Prima Pagina
Reg. Tribunale Lecce n. 662 del 01.07.1997
Direttore responsabile: Dario Cillo

Ricerca

 


LEMMA : Democrazia
 
Il vocabolo democrazia proviene dal greco demokratia, composto da demos e da kratia.
Demos aveva il valore di popolo, in opposizione al re e alla nobiltà, ovvero - nelle antiche città-stato come Atene - i cittadini liberi che formavano l’assemblea del popolo.
Kratia, da kratos, collegata alla base krat da cui nasce il nostro crazia, indicava la forza, la potenza, e, nell’ambito della politica, la signoria, il potere.
Il concetto e la parola democrazia ci giungono dunque dall’antica Grecia: già Erodoto, il padre della storia, nel V secolo avanti Cristo utilizzava democrazia nel senso di governo popolare.
Nell’Atene di Pericle fu sperimentata una forma di governo democratico che resterà un modello per la nostra tradizione politica e civile, e su questa base Aristotele, un secolo dopo, attuò la prima grande teorizzazione politica, distinguendo tra la monarchia - il governo di uno solo -, l’aristocrazia - il governo dei migliori, non necessariamente della nobiltà - e la democrazia, intesa come governo di tutti i cittadini.
In italiano, il termine democrazia è ripreso per la prima volta nel Cinquecento, in opposizione proprio a monarchia e aristocrazia, quando viene riscoperta la tradizione classica della filosofia politica, appunto aristotelica. In precedenza si parlava di governo di popolo o popolare.
Ma è nel periodo delle rivoluzioni giacobine che la parola democrazia si diffonde nel linguaggio comune, in riferimento alle vicende e alle lotte ideologiche prima ancora che politiche dell’epoca.
Al concetto di democrazia vengono subito associati quelli di libertà, uguaglianza e fraternità, principi posti alla base del nuovo sistema politico.
Per i democratici, ovvero i fautori della democrazia, per essere libera, una nazione deve essere anche democratica.
L’Europa di oggi si è costituita nella lotta contro l’assolutismo e le dittature, e tale lotta ha investito tutti gli aspetti della vita civile: non soltanto le istituzioni, ma anche la legge, la giustizia e la solidarietà sociale.
Con democrazia, si è giunti a indicare direttamente gli stati in cui vige un ordinamento democratico, le moderne democrazie occidentali.
Questo ci permette di comprendere l’inizio della nostra Costituzione, in cui si afferma che l’Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro, in quanto la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
Tutte le democrazie contemporanee sono rappresentative, vale a dire gestite in forma indiretta dal popolo attraverso i propri rappresentanti.
Questi ultimi vengono democraticamente eletti all’interno delle organizzazioni politiche dei partiti. 
Una forma di democrazia diretta oggi è rappresentata dai referendum popolari, e nella storia abbiamo conosciuto anche i plebisciti, come quelli che durante il nostro Risorgimento hanno sancito l’annessione dei diversi stati italiani al Regno d’Italia.  
Da    http://www.educational.rai.it/lemma/testi/politica/democrazia.htm


 
Cos'e' la democrazia?
 
DOMANDA: Professor Bobbio, se la democrazia fosse tanto inflazionata nella realtà così come lo è come concetto, probabilmente vivremmo in un mondo di uguaglianza universale; ma invece non è così. Si parla indistintamente di democrazia a proposito dell'Atene di Pericle e dei Soviet di Lenin; c'è la democrazia liberale, quella socialista, c'è la democrazia cristiana. Possiamo tentare di dare una definizione minima, ma precisa, di questo termine?
 
Io ritengo che non sia soltanto possibile dare una definizione minima della democrazia, ma che sia necessario. Se vogliamo metterci d'accordo, quando parliamo di democrazia, dobbiamo intenderla in un certo modo limitato, cioè attribuendo al concetto di democrazia alcuni caratteri specifici sui quali possiamo esser tutti d'accordo. 
Io ritengo che per dare una definizione minima di democrazia bisogna dare una definizione puramente e semplicemente procedurale: vale a dire definire la democrazia come un metodo per prendere decisioni collettive. Si chiama gruppo democratico quel gruppo in cui valgono almeno queste due regole per prendere decisioni collettive: 1) tutti partecipano alla decisione direttamente o indirettamente; 2) la decisione viene presa dopo una libera discussione a maggioranza.
 
