumi di Giuseppe Casarrubea sulla strage di Portella ('Portella della
Ginestra: microstoria di una strage di stato' e 'Fra Diavolo e il governo
nero: doppio stato e stragi nella Sicilia del dopoguerra'). Le ricerche sono
orientate sul versante delle responsabilità internazionali e istituzionali.

12- La Commissione Antimafia, presieduta da Ottaviano del Turco, con atto
deliberativo del 28 aprile 1998, abolisce il segreto sulle carte a suo tempo
acquisite presso il Senato della Repubblica e fino ad allora inaccessibili.
Sono una minima parte delle carte secretate dallo Stato: dovrebbero essere
invece accessibili, perché si facciano altri passi avanti nella conoscenza
della verità i fascicoli top-segret relativi agli anni '43-'50 giacenti
presso i ministeri dell'Interno e della Difesa,  e presso l'Ufficio di
gabinetto della Presidenza del Consiglio dai Ministri. E' auspicabile che il
gesto compiuto da Del Turco serva a mettere in moto un meccanismo a catena.

13- Il Presidente del Consiglio dei Ministri Romano Prodi, con circolare del
2 maggio 1998, impegna alla desecretazione degli atti inerenti la strage di
Portella della Ginestra i Ministeri dell'Interno, della Difesa, delle
Finanze e dei Beni Culturali ed Ambientali.

14-1 agosto 1998: l'Associazione chiede al vicepresidente del Consiglio
Walter Veltroni, ai ministri dell'Interno, della Difesa, degli Esteri, ai
presidenti delle Commissioni Nazionale e regionale antimafia, al presidente
dell'ARS di essere informata sullo stato delle procedure riguardanti la
desecretazione degli Atti in possesso dei vari Dicasteri.

15- 31 luglio 1998. L'Associazione si riunisce in assemblea nella sala
consiliare del comune di San Giuseppe Jato con la presenza dei sindaci Maria
Maniscalco e Giuseppe Cipriani di Corleone e delibera un ordine del giorno
col quale si chiede al Presidente del Consiglio dei ministri, ai ministeri
dell'Interno, della Difesa, di Grazia e Giustizia, degli Esteri, al
presidente della Commissione nazionale antimafia, di mettere a disposizione
dell'Associazione e di quanti lo desiderano, tutti gli atti in possesso dei
vari Ministeri riferibili alla strage di Portella della Ginestra e a quelle
che la precedettero e seguirono. Cipriani illustra anche ai presenti una
proposta di legge regionale per il riconoscimento dei familiari delle
vittime, e spiega che detta proposta sarà inserita in un Testo Unico
antimafia.

16- L'Associazione sottoscrive il 22.12.'98 una lettera di sostegno per la
realizzazione di un film di Pasquale Scimeca su Placido Rizzotto,
sindacalista di Corleone assassinato dalla mafia il 10 marzo 1948. Il
relativo progetto, supportato da numerosi altri soggetti pubblici e privati,
è stato già finanziato.

17- Il Ministro di Grazia e Giustizia, con nota prot. 761 del 30 novembre
1998, comunica all'Associazione, tra l'altro: "E' mio impegno personale far
sì che finalmente sia fatta luce su uno dei fatti più tragici della storia
del movimento operaio italiano".

18- Il Ministero di Grazia e Giustizia, con nota prot. 131-1-1/1999 del
20.1.1999, comunica al Capo di gabinetto della Direzione generale degli
affari penali (Uffcio I), a seguito di nota riservata del 12 gennaio
(prot.Gab./1/99-S.P./9) l'esistenza di alcuni documenti sulla banda
Giuliano.

19- Il Capo di gabinetto del Ministro di Grazia e Giustizia, Loris D'
Ambrosio, comunica al Presidente dell'Associazione 'Non solo Portella' di
avere impartito "direttive alle strutture competenti per consentire il più
rapido accesso alla documentazione riferibile alla strage di Portella della
Ginestra e già individuata presso le articolazioni centrali o periferiche
del Ministero". Lo stesso capo di gabinetto di si impegna a "comunicare al
più presto i tempi e le modalità più agevoli a consentire la consultazione
richiesta".

20- Il Ministro di Grazia e Giustizia, Oliviero Diliberto, con nota prot.
Gab/1/99-S.P..32 del 3 marzo 1999, comunica al Presidente dell'Associazione
'Non solo Portella' che presso l'Ufficio I della Direzione generale degli
Affari Penali è depositata la documentazione riferibile alla strage di
Portella della Ginestra, consentendo l'accesso "relativamente agli atti di
pertinenza di questa Amministrazione". Il Ministro si riserva di comunicare
"l'esito di ulteriori ricerche attivate da altre articolazioni ministeriali
parimenti interessate".

