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Reg. Tribunale Lecce n. 662 del 01.07.1997
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PRIVACY: UNA NUOVA STAGIONE DI DIRITTI

Intervista al prof. Franco Pizzetti – Garante per la Protezione dei Dati Personali

 

1 – Il decreto legislativo 30.6.2003, n. 196 ha inaugurato una nuova schiera di diritti della persona e della personalità. Che cammino è stato?

Quando si tratta di introdurre nuove concezioni di diritti e nuove sensibilità i percorsi non sono facili, però fortunatamente non si parte da zero: c’è una tradizione consolidata di riconoscimento di principi, diritti e libertà che già è in nostro possesso, la cui fonte è nella Carta Costituzionale; inoltre vi è stata un’evoluzione culturale della società italiana ed europea in questi decenni di un certo rilievo, per cui il lavoro che resta da fare poggia su un terreno solido. Il passo ulteriore da compiere è far maturare la convinzione diffusa che la tutela dei dati personali non è un fatto meramente burocratico, non è rispetto di norme giuridiche, ma tutela di una parte importante della personalità di ciascuno.

 

2 – L’impianto normativo che tutela i dati personali ha avuto nelle Pubbliche Amministrazioni un impatto dirompente. . .

Vero! Ha costretto le p.a. a riflettere su se stesse e sulla loro organizzazione interna, cosa che una p.a., analogamente ad un soggetto privato, dovrebbe fare costantemente; le ha costrette a verificare se i dati che trattano sono necessari, se sono protetti come il nostro ordinamento giuridico richiede, intendendo l’ “ordinamento” inclusivo del patrimonio di civiltà giuridica, ed ha fatto sì che venisse introdotto anche nelle p.a. un livello più alto di rispetto dei cittadini. In fondo proteggere i dati dei cittadini significa tensione costante verso il rispetto e la tutela della loro persona e personalità.

Il punto su cui riflettere è che la tutela della privacy non è solo un problema giuridico, di conformazione alle norme puro e semplice, ma di civiltà anche organizzativa che, per le pp.aa., è una sfida a ripensarsi, trovare con la società un rapporto più moderno ed efficiente.

 

3 – Le istituzioni scolastiche, come tutte le pp.aa. sono dotate del carattere della “specialità”. A che punto è il MIUR su questi temi?

Tutte le amministrazioni sono speciali perché ognuna ha la sua missione e le sue criticità ed uno dei drammi è proprio quello di considerare la Pubblica Amministrazione come una realtà unica; da questo punto di vista la Pubblica Istruzione  è una P.A.  con una vocazione ed ha una missione molto particolare perché, tra l’altro, non ci troviamo di fronte solo un’attività amministrativa, ma anche e soprattutto un’attività educativa, pedagogica, un progetto culturale. Il MIUR sta lavorando, pur se con un certo ritardo, sulla constatazione che ormai il problema non poteva essere più dilazionato; per di più è sfidato dal fatto che la Conferenza dei Rettori nel mondo universitario è stata capace di capire più rapidamente le questioni in gioco ed adottare uno schema di regolamento  da noi approvato  che si sta diffondendo in tutte le Università, introducendo questo filone particolare di cultura. La Conferenza dei Rettori, essendo composta direttamente di docenti, è naturalmente dotata di una sensibilità e  capacità a capire le innovazioni culturali in modo più rapido ed immediato; nel MIUR ci si batte di più contro la tradizionale ed umanamente comprensibile resistenza del funzionario all’innovazione. Il problema è classico, lo si conosce da almeno centoventi anni, che la resistenza della pp.aa. alle innovazioni è caratteristica loro propria, però anche qui, sia per l’ingresso di dirigenti sempre più giovani, sia per l’inarrestabile rapidissimo cammino della società, sia per l’introduzione delle nuove tecnologie, che costringono per forza di cose al confronto con l’innovazione, qualcosa si sta movendo. Noi stiamo lavorando con tutte le amministrazioni centrali e le stiamo aiutando in tutti i modi possibili: registriamo, e questo è significativo, che sono state più rapide le amministrazioni di settore, come il caso delle Università, ove il nostro interlocutore non è il funzionario, ma il soggetto che svolge la missione tipica di quell’apparato, oltre alle amministrazioni locali e regionali. Anche questo è eloquente: un’amministrazione locale, essendo più a diretto contatto con il cittadino è più duttile e capace di muoversi con una certa rapidità.

 

4 – Domanda banale, lo so, ma nelle istituzioni scolastiche è ancora massiccio l’uso del fax….che non è proprio a “misura di privacy”.

E’ indubbiamente un problema di mezzi e di tecnologie messe a disposizione nelle scuole, per cui si registrano differenze notevoli fra le diverse aree del Paese. Anche in questo settore le Università sono state molto più rapide ad adottare le nuove tecnologie informatiche, è stato uno dei settori che praticamente si è informatizzato da solo. Le istituzioni scolastiche, anche per le loro caratteristiche e la loro diffusione più capillare sul territorio nazionale, hanno dei quadri operativi che si confrontano con meno frequenza rispetto ai mutamenti in atto. Le Università inoltre affiancano all’attività didattica la ricerca, mentre le scuole trasmettono patrimoni culturali già consolidati: ha inciso ulteriormente questo aspetto!

 

5 – Gli adempimenti formali (informativa agli interessati, raccolta dell’eventuale consenso, notifica al Garante) e gli adempimenti organizzativi (modalità di trattamento, conservazione dei dati, articolazione dei ruoli privacy) sono già legge da circa nove anni. Le istituzioni scolastiche agli occhi del Garante in che maniera risultano adempienti e diligenti?

Le istituzioni scolastiche risultano essere istituzioni di buona volontà: si interrogano e cercano di tradurre il più possibile queste norme in attività concrete. Anche qui noi dobbiamo essere consapevoli  come Authority, che, se parliamo in termini tecnico-giuridici a dei soggetti che hanno una cultura di tipo pedagogico, letterario, storico, matematico, etc., ma non strettamente giuridica, rendiamo meno facile la comprensione dei valori in gioco. Inoltre dobbiamo tener presente il vecchio detto per cui “occorre una generazione per attuare una riforma”: oggi certo non è possibile dotarsi di tali tempi, ma comunque bisogna fare i conti con una normativa molto tecnica, che anche a noi crea qualche disorientamento nella sua esplorazione e comprensione causa le infinite sfaccettature. L’importante è:

-         che i valori portanti siano capiti è aspetto fondamentale,

-         tessere costantemente una rete di confronti tra l’Autorità ed i cittadini, perché può anche darsi che il Legislatore prima e noi di seguito con i provvedimenti che adottiamo configuriamo delle ipotesi di lavoro che poi non risultano concretamente attuabili in un certo tipo di realtà. Questo dialogo è e rimane assolutamente aperto.

Eliana Flores


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