Queste sono le due regole in base alle quali a me pare che si possa parlare di democrazia nel senso minimo e ci si possa mettere facilmente d'accordo per dire dove c'è democrazia e dove democrazia non c'è. ………….
 
Tratto dall'intervista "Che cos'è la democrazia?" - Torino, Fondazione Einaudi, giovedì 28 febbraio 1985

 


  
"Caricatura della democrazia "
di Gianni Vattimo 
 
I programmi elettorali sono una caricatura della democrazia: puri elenchi di problemi e di esigenze di cui non si indicano soluzioni ma che si vuol mostrare di non dimenticare.  
Ora il piccolo ma intenso libretto di Richard Falk, professore (a Princeton) nella International University of People's Institutions for Peace,
ci fa seriamente pensare che la democrazia non è solo rispetto del diritto delle minoranze, ma anche di quei diritti molteplici che tendono a essere dimenticati nell'urgenza delle decisioni politiche.
 Si pensi alla giustizia distributiva articolata non solo sull'asse dello spazio (gli altri popoli), ma anche su quello del tempo (le altre generazioni): qui entrano in gioco sia i figli e nipoti, a cui dovremmo lasciare un ambiente non devastato, sia i nonni e bisnonni (i risarcimenti tedeschi ai discendenti dei deportati).
Se si riflette a una tale declinazione del concetto di giustizia e di democrazia, anche una certa impazienza di fronte ai tanti problemi aperti su cui Falk richiama la nostra attenzione si mitiga. Il termine stesso di "governance" è adottato anche nella traduzione italiana (non sempre impeccabile), per sottolineare che una giustizia globale ha bisogno di una capacità di organizzazione elastica e tale da utilizzare al meglio le varie forme di aggiustamento ragionevole (per esempio, le strutture di potere regionale come quello dell'Unione europea) che si sono imposte in varie parti del mondo. Da questi piccoli passi e dai movimenti spontanei possiamo aspettarci, dice Falk, qualcosa di diverso dalla rovina che talvolta ci sembra inevitabile.
da
 http://www.espressonline.kataweb.it/ESW_articolo/0,2393,30287,00.html
 Richard Falk, "Giustizia globale e governance umana", Edizioni Gruppo Abele, pp. 115; 5,16 euro.
 
***
 
La matematica mette in crisi il concetto di democrazia


I paradossi delle elezioni evidenziati da uno studio americano
NEW YORK, 7 MARZO - È assai difficile avere un'opinione matematica della democrazia: lo ha dimostrato uno studioso americano che è riuscito per la prima volta a trattare compiutamente tutta una serie di paradossi connessi con le procedure di voto.
Per evidenziare tali paradossi l'ultimo numero della rivista americana 'Economist theory' prospetta il semplice esempio di 15 partecipanti a un convegno per cui occorra comprare una bevanda scegliendola democraticamente fra birra, vino e latte………..
DA  http://qn.quotidiano.net/chan/scienza:693338:/2000/09/26:
 
 ***
 
Teatro, luogo della democrazia
conversazione con peter sellars di Alessandra Pomarico
 
Perché il teatro?
Il teatro è lo spazio per costruire un nuovo mondo, una diversa maniera di comunicare, un modo per attivare una sorta di memoria pubblica.
È il tentativo di toccare qualcosa di profondo in noi stessi, una porta aperta che ci permette di fare l'esperienza di altre persone, altri tempi, altre possibilità. Per la natura stessa del teatro, il viaggio nel passato diventa un viaggio nel futuro.
Il teatro è dialogo: con il testo e fra gli attori, con il pubblico, con le istituzioni. È vivere con altre persone, parlare e ascoltare veramente, affrontare l'imbarazzo, le resistenze. Per me non si tratta di un'attività estetica, l'importante è il processo, non il risultato: se cambi la maniera di lavorare con chi ti è intorno, è come se cambiassi il mondo………
……..
Ciò che accade in un teatro esiste solo per un istante, non si può pretendere di risolvere i problemi del mondo con uno spettacolo. È il mondo a dover cercare la soluzione, il teatro dura solo una serata. Questa presa di coscienza è stata per me sconcertante dopo il Los Angeles Festival, di cui sono stato a lungo il direttore: per tre settimane avevamo visto cambiare una città, giorno dopo giorno, la gente si recava dove per paura, per pregiudizio, non era mai stata. Eravamo entusiasti, ma alla fine delle tre settimane nulla era cambiato, la città non sembrava aver registrato nessuna differenza, tutto era esattamente come quattro settimane prima. Terribile. Salvo per il fatto che alcuni luoghi erano oramai entrati a far parte della mappa mentale della gente, ed è molto importante scegliere cosa e come vogliamo ricordare. Non si può immaginare che uno spettacolo cambi il mondo. Ma quello che fai, devi continuare a farlo comunque. Le cose più belle che ha scritto Zeami sul teatro Nô riguardano il fiore: si coltiva per anni, lo si aiuta a crescere, e quando finalmente sboccia e raggiunge per un istante la sua massima bellezza, perisce.
 Per il teatro vale la stessa legge, il teatro svanisce, la sua durata è aleatoria, fa parte delle caratteristiche di quest'arte, della sua fragilità come della sua bellezza: esiste per quell'unico istante, e quell'istante vivrà nella memoria della gente. …………