21- Il Ministero per i Beni Culturali e Ambientali-Archivio Centrale dello
Stato comunica all'Associazione, con nota prot. 569 del 15 febbraio 1999, un
elenco di quattro pagine concernente tra l'altro gli omicidi di Accursio
Miraglia, Nicolò Azoti, Calogero Cangelosi, Epifanio Li Puma, Placido
Rizzotto e varia documentazione sulla strage di Portella della Ginestra.

22- La prefettura di Palermo, con nota prot. 1215/99/gab/S.d.S. del 17 marzo
1999, comunica all'Associazione che il Ministero dell'Interno ha reso noto
che la documentazione sulla strage di Portella giacente presso la prefettura
e la questura di Palermo è consultabile, a seguito di specifica direttiva
del Presidente del Consiglio dei Ministri (Romano Prodi). La nota precisa
inoltre: 1) che il dipartimento della Pubblica sicurezza del Ministero dell'
Interno invierà alla suddetta questura la documentazione rinvenuta ai propri
atti; 2) che il Ministero dell'Interno ha avviato ricerche presso gli uffici
centrali e periferici "al fine di individuare qualsiasi documentazione che
abbia attinenza con le stragi che precedettero e seguirono quella di
Portella della Ginestra".

23- La prefettura di Palermo, con nota prot. 1653/99/gab/S.d.S del 21 aprile
1999, indirizzata all'Associazione, comunica che "a seguito di approfondite
ricerche d'archivio, è stata rinvenuta, presso questa Prefettura, ulteriore
documentazione, relativa ai seguenti eventi, riconducibili all'eccidio di
Portella della Ginestra: strage di Alia, omicidio del sindacalista Nicolò
Azoti, uccisione dei sindacalisti Calogero Cangelosi, Epifanio Li Puma e
Placido Rizzotto".

24- 1 maggio 1999: la Biblioteca comunale di Piana degli Albanesi pubblica
due volumi sulla strage di Portella della Ginestra (atti del convegno del
cinquantenario del 1 maggio 1997), di cui un volume di documenti è redatto
dal presidente dell'Associazione.

25- L'ARS approva la legge 6 agosto 1999 che recepisce il precedente disegno
di legge di iniziativa di Cipriani, Capodicasa ed altri parlamentari per il
riconoscimento dei familiari delle vittime. La legge viene pubblicata nella
G.U. della Regione Sicilia col n. 20 il 17 settembre 1999.

26- Il Ministero della Difesa, tramite il Capo di gabinetto del Ministro,
comunica all'Associazione (prot. 2/61328/9.1.10/99 del 28 ottobre 1999)  e
per conoscenza alla Presidenza del Consiglio dei Ministri che presso quel
gabinetto, nonché presso l'Ufficio storico del Comando dell'Arma dei
Carabinieri e il Servizio Informazioni e Sicurezza Militare (SISMI), è stata
rinvenuta documentazione attinente alla strage di Portella della Ginestra.
La stessa viene declassificata e messa a disposizione dell'Associazione. Si
assicura l'impegno alla prosecuzione delle ricerche.

27- Il Ministero per i Beni e le attività culturali, tramite il capo di
Gabinetto, con nota prot. 22542 del 6 dicembre 1999, comunica alla
Presidenza del consiglio dei Ministri e per conoscenza all'Associazione che
è stata rinvenuta ulteriore documentazione a seguita di ricognizione negli
Istituti Archivistici statali. Da accertamenti effettuati su detti
materiali, risulta sottratto il fascicolo 29/CS chiuso nella cassaforte del
gabinetto del Ministro dell'Interno concernente una dichiarazione di Gaspare
Pisciotta sull'uccisione di Salvatore Giuliano.

28- Il capo di gabinetto del Ministro della Difesa, con nota prot.
2/27500/9.1.10.2000 del 10 maggio 2000, comunica all'Associazione il
rinvenimento di ulteriore documentazione presso l'Ufficio storico dell'Arma
dei CC. E il Servizio per l'informazione e la sicurezza militare (SISMI).

Non è poco se pensiamo a oltre cinquant'anni di immobilismo istituzionale.
Auguriamoci che uno sforzo collettivo e sinergico ci aiuti adesso in un
percorso di conoscenza della verità che consegni alla giustizia i
responsabili di stragi e delitti mai puniti.

