LE RISORSE UMANE NELLA SCUOLA DELL’AUTONOMIA
CONSIDERAZIONI E PROPOSTE

di Pasquale D'Avolio

 

AUTONOMIA E PROGETTUALITA’

Autonomia delle Scuole e progettualità, lo si è detto tante volte, rappresentano una endiadi, nel senso che senza progettualità l’autonomia si riduce a un vuoto simulacro, dietro cui si nasconde il vecchio tran tran e la pratica corrente. Ma le Scuole sono tutte in grado di esprimere tale progettualità? Nessuno si illude, credo, dal numero dei "progetti di sperimentazione" presentati, che la Scuola italiana sia pronta, una volta smantellato l’apparato ministeriale, a svolgere quel ruolo che le nuove norme sull’autonomia le assegnano.

Chi afferma ciò non considera che la lunga tradizione di subordinazione alle direttive dall’alto, la permanenza ancora molto diffusa di una cultura dell’adempimento, le resistenze al cambiamento in ampi settori del personale scolastico, rendono problematico il passaggio alla nuova fase. Senza contare i vincoli esistenti nell’ambito delle "prerogative" dei docenti in merito all’orario di servizio, (su cui andrebbe fatto un discorso a parte). Ma ciò che mi preme qui sottolineare è il fatto che "progettare" comporta un impegno gravoso che ricade sulle spalle di pochi, normalmente i più impegnati nell’ambito del rinnovamento didattico a livello disciplinare. Come si fa a non demotivare questi novelli "cirenei" al limite di una crisi di sovraffaticamento? "Chi canta non porta la croce" era il detto di mia nonna, riferendosi alla processione del Venerdì santo. Ma nella Scuola avviene purtroppo il contrario. E allora bisogna trovare dei rimedi, se non vogliamo che, come è già avvenuto, alcuni trovino una "via di fuga" onorevole o presso le Università o gli IRRSAE o nelle Associazioni professionali, depauperando le Scuole di un prezioso patrimonio di progettualità, merce, come dicevo, piuttosto scarsa.

CHI PROGETTA E QUANDO?

L’esperienza di questi ultimi due anni è stata in parte entusiasmante, ma per altro verso "stressante". Stressante per i dirigenti scolastici veramente impegnati nella innovazione e contemporaneamente attenti a non perdere di vista la "gestione" normale di una Scuola, nella quale rientra anche il rapporto continuo con docenti, alunni e genitori nelle questioni di tutti giorni. Ma come si fa a svolgere contemporaneamente tutto ciò? Alla fine a risultare sacrificato è proprio l’aspetto qualificante del preside o direttore didattico: la didattica appunto, la qualità del servizio scolastico, il sostegno e la guida oggi maggiormente richiesti da operatori scolastici oberati da mille impegni e da studenti alla ricerca di punti di riferimento adeguati. E così molte volte il DS si è occupato di "progetti", di documenti da inviare, di conferenze di servizio, di public-relations e poco di "relazioni umane".

I docenti più impegnati nella sperimentazione d’altronde, quelli "deputati" a elaborare progetti, a predisporre documenti o a organizzare iniziative hanno dedicato molto del loro tempo a compiti non strettamente inerenti la didattica. A soffrirne, oltre a loro stessi, sono stati gli alunni, lo svolgimento dei programmi, l’aggiornamento didattico e disciplinare, con il risultato che molti hanno cominciato ad avvertire sensi di colpa e, dovendo scegliere, hanno cominciato a "mollare" la progettazione per dedicarsi a quella che rimane la vera mission dell’insegnante: educare e preparare i propri alunni. La scelta certo non è stata così netta, ma il rischio che la saturazione provochi "rigetto" non è molto lontano.