Da :  http://www.teatrodiroma.net/archivi/porta/porta1/sellars.htm
 

 
Il Voto È Segreto
Raye Makhfi - 1h 45'
 
Regia: Babak Payami
 

All'origine vi è un cortometraggio di Mohsen Mahkmalbaf, Prove Di Democrazia. Da qui nasce l'idea de Il Voto È Segreto, film dell'assurdo sul concetto di democrazia. Una questione transnazionale che di per se si scontra quotidianamente con un'effettiva difficoltà di realizzazione, ma che in un Paese come l'Iran, da qualche anno impegnato in un processo di progressiva democratizzazione, diviene particolarmente sfuggente nei modi tutti occidentali di concezione. Il tema delle elezioni, massima espressione di libertà di scelta sociale e quindi politica, è più di qualsiasi altro funzionale alla riflessione

Da :  http://www.revisioncinema.com/ci_voto.htm


 
La rete è democratica?


La rete e` un'idea di democrazia nuova, non centralistica, federativa, "orizzontale". E` basata sull'interscambio informativo, sulla "circolarita`" dell'informazione e sulla trasparenza. Una rete permette a nuovi soggetti di aggiungersi e di estenderla senza creare nuove strutture, nuove gerarchie. La rete e` un'idea modulare, estendibile, elastica. Gli strumenti della comunicazine come il telefono, il fax, il bollettino, sono idonei strutturalmente a gestire la rete? La rete e` una comunicazione molti-a-molti. A differenza delle strutture gerarchiche che si basano sulla comunicazione uno-a-molti. La rete ha percio` come strumenti informativi funzionalmente adatti l'assemblea a piu` voci (comunicazione diretta) e la bacheca sociale (comunicazione indiretta). Da questo punto di vista anche lo strumento cartaceo (bollettino) e il telefono possono favorire la comunicazione molti-a-molti se pensati in questa ottica. Ma spesso si prestano, per loro natura, alla comunicazione uno-a-molti.

Da:  http://www.networkingitalia.it/telematica/node4.html
 

 
ESERCIZI di democrazia
 
Pensate al concetto di democrazia:
a) Come definire questo concetto in modo da poterlo operazionalizzare?
b) A quante definizioni di democrazia potete pensare
c) In che cosa queste definizioni differiscono
Guardate inoltre alle definizioni di democrazia offerte dal vostro manuale di Scienza Politica e confrontatele con quelle venute in mente a voi. In che cosa differiscono e in cosa si rassomigliano?
 
La prima definizione che viene in mente pensando al concetto di democrazia è riconducibile al significato etimologico del termine di origine greca. Quindi la democrazia è il potere del popolo.
 
La seconda definizione di democrazia viene invece suggerita dall’osservazione dei regimi democratici che si muovono nello scenario mondiale. Generalizzando i risultati di questa osservazione si definisce democrazia quel regime nel quale attraverso le libere elezioni il popolo elegge i suoi rappresentanti che difenderanno, nelle sedi ufficiali del potere, i suoi interessi e le sue esigenze.
 
Infine, parlando di democrazia, viene in mente anche il concetto di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge. Quindi si potrebbe definire democrazia quel regime nel quale i cittadini sono tutti uguali davanti alla legge e tutti possono godere di alcuni diritti che attengono alle principali libertà degli individui, come la libertà di movimento, di pensiero, di parola, la libertà di manifestare le proprie opinioni.
 