Giuseppe Casarrubea    presidente Associazione 'Non solo Portella'

 

da repubblica.it

 Giuseppe Casarrubea rinviato a giudizio con l'accusa di aver diffamato un
generale dei carabinieri
Portella, uno storico sotto processo

SALVO PALAZZOLO

I familiari delle vittime chiedevano una nuova inchiesta sulla strage di
Portella della Ginestra, sotto processo invece è finito lo storico che in
questi anni aveva messo nero su bianco i misteri e i depistaggi di quella
stagione. Giuseppe Casarrubea, figlio di uno dei sindacalisti uccisi dalla
banda Giuliano, dovrà presentarsi il 4 ottobre davanti al giudice unico di
Partinico: il gip di Palermo Antonio Tricoli lo ha rinviato a giudizio con
l'accusa di aver diffamato un ufficiale dei carabinieri che fu tra i
protagonisti dei giorni di Portella, Roberto Giallombardo, oggi generale in
pensione.
Nel libro "Portella della Ginestra. Microstoria di una strage di Stato
(Franco Angeli editore, 1997) l'allora capitano dell'Arma viene indicato
come uno dei responsabili della misteriosa morte di Fra' Diavolo, l'ex prete
divenuto bandito e confidente dell'ispettore generale di polizia Ettore
Messana, testimone delle più segrete vicende di Salvatore Giuliano. Secondo
la ricostruzione di Casarrubea finita sotto accusa, la sera del 22 giugno
1947 a Partinico non si verificò un conflitto a fuoco fra carabinieri e
banditi, così come riporta la versione ufficiale. La morte di Fra' Diavolo e
dei suoi uomini (Vito Ferreri, Antonio Coraci, i fratelli Salvatore e Fedele
Pianello) sarebbe stata un'esecuzione in piena regola per tappare la bocca a
lle poche fonti in grado di fare piena luce sugli antefatti di Portella. A
sorreggere la ricostruzione di Casarrubea, fondata su un'analisi dei
rapporti dei carabinieri, sono arrivati i documenti desecretati nel '98
dall'allora presidente del Consiglio, Romano Prodi.
Il processo di Partinico si prospetta come un evento: il legale dello
storico, l'avvocato Vincenzo Gervasi, preannuncia una nutrita lista di testi
a difesa, composta da prestigiosi storici. In questi giorni per Casarrubea
si è mobilitata anche l'associazione "Non solo Portella" che ha lanciato un
appello nazionale a politici, intellettuali e movimenti: «È intollerabile -
è scritto nel documento - che oggi il diritto alla ricerca scientifica debba
essere messo in discussione persino contro gli stessi familiari delle
vittime, alle quali lo Stato non ha consegnato, neanche dopo cinquantacinque
anni, né verità né giustizia». All'appello si può aderire attraverso
Internet, all'indirizzo di posta elettronica icasar@tin.it.
Il generale Giallombardo si è invece affidato all'avvocato Enzo Fragalà,
deputato di Alleanza nazionale.


APPELLO PER LA LIBERTA’ DI STAMPA NELLA LOTTA CONTRO LA MAFIA.

 

Due recenti sentenze di primo grado del Tribunale civile di Palermo hanno condannato Claudio Riolo, politologo presso l’Università di Palermo, e Umberto Santino, presidente del Centro siciliano di documentazione “Giuseppe Impastato”, al risarcimento danni da diffamazione a mezzo stampa.

Riolo ha pubblicato sulla rivista mensile Narcomafie, nel novembre ’94, un articolo di commento critico alla decisione di Francesco Musotto, Presidente della Provincia di Palermo e avvocato penalista, di mantenere la difesa di un suo cliente, imputato nel processo per la strage di Capaci, mentre l’ente locale si costituiva parte civile nello stesso processo. L’articolo, ritenuto diffamatorio dal Musotto che ha chiesto 700 milioni di risarcimento, è stato ripubblicato nel maggio ’95 su Narcomafie e sul quotidiano Il Manifesto a firma di 28 autorevoli esponenti del mondo politico e culturale, che lo hanno sottoscritto “condividendone in pieno i contenuti e ritenendolo legittima espressione dell’esercizio della libertà di stampa, di opinione e di critica politica”. Tuttavia Musotto non ha querelato né citato in giudizio nessuno dei nuovi firmatari e, dopo quasi sei anni di lungaggini processuali, Riolo è stato condannato a pagare complessivamente 118 milioni.