E allora, che fare? Tornare al vecchio e sempre valido mestiere del preside che "guida e coordina il Collegio, occupandosi della qualità del servizio didattico dei singoli docenti" (cosa fondamentale alla quale non si dovrebbe mai rinunciare) o a quello dell’insegnante "puro" che si occupa della propria classe e del proprio ambito disciplinare? Confesso che tra il docente sperimentatore, "progettista" e impegnato prevalentemente nel parascolastico e il docente "vir bonus discendi peritus" (parafrasando Catone) non avrei esitazione, come studente e come genitore, ma anche come preside, a scegliere quest’ultimo.

E purtuttavia alla "progettazione" di istituto, oltre a quella individuale, non si può rinunciare: il confine tra "scolastico" e "parascolastico" inoltre, dovrebbe essere risaputo, è artificiale (anche se molti ancora oggi vivono i due momenti come qualcosa di staccato).

Bisogna ripensare alle figure e ai compiti dell’insegnante: come non può essere un tuttologo, non può essere un "tuttofare", specie se rimangono gli attuali obblighi di servizio, uguali per tutti: 18 ore di insegnamento, un monte-ore definito (solo sulla carta!) per attività funzionali all’insegnamento e attività aggiuntive. Queste ultime poi, ci insegna l’esperienza del Fondo, sono spesso appannaggio di chi è meno impegnato nella didattica. Quali sono le risorse necessarie per garantire che i compiti dell’autonomia vengano assolte dai docenti, senza incidere in maniera eccessiva sui compiti di insegnamento? Ho fatto l’elenco dei "progetti" presenti nella mia Scuola e ne è risultato che per attivarli tutti occorrerebbero almeno 100 docenti, considerato che l’impegno extracurricolare coinvolge sì e no il 50% dei docenti. Un Istituto "dimensionato" conta di solito 50 docenti, che devono dividere il loro impegno tra la didattica in classe e impegni di istituto. La cosa non regge. Aggiungo che il rinvio dell’organico funzionale nelle superiori rende impossibile la creazione di uno staff (né si può dire che le "funzioni obiettivo" rispondano allo scopo). I compiti connessi all’autonomia richiedono, con urgenza, che si creino le nuove figure previste dalla contratto collettivo: oltre alle funzioni-obiettivo, le figure di staff e le figure di sistema.

Comincerei con il porre l’esigenza di un adeguato supporto esterno alle Scuole, per passare poi all’organizzazione interna.

 

1. I NUCLEI PER L’AUTONOMIA

E’ soprattutto il sostegno alle Scuole dell’autonomia il nodo problematico che non è stato sciolto: la riforma del Ministero e la soppressione dei Provveditorati costituiscono la premessa, ma il percorso per arrivare a nuove forme di organizzazione orizzontale a supporto delle Scuole è ancora tutto da esplorare, anche se non mancano progetti e proposte. "Si può ipotizzare, dice Cerini, la creazione di "staff" per la promozione, che affianchino le strutture gestionali di "line" dell’amministrazione scolastica... L’avvio sperimentale dei Nuclei per il supporto dell’autonomia rappresenta un primo tentativo di costruire tali strutture"

Ipotesi, tentativi; ma la realtà quale è oggi? Gli staff esterni alle Scuole sono ancora da creare. I Nuclei, salvo rare eccezioni, sono tutto fuorché delle strutture operative. In molti casi si sono create delle Commissioni pletoriche, per le quali c’è stata un po’ la corsa per "esserci" da parte di dirigenti e docenti, senza che nessuno abbia valutato le competenze progettuali e di sostegno didattico. Avrebbe potuto agire il corpo ispettivo, se questo non fosse stato inopinatamente "distrutto" dagli ultimi Ministri.