Le tre definizioni qui proposte differiscono per livello di generalità e per le diverse dimensioni operative a cui fanno riferimento. La prima definizione è quella più generale. La democrazia è il potere del popolo, ma non viene specificato nulla circa le forme attraverso cui il popolo esercita questo potere (forme dirette o indirette, attraverso meccanismi di rappresentanza, eccetera).
La seconda definizione invece fa riferimento a una specifica dimensione operativa del concetto che è quella della presenza, all’interno di un regime democratico, di libere elezioni. Questa è la dimensione che segna la presenza o assenza del carattere democratico di un regime. Se non ci sono libere elezioni quindi, un regime non può dirsi democratico.
L’ultima definizione infine pone l’accento sulla dimensione giuridica del concetto di democrazia. Precondizione necessaria affinché un regime possa dirsi democratico è il riconoscimento dell’uguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge e il riconoscimento di alcuni diritti essenziali a prescindere dalla situazione socio-economica nella quale gli individui sono nati e vivono.
 
► Le definizioni di democrazia che seguono sono tratte da Cotta, della Porta, Morlino, Scienza politica, Bologna, il Mulino, 2001; ad esso, dove non diversamente specificato, si riferiscono le i riferimenti bibliografici. Anche questo manuale dispone di un sito web con esercizi e approfondimenti, all'indirizzo http.//www.mulino.it/aulaweb.
Nel manuale sono riportate diverse definizioni di democrazia, tre generali, una definizione minima e infine una empirica
 
A. definizioni generali
1. Le democrazie sono quei regimi contraddistinti dalla garanzia reale di partecipazione politica della popolazione adulta, maschile e femminile e dalla possibilità del dissenso, opposizione e anche competizione politica (p. 91).
2. Questa seconda definizione è tratta da Schumpeter (Capitalismo, socialismo e democrazia, Milano, 1964, p. 257). Il metodo democratico è lo strumento istituzionale per giungere a decisioni politiche, in base al quale i singoli individui ottengono il potere di decidere attraverso una competizione che ha per oggetto il voto popolare (p. 92)
3. Questa definizione è tratta da Sartori, (Democrazia e definizioni, Bologna, 1969, p. 105), l’autore definisce quello democratico come un sistema etico-politico nel quale l’influenza della maggioranza è affidata al potere di minoranze concorrenti che l’assicurano (p. 92)
 
B. definizione minima
 
Democratici sono tutti quei regimi che presentano almeno: a) suffragio universale, maschile e femminile, b) elezioni libere, competitive, ricorrenti, corrette; c) più di un partito; d) diverse e alternative fonti di informazione (p. 92).
 
C. definizione empirica
 
Quell’insieme di norme e procedure che risultano da un accordo-compromesso per la risoluzione pacifica dei conflitti tra gli attori sociali, politicamente rilevanti, e gli altri attori istituzionali presenti nell’arena politica (p. 93).
 
Le definizioni tratte dal manuale presentano dei punti di contatto con quelle proposte nella prima parte dell’esercizio. Innanzitutto è comune alle due tipologie di definizioni l’attenzione rivolta all’origine "popolare" (dal basso) del potere nei regimi cosiddetti democratici e al meccanismo attraverso il quale il popolo partecipa all’esercizio del potere, cioè le libere elezioni.
Per quanto concerne invece le differenze, le definizioni proposte dal manuale non sono mai unidimensionali, nel senso che non considerano una sola dimensione operativa del concetto (ad esempio o solo la dimensione procedurale, o solo la dimensione relativa ai diritti dei cittadini che partecipano alle elezioni), ma tendono a considerare almeno due dimensioni contemporaneamente (in questo senso la definizione più completa è quella "minima" poiché comprende il numero più ampio di dimensioni operative del concetto).
Altra differenza sostanziale è la distinzione, all’interno di quello che viene definito come popolo, di una componente di maggioranza e di una di minoranza. E’ democratico quel regime che pur assecondando i desideri della maggioranza considera e rispetta anche le posizioni della minoranza. Insomma, non può esserci gioco democratico, se non c’è una dialettica aperta fra maggioranza e minoranza e se non vengono assicurati i necessari strumenti attraverso cui questa dialettica può esplicitarsi al meglio.

da: http://www.mulino.it/aulaweb/isernia/studenti/esercizi/03/3_2.doc

 


La pagina
- Educazione&Scuola©