A sua volta, l’ex ministro Calogero Mannino ha chiesto una riparazione pecuniaria di 200 milioni a Umberto Santino, ritenendosi diffamato per la pubblicazione di alcuni stralci di un “testo anonimo” nel libro “L’alleanza e il compromesso” edito nel ‘97.  Nonostante l’autore si fosse limitato ad analizzare criticamente quel documento, prendendone le distanze con l’affermazione esplicita che esso proviene “più o meno direttamente da ambienti mafiosi”, e nonostante quel testo, circolato nel ’92 subito dopo la strage di Capaci, fosse già stato integralmente e ripetutamente pubblicato da altri, Santino è stato condannato a pagare circa 20 milioni. Due miliardi è, invece, la richiesta di risarcimento rivolta dallo stesso ex ministro ad Alfredo Galasso, docente di diritto civile presso l’Università di Palermo, per aver riportato il medesimo testo anonimo nel libro “La mafia politica”, pubblicato nel ’93. Ma il procedimento è ancora in corso e si attende la conclusione.

Questi fatti non rappresentano dei casi isolati, ma si inquadrano in una preoccupante tendenza generale alla limitazione del “diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione” garantito dall’articolo 21 della nostra Costituzione. Negli ultimi anni, parallelamente ad un preoccupante processo di concentrazione della proprietà dei mezzi di comunicazione di massa, gli attacchi dei poteri forti alla libertà di informazione e di opinione si sono moltiplicati, e ciò è tanto più grave e significativo quando esponenti della prima o della seconda repubblica, coinvolti a torto o ragione in procedimenti penali, cercano di far pagare il conto delle loro “sfortune” a chi esercita per professione o per impegno antimafia il diritto di cronaca e di critica.

In particolare stiamo assistendo ad un crescente uso indiscriminato del ricorso ai procedimenti civili per risarcimento danni da diffamazione a mezzo stampa. Il procedimento civile, infatti, offre una serie di vantaggi rispetto a quello penale: il risarcimento danni può essere chiesto a distanza di cinque anni dai fatti, mentre per sporgere querela non si possono superare i novanta giorni;  nel civile si può ottenere la condanna del presunto diffamatore senza l’onere di dover dimostrare l’esistenza del reato di diffamazione; è, per di più, possibile ottenere risarcimenti sproporzionati per “danno morale” anche quando non si riesca a dimostrare l’esistenza di un effettivo “danno patrimoniale”; la condanna, infine, è immediatamente esecutiva, senza dover attendere l’espletazione di tutti i gradi del giudizio.  Oltre a tutto ciò il giudizio civile comporta un minor clamore rispetto a quello penale, clamore che comunque è sempre controproducente anche per il presunto “diffamato”.

Si sono, pertanto, moltiplicate le richieste di risarcimenti miliardari nei confronti di giornalisti, studiosi e familiari delle vittime (basti, qui, ricordare i 20 miliardi chiesti da Berlusconi a Luttazzi, Freccero e Travaglio per la trasmissione televisiva Satyricon, o il miliardo chiesto da Mannino a Giuseppina La Torre per alcune interviste rilasciate nel ’95, o ancora il miliardo e 150 milioni chiesti da Musotto ad Attilio Bolzoni per gli articoli su Repubblica riguardanti le sue traversie giudiziarie del ‘95)  il cui effetto non è la legittima tutela dell’onorabilità della persona, ma l’instaurazione di un clima d’intimidazione nei confronti di chiunque intenda far conoscere, commentare o studiare il persistente fenomeno delle contiguità tra politica, mafia e affari.

Con questo appello intendiamo rivendicare con forza il diritto e il dovere di sottoporre l’operato di chi ricopra cariche pubbliche o ruoli rappresentativi al vaglio critico dell’opinione pubblica, con la consapevolezza che ciascun politico ha una responsabilità aggiuntiva rispetto agli altri cittadini nella misura in cui coinvolge la credibilità delle istituzioni. In particolare, sul terreno della lotta contro la mafia, la piena libertà d’informazione e di opinione è indispensabile per individuare e stigmatizzare tutti quei comportamenti che configurino delle responsabilità politiche e morali, indipendentemente dall’accertamento di eventuali responsabilità penali che spetta esclusivamente alla magistratura.

Ci proponiamo, pertanto, di avviare una campagna di sensibilizzazione e di mobilitazione dell’opinione pubblica per la realizzazione dei seguenti obiettivi:

 

a)      una nuova regolamentazione legislativa in materia di “diffamazione”, che ristabilisca un giusto equilibrio tra diritto di cronaca e di critica e tutela della persona, e che uniformi procedimento penale e procedimento civile per impedirne un uso distorto e strumentale;

 

b)      la costituzione di un fondo di solidarietà tramite la sottoscrizione del presente appello (ad ogni firma corrisponderà la sottoscrizione di una quota minima di centomila lire); il fondo sarà utilizzato, a cominciare dalle due condanne citate,  per difendere la libertà di informazione, di opinione e di ricerca limitatamente all’ambito della lotta contro la mafia (sarà gestito, sulla base di un regolamento, da un comitato di garanti, di cui faranno parte, tra gli altri, Rita Borsellino, Luigi Ciotti e Valentino Parlato).

 

I promotori: Arci, Centro siciliano di documentazione “Giuseppe Impastato”, Centro sociale “San Francesco Saverio”, Il Manifesto, Libera, Mezzocielo, Micromega, Narcomafie, Palermo anno uno, Promemoria Palermo, Scuola di formazione etico-politica “Giovanni Falcone”, Segno, Uisp.

 

 

Confederazione Generale Italiana Del lavoro
Il Segretario Generale

Prot. 3688/2002
Cod. I/242/6

Roma, 18 settembre 2002

Al prof. Giuseppe Casarrubea

Caro Casarrubea,
intendo esprimerti il mio ringraziamento per il lavoro che svolgi con grande impegno e rigore scientifico finalizzato a far emergere la verità sulla strage di Portella della Ginestra e sugli anni immediatamente successivi in cui, ad opera della mafia, del banditismo e in connubio con pezzi delle istituzioni, caddero vittime numerosi dirigenti sindacali e semplici lavoratori, tra cui il tuo caro padre.
Se tutto ciò è scolpito nella memoria di milioni di persone non solo siciliani, e di tutto il movimento operaio italiano, è anche grazie al tuo rigoroso lavoro di ricerca e alla battaglia che stai conducendo affinchè emerga tutta la verità su quegli anni, anche in sede giudiziaria. Sapere cosa è realmente successo in quegli anni non è solo doveroso per onorarne le vittime, ma anche per interpretare meglio momenti importanti della storia del Paese.
Proprio per il compito difficile che ti sei assegnato, sarai contratto a varcare la soglia del tribunale di Palermo non come sarebbe giusto, per assistere alla riapertura del processo per la strage di Portella, ma per difendere il tuo lavoro di ricostruzione degli accadimenti di quegli anni.
Noi seguiremo con attenzione, nelle forme che decideremo assieme, lo svolgersi del processo a tuo carico perché, oltre la scontata vicinanza e solidarietà, in quella sede si discuterà di una pagina importante della storia d’Italia. 

Cordiali saluti.
Sergio Cofferati

Lettera di Giuseppe Casarrubea a Sergio Cofferati

Caro Segretario,

ricevo oggi la Tua solidarietà e quella di tutto il Sindacato che rappresenti. Ti sono grato - al di là del mio personale coinvolgimento nella vicenda giudiziaria dalla quale sono stato investito, mio malgrado- per la vicinanza che mi dimostri e perchè la Tua stima m'incoraggia a proseguire imperterrito sulla strada che già da diversi anni ho intrapreso. Non ho mai avuto intenti diffamatori nei confronti dei personaggi che le carte seppellite dalla polvere, ci consegnano per la memoria dei nostri figli, e della gente onesta, troppo spesso vittima del silenzio delle istituzioni, dello strapotere mafioso, delle complicità che hanno rese possibili in Italia stragi e ferite profonde alla nostra democrazia. Mi sento la coscienza pulita e credo di avere fatto bene il mio modesto lavoro di ricerca, avendo già consegnato al mio avvocato, Vincenzo Gervasi del foro di Palermo, una valigia di documenti. Sono perciò sereno e fiducioso nel lavoro che dovranno fare i giudici, perchè questa volta spetta a loro il compito di andare al di là di una questione che non ha nulla di personale, ma - come dici Tu nella lettera- riguarda la nostra storia, la storia dell'Italia e le garanzie costituzionali dei cittadini. Ricordo il Tuo discorso a Portella della Ginestra (1° maggio 1947) quando, con Giancarlo Caselli, nel cinquantenario della strage, vi siete impegnati sul "Sasso di Barbato" nella vostra azione di desecretazione delle carte sulla quella immane strage. Immane non solo perchè provocò morti e feriti tra i lavoratori che manifestavano durante la festa del 1° maggio, ma perchè quelle vittime innocenti, donne, bambini, lavoratori della terra, non hanno mai avuto giustizia. Grazie alla Tua vicinanza sento accanto a me tutti i lavoratori, quelli che oggi lottano per i loro diritti negati, e quelli morti che queste battaglie hanno fatto col loro sangue e che per me non sono mai andati in 'prescrizione'. GIUSEPPE CASARRUBEA

Lettera di Giuseppe Casarrubea a Rita Borsellino

Partinico, 19 settembre 2002

A Rita Borsellino

Egr.a Signora,

La ringrazio per l'adesione alla "Catena della memoria" che abbiamo voluto lanciare come recupero delle ragioni e dei valori propri della nostra storia, da Portella della Ginestra in poi. A Portella della Ginestra il 1° maggio 1947, proprio quando all'Assemblea Costituente i nostri Padri fondatori della Repubblica discutevano dei principi costituzionali e dei poteri dello Stato, un fuoco micidiale fu aperto contro donne, bambini, lavoratori inermi che celebravano la festa del lavoro. A terra rimasero esanimi 11 corpi; trenta furono i feriti. Un mese dopo, le stragi continuarono con gli assalti contro le Camere del Lavoro e gli attentati dinamitardi contro le abitazioni di dirigenti sindacali e politici. Una bomba ad alto potenziale fu fatta esplodere alla Centrale elettrica di Palermo. Anche questa volta ci furono morti (mio padre e Vincenzo Lo

Jacono) e feriti. Nessuna verità ufficiale è mai venuta fuori da un tribunale. Per lo Stato, ancora a oggi, quei caduti non hanno mandanti. E qualcuno vorrebbe anche che non avessero storia. Colgo quindi il Suo "esserci" come un filo della continuità della memoria che riannoda e unisce passaggi significativi della nostra storia siciliana e nazionale in una sequenza - direi quasi - unitaria, anche se troppo frammentato è stato finora il ricordare, chiusi come siamo stati, nel nostro antico dolore, nella nostra solitudine.

Ricordo quando Lei è venuta a trovarci all' "Antonio Ugo" perché i ragazzi avevano piantato alberi da coltivare alla memoria di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Avevano appeso i loro pensieri sui rami ancora teneri di nuovi germogli, e lasciato i loro pensieri, chiusi in piccoli contenitori collocati nelle radici. Ricordo quando L'abbiamo avuta con noi presso la Scuola Media "G.B.Grassi Privitera" di Partinico e abbiamo ascoltato le Sue parole d'incoraggiamento a proseguire nella nostra azione faticosa di costruzione di nuove coscienze, di una nuova consapevolezza. Abbiamo imparato da Lei anche quello che non ha detto: il dover essere sereni e testimoni pazienti. So, quindi, che Lei è sempre stata con noi, e che tutti noi siamo stati sempre con Lei, e con Giovanni e Paolo.

Paolo l'avevo incontrato ad Alcamo, in occasione della presentazione di un libro di Vito Mercadante su iniziativa di Teresa Vivona, della Fidapa, credo nel 1989. Dovevamo relazionare lui sulle caratteristiche della mafia ed io sugli aspetti educativi della lotta antimafia. Mi colpì la sua straordinaria serenità, anche se fumava una sigaretta dopo l'altra. Era controllatissimo tuttavia. Il suo discorso partì da lontano, dai giorni della sua infanzia, dal fatto che avesse avuto qualche compagno di classe appartenente a famiglie mafiose, e si snodò poi fino alle collusioni che in Sicilia correvano tra mafia ed enti locali. Toccai con mano che queste collusioni, avevano una storia lunga, cronicizzata, e ormai avevano legittimato la mafia nelle istituzioni. Il battesimo di fuoco di questo percorso fu proprio Portella della Ginestra.

Le sono perciò grato per avermi dato l'opportunità di considerare il difficile cammino che ci accomuna, anche se veniamo da strade diverse. Mi auguro che un giorno non lontano tutti i familiari delle vittime di stragi e crimini mafiosi, possano trovarsi assieme per costruire, con la loro memoria e con la loro voglia di riscatto, il futuro che ci è stato sottratto.

Mi creda devotamente Suo
GIUSEPPE CASARRUBEA


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