Si è ricorsi alle utilizzazioni per i compiti connessi con l’Autonomia con la 488/89, ma, stranamente, i "distacchi" di docenti e dirigenti per l’Autonomia di cui alla 488/99 hanno portato in molti casi alla diminuzione delle risorse umane rispetto ai già striminziti Uffici Studi prima esistenti presso i Provveditorati. E allora come se ne esce? Occorrono, a mio parere, risorse non solo economiche (alle quali si è provveduto in parte con la 440/97), ma soprattutto risorse umane che finora vengono solo ipotizzate

Una prima proposta:

I Nuclei provinciali (o sub-provinciali) per l’autonomia devono poter disporre di personale "distaccato" o "comandato" particolarmente qualificato, possibilmente in semiesonero e in numero adeguato (non meno di 10 per Nucleo) con incarico triennale, come avviene con i supervisori presso l’Università o i comandati presso l’IRRSAE. Tali docenti vanno selezionati con un concorso come quello previsto dall’ex art. 29, a domanda, e devono poter entrare in una categoria particolare di docenti , che io chiamerei "emeriti". Questo risolve anche il problema della "carriera docente" in quanto prefigurerebbe la leva da cui attingere per la nuova figura degli Ispettori scolastici.

 

2. LO STAFF INTERNO E LE FIGURE OBIETTIVO

Il Nucleo provinciale (o, meglio sarebbe subprovinciale) ha compiti di "supporto" di carattere generale, di "indirizzo", naturalmente non vincolante, e di consulenza alle Scuole. Resta il problema di come assicurare la progettazione e la gestione delle azioni del POF da parte delle Scuole.

Tutte le norme sul dimensionamento hanno avuto come punto di riferimento il numero degli alunni, come se fosse lì il nodo della questione. Poco si è badato ad assicurare alle Scuole i presupposti per una vera autonomia didattica e organizzativa. Se si fosse guardato al problema in questi termini, si sarebbe dovuto iniziare considerando il complesso delle azioni che l’autonomia richiede e quindi il numero del personale necessario per attivarle. Azioni e iniziative che anche la Scuola ai limiti delle dimensioni previste (500 alunni) non può non attivare. Anche nell’ambito delle Scuole i compiti connessi con l’autonomia richiedono la "liberazione" di risorse umane allo scopo, anche se non del tutto distaccati dall’insegnamento. Le funzioni possono essere di due tipi: quelle impegnate nella gestione e quelle rivolte alla progettazione educativa e didattica. Collaboratori del Preside e figure obiettivo rispondono solo in parte allo scopo, con le conseguenze che ho descritto sopra.

Infatti per tali funzioni è stato previsto semplicemente un compenso aggiuntivo di 3 milioni, senza prevedere il semiesonero. Sostanzialmente ciò non innova rispetto a quanto già previsto nel Fondo di istituto, anzi in qualche caso il compenso è addirittura inferiore a quanto autonomamente veniva assegnato ai docenti con particolari incarichi. Il passo successivo dovrebbe dovuto essere quello di prevedere la scelta tra compenso monetario e esonero parziale. Assegnando le risorse ai singoli Istituti in misura almeno tripla (l’equivalente di un posto in organico ogni 25 docenti) si potrebbe ricorrere alle supplenze per i docenti esonerati dall’insegnamento. Fatti i calcoli, su circa 750.000 insegnanti ne occorrerebbero 30.000. Il costo di 15.000 supplenti (parlo infatti di semiesonero) si aggira intorno a 30 miliardi al mese, che moltiplicati per 9 mesi corrispondono a 270 miliardi all’anno. Non mi pare una somma stratosferica, se si tien conto di quanti sono gli attuali "esonerati" nella Scuola e di quanto si spende per le funzioni obiettivo.

Il semiesonero aggiungo, almeno per i collaboratori vicari, dovrebbe essere previsto per tutti gli Istituti dimensionati e non come avviene adesso a partire da una certa soglia, per cui ad essere favoriti sono essenzialmente i Tecnici e i Professionali.

L’alternativa potrebbe essere che nell’organico funzionale degli Istituti si prevedessero tali funzioni in regime di semiesonero. Ma le esperienze finora realizzate non sembrano rispondere alle aspettative.

 

In conclusione una nuova politica del personale è essenziale ai fini di dare alle Scuole quel supporto necessario all’autonomia. Le risorse finanziarie sono importanti, ma quelle umane diventano veramente strategiche.