Come te stesso

di Nadia Scardeoni

" I vostri figli non sono figli vostri.
....Potete donare loro il vostro amore ma non i vostri pensieri.
 Poiché hanno pensieri loro propri.
 Potete dare rifugio ai loro corpi ma non alle loro anime,
 Giacché le loro anime albergano nella casa del domani,
 che voi  non potete visitare neppure in sogno.
 Potete tentare di essere come loro, ma non di renderli come voi siete.
.....
 (K.Gibran)

 

La necessità ineluttabile dell'amore  dentro il tessuto relazionale dell'esistenza  accomuna  agnostici  e credenti e va  felicemente  a coincidere con una sintesi  della  parola di Dio, di vertiginosa capienza    "Ama il prossimo tuo come te stesso".
"Ama"! : hai una modalità esistenziale fondamentale da esperire: amare.

"Il prossimo tuo" : Quale amore dunque? Tutti: l'amore  materno, sessuale,  paterno, filiale, fraterno, amicale ....di "agape"...e poi l'amore per il sacro - dentro e fuori di noi- , per la bellezza, per la madre terra,  per  la pace, per la giustizia, per la libertà dei popoli.......

"Come te stesso": Conosci te  stesso?   la tua  identità , la tua coscienza , la tua bellezza, la tua debolezza, le tue ricchezze, la tua povertà, i tuoi  slanci, i tuoi  bisogni,  le tue  ansie, le tue  paure, i tuoi  difetti, le tue  inadeguatezze ,...? Conosci  ciò che vuoi sia amato da altri ?

L'amore si alimenta nella relazione armonica delle identità .  E' soprattutto gioia della bellezza dell'altro....E' capacità di ascolto .

Se per "amore" ti dico solo ciò che io" voglio che tu sia" e non "chi sei"......ti condanno ad  un esilio dentro il tuo stesso corpo , dentro la tua anima.

Nessuno desidera  sottrarsi alla possibilità di amare o di essere amato.....ma spesso molti amano "dire" l'amore piuttosto che agirlo ...e l'amore "detto" in maniera impropria porta alla  dissoluzione dei rapporti , offende, disunisce, violenta, uccide.....

Questi concetti li abbiamo espressi  altrove ....con altre parole ,  per assegnare alla politica  il compito più nobile , quello della prevenzione .....e ci sembra giusto ricordarlo.

A Firenze nel 93 dentro il Convegno Scuola e democrazia :  ....... "Giustificati" dalle necessità di un modello esistenziale che, via via, ha emarginato la relazione umana alterandone i tempi e gli spazi vitali, stiamo sottraendo all'infanzia di oggi, i luoghi e  le ore  del silenzio, dell'ascolto, del desiderio, dell'attesa, del sogno, della fantasia e offriamo in cambio, una  tavola perennemente imbandita di surrogati e di protesi accattivanti, inesauribili proprio per la loro intima inidoneità ad essere costruttivi e gratificanti.

Quanti semi di questa incuria educativa hanno prodotto inerzia, fragilità, solitudine..... frutti del malessere e della devianza?"

C'è una speranza?

Forse si. Io credo nell'artista. Nell'artista che non vende la propria opera ma la dona.

Per quella sapienza che gli fa svelare la fonte di un inesauribile benessere: la comunicazione di sé, il fare comune.

Sappiamo però che la sapienza si è organizzata in scienza, che la creatività è stata deviata in artificio. Si è spezzata ovunque, per la furbizia di chi ne deve trarre un vantaggio, la sintesi che consente ad entrambe di partecipare all'evento salutare che, dall'interno della coscienza, dentro la misura libera e armonica della propria vocazione, costruisce l'oggetto della sapienza creativa:  "il dono".Oltre il dono c'è tutto il resto.

Verona 4 marzo